| Onorevoli Colleghi! -- Uno studio effettuato
dall'università di Groningen, poi sottoposto all'attenzione
del Governo olandese, dimostra che i costi medi amministrativi
e burocratici per persona occupata diminuiscono con il
crescere delle dimensioni dell'impresa. Più precisamente:
nelle imprese che occupano fino a 4 dipendenti i costi unitari
sono di 4.200 fiorini olandesi per dipendente, mentre nelle
aziende che occupano più di 500 dipendenti i costi scendono a
200 fiorini. I dati ora indicati dimostrano quindi che la
rilevanza degli oneri amministrativi è decisamente maggiore
nei riguardi delle piccole e medie imprese.
Sulla base di questa realtà, già nota agli operatori del
settore, la Comunità
europea ha da tempo posto l'accento sulla necessità di
semplificare al massimo gli oneri burocratici e le formalità
in genere poste a carico delle imprese, specie di quelle
medio-piccole. Fra gli atti più importanti ricordiamo la
decisione del Consiglio del 28 luglio 1989 sul miglioramento
del contesto in cui operano le imprese; la raccomandazione del
Consiglio del maggio 1990, concernente la attuazione di una
politica di semplificazione amministrativa a favore delle
piccole e medie imprese della Comunità europea, ove si
raccomanda agli Stati membri di "attuare programmi di
semplificazione amministrativa a favore delle imprese, i quali
coinvolgano gli enti pubblici competenti". Ancora, il Trattato
di Maastricht, con il richiamo ad
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un ruolo degli Stati volto alla creazione di un ambiente
favorevole alle imprese, pare inserirsi in questa ottica
innovativa.
Ancora su questa strada, il 24 novembre 1992 il Consiglio
ha adottato una risoluzione con cui veniva riconosciuta la
necessità di una consultazione preventiva delle imprese sulle
future misure comunitarie e venivano invitati gli Stati membri
a cooperare con la Commissione per ridurre al minimo gli oneri
potenziali posti dalla legislazione.
Purtroppo, il rapporto della Commissione del 27 ottobre
1992, relativo all'azione di semplificazione svolta dai Paesi
membri, rivela una triste realtà: il nostro Paese è in grave
ritardo. Un ritardo reso ancora più inaccettabile dal fatto
che la nostra legislazione è probabilmente la più caotica, e
quindi la più bisognosa di semplificazione, e dal fatto che,
in un momento di grave recessione, semplicità può voler dire
maggiore facilità nella creazione di nuovi posti di lavoro.
I rimedi posti in essere con il riassetto delle autonomie
locali, attraverso la legge n. 142 del 1990 e con la legge n.
241 del 1990, tardano a concretizzarsi. A proposito della
legge n. 241 del 1990, ad esempio, molti ministeri non hanno
ancora approntato i regolamenti attuativi previsti dalla legge
medesima. Per citare un dato, una apposita commissione ha
inviato un questionario sull'applicazione della legge n. 241
del 1990 a 200.000 burocrati: solo 26.000 hanno risposto.
Inoltre, ed è sintomatico, non decolla l'ufficio centrale per
la semplificazione delle procedure previsto a Palazzo Chigi.
Il nostro ritardo è confermato da alcuni esempi. Già nel 1983
il Governo francese ha dato vita al COSIFORM (Comitato per la
semplificazione delle formalità); nello stesso anno il Governo
federale tedesco ha creato la Commissione federale
indipendente per la semplificazione della legislazione e delle
procedure amministrative, meglio conosciuta come Commissione
Waffenschmidt.
Un anno prima il Governo belga decideva l'istituzione di
una commissione consultiva denominata COMFORM incaricata di
valutare la possibilità di semplificare e di ridurre le
formalità e gli obbligli che le piccole e medie imprese e i
lavoratori autonomi devono espletare.
Per le ragioni sin qui addotte i proponenti hanno pensato
di sollecitare, con la presente proposta di legge,
l'istituzione di un apposito Comitato per la semplicità,
peraltro eventualmente articolato a livello anche locale. Ogni
provvedimento adottato dall'amministrazione statale, a livello
sia centrale sia periferico, che abbia come effetto diretto od
indiretto la creazione di nuove formalità per la piccola e
media impresa e i lavoratori autonomi, dovrà ottenere il visto
di semplicità dal suddetto Comitato, prima di diventare
esecutivo. Qualora l' iter procedurale si concluda senza
il recepimento di tale parere o discostandosi da esso,
l'organismo che ha avviato il procedimento dovrà comunque
motivare tale decisione. Possiamo quindi definire il parere
del Comitato come un parere obbligatorio ma non vincolante per
il Governo e per la pubblica amministrazione. La proposta di
legge attribuisce inoltre al Comitato un ulteriore compito:
quello di formulare proposte di semplificazione amministrativa
nei riguardi della legislazione vigente e delle relative
procedure attuative. In tal modo, i comitati per la semplicità
vengono ad assumere un duplice ruolo di garanzia per il futuro
di una produzione normativa equilibrata e comunque ponderata
da un lato, di stimolo per la radicale semplificazione
dell'esistente dall'altro.
Certo, non ci illudiamo di portare in poco tempo il Paese a
livelli, ad esempio, britannici dove, in virtù di una corretta
opera di semplificazione, oltre un milione di piccole imprese
non sono più tenute a rigorose dichiarazioni. Basta infatti
una dichiarazione annuale di 3 (tre!) righe indicanti
fatturato, entrate, uscite ed eventuale utile. Ancora, 150.000
piccole o medie imprese hanno la possibilità di essere
esentate dalla dichiarazione IVA.
L'articolo 1 istituisce il Comitato nazionale per la
semplicità, precisando che detto organismo viene presieduto
dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un suo delegato
al fine di una organica visione
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dei problemi burocratici. La composizione del Comitato
è volutamente snella e tecnicamente qualificata. Al fine di
evitare odiose lottizzazioni viene disposto un ampio ricorso
al meccanismo del sorteggio. Con gli articoli 2 e 3 viene
regolamentata l'attività del Comitato, orientata in parte
verso il passato, con facoltà di proporre ipotesi di
semplificazione, in parte verso il futuro, con l'istituzione
del "visto di semplicità", una sorta di benestare rilasciato
da soggetti altamente competenti in materia di legislazione
d'impresa e di pratica commerciale. Tale speciale parere ha
carattere obbligatorio ma non vincolante ma, chiaramente, il
disattendere le indicazioni
del Comitato avrebbe una certa rilevanza politica.
L'articolo 4 prevede la possibilità di costituire appositi
comitati per la semplicità nei comuni, anche in forma
associata per i comuni più piccoli. L'articolo 5 prevede la
creazione della figura del responsabile della semplicità in
ogni apparato ministeriale, ciò anche per garantire un
adeguato coordinamento con il Comitato nazionale. L'articolo 6
definisce le piccole e medie imprese al fini dell'applicazione
della presente proposta di legge. L'articolo 7 prevede un
apposito regolamento attuativo e l'articolo 8 prevede la
soppressione di tutti i comitati aventi scopi similari a
quelli del Comitato per la semplicità.
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