| Onorevoli Colleghi! -- La presente proposta di legge
approvata in sede referente nella XI legislatura dalla VII
commissione permanente (cultura, scienze e istruzione, della
Camera dei deputati) viene ripresentata per risolvere un
problema annoso della scuola dell'obbligo italiana fortemente
sentito dalle famiglie e dagli operatori scolastici, urgente
per avvicinare i nostri curriculum scolastici a quelli
europei.
La prospettiva di una Europa culturalmente e politicamente
integrata, oltre che economicamente, è un tema di grande
attualità. Tutti sono ormai consapevoli che solo "insieme" gli
Stati europei possono salvarsi da una lenta, ma progressiva
decadenza.
All'interdipendenza delle economie dei diversi Paesi si
sovrappone l'interdipendenza fra le varie culture, che
richiede e richiederà sempre più la padronanza funzionale di
più lingue comunitarie. A ciò si aggiungono: a)
l'apertura e l'intensificarsi dei rapporti con i Paesi
dell'Europa dell'est; b) la possibilità a partire dal 1^
gennaio 1993 per ogni cittadino, a prescindere dalla propria
nazionalità, di esercitare la propria attività professionale
nei Paesi dell'Europa dei dodici; c) il massiccio
sviluppo e la diffusione imponente delle nuove tecnologie
della comunicazione e dell'informazione; d) l'imminente
elevazione dell'obbligo scolastico. E' concetto ormai
ampiamente condiviso che occorra al più presto definire le
fondamenta strumentali
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per la costruzione dell'unità europea che a nostro
avviso poggiano sulla conoscenza delle lingue comunitarie o
moderne. C'è un forte consenso nel Paese sulla necessità di
potenziare l'insegnamento delle lingue comunitarie nella
scuola media e nella secondaria di secondo grado per
motivazioni di ordine economico, sociopolitico, culturale,
educativo.
Ogni progetto formativo deve porsi come obiettivi
irrinunciabili:
1) la conoscenza dell'esperienza culturale dei vari Paesi
dell'Europa, anche sul piano linguistico;
2) le capacità di comunicare nelle lingue comunitarie con
competenze funzionali che consentano di servirsi della lingua
in modo da facilitare la costruzione di un dialogo ispirato
all'accettazione reciproca, finalizzato a perseguire la
solidarietà e la pace.
La conoscenza delle lingue condiziona tutti i settori di
attività e in particolare la conoscenza della lingua inglese,
presente nell'organizzazione scolastica di quasi tutti i Paesi
europei, è considerata indispensabile da genitori, docenti,
alunni.
Questo spiega la massiccia domanda di allargamento dello
studio delle lingue nei vari ordini di scuola e il varo della
legge 5 giugno 1990, n. 148, che prevede l'introduzione di una
lingua moderna nel piano di studi della scuola elementare. Si
impone a livello istituzionale una politica dell'istruzione
aperta all'Europa con interventi legislativi che consentano il
potenziamento dell'insegnamento delle lingue comunitarie per
cui tutti i cittadini siano in grado di utilizzarne almeno
due.
La domanda generalizzata della conoscenza della lingua
inglese ha creato problemi e tensioni e ha evidenziato il
carattere obsoleto della legislazione vigente che prevede lo
studio obbligatorio di una sola lingua.
Per assicurare il bilinguismo nella scuola media si è fatto
sempre più ricorso alla sperimentazione di cui all'articolo 3
del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n.
419.
La materia è disciplinata dal decreto del Presidente della
Repubblica 31 maggio 1974, n. 419, dal decreto del Presidente
della Repubblica 31 maggio 1974, n. 416, per la parte di
competenza degli organi collegiali, dall'articolo 7 della
legge 4 agosto 1977, n. 517, dal decreto ministeriale 22
luglio 1983 e dall'ordinanza ministeriale 22 luglio 1983.
La sperimentazione ha via via interessato un sempre maggior
numero di istituzioni scolastiche.
Il numero di richieste di sperimentazione di bilinguismo
nell'anno scolastico 1989-1990 tra prosecuzioni e nuovi
progetti era di 555, così ripartito: francese 153, inglese
378, altre lingue 24.
La mancanza di un'attenta rilevazione e comprensione dei
criteri e delle metodologie adottate dalle sperimentazioni
autorizzate non ha favorito l'impostazione coerente del
programma per l'insegnamento della seconda lingua straniera e
ha finito per favorire l'utilizzo della sperimentazione come
risposta strumentale per far fronte all'emergenza di una
richiesta sempre più pressante delle famiglie e per garantirsi
un livello di competitività.
Sulla base di queste considerazioni ci sentiamo di
dichiarare che occorre evitare un ulteriore spontaneismo, come
pure la possibilità di opzione per giungere ad una messa a
regime su tutto il territorio nazionale dello studio
obbligatorio di due lingue comunitarie in modo da non favorire
solo le aree forti del Paese.
L'insegnamento della seconda lingua comunitaria dovrà
essere attivato per tre ore settimanali nella scuola media in
aggiunta al piano di studi, assicurando la prosecuzione di
quello della lingua comunitaria impartito nella scuola
elementare.
Sarà indispensabile promuovere una riflessione
glottodidattica, un raccordo continuo tra i docenti della
lingua madre e delle due lingue comunitarie per migliorare la
competenza espressiva e comunicativa nella formazione
interculturale dei giovani e un piano nazionale di
aggiornamento.
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Tale soluzione favorirà la scelta degli studenti al termine
della scuola media.
La spesa conseguente all'attuazione della presente proposta
di legge può essere stimata in lire 61 miliardi per il primo
anno, in lire 244 miliardi per il secondo anno, e in lire 427
miliardi a decorrere dal 1996, assumendo quali parametri base
una spesa annua per docente di lire 37.000.000, un
insegnamento di 3 ore e un orario di cattedra di 18 ore,
rispetto ad una proiezione delle classi nel triennio calcolata
secondo il decremento registrato tra il 1987-1988 e il
1988-1989.
Tale stima non considera le possibili economie derivanti da
una migliore e più piena utilizzazione del corpo docente ed è
stata effettuata prendendo come base di calcolo l'anno
finanziario piuttosto che l'intero arco dell'anno scolastico.
Onorevoli colleghi, si confida in una approvazione sollecita
di questa proposta, che rappresenterebbe un importante passo
in direzione di una effettiva integrazione culturale.
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