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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


5461
DDL0446-0002
Progetto di legge Camera n. 446 - testo presentato - (DDL12-446)
(suddiviso in 10 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C446. TESTIPDL
...C446.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC446 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli  Colleghi! -- Uno studio effettuato
  dall'università di Groningen, poi sottoposto all'attenzione
  del Governo olandese, dimostra che i costi medi amministrativi
  e burocratici per persona occupata diminuiscono con il
  crescere delle dimensioni dell'impresa.  Più precisamente:
  nelle imprese che occupano fino a 4 dipendenti i costi unitari
  sono di 4.200 fiorini olandesi per dipendente, mentre nelle
  aziende che occupano più di 500 dipendenti i costi scendono a
  200 fiorini.  I dati ora indicati dimostrano quindi che la
  rilevanza degli oneri amministrativi è decisamente maggiore
  nei riguardi delle piccole e medie imprese.
    Sulla base di questa realtà, già nota agli operatori del
  settore, la Comunità
  europea ha da tempo posto l'accento sulla necessità di
  semplificare al massimo gli oneri burocratici e le formalità
  in genere poste a carico delle imprese, specie di quelle
  medio-piccole.  Fra gli atti più importanti ricordiamo la
  decisione del Consiglio del 28 luglio 1989 sul miglioramento
  del contesto in cui operano le imprese; la raccomandazione del
  Consiglio del maggio 1990, concernente la attuazione di una
  politica di semplificazione amministrativa a favore delle
  piccole e medie imprese della Comunità europea, ove si
  raccomanda agli Stati membri di "attuare programmi di
  semplificazione amministrativa a favore delle imprese, i quali
  coinvolgano gli enti pubblici competenti".  Ancora, il Trattato
  di Maastricht, con il richiamo ad
 
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  un ruolo degli Stati volto alla creazione di un ambiente
  favorevole alle imprese, pare inserirsi in questa ottica
  innovativa.
    Ancora su questa strada, il 24 novembre 1992 il Consiglio
  ha adottato una risoluzione con cui veniva riconosciuta la
  necessità di una consultazione preventiva delle imprese sulle
  future misure comunitarie e venivano invitati gli Stati membri
  a cooperare con la Commissione per ridurre al minimo gli oneri
  potenziali posti dalla legislazione.
    Purtroppo, il rapporto della Commissione del 27 ottobre
  1992, relativo all'azione di semplificazione svolta dai Paesi
  membri, rivela una triste realtà: il nostro Paese è in grave
  ritardo.  Un ritardo reso ancora più inaccettabile dal fatto
  che la nostra legislazione è probabilmente la più caotica, e
  quindi la più bisognosa di semplificazione, e dal fatto che,
  in un momento di grave recessione, semplicità può voler dire
  maggiore facilità nella creazione di nuovi posti di lavoro.
    I rimedi posti in essere con il riassetto delle autonomie
  locali, attraverso la legge n. 142 del 1990 e con la legge n.
  241 del 1990, tardano a concretizzarsi.  A proposito della
  legge n. 241 del 1990, ad esempio, molti ministeri non hanno
  ancora approntato i regolamenti attuativi previsti dalla legge
  medesima.  Per citare un dato, una apposita commissione ha
  inviato un questionario sull'applicazione della legge n. 241
  del 1990 a 200.000 burocrati: solo 26.000 hanno risposto.
  Inoltre, ed è sintomatico, non decolla l'ufficio centrale per
  la semplificazione delle procedure previsto a Palazzo Chigi.
  Il nostro ritardo è confermato da alcuni esempi.  Già nel 1983
  il Governo francese ha dato vita al COSIFORM (Comitato per la
  semplificazione delle formalità); nello stesso anno il Governo
  federale tedesco ha creato la Commissione federale
  indipendente per la semplificazione della legislazione e delle
  procedure amministrative, meglio conosciuta come Commissione
  Waffenschmidt.
    Un anno prima il Governo belga decideva l'istituzione di
  una commissione consultiva denominata COMFORM incaricata di
  valutare la possibilità di semplificare e di ridurre le
  formalità e gli obbligli che le piccole e medie imprese e i
  lavoratori autonomi devono espletare.
    Per le ragioni sin qui addotte i proponenti hanno pensato
  di sollecitare, con la presente proposta di legge,
  l'istituzione di un apposito Comitato per la semplicità,
  peraltro eventualmente articolato a livello anche locale.  Ogni
  provvedimento adottato dall'amministrazione statale, a livello
  sia centrale sia periferico, che abbia come effetto diretto od
  indiretto la creazione di nuove formalità per la piccola e
  media impresa e i lavoratori autonomi, dovrà ottenere il visto
  di semplicità dal suddetto Comitato, prima di diventare
  esecutivo.  Qualora l' iter  procedurale si concluda senza
  il recepimento di tale parere o discostandosi da esso,
  l'organismo che ha avviato il procedimento dovrà comunque
  motivare tale decisione.  Possiamo quindi definire il parere
  del Comitato come un parere obbligatorio ma non vincolante per
  il Governo e per la pubblica amministrazione.  La proposta di
  legge attribuisce inoltre al Comitato un ulteriore compito:
  quello di formulare proposte di semplificazione amministrativa
  nei riguardi della legislazione vigente e delle relative
  procedure attuative.  In tal modo, i comitati per la semplicità
  vengono ad assumere un duplice ruolo di garanzia per il futuro
  di una produzione normativa equilibrata e comunque ponderata
  da un lato, di stimolo per la radicale semplificazione
  dell'esistente dall'altro.
    Certo, non ci illudiamo di portare in poco tempo il Paese a
  livelli, ad esempio, britannici dove, in virtù di una corretta
  opera di semplificazione, oltre un milione di piccole imprese
  non sono più tenute a rigorose dichiarazioni.  Basta infatti
  una dichiarazione annuale di 3 (tre!) righe indicanti
  fatturato, entrate, uscite ed eventuale utile.  Ancora, 150.000
  piccole o medie imprese hanno la possibilità di essere
  esentate dalla dichiarazione IVA.
    L'articolo 1 istituisce il Comitato nazionale per la
  semplicità, precisando che detto organismo viene presieduto
  dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un suo delegato
  al fine di una organica visione
 
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  dei problemi burocratici.  La composizione del Comitato
  è volutamente snella e tecnicamente qualificata.  Al fine di
  evitare odiose lottizzazioni viene disposto un ampio ricorso
  al meccanismo del sorteggio.  Con gli articoli 2 e 3 viene
  regolamentata l'attività del Comitato, orientata in parte
  verso il passato, con facoltà di proporre ipotesi di
  semplificazione, in parte verso il futuro, con l'istituzione
  del "visto di semplicità", una sorta di benestare rilasciato
  da soggetti altamente competenti in materia di legislazione
  d'impresa e di pratica commerciale.  Tale speciale parere ha
  carattere obbligatorio ma non vincolante ma, chiaramente, il
  disattendere le indicazioni
  del Comitato avrebbe una certa rilevanza politica.
    L'articolo 4 prevede la possibilità di costituire appositi
  comitati per la semplicità nei comuni, anche in forma
  associata per i comuni più piccoli.  L'articolo 5 prevede la
  creazione della figura del responsabile della semplicità in
  ogni apparato ministeriale, ciò anche per garantire un
  adeguato coordinamento con il Comitato nazionale.  L'articolo 6
  definisce le piccole e medie imprese al fini dell'applicazione
  della presente proposta di legge.  L'articolo 7 prevede un
  apposito regolamento attuativo e l'articolo 8 prevede la
  soppressione di tutti i comitati aventi scopi similari a
  quelli del Comitato per la semplicità.
 
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