| Onorevoli Colleghi! -- Le ombre sempre più fitte che si
vanno allungando sul mondo del calcio professionistico, con
una ridda di voci che insistentemente si intreccia sulla reale
rispondenza al vero dei bilanci sociali, inducono ad
intervenire affinché sia fatta finalmente luce.
Questo mondo, pur particolare quanto si vuole, appartiene
comunque, con i suoi aspetti positivi e negativi, alla
comunità nazionale, della quale costituisce un aspetto, un
settore. Fino ad ora il mondo del calcio ha tentato di
autoregolarsi ma i risultati invero non sono stati affatto
entusiasmanti. Ha, infatti, dato luogo ad una sua giustizia
sportiva e ha creato una sua giustizia contabile con la
costituzione della COVISOC, la commissione di vigilanza sulle
società calcistiche. I risultati
sono nulli, quantomeno ove si faccia attenzione - in
particolare in queste ultime settimane - a quanto ha scritto
la stampa specializzata.
Potremmo riportare qui per intero gli articoli di Mario
Fabbroni e Toni Iavarone de Il Mattino, Antonio
Dipollina, Gianni Minà, Giorgio Comaschi e Fabrizio Caccia de
La Repubblica e tanti altri ancora su il Corriere
dello Sport, il Roma, Il Tempo, La Gazzetta dello Sport,
Il Giornale di Napoli, La Stampa, Il Corriere della Sera e
via di seguito.
Ancora su La Repubblica del 17 febbraio 1993, Fulvio
Bianchi ha affermato che il presidente della Federazione
italiana gioco calcio (FIGC), l'avvocato Matarrese, in
occasione della sua trionfale rielezione parlò di una
giustizia sportiva
Pag. 2
"non ancora all'altezza delle necessità", e promise di
adottare "misure più severe per combattere le violazioni delle
normative sui contratti e sui rapporti economici fra società e
giocatori". Da allora nulla è stato fatto: e soltanto adesso
che il calcio è in rosso, la FIGC si è convinta a seguire con
maggiore attenzione interessi societari, bilanci sospetti,
operazioni di mercato spregiudicate. Il rimedio proposto
(commercialisti stipendiati dalla FIGC, una società di
revisione nominata dalla stessa Federazione per certificare i
bilanci) non appare possa essere davvero efficace (anche
perché il controllo sembra lo si voglia ancora far appartenere
alla logica interna) tanto che lo stesso giornalista precisa
nel suo articolo che "anche questo sistema non consente di
verificare le frodi, come i pagamenti in nero, che
riguarderebbero gli ingaggi, i contratti di immagine o
assicurativi" e talune voci sulla contabilità delle uscite che
lasciano, in alcuni casi, quantomeno perplessi.
Del resto, le dichiarazioni rese di recente dall'avvocato
Campana, presidente del sindacato calciatori, relative ad un
caso (tra i tanti possibili) nel quale il divario tra il
prezzo di vendita e quello di acquisto ricavato dai libri
contabili delle due società interessate ammontava a due
miliardi (caso oggetto della interrogazione parlamentare del
16 febbraio 1993, presentata dall'onorevole Parlato), sono
davvero sconcertanti.
Da qui la proposta di legge che, onorevoli deputati,
sottoponiamo alla vostra valutazione.
Essa consiste di un solo articolo i cui tre commi
prevedono:
1) l'obbligo della certificazione di tutti i bilanci
delle 138 società per azioni esercenti attività sportiva di
calcio professionistico da parte delle società di revisione
inserite nell'albo tenuto dalla Commissione nazionale per le
società e la borsa (CONSOB);
2) il doppio sorteggio, quello della società di revisione
e quello della società
sportiva il cui bilancio va certificato, da parte del
Ministro del tesoro: scopo evidente della norma è quello di
evitare qualunque discrezionalità e qualunque condizionamento
sulla scelta dell'una o dell'altra società, in modo tale che
l'intreccio che si determina tra controllori e controllati sia
del tutto casuale;
3) l'obbligo della richiesta dell'intervento della
Guardia di finanza da parte delle società di revisione,
qualora vengano evidenziate irregolarità o emerga
l'opportunità di accertamenti che travalichino i poteri di
verifica della società di certificazione.
Come è ben noto, infatti, la società di revisione effettua
controlli cartolari ed esprime anche valutazioni
economico-contabili ma non dispone dei poteri ispettivi
indispensabili per verificare l'autenticità delle prestazioni
e delle controprestazioni indicate dai documenti contabili.
Sarà poi la Federazione italiana gioco calcio, all'esito degli
accertamenti ed indipendentemente dal perseguimento di
eventuali diverse responsabilità, amministrative, penali e
fiscali a carico della società calcistica e dei suoi
amministratori, ad adottare, nell'ambito delle sue facoltà
istituzionali - queste sì relative alla "giustizia interna" -
i provvedimenti più opportuni.
Anche, e non solo, in questa ottica, c'è da chiedersi se la
legge 23 marzo 1981, n. 91, non abbia fatto ormai il suo tempo
e non debba essere profondamente modificata.
Crediamo, colleghi deputati, di poter sperare nel vostro
consenso alla proposta, perché, alla luce del fondato timore
che anche nella gestione del calcio professionistico si siano
verificati episodi quanto meno inquietanti, se non apertamente
illegittimi, si possa avviare - se necessario davvero, come
peraltro troppi elementi inducono a ritenere - un sistema di
controlli penetranti ed efficaci che ridiano la totale
trasparenza a questo significativo settore della società
italiana.
| |