| Onorevoli Colleghi! -- I mercati finanziari dei principali
Paesi avanzati hanno elaborato strumenti di investimento nel
capitale di rischio delle imprese molto articolati. Alcuni di
questi strumenti sono specializzati nell'investire nelle
piccole e medie imprese. Schematizzando, si possono
distinguere diversi segmenti di mercato corrispondenti a
diverse tipologie di piccole e medie imprese. Una tipologia di
impresa è rappresentata da quelle appena costituite o in corso
di costituzione che vengono generalmente finanziate dal
venture capital. Si tratta di investimenti ad altissimo
rischio (un investimento su cinque ha successo) ed in aziende
che mediamente sviluppano nuovi prodotti o processi
produttivi. In questo caso la società di venture capital
punta su di un grosso sviluppo
del valore dell'impresa per realizzare un capital
gain che permetta di coprire le perdite che inevitabilmente
conseguono esercitando questa attività, cercando quindi di
ottenere una remunerazione del capitale di rischio per poter
continuare a svilupparsi.
Un altro segmento di mercato è rappresentato dalle imprese
già costituite, che svolgono la propria attività da diversi
anni, che hanno avuto un positivo riscontro da parte del
mercato e che hanno bisogno del capitale di rischio per poter
continuare a svilupparsi. Questa domanda di capitale di
rischio può essere soddisfatta dai fondi chiusi ed il grado di
rischio connesso all'investimento è minore rispetto a quello
degli investimenti tipici di start up del venture
capital. Nei segmenti di
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mercato superiore si collocano le imprese che possono
accedere ai mercati borsistici, locali o nazionali, e che
possono essere oggetto di investimento da parte delle
merchant banks.
Per quanto riguarda le società di venture capital, in
Italia lo sviluppo di questa attività viene frenato
dall'eccessiva tassazione sui capital gains.
Occorrerebbe pertanto prevedere per queste società
finanziarie, individuate tramite la loro attività tipica, sia
una minor tassazione dei ricavi dovuti alla cessione delle
partecipazioni, sia la possibilità di traslare in avanti per
molti anni le perdite subite, in maniera tale da poterle
compensare con eventuali utili conseguiti in anni successivi
prima di procedere alla determinazione dell'imponibile.
Un'altra considerazione da fare riguarda le attività che le
società di venture capital dovrebbero porre in essere
per poter operare con successo.
Uno degli elementi determinanti da valutare per la
decisione ad investire da parte del venture capitalist è
costituito dalla presenza nell'impresa proponente, di un
gruppo di manager qualificati e competenti nelle varie
funzioni aziendali. In Italia a differenza degli altri Paesi
dove c'è una maggior propensione dei manager a mettersi
in proprio, i proponenti dei progetti di investimento alle
società di venture capital hanno principalmente
conoscenze di tipo tecnico. E' pertanto ipotizzabile che le
società di venture capital, in Italia, debbono fornire
alle partecipate anche un
supporto di consulenza. Questo punto va sottolineato anche in
relazione a quanto stabilito dall'articolo 2, comma 1, della
legge 5 ottobre 1991, n. 317, che dispone provvedimenti
agevolativi a favore delle società finanziarie "aventi come
oggetto sociale esclusivo l'assunzione di partecipazioni in
piccole e medie imprese". Questa norma non potrà essere
utilizzata dalle società di venture capital che
riterranno di dover effettuare interventi di consulenza a
favore delle partecipate per integrare le competenze presenti
nel management team dei proponenti.
Pertanto nel testo della proposta di legge, dato questo
precedente, si è dovuto procedere alla differenziazione delle
società di venture capital dal modello proposto nella
normativa di cui sopra. Un altro importante problema che sorge
per le società di venture capital è rappresentato dalla
possibilità di smobilizzo delle partecipazioni che vengono
assunte temporaneamente. Per risolvere questo problema è
fondamentale che vengano istituiti i fondi mobiliari chiusi e
i mercati borsistici locali. Tutti questi strumenti sono
infatti molto correlati e complementari fra di loro. Per
comprendere meglio questo aspetto potrebbe essere realistico
ipotizzare che una società di venture capital investa in
fase di start up in una piccola e media impresa, poi
possa cederla ad un fondo chiuso il quale a sua volta potrebbe
sucessivamente smobilizzare la partecipazione facendo quotare
l'impresa su di un mercato borsistico locale.
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