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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


5825
DDL0478-0002
Progetto di legge Camera n. 478 - testo presentato - (DDL12-478)
(suddiviso in 15 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C478. TESTIPDL
...C478.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC478 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Le esigenze di una modifica
  del decreto del Presidente della Repubblica, 11 luglio 1980,
  n. 382, soprattutto su alcuni aspetti della docenza,
  scaturiscono da due principali osservazioni.
    Il ruolo unico dei professori universitari diviso in due
  fasce, ordinari e associati, con identici compiti di didattica
  e di ricerca, ha creato e crea forti difficoltà di
  comprensione.  Attualmente l'unica differenza fra le due figure
  che, a parità di funzione, percepiscono retribuzioni diverse,
  è l'elettorato passivo per le cariche di rettore, preside di
  facoltà e direttore di dipartimento: cariche, cioè,
  fondamentalmente di tipo amministrativo-manageriale.  Anche
  questo è chiaramente alquanto artificioso, se si pensa che la
  qualifica di professore ordinario si ottiene attraverso un
  concorso atto a stabilire una "piena maturità scientifica"
  contro una "idoneità
  scientifica e didattica" che distingue il professore
  associato, qualifiche che non hanno nessuna attinenza con
  capacità amministrative e manageriali.
    Il passaggio dalla seconda fascia (associati) alla prima
  (ordinari) avviene tramite concorsi a posti limitati, nei
  quali commissioni costituite esclusivamente da professori di
  prima fascia dovrebbero stabilire evidentemente non la piena
  maturità scientifica di un candidato, che è una qualifica del
  tutto estranea al fatto che ci siano o no posti disponibili,
  ma la "maggior piena maturità" di alcuni candidati, tanti
  quanti sono i posti.  In questo modo non si tiene conto di
  tutti coloro che sono comunque pienamente maturi dal punto di
  vista scientifico e per i quali non c'è il posto di prima
  fascia.
    Ma ci sono dissonanze ancora più gravi.  Infatti,
  sistematicamente avviene che i
 
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  gruppi di ordinari più potenti non solo condizionano i pochi
  posti messi a concorso, ma determinano i risultati delle
  elezioni delle commissioni e si ripartiscono i posti
  destinandoli ai propri allievi, indipendentemente dalla
  maggiore o minore maturità scientifica raggiunta.  Il concorso
  di prima fascia attuale penalizza i concorrenti altrettanto o
  più maturi scientificamente i quali per ragioni o di carattere
  o di insegnamento particolare, risultano fuori dai giochi di
  potere.
    Sull'immoralità degli attuali meccanismi concorsuali è
  stato scritto molto, sempre da professori ordinari.  Ne
  riportiamo tre: Umberto Eco: "L'attuale sistema induce a
  delinquere";  Nicola Tranfaglia: "I concorsi di ogni livello,
  da ricercatore, da associato, da ordinario non servono a
  promuovere le persone più preparate ed originali ma quelle che
  hanno l'appoggio dei gruppi più potenti e dei partiti al
  potere.  Una simile spartizione, che ormai in certe discipline
  segue criteri del tutto analoghi a quelli che ogni giorno
  l'opinione pubblica vede realizzarsi nell'attribuzione delle
  cariche delle banche o negli enti pubblici e che va sotto il
  nome, ambiguo ma generalizzato, di "lottizzazione", ha effetti
  devastanti per la ricerca scientifica ma anche per l'attività
  didattica nelle nostre Università.  Non solo infatti promuove
  spesso personaggi che non hanno nulla da insegnare né da
  ricercare, ma consegue il risultato, ancor più preoccupante,
  di scoraggiare e di allontanare dal mondo scientifico migliaia
  e migliaia di giovani che, di fronte alle più grossolane ed
  evidenti ingiustizie che si consumano ad ogni livello,
  disperano di poter proseguire o intraprendere una carriera
  praticamente chiusa e sbarrata a chi non ha santi in paradiso.
  In realtà, si tratta di fare uno sforzo per comprendere che
  l'attuale stato di degrado e di crisi che caratterizza il
  reclutamento dei docenti universitari ha cause precise, in
  parte interne allo stesso mondo universitario, in parte legate
  alle caratteristiche della società italiana (e non solo
  italiana) dei nostri tempi";  Franco Ferrarotti: "Certo nei
  concorsi il giudizio finale non viene formulato in base
  all'eccellenza del candidato, ma in base all'obbedienza a
  gruppi esterni.  E così si finisce per accantonare candidati
  bravi a favore di altri, e cresce tra i docenti la percentuale
  di pur ottime persone che diventano professori universitari
  senza avere tutti i numeri, specie per quanto riguarda la
  vocazione all'insegnamento".
    Si fa qui naturalmente riferimento alla normalità dei
  concorsi, soprassedendo ai casi anomali di veri e propri
  soprusi, quali, per esempio, le promozioni di familiari, di
  persone legate sentimentalmente, di clienti a qualsiasi
  effetto, casi che, comunque, si sono andati incredibilmente
  moltiplicando negli ultimi tempi, suscitando non solo
  l'attenzione della stampa nazionale, ma anche la meraviglia e
  lo sdegno della comunità scientifica internazionale.
    Si premette che, pur ritenendo del tutto illogica, per
  quanto detto sopra, la suddivisione del ruolo unico dei
  professori universitari nelle due fasce, si può accedere
  all'idea, non volendo forzare minimamente la situazione, che
  l'aspirazione degli associati a diventare ordinari costituisca
  un incentivo ad intensificare l'esperienza e la produzione
  scientifica.
    La soluzione ai problemi posti si basa sulla semplice
  legittima osservazione che nel ruolo unico della docenza, in
  cui tutti i soggetti hanno le stesse funzioni di didattica e
  di ricerca, le due fasce sono due momenti di una stessa
  carriera.
    Ciò richiede che invece di due organici - illogici, d'altra
  parte, trattandosi di un ruolo unico - si fissi un solo
  organico (somma dei due attuali).  Il passaggio da una fascia
  all'altra avviene attraverso una "verifica di piena maturità
  scientifica" da parte di una Commissione nazionale; verifica a
  domanda dell'interessato, dopo un congruo numero di anni di
  permanenza nella fascia degli associati (un meccanismo simile
  a quello vigente nella magistratura).  Il soggetto pienamente
  maturo trasforma il posto di seconda fascia in posto di prima
  fascia, senza alterare l'organico complessivo del ruolo.
    E' questo il solo modo per conciliare le esigenze di
  selezione qualitativa (l'associato non dichiarato maturo si
  presenterà
 
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  ad una successiva verifica, colmando le lacune riscontrate)
  con il diritto certo dell'avanzamento di carriera in tempi
  ragionevoli di tutti i soggetti seriamente impegnati
  nell'attività scientifica e didattica, senza, oltre tutto,
  determinare stravolgimenti finanziari, al presente di
  impossibile attuazione.
    Alcuni problemi conseguenti ad una simile impostazione,
  quali l'esigenza di concorsi liberi, di trasferimento in sedi
  periferiche, eccetera, possono essere di facile soluzione come
  suggerito rispettivamente ai commi 7, 8 e 9 dell'articolo 7 e
  all'articolo 8 della presente proposta di legge.
    La proposta di legge prende in considerazione anche il
  problema dei ricercatori.
    Va innanzi tutto osservato che il meccanismo anomalo della
  cooptazione, così diffuso nell'accademia e fonte troppo spesso
  di ingiustizie e di veri e propri soprusi, ha origine nel
  meccanismo di assunzione dei ricercatori per il reclutamento
  dei quali, come è noto, la legge prevede un concorso locale,
  con presidente di commissione di norma lo stesso professore di
  prima fascia che ha chiesto il concorso per un suo preciso
  cliente già, in genere, frequentante l'istituto o il
  dipartimento interessato.  E' pur vero che hanno tutti diritto
  a partecipare a detto concorso e che gli altri due membri
  della commissione, uno di prima e uno di seconda fascia, sono
  nominati dal Consiglio universitario nazionale; di fatto,
  però, il concorso, nella quasi totalità dei
  casi, viene manovrato dal presidente, che sceglie, tra
  l'altro, anche i temi d'esame.
    E' assolutamente necessario, quindi, che anche il
  reclutamento dei ricercatori avvenga attraverso concorsi
  nazionali regolati in modo analogo a quelli per i professori
  universitari (v. articolo 11 e articolo 9).
    L'altro problema che si presenta è legato alla necessità di
  trovare sbocchi di carriera anche ai ricercatori che abbiano
  una certa anzianità e che vantino una significativa produzione
  scientifica e attività didattica, attestate inequivocabilmente
  dalla facoltà di appartenenza.
    Per essi viene prevista una "verifica di idoneità
  scientifica e didattica" nell'ambito dei concorsi per la
  seconda fascia (v. articolo 6, commi 7, 8 e 9) e un opportuno
  inquadramento nella seconda fascia della docenza.
    Permangono nel ruolo dei tecnici laureati molti soggetti
  che per le note vicende storiche della università italiana
  hanno svolto, al di là delle mansioni istituzionali, attività
  scientifica e didattica a vario titolo.  Sembra giusto dare la
  possibilità a quelli che possono documentare
  inequivocabilmente, con avallo della Facoltà di appartenenza,
  i titoli acquisiti e che abbiano maturato una certa anzianità
  nel ruolo, di entrare a far parte, attraverso un giudizio di
  idoneità riservato, del ruolo dei ricercatori per il quale
  hanno dimostrato attitudine.
    Ciò è stato previsto all'articolo 12.
 
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