| Onorevoli Colleghi! -- Con l'attribuzione alla regione
Sardegna della competenza legislativa esclusiva in materia di
ordinamento e circoscrizioni degli enti locali si è venuta a
creare un'incongruenza nel corpo dello statuto regionale.
Sono state infatti coordinate con le nuove competenze le
norme del titolo V dello statuto, che originariamente avevano
una funzione espansiva dei poteri autonomistici, ma che oggi
potrebbero assumere una funzione opposta, in contrasto con la
volontà implicita nella riforma statutaria.
Se interpretate letteralmente, le norme del titolo V dello
statuto pongono infatti alla potestà regionale in materia di
ordinamento e circoscrizioni degli enti locali limiti maggiori
di quelli generali propri della competenza legislativa
primaria.
In particolare, il secondo comma dell'articolo 43 subordina
l'esercizio del potere ordinamentale della regione nei
confronti delle province al rispetto, e non alla semplice
consultazione, della volontà delle popolazioni interessate e
limita tale potere alla sola modifica delle circoscrizioni
provinciali, e non anche alla istituzione di nuove
province.
In questo caso il contrasto, con la potestà attribuita alla
regione dalla legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2 è
talmente evidente da far dubitare della stessa vigenza
dell'articolo 43 dello statuto.
Può essere sostenuta con buoni motivi la tesi, fondata su
un'interpretazione finalistica, secondo cui, per effetto della
sopravvenuta attribuzione di una piena competenza legislativa
in materia di ordinamento e circoscrizioni degli enti locali,
debbono considerarsi assorbite, e quindi tacitamente abrogate,
le norme dello statuto che, nella stessa materia, avevano
originariamente attribuito alla regione più limitate
competenze.
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Pur tuttavia sembra senz'altro utile un'iniziativa che
elimini in radice ogni possibile dubbio interpretativo sul
coordinamento tra nuovi e vecchi poteri della regione in
materia di enti locali. Tale risultato può essere conseguito
per quanto attiene il livello provinciale con la pura e
semplice abrogazione del secondo comma dell'articolo 43 dello
Statuto.
Va tenuto infine presente che, in ogni caso, la procedura
per l'istituzione di una nuova provincia deve essere avviata
su iniziativa dei comuni, secondo quanto previsto, in
attuazione dell'articolo 133 della Costituzione, dal comma 2
lettera d) dell'articolo 16 della legge 8 giugno 1990,
n. 142.
L'urgente approvazione di questa proposta di legge
costituzionale renderebbe immediatamente realizzabile
l'istituzione, in Sardegna, della nuova provincia di
Gallura.
Infatti, in ordine all'esigenza di determinare la nascita
della provincia Gallura, è già stata ripetutamente espressa la
volontà delle amministrazioni locali interessate e
dell'amministrazione provinciale di Sassari, le quali hanno
fedelmente raccolto una coscienza popolare da lunghi anni
convinta della necessità di pervenire alla costituzione di un
nuovo assetto istituzionale, sulla base di fortissime ed
evidenti ragioni di carattere economico e sociale.
Secondo i dati del censimento del 1991 l'area interessata
registra una popolazione di circa 140 mila abitanti, pari
all'8 per cento del totale regionale, distribuiti su una
superficie di circa 3.400 chilometri quadrati, con una densità
risultante di circa 37 abitanti per chilometro quadrato, di
poco superiore, quindi, alla metà del valore regionale.
E' tuttavia da tenere in considerazione come l'industria
del turismo, che è da ritenere senza dubbio il settore
trainante dell'economia della regione, determini un rilevante
incremento stagionale della popolazione presente sino a
portarla, nel periodo di punta, ad un valore di oltre 700 mila
unità: nell'area geografica della Gallura si concentra, nel
periodo turistico circa il 33 per cento delle presenze.
La Gallura si configura con caratteri urbani evidenti, in
particolar modo, nel complesso delle funzioni svolte.
Riveste un ruolo primario l'accentramento delle
attrezzature di servizio ai trasporti, con la presenza di un
polo integrato portuale, ferroviario ed aeroportuale che
costituisce un polo accentratore di funzioni ed erogatore di
servizi.
La Gallura, inoltre, si caratterizza, per una crescita
della popolazione, a partire dal 1970, superiore a quella di
tutte le altre aree delle regione; tale crescita è ascrivibile
in prevalenza ai flussi migratori, che registrano una
eccedenza dei rientri rispetto alle uscite superiori, in
valore assoluto, anche nell'area cagliaritana.
La crescita demografica risulta concentrata soltanto in un
numero limitato di comuni della fascia costiera e precisamente
nei comuni di Olbia, Arzachena, Golfo Aranci, La Maddalena,
Palau, Santa Teresa di Gallura, Telti, e ciò denota,
chiaramente, uno squilibrio nello sviluppo rispetto alle zone
dell'interno.
La città di Olbia in particolare conta al 1991 una
popolazione di 41095 abitanti, col considerevole incremento
demografico dell'11 per cento rispetto al 1981 e l'intera
Gallura ha visto quadruplicarsi tra il 1951 e il 1981
l'occupazione extragricola, con una dinamica più accentuata a
partire dal 1971; la struttura dell'occupazione risulta
abbastanza peculiare: il comparto dell'industria in senso
stretto occupa poco più di un quinto degli addetti
extragricoli, mentre il settore delle costruzioni, che
concentra oltre il 20 per cento dell'occupazione totale, si
presenta come la maggiore specializzazione produttiva
dell'area.
Il peso delle attività terziarie, che vede peraltro
concentrato il 72 per cento degli occupati nel settore del
commercio e dei pubblici esercizi, si è mantenuto mediamente
stabile a partire dal 1970.
Il confronto delle caratteristiche d'area con quelle di
Sassari, evidenziano un peso del settore terziario di entità
confrontabile, con una diversa composizione interna a maggiore
incidenza della pubblica amministrazione rispetto ai
servizi.
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Il settore industriale è strettamente legato alla
trasformazione delle risorse locali, quali il sughero, i
graniti, i prodotti lattiero caseari, il tonno, la
mitilicoltura ed altri tipi di pescato.
Il triangolo Olbia, Tempio Pausania, Arzachena concentra
circa l'82,8 per cento degli addetti al settore, mentre le
restanti percentuali si suddividono tra i centri di La
Maddalena e Buddusò.
Olbia si configura come il polo principale mentre tutti gli
altri comuni si dispongono su posizioni quasi equivalenti.
Fenomeni di particolare dinamicità dello sviluppo
demografico si osservano in Olbia ed Arzachena, mentre gli
altri comuni urbani denotano variazioni positive molto
modeste.
Peso rilevante nell'ambito delle dinamiche di crescita
demografica rivestono il comparto turistico, con la presenza
dell'asse Olbia-Arzachena.
La rete viaria di collegamento con l'attuale capoluogo di
provincia, Sassari, è decisamente inadeguata; di conseguenza
le comunicazioni sono molto difficili nonché onerose, in
considerazione del fatto che la distanza supera largamente i
100 chilometri.
Ciò costituisce ragione di notevole disagio per tutti quei
cittadini che hanno a che
fare con la pubblica amministrazione, i cui uffici sono
ubicati nel capoluogo.
Il comune di Olbia cresce di peso e di ruolo, creando nuove
popolarità e nuove convenienze; questa evoluzione comporta
tuttavia, l'insorgere di fenomeni di squilibrio con le zone
interne: a questi e ad altri problemi, quali quelli legati
alla costituzione di un'offerta turistica più equilibrata,
alla dotazione e distribuzione di servizi alle imprese ed alla
popolazione, un'amministrazione unitaria potrebbe
probabilmente contribuire a fornire delle risposte.
A tutte queste considerazioni si deve aggiungere l'urgenza
di dotare il territorio gallurese di tutti quei presidi
istituzionali che rappresentino una tangibile e visibile
presenza dello Stato. Non è infatti più eludibile la necessità
di ubicare nella Gallura gli uffici ed i servizi propri di un
consorzio civile che desideri vivere una crescita sociale ed
economica integrata. A ciò si aggiunga l'urgenza di
determinare un consistente potenziamento degli organici delle
forze dell'ordine, al fine di arginare una pericolosa
recrudescenza della criminalità. Contestualmente a ciò va
garantito il rafforzamento degli addetti al settore della
giustizia, con particolare riferimento all'efficienza del
tribunale di Tempio e delle preture decentrate.
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