Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


5846
DDL0480-0002
Progetto di legge Camera n. 480 - testo presentato - (DDL12-480)
(suddiviso in 5 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C480. TESTIPDL
...C480.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC480 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- L'enorme accumulo di crediti
  d'imposta, vantati dai contribuenti e dalle imprese nei
  confronti dell'Erario, sottrae risorse preziose al sistema
  produttivo e minaccia la sopravvivenza di molte aziende.
  L'Erario ha oggi 70.674 miliardi di debiti nei confronti di
  oltre 16.000 contribuenti (37.660 miliardi per imposte dirette
  e 33.014 miliardi per l'IVA).  I crediti IRPEF sono pari a
  9.239 miliardi, di cui 1.719 per interessi.  I contribuenti in
  attesa di rimborso sono numerosissimi: circa 15 milioni.
    Consistente anche la schiera delle imprese che hanno
  versato più del dovuto: oltre mezzo milione, con un credito
  nei confronti dell'erario pari a 28.421 miliardi (con un
  credito d'imposta, in media, pari ad almeno 54 milioni).
  L'imposta che "produce" più crediti è l'IVA, per la quale
  si attendono rimborsi per 33 mila miliardi di cui 8.635 per
  interessi passivi da pagare ai contribuenti (circa 371 mila
  soggetti).
    Nel complesso, l'Erario deve restituire 70.674 miliardi, di
  cui 18 mila per interessi.  La misura dell'interesse legale (10
  per cento) che si applica ai rimborsi è oggi superiore al
  tasso corrente sui Bot di almeno 3 punti.  Una circostanza che
  obbliga le finanze a provvedere al più presto ai rimborsi,
  pena una perdita secca, in termini di interessi, pari a 2.000
  miliardi annui.
    Per numerosi operatori economici, creditori strutturali (si
  pensi alle imprese esportatrici, o alle imprese i cui beni
  intermedi sono soggetti ad aliquote IVA superiori a quelle
  applicate alle merci prodotte), la mancata restituzione di
  ingenti somme da parte dello Stato rende ancora
 
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  più difficile sostenere la stagnazione dei mercati e la fase
  recessiva che attraversa la nostra economia.
    Le soluzioni finora date a questo problema sono
  insoddisfacenti.  Si è deciso di restituire parte dei crediti
  d'imposta, "scegliendo" i creditori sulla base di criteri
  discutibili ed arbitrari.  Si è configurata addirittura
  un'aperta violazione del dettato dell'articolo 3 della
  Costituzione, quando, prima con il decreto-legge 23 gennaio
  1993, n. 16 e successivamente con il decreto-legge 24
  settembre 1993, n. 376, è stato stabilito in via prioritaria
  il pagamento dei crediti d'imposta non inferiori, al netto
  degli interessi, ai 100 milioni di lire, per i crediti
  maturati entro il 31 dicembre 1985 (decreto-legge n. 16 del
  1993) e 31 dicembre 1987 (decreto-legge n. 376 del 1993).  Lo
  stesso decreto-legge n. 376 del 1993 stabilisce che le somme
  residue dei 7.500 miliardi stanziati dal citato decreto-legge
  n. 16 del 1993 per crediti d'imposta di ammontare non
  inferiore ai 50 miliardi di lire potranno essere utilizzati
  per crediti di eguale natura maturati entro il 1990 da imprese
  che hanno evidenziato perdite nel bilancio d'esercizio 1991.
  Da ciò deriva un grave pregiudizio per le piccole e medie
  imprese che vantano crediti di importo inferiore ai 100
  milioni.  L'operazione pertanto si configura anche come una
  violazione dell'interesse dello Stato alla  par condicio
  creditorum  cioè, all'interesse che sia attuata, in via di
  prevenzione, la pari condizione dei creditori.  Si può perfino
  ravvisare una violazione del Trattato istitutivo della
  Comunità europea sugli aiuti alle imprese, dal momento che del
  rimborso possono beneficiare solo imprese di medie e grandi
  dimensioni.
    Altre soluzioni, prospettate da alcune parti politiche e
  dall'associazione degli industriali, appaiono di difficile
  praticabilità.
    La proposta di rendere immediatamente compensabili i
  crediti pregressi con i debiti fiscali e contributivi avrebbe
  conseguenze assai pesanti sulla finanza pubblica, producendo
  un immediato e rilevante calo di gettito.  Consentire ai
  contribuenti che da tempo attendono la liquidazione dei
  crediti di compensarli con debiti d'imposta di importo
  equivalente avrebbe il pregio di assicurare un rimborso
  automatico ed immediato, ma finirebbe per penalizzare molti
  contribuenti.  I cosiddetti "creditori strutturali", infatti,
  avrebbero serie difficoltà a ricorrere a questo automatismo.  E
  anche le aziende in passivo, che non hanno saldi attivi di
  imposta, sarebbero penalizzate.  Insomma, proprio quelle
  aziende che hanno urgenza di incassare i crediti, non
  potrebbero beneficiare della "compensazione".
    L'ipotesi di rimborsare "tutto e subito" ha pure dei punti
  deboli.  Anche se la finanza pubblica è in dissesto, lo Stato -
  dicono gli imprenditori - deve saldare i suoi conti.
    La richiesta è che il rimborso avvenga in titoli di Stato a
  tassi di mercato, liberamente negoziabili.  Se il Tesoro
  dovesse saldare in contanti i 70.674 miliardi di crediti tutti
  in un'unica soluzione, dovrebbe fare ricorso al mercato per
  una cifra equivalente.  L'enorme massa di titoli, pari ad un
  quarto del ricorso al mercato per il 1994, potrebbe
  determinare una forte pressione al ribasso del valore di
  mercato dei titoli in circolazione e un'inevitabile tendenza
  al rialzo dei tassi di interesse.  Un effetto del tutto
  equivalente potrebbe prodursi se i crediti fossero rimborsati
  in un'unica soluzione mediante titoli di Stato.  In questo
  caso, l'espansione dell'offerta di titoli messa in moto dagli
  imprenditori che hanno necessità immediata di liquidità,
  avrebbe l'effetto di svalutare i titoli di coloro che non
  hanno provveduto a negoziarli subito.
                           *  *  *
    La presente proposta di legge intende offrire una soluzione
  che superi questi inconvenienti, assicurando al contempo il
  rimborso ai creditori.  Consente infatti di evitare l'"ingorgo"
  di titoli pubblici derivante da un'estinzione contemporanea di
  tutti i crediti, o l'enorme aumento del  deficit
  derivante dalla compensazione automatica debiti-crediti
  pregressi d'imposta.
    In particolare, si stabilisce che il Ministro del tesoro,
  di concerto con i Ministri delle finanze e del bilancio e
  della programmazione
 
                               Pag. 3
 
  economica provveda, entro il 1^ gennaio 1995, con
  propri decreti, alla regolazione in titoli dei crediti
  d'imposta mediante rilascio ai contribuenti di titoli di
  Stato, aventi valuta 1^ gennaio 1995, e tasso d'interesse
  allineato a quello vigente sul mercato alla data stessa.
  L'emissione globale, pari a 70.674 miliardi di lire, avrà le
  seguenti caratteristiche: ogni taglio di titoli avrà una
  diversa negoziabilità, in ragione della precedenza temporale
  del credito.  Pertanto saranno emessi:
      a)  10.000 miliardi, negoziabili;
      b)  10.000 miliardi, non negoziabili entro il
  1995;
      c)  10.000 miliardi, non negoziabili entro il
  1996;
      d)  10.000 miliardi, non negoziabili entro il
  1997;
      e)  10.000 miliardi, non negoziabili entro il
  1998;
      f)  10.000 miliardi, non negoziabili entro il
  1999;
      g)  10.674 miliardi, non negoziabili entro il
  2000.
    Le caratteristiche dei titoli, di durata non inferiore ad
  anni sette, saranno determinate dal Ministro del tesoro.
    Dei 10.000 miliardi stanziati il primo anno, circa 6.000
  miliardi saranno destinati al pagamento degli interessi sui
  70.674 miliardi di titoli emessi, con diversa negoziabilità.  I
  4.000 miliardi residui sono invece necessari ad assicurare il
  rimborso di parte dei titoli, per un valore equivalente.
    Negli anni successivi al primo sarà possibile rimborsare
  quote crescenti di titoli emessi; la percentuale destinata al
  pagamento degli interessi si riduce, infatti,
  proporzionalmente.
    Nella proposta di legge si stabilisce inoltre, all'articolo
  2, che i titoli non negoziabili possano essere costituiti in
  pegno a norma degli articoli da 2784 a 2807 del codice
  civile.
    I contribuenti che vantano crediti d'imposta sono
  rimborsati nei limiti dell'importo del credito, comprensivo
  degli interessi di mora, con assegnazione dei titoli di cui
  all'articolo 1, nell'ordine temporale della formazione dei
  crediti.
    La realizzazione dell'intervento dovrebbe ovviamente
  accompagnarsi al varo del cosiddetto "conto corrente fiscale",
  che consente ai contribuenti di compensare automaticamente
  debiti e crediti, limitando drasticamente, per il futuro, la
  formazione di nuovi crediti d'imposta.
 
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