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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


5966
DDL0490-0002
Progetto di legge Camera n. 490 - testo presentato - (DDL12-490)
(suddiviso in 5 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C490. TESTIPDL
...C490.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC490 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- La presente proposta di legge
  intende consentire il recupero integrale - e quindi il
  completamento di un recupero avviato da diversi anni - del
  complesso monumentale della Commenda e della chiesa di San
  Giovanni di Prè, un complesso di grandissima rilevanza
  storico-architettonica che ha dovuto sopportare, specialmente
  nel corso di questo secolo, appropriazioni e trasformazioni
  abusive da parte di privati senza scrupoli e spesso
  oggettivamente favoriti dall'inerzia e dalla complicità delle
  amministrazioni pubbliche e dalle sovraintendenze locali.
    L'invadenza della speculazione privata non solo ha
  sottratto spazi e manufatti di grande significato per la
  lettura unitaria del complesso ma ha determinato altresì
  cedimenti strutturali della parte pubblica del manufatto
  minacciandone la stabilità a meno di realizzare, come più
  volte è stato fatto, opere urgenti di sostegno.
    Vale la pena di riprendere la storia del sito riassumendo
  sia pure in modo succinto, le ragioni che sono alla base del
  presente provvedimento.
    Attorno all'anno 1000, le grandi città di mare del
  Mediterraneo furono attrezzate per favorire i viaggi dei
  pellegrini in Terrasanta.  La Commenda era una specie di
  ostello-ospedale che accoglieva i pellegrini diretti o
  provenienti dalla Palestina.  Fu creata e gestita sino al
  Cinquecento dai Cavalieri Gerosolimitani che più tardi presero
  il nome di Cavalieri di Malta.  Di questo tipo particolare di
  edifici sono rimasti qua e là spezzoni e ruderi.  Solo la
  Commenda di Prè è arrivata ai giorni nostri quasi integra.  E'
  un severo edificio di forme ogivali del periodo di transizione
  in cui l'arte gotica si trova fusa alla romanica dell'alto
  medioevo in un armonico contrasto.  L'imponenza e la
  suggestione dell'insieme architettonico del monumento, così
 
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  legato alla storia di Genova, lo rendono uno dei più
  caratteristici ed apprezzati della città.  Della Commenda si ha
  la prima notizia nel 1098 allorché le reliquie di San Giovanni
  Battista vennero qui provvisoriamente collocate.  L'edificio ha
  avuto il privilegio, forse unico, di ospitare tre Papi: Urbano
  V, che nel 1367 si fermò una quindicina di giorni di ritorno
  da Avignone e diretto a Roma;  Gregorio XI, che nel 1377,
  circondato da tutte le autorità, celebrò in San Giovanni di
  Prè la funzione di ringraziamento per il suo definitivo
  ritorno da Avignone a Roma; e Urbano VI, che nel 1385-1386 vi
  rimase per più di quindici mesi insieme alla Curia Romana
  (caso unico con Avignone).
    La chiesa di San Giovanni di Prè fu costruita
  presumibilmente nel 1180, come risulta dalla lapide posta alla
  base del campanile.
    Alla costruzione del complesso intervennero quasi
  sicuramente i maestri Antelami e presumibilmente anche
  maestranze straniere provenienti dalla Terra Santa al seguito
  dell'Ordine Gerosolimitano.
    E' una chiesa unica nel suo genere, unica in tutto il
  mondo, per una peculiarità: la volta, come il resto, è fatto
  di pietra.  I Cavalieri Gerosolimitani quando ne ordinarono la
  costruzione vollero stupire il mondo di allora sfidando i
  capolavori del passato non con l'arditezza delle strutture, ma
  con il materiale usato.  La chiesa di San Giovanni di Prè era
  già in origine composta da due aule sovrapposte, quella
  superiore ad uso esclusivo dei Cavalieri Gerosolimitani e
  quella inferiore, che costituiva la Chiesa per i pellegrini,
  aperta al culto per la popolazione del Borgo di Prè.  Il
  porticato che affiancava la chiesa verso il monte e che
  comunicava direttamente con il chiostro e col cimitero fu, a
  partire dal '500, chiuso per essere adattato ad Oratorio.  Nel
  1731 fu capovolto l'orientamento della chiesa superiore, di
  impianto romanico basilicale a tre navate, ormai avulsa dal
  complesso ospitaliero (già trasformato in alloggi privati) ed
  investita di funzioni esclusivamente parrochiali.  Fu
  realizzato quindi l'ingresso verso il Borgo di Prè, nel centro
  della curva absidale col portale di marmo oggi esistente e fu
  collocata un'abside che occupa tutta la prima campata,
  contrapposta a quella originaria.  La chiesa inferiore, le cui
  tre navate corrispondono alla sola navata centrale di quella
  superiore, fu successivamente occupata da oratori per poi
  essere utilizzata come ricreatorio, il cui aspetto attuale
  corrisponde al periodo trecentesco allorché le fu attribuito
  il titolo di Cappella di S. Ugo, valorizzandone gli spazi
  interni.  A partire dal '700 furono realizzati interventi
  legati alla rapida evoluzione urbanistica della zona che
  trasformarono definitivamente il complesso.  I fianchi esterni
  della chiesa furono sopraelevati per inserire, sopra le navate
  laterali, dei locali che, nel lato a mare, ospitano l'alloggio
  del parroco e, in quello a monte, l'albergo "Aquila Reale".
  Infatti nel 1896 l'ex Palazzo Pinto si allargò creando una
  costruzione sopra l'abside della chiesa a ridosso del
  campanile.  La costruzione, su tre piani, che oggi ospita le
  camere dell'albergo "Aquila Reale", poggia sulla chiesa e
  sulle fondamenta dell'oratorio e crea un contrasto evidente e
  deturpante.  E' un peso che ha provocato un cedimento del muro
  laterale della Chiesa e la spaccatura dei locali sottostanti.
  Nei primi anni del '900, per contenere le larghe crepe che si
  erano aperte nella volta, furono costruiti tre grandi archi.
  Nel 1936, durante i lavori di restauro all'interno della
  Chiesa, si avvertì un cedimento del muro perimetrale della
  stessa: furono allora installati tre grandi tiranti che legano
  i due muri perimetrali, quello di destra con quello di
  sinistra e si provvide ad eliminare i due altari addossati al
  muro.  Nonostante questi tentativi di ridare stabilità al
  monumento, nel 1986, nel corso di nuovi restauri, risultò
  compromessa la staticità della volta e si riscontrò uno
  spostamento di 7-8 centimetri del muro perimetrale della
  Chiesa, lato via Prè.  All'inizio del 1953 il parroco riuscì ad
  interessare il Ministro della pubblica istruzione, onorevole
  Antonio Segni, sulla necessità di salvare e restaurare il
  complesso monumentale che ospitava magazzini, negozi,
  laboratori artigianali, abitazioni e i due alberghi "Aquila
  Reale" e "Stella",
 
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  nonostante fosse sottoposto ai vincoli di cui alla legge 1^
  giugno 1939, n.1089. Il Ministero si dichiarò favorevole al
  restauro a queste condizioni: il Comune doveva eseguire gli
  espropri necessari a sue spese e lo Stato avrebbe provveduto a
  quelle del restauro.  Il complesso, a cose fatte, sarebbe
  divenuto proprietà del Comune.  Dopo snervanti trattative tra
  Ministero e Comune durante ben cinque anni, con decreto in
  data 8 novembre 1958, il Ministero della pubblica istruzione,
  in base al combinato disposto delle leggi 25 giugno 1865,
  n.2359, e 1^ giugno 1939, n.1089, dichiarò la pubblica utilità
  dei lavori inerenti al restauro del complesso monumentale,
  nonché delle espropriazioni a favore del Comune di Genova
  stabilendo in dieci anni (scadenti il 7 novembre 1968) il
  termine finale per il perfezionamento delle espropriazioni e
  l'esecuzione dei lavori.  Con istanza del 23 settembre 1968 il
  Comune chiese la proroga di un anno per l'ultimazione della
  procedura espropriativa e tre anni per l'ultimazione dei
  lavori.  Con decreto datato 12 dicembre 1968 (a termini
  scaduti) il Ministero della pubblica istruzione prorogò i
  termini fino all'8 novembre 1969 per gli espropri e fino all'8
  novembre 1971 per l'ultimazione dei lavori.  Con istanza del 23
  ottobre 1969 il Comune chiese un'ulteriore proroga e il
  Ministero della pubblica istruzione intervenne prorogando i
  termini all'8 novembre 1971 per le espropriazioni e all'8
  novembre 1972 per i lavori.  Con decreto del prefetto di Genova
  n.42903 del 13 luglio 1971 venne pronunciato l'esproprio a
  favore del Comune di tutti gli immobili che non erano stati
  nel frattempo acquisiti in via amichevole.  Il Comune avrebbe
  dovuto prendere in consegna i locali per metterli a
  disposizione della Soprintendenza, esecutrice dei lavori di
  restauro.  Ciò avvenne, tranne per i locali appartenenti agli
  alberghi "Stella" e "Aquila Reale" i cui proprietari, oltre ad
  impugnare in sede giudiziaria l'indennità di esproprio, fecero
  ricorso al Consiglio di Stato chiedendo l'annullamento
  dell'intera procedura espropriativa, in quanto il decreto di
  proroga era intervenuto dopo la scadenza dei termini e quindi
  per essere divenuta inefficace, ai sensi dell'articolo 13,
  ultimo comma, della legge 25 giugno 1865, n.2359, l'ottenuta
  dichiarazione di pubblica utilità.  Il Consiglio di Stato
  accolse l'istanza proposta dai ricorrenti e, con ordinanza in
  data 19 novembre 1971, sospese l'efficacia del decreto di
  esproprio sicché, scaduto il termine finale fissato per
  l'esecuzione dei lavori (8 novembre 1972) non sarebbe stato
  possibile proseguire l'esproprio se non attravero una nuova
  dichiarazione di pubblica utilità.  Nel periodo stabilito
  inizialmente per procedere all'esproprio (8 novembre 1958-7
  novembre 1968) avvennero alcuni fatti sconcertanti:
      - nel 1962-63 l'albergo "Aquila Reale" effettuò dei
  mutamenti interni.  Si costruì un nuovo pilastro e si trasferì
  la cucina in quella parte che si trova sopra la sacrestia
  della chiesa;
      - verso la fine del 1963, vista la lentezza con cui
  procedevano i lavori, il parroco andò a sollecitare il
  soprintendente affinché chiedesse una proroga in tempo utile
  al Ministero della pubblica istruzione.  Il dottor Ugo Marulli,
  incaricato della pratica in Comune, convinto - a quanto sembra
  - che la proroga non sarebbe stata concessa, presentò
  l'istanza soltanto il 23 settembre 1968 e successivamente,
  forse per non essere costretto a giustificare il suo operato,
  chiese ed ottenne il suo trasferimento;
      - a metà circa del 1967 il parroco don Mazzarello che
  seguiva i lavori giornalmente, apprese dalla viva voce del
  soprintendente architetto Mazzino che nonostante il geometra
  Magnasco dell'assessorato ai lavori pubblici del Comune,
  settore espropri, gli avesse trasmesso l'autorizzazione, egli
  non avrebbe proceduto all'occupazione dei locali dell'albergo
  in quanto non aveva la certezza che il Comune, poi, avrebbe
  pagato.  Questo episodio pone serie perplessità sull'operato
  del soprintendente del tempo.
    Considerato che l'ultimo atto del Comune riguardante gli
  espropri risale al 12 dicembre 1967, è evidente che lo stesso
  non fece rispettare il decreto ministeriale e
 
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  favorì di fatto gli albergatori, tanto che nel 1985-86
  l'albergo "Aquila Reale" eseguì indisturbato ulteriori lavori
  nei fondi appartenenti al complesso monumentale e quindi
  vincolati.  Il 28 luglio 1986 il Comune presentò un piano di
  recupero del complesso della Commenda che nulla aveva a che
  fare con quello del 1958, infatti prevedeva: "la conservazione
  di quella parte dell'albergo "Aquila Reale" che si compenetra
  con la chiesa di San Giovanni di Prè per taluni spazi di
  servizio posti sopra la navata destra e gravante sulla stessa
  e sulla sacrestia con un corpo aggiunto adibito a stanze
  d'albergo".  Entro il termine successivo di trenta giorni
  vennero presentate delle osservazioni da parte della Chiesa e
  del soprintendente architetto Semino dove si ribadì che le
  soluzioni prospettate dal Comune avrebbero risolto solo
  parzialmente i problemi in quanto non avrebbero eliminato il
  peso dei volumi gravanti sulla Chiesa nè, pertanto, le cause
  del dissesto.
    Purtroppo non si tenne conto delle osservazioni e il
  consiglio comunale approvò il nuovo piano di recupero
  rinviando i provvedimenti sui volumi gravanti sulla navata al
  corso dell'opera e accogliendo così l'espressione di intenti
  della giunta che poi si mostrò priva di coerenza.
    La stessa occasione della celebrazione delle "Colombiane"
  del 1992 costituì per la Commenda e la chiesa di San Giovanni
  di Prè un ulteriore ma parziale recupero e i nodi connessi al
  contenzioso tra chiesa e albergo (ma in realtà si tratta di un
  contenzioso tra interessi della cultura e della storia di una
  città e interessi economici di un privato), combattuti con
  tanta passione per decenni dall'anziano parroco don Mazzarello
  sono rimasti irrisolti.
    E' per riconoscere l'interesse generale e il dovere di
  assunzione di una grande responsabilità dello Stato nella
  battaglia civile e spesso solitaria dell'anziano sacerdote,
  che viene presentata la presente proposta di legge.
 
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