| Onorevoli Colleghi! -- Una delle ragioni che rendono la
professione del marittimo più soggetta a rischio ed a disagio
è la mancanza a bordo di personale medico o infermieristico
nella gran parte delle navi della marina mercantile.
E' questa una esigenza sentita da sempre nell'ambiente
marittimo: già gli Argonauti, partendo alla conquista del
vello d'oro, si preoccuparono di portare con sé addirittura il
Dio della medicina, Esculapio.
La presenza di un medico a bordo è non solo un fatto
mitologico ma effettivamente storico i cui precedenti hanno
origine davvero lontana: dalla spedizione ateniese di
Alcibiade in Sicilia nel 415a.C. - il Consiglio supremo ordinò
l'imbarco di un "medico di marina" - all'ordinamento di
Augusto che assegnava un medico ogni trireme, un medicus
duplicarius e cioè un
soldato che, dovendo svolgere anche le mansioni mediche,
riceveva una doppia razione ed una doppia paga.
Medici navali sono ricordati nella flotta bizantina del VII
secolo d.C. da Paolo d'Egina, l'ultimo grande medico
dell'Impero Romano d'Oriente e, più avanti, nel XIV secolo,
numerose notizie di medici di bordo si ritrovano nella storia
delle Repubbliche marinare, in particolare di Venezia e di
Genova.
Nelle quaranta galee armate che la Repubblica di Genova si
impegnava nel 1337 a fornire a Filippo di Valois è compresa la
presenza di un "maestro chirurgo" e anche Cristoforo Colombo,
nel suo primo viaggio, non dimentica due medici: il maestro
Alonzo e il maestro Juan.
Tra il '500 e il '600 le più importanti Marine d'Europa
stabiliscono nei loro
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regolamenti l'obbligo della presenza dei medici a bordo: anzi,
Marcantonio Colonna alla battaglia di Lepanto ordinò che i
medici in ogni nave fossero due.
La presenza di queste figure professionali, specialmente
nei lunghi viaggi, contribuì in modo notevole allo sviluppo
della conoscenza medica sia per la specificità delle patologie
di bordo (si pensi allo scorbuto) sia per le malattie esotiche
e tropicali.
Non solo ma altre problematiche attinenti all'igiene (per
esempio la conservazione dei cibi o della provvista idrica) o
all'alcoolismo dei marinari furono oggetto di studio e di
scoperte importanti.
Queste esperienze fecero sì che in Italia, a partire dal
secolo XVII, si istituissero ospedali navali ed apposite
scuole per medici navali, come quella di Livorno nel 1619.
Il Corpo sanitario della Regia marina italiana prevedeva,
nel 1861, ben 110 ufficiali medici.
Oggigiorno, grazie allo sviluppo tecnologico che consente
di ridurre molto i tempi di navigazione, e le migliori
condizioni igieniche di bordo, l'esigenza della presenza di un
medico sulla nave, salvo che per le navi passeggeri, pare meno
avvertita. Tuttavia essa resta oggettivamente ed è anzi
aggravata nel caso delle grandi navi petroliere o
portacontainers che, a causa del loro dislocamento e
grazie a tecniche di sbarcoimbarco attraverso l'uso di
chiatte, spesso
non attraccano neppure nei porti, limitandosi a brevi soste
in rada ed a lunghissimi periodi di navigazione.
E' pur vero che alcuni ufficiali, per lo più quelli di
coperta, seguono un corso di preparazione per poter, in caso
di necessità, eseguire una prima assistenza, coadiuvata
dall'encomiabile servizio di assistenza medica via radio del
Centro internazionale radio-medico (CIRM) e dai suoi
qualificati consulenti.
E' comunque quanto mai opportuno prevedere, specialmente
per le navi in lunga navigazione, o che operano a grande
distanza dalla costa o da città con presìdi sanitari adeguati,
la presenza di personale medico o paramedico a bordo anche
delle navi mercantili.
Non sfugge certo ai presentatori della presente proposta di
legge la ragione per cui, non essendo obbligato, l'armatore è
di norma assai restio a prevedere una figura professionale
nelle tabelle di armamento con compiti aleatori legati alla
condizione degli equipaggi più che alle esigenze della nave e
del carico trasportato.
Ragioni di umanità e di civiltà devono però realizzare tale
obbligo prevedendo contemporaneamente norme che, sul piano
economico, favoriscano tale presenza, come l'utilizzo di
personale medico sotto leva, leggi che facilitino l'avviamento
al lavoro ed agevolazioni fiscali.
E ciò è appunto quanto ci si propone nel presentare questa
proposta di legge.
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