| Onorevoli Colleghi! -- La presente proposta di legge
prevede l'adozione di provvedimenti che svolgano una incisiva
ed immediata azione contro la disoccupazione, tramite una
strategia di incentivazione di programmi e progetti di
comunicazione rivolti ai soggetti in difficoltà occupazionali
e volti a realizzare efficaci azioni di comunicazione che
aiutino questi ultimi nell'elaborazione di comportamenti e
strategie che abbiano come risultato l'inserimento, la
collocazione o la ricollocazione nel mondo del lavoro.
In tal senso, la presente proposta di legge individua nelle
attività di informazione e comunicazione intorno alle tendenze
ed alle dinamiche del mercato del lavoro, un importante
strumento di politica attiva per l'impiego. Il presupposto è
un alto grado di complessità ed incertezza del mercato del
lavoro, in cui il ruolo
riequilibratore che la comunicazione può giocare si rivela di
estrema importanza per facilitare un incontro più diretto tra
domanda ed offerta di lavoro. Vigono infatti condizioni di
informazione imperfetta sui fattori che orientano le scelte
razionali degli attori del mercato (imprenditori, servizi
pubblici, sindacati, forze lavoro, popolazione, eccetera). C'è
oggi una realtà dotata di una strutturale complessità in cui
il rapporto tra sviluppo economico industriale ed occupazione
si presenta fortemente articolato. E' perciò da questo punto
di vista che, nelle esperienze di gestione del mercato del
lavoro italiano, cresce l'interesse per le problematiche
legate all'adozione di sistemi più capaci di offrire servizi
di informazione a favore dei soggetti in difficoltà e diretti
a favorirne la collocazione in attività lavorative anche di
tipo autonomo o cooperativo. In questa direzione
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vanno anche alcuni tra i più importanti provvedimenti
legislativi degli ultimi anni, come le leggi 28 febbraio 1987,
n. 56, 23 luglio 1991, n. 223 e il decreto-legge 20 maggio
1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1993, n. 236.
Tuttavia, anche queste disposizioni sembrano ancora
limitate da una ambiguità di fondo consistente nel vedere
l'informazione solo come momento di efficienza e non di
governo del mercato del lavoro. Ne deriva che, purtroppo, nel
nostro paese il rapporto tra comunicazione e lavoro appare del
tutto carente: non esistono - al contrario che nella maggior
parte degli altri paesi occidentali - strategie organiche di
comunicazione delle politiche volte a favorire l'occupazione
e, anzi, le stesse produzioni dei poteri pubblici sono spesso,
soprattutto riguardo ai temi dello sviluppo locale,
frammentate o al massimo oggetto di sovrapposizioni. Regioni,
Stato, enti locali, più che ridurre la complessità del mercato
del lavoro lo rendono infatti più macchinoso, con la
conseguenza di rendere il sistema di informazione parzialmente
inoperante.
Per non parlare, poi, della desolante scarsità di risorse
destinate alla comunicazione sul lavoro, che pone il nostro
paese in posizione di fanalino di coda rispetto agli altri
paesi europei, spesso impegnati in ingenti sforzi finanziari e
professionali su questo versante. Solo come esempio tra i più
recenti, ricordiamo infatti che in Francia si sono investiti
nel corso del 1992 oltre 445 milioni di franchi (circa 130
miliardi di lire) in attività di comunicazione pubblica. Di
questa spesa, ben 128,6 milioni di franchi (pari a 38 miliardi
di lire) - ovvero il doppio rispetto al 1991 - sono stati
destinati
ai settori del lavoro, occupazione e formazione
professionale.
Questa situazione di assenza del pubblico ha inoltre
favorito la creazione di reti parallele nel settore privato.
Tale informazione di supplenza acquista però un valore
altamente commerciale, con il pericolo di escludere da questo
mercato consistenti frange di popolazione e con conseguenze
così deleterie per l'azione delle strutture dello Stato
sociale, che alcuni dispositivi di sostegno alla creazione e
sviluppo delle imprese tendono, a dispetto degli sforzi di
promozione promossi contrattualmente dalle organizzazioni
pubbliche, a diventare semplicemente "confidenziali".
La presente proposta di legge punta così ad una rilevante
azione di sostegno delle attività pubbliche ma anche private e
miste tendenti a comunicare i contenuti delle dinamiche del
mercato del lavoro, attraverso un programma di incentivazione
delle attività di comunicazione e all'adozione di provvidenze
ed agevolazioni per enti radiotelevisivi o società editoriali
che intendano contribuire alla sensibilizzazione dei soggetti
in cerca di lavoro o vocati all'autoimprenditorialità, per
unità produttive che abbiano l'esigenza di una maggior
trasparenza dei posti disponibili o vacanti e per cooperative
di giovani che abbiano come finalità la comunicazione sul
mercato del lavoro per scopi essenzialmente finalizzati
all'occupazione in determinate aree.
Proprio a questo proposito, la presente proposta di legge
vuole armonizzare i programmi centrali di comunicazione sul
lavoro con quelli delle varie realtà territoriali, secondo
modalità di collaborazione fattiva con organismi sia pubblici
che privati interessati ad accrescere la trasparenza dei
propri mercati del lavoro.
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