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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


5692
DDL0464-0002
Progetto di legge Camera n. 464 - testo presentato - (DDL12-464)
(suddiviso in 5 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C464. TESTIPDL
...C464.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC464 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- La presente proposta di legge
  approvata in sede referente nella XI legislatura dalla VII
  commissione permanente (cultura, scienze e istruzione, della
  Camera dei deputati) viene ripresentata per risolvere un
  problema annoso della scuola dell'obbligo italiana fortemente
  sentito dalle famiglie e dagli operatori scolastici, urgente
  per avvicinare i nostri  curriculum  scolastici a quelli
  europei.
    La prospettiva di una Europa culturalmente e politicamente
  integrata, oltre che economicamente, è un tema di grande
  attualità.  Tutti sono ormai consapevoli che solo "insieme" gli
  Stati europei possono salvarsi da una lenta, ma progressiva
  decadenza.
    All'interdipendenza delle economie dei diversi Paesi si
  sovrappone l'interdipendenza fra le varie culture, che
  richiede e richiederà sempre più la padronanza funzionale di
  più lingue comunitarie.  A ciò si aggiungono:  a)
  l'apertura e l'intensificarsi dei rapporti con i Paesi
  dell'Europa dell'est;  b)  la possibilità a partire dal 1^
  gennaio 1993 per ogni cittadino, a prescindere dalla propria
  nazionalità, di esercitare la propria attività professionale
  nei Paesi dell'Europa dei dodici;  c)  il massiccio
  sviluppo e la diffusione imponente delle nuove tecnologie
  della comunicazione e dell'informazione;  d)  l'imminente
  elevazione dell'obbligo scolastico.  E' concetto ormai
  ampiamente condiviso che occorra al più presto definire le
  fondamenta strumentali
 
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  per la costruzione dell'unità europea che a nostro
  avviso poggiano sulla conoscenza delle lingue comunitarie o
  moderne.  C'è un forte consenso nel Paese sulla necessità di
  potenziare l'insegnamento delle lingue comunitarie nella
  scuola media e nella secondaria di secondo grado per
  motivazioni di ordine economico, sociopolitico, culturale,
  educativo.
    Ogni progetto formativo deve porsi come obiettivi
  irrinunciabili:
      1) la conoscenza dell'esperienza culturale dei vari Paesi
  dell'Europa, anche sul piano linguistico;
      2) le capacità di comunicare nelle lingue comunitarie con
  competenze funzionali che consentano di servirsi della lingua
  in modo da facilitare la costruzione di un dialogo ispirato
  all'accettazione reciproca, finalizzato a perseguire la
  solidarietà e la pace.
    La conoscenza delle lingue condiziona tutti i settori di
  attività e in particolare la conoscenza della lingua inglese,
  presente nell'organizzazione scolastica di quasi tutti i Paesi
  europei, è considerata indispensabile da genitori, docenti,
  alunni.
    Questo spiega la massiccia domanda di allargamento dello
  studio delle lingue nei vari ordini di scuola e il varo della
  legge 5 giugno 1990, n. 148, che prevede l'introduzione di una
  lingua moderna nel piano di studi della scuola elementare.  Si
  impone a livello istituzionale una politica dell'istruzione
  aperta all'Europa con interventi legislativi che consentano il
  potenziamento dell'insegnamento delle lingue comunitarie per
  cui tutti i cittadini siano in grado di utilizzarne almeno
  due.
    La domanda generalizzata della conoscenza della lingua
  inglese ha creato problemi e tensioni e ha evidenziato il
  carattere obsoleto della legislazione vigente che prevede lo
  studio obbligatorio di una sola lingua.
    Per assicurare il bilinguismo nella scuola media si è fatto
  sempre più ricorso alla sperimentazione di cui all'articolo 3
  del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n.
  419.
    La materia è disciplinata dal decreto del Presidente della
  Repubblica 31 maggio 1974, n. 419, dal decreto del Presidente
  della Repubblica 31 maggio 1974, n. 416, per la parte di
  competenza degli organi collegiali, dall'articolo 7 della
  legge 4 agosto 1977, n. 517, dal decreto ministeriale 22
  luglio 1983 e dall'ordinanza ministeriale 22 luglio 1983.
    La sperimentazione ha via via interessato un sempre maggior
  numero di istituzioni scolastiche.
    Il numero di richieste di sperimentazione di bilinguismo
  nell'anno scolastico 1989-1990 tra prosecuzioni e nuovi
  progetti era di 555, così ripartito: francese 153, inglese
  378, altre lingue 24.
    La mancanza di un'attenta rilevazione e comprensione dei
  criteri e delle metodologie adottate dalle sperimentazioni
  autorizzate non ha favorito l'impostazione coerente del
  programma per l'insegnamento della seconda lingua straniera e
  ha finito per favorire l'utilizzo della sperimentazione come
  risposta strumentale per far fronte all'emergenza di una
  richiesta sempre più pressante delle famiglie e per garantirsi
  un livello di competitività.
    Sulla base di queste considerazioni ci sentiamo di
  dichiarare che occorre evitare un ulteriore spontaneismo, come
  pure la possibilità di opzione per giungere ad una messa a
  regime su tutto il territorio nazionale dello studio
  obbligatorio di due lingue comunitarie in modo da non favorire
  solo le aree forti del Paese.
    L'insegnamento della seconda lingua comunitaria dovrà
  essere attivato per tre ore settimanali nella scuola media in
  aggiunta al piano di studi, assicurando la prosecuzione di
  quello della lingua comunitaria impartito nella scuola
  elementare.
    Sarà indispensabile promuovere una riflessione
  glottodidattica, un raccordo continuo tra i docenti della
  lingua madre e delle due lingue comunitarie per migliorare la
  competenza espressiva e comunicativa nella formazione
  interculturale dei giovani e un piano nazionale di
  aggiornamento.
 
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    Tale soluzione favorirà la scelta degli studenti al termine
  della scuola media.
    La spesa conseguente all'attuazione della presente proposta
  di legge può essere stimata in lire 61 miliardi per il primo
  anno, in lire 244 miliardi per il secondo anno, e in lire 427
  miliardi a decorrere dal 1996, assumendo quali parametri base
  una spesa annua per docente di lire 37.000.000, un
  insegnamento di 3 ore e un orario di cattedra di 18 ore,
  rispetto ad una proiezione delle classi nel triennio calcolata
  secondo il decremento registrato tra il 1987-1988 e il
  1988-1989.
    Tale stima non considera le possibili economie derivanti da
  una migliore e più piena utilizzazione del corpo docente ed è
  stata effettuata prendendo come base di calcolo l'anno
  finanziario piuttosto che l'intero arco dell'anno scolastico.
  Onorevoli colleghi, si confida in una approvazione sollecita
  di questa proposta, che rappresenterebbe un importante passo
  in direzione di una effettiva integrazione culturale.
 
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