Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


6447
DDL0539-0002
Progetto di legge Camera n. 539 - testo presentato - (DDL12-539)
(suddiviso in 15 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C539. TESTIPDL
...C539.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC539 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli  Colleghi! -- Da sempre il salame di
  Fabriano gode di un meritato prestigio.  Se ne trova una
  testimonianza nelle numerose mercuriali che, tra la fine del
  Seicento a quella del Settecento, attribiscono costantemente
  al salame un prezzo superiore a quello dello stesso
  prosciutto.  Così nel  "Libro delle tariffe dal 1690 al
  1699",  conservato nell'archivio storico del comune di
  Fabriano, il salame quota nel 1692 quarantadue quattrini la
  libra contro i trentadue del prosciutto vecchio ed i ventotto
  del nuovo.  Nel tempo lo scarto sembra più allargarsi che
  restringersi.  Il volume  "Tariffe di commestibili dal 1763
  al 1790"  conservato nel già citato archivio storico del
  comune segnalando "i prezzi dei commestibili che si vendono
  nelle piazze, pizzicherie e botteghe di Fabriano
  suoi castelli e ville" riporta per il 29 agosto 1782,
  sessanta quattrini per una libra di salame e solo trentatré
  per il prosciutto vecchio.  Otto anni dopo, il prosciutto sale
  a quaranta quattrini ma il salame lo doppia ad ottanta.
    Invero non si dispone - per date così remote - di ricette
  concernenti il salame.  E significativo peraltro che Oreste
  Marcoaldi, insigne studioso della civiltà fabrianese, parli di
  questo prodotto come di cosa nota  ab immemorabile   e che
  non abbia conosciuto aggiornamento.  La prima testimonianza del
  Marcoaldi si trova nel volume  Guida e statistica della
  città e comune di Fabriano,  dove si afferma importante il
  consumo della carne suina "La confezione della quale è assai
  lodata particolarmente quella dé salami, che è una specialità
 
                               Pag. 2
 
  fabrianese, come la mortadella di Bologna, il zampone di
  Modena eccetera" (Fabriano 1873, pag. 27).
    La seconda testimonianza è raccolta ne  "Le usanze e i
  pregiudizi del popolo fabrianese"  e consiste nella ricetta
  stessa del salame "composto di carne suina interamente magra,
  tolto cioè grasso e nervi, pesta sottilissimamente,
  aggiuntovi, centoventi, lardelli, ventiquattro, a forma di
  dadi condita con sale e pepe nero.  Varietà di questo è il
  salame bastardo, composto di carne di prosciutto senza levarne
  il grasso e condizionata come il salame" (Fabriano 1877, pag.
  147).
    Furono salami così confezionati ad essere gustati da
  Giuseppe Garibaldi, il quale, il 23 aprile 1881 da Caprera
  (timbro postale de La Maddalena), ringraziava - elogiandoli -
  il fabrianese Benigno Bignonzetti che aveva voluto fargliene
  omaggio: come risulta da un autografo riprodotto da  Il
  pensiero cittadino  (luglio/agosto 1975).
    Frattanto il problema degli allevamenti suini nelle Marche
  non aveva mancato di richiamare l'attenzione dei collaboratori
  della inchiesta agraria condotta da Stefano Jacini. "Una razza
  di suini con caratteri spiccati non esiste nelle Marche.  Essa
  è l'effetto dell'incrociamento di tutte le varie razze
  esistenti nell'Italia centrale col predominio or di questo or
  di quel tipo (...).  La vera distinzione e più importante da
  farsi è quella che riguarda non tanto le forme zoologiche ma
  il modo di allevamento.  Sotto questo aspetto si hanno i suini
  da macchia e quelli allevati in stalla.  I primi popolano la
  regione nutrendosi principalmente di ghiande, erbe, radiche,
  di tutto quanto insomma può loro offrire il pascolo nelle
  boscaglie.  Essi sono piccoli di statura, a manto nero pelo
  ruvido; presentano una certa difficoltà ad ingrassare e
  ingrassati non raggiungono mai un peso notevole, ma danno in
  compenso carne molto saporita.  I maiali che si tengono
  continuamente a stalla s'ingrassano artificialmente e si
  alimentano con ghiande, con zucche, patate, frutta mezze,
  erbe, farinacei e residui di cucina.  Essi hanno statura più
  vantaggiosa, manto nero e talvolta pezzato bianco" (Atti della
  Giunta per la inchiesta agraria e sulle condizioni della
  classe agricola, volume XI, tomo II, pagina 410).
    Più dettagliatamente, per la sola provincia di Ancona, si
  sottolineava che "i suini nella nostra provincia si allevano
  in due modi.  Nelle colonie del piano e del colle l'allevamento
  è fatto a stabulazione permanente, ed in questo caso si mira
  alla produzione della carne grassa.  Nella zona montana i suini
  si allevano in malandrie più o meno numerose ed a pascolo, ed
  in questo caso più che alla carne grassa si mira all'aumento
  del numero dei capi.  Furono esperimentate le razze inglesi
  bianche e nere, ma con poco felice risultato.  In generale può
  dirsi che le nostre razze indigene, che si allevano nelle
  colonie, hanno una discreta attitudine all'ingrasso, ed
  infatti raggiungono anche il peso di chilogrammi 300, ma con
  un periodo di un anno e mezzo per lo meno, e con
  un'alimentazione molto abbondante e nutritiva, per cui
  l'ingrasso è piuttosto costoso.  Nel nostro sistema di
  mezzadria riesce più proficuo al proprietario, ma assai poco
  vantaggioso e bene spesso passivo al colono"  (Ibidem
  pagina 839).
    Si riportano per esteso questi passi dell'inchiesta agraria
  perché testimoniano che, da oltre un secolo, il salame di
  Fabriano viene ottenuto dalla mattazione di razze diverse.  Le
  bianche inglesi (attuali Landrace e Large white) erano già
  presenti ai tempi di Jacini, benché a livello sperimentale e
  nettamente monoritario.  Successivamente le proporzioni si sono
  capovolte.  Le indagini condotte dalle professoresse Sabastiana
  Locci e Marisa Baldelli tra gli allievi delle scuole medie
  della comunità montana di Fabriano e raccolte nel volume
  "Fette di salame, pagine di storia",  curato da Corrado
  Barberis (1990) consentono di acclarare che già nel 1950, alla
  vigilia del nostro grande sviluppo economico, il predominio
  delle razze bianche era del tutto considerevole,
  commisurandosi nell'80 per cento circa.  Nera, rossa e cintata
  si distribuivano, nell'ordine, il restante 20 per cento,
  virtualmente azzeratosi negli anni a noi più vicini.  Ancora,
  quella indagine
 
                               Pag. 3
 
  scolastica accertava che - sempre attorno al 1950 - il 23 per
  cento degli allevatori uccideva il suino al di sotto dei
  dodici mesi, mentre altrettanti prolungavano l'attesa della
  mattazione al di là dell'anno.  Significativamente i possessori
  di maiale di razze non bianche prolungavano alquanto il
  periodo di allevamento, in quanto più tradizionalisti.
    Altre caratteristiche della fabbricazione del salame erano,
  a quel tempo:
        a)  l'impiego di carne magra insieme alla spalla e
  al prosciutto;
        b)  l'alta percentuale di grasso immesso a cubetti
  negli insaccati: anche il 30 per cento e persino un pò di più,
  visto che in una società che non aveva ancora scoperto il
  ricorso agli additivi, almeno su larga scala, il grasso aveva
  la fondamentale funzione di conservare la carne;
        c)  il sale conosceva un probabile più largo impiego
  rispetto all'odierno, dato anche il più alto rapporto vigente
  tra pane e companatico.
    Ecco perché l'attribuzione della denominazione di origine
  controllata (DOC) al salame di Fabriano deve tenere conto,
  come di un minimo comune denominatore, degli usi leali e
  costanti che hanno accompagnato il prodotto nella sua
  plurisecolare evoluzione; senza peraltro rinunciare ad
  introdurre superiori livelli di perfezione o, se si
  preferisce, di approssimazioni storiche.
    Di qui la necessità che i suini utilizzati nella
  fabbricazione del salame di Fabriano:
      abbiano raggiunto l'undicesimo mese di età;
      pesino almeno 150 chilogrammi;
      siano stati alimentati con razioni giornaliere in cui le
  eventuali farine proteiche rappresentino una quota nettamente
  minoritaria.
    Per quanto poi concerne la carne essa dovrà essere:
      proveniente da maiali freschi, abbattuti e perfettamente
  dissanguati presso il singolo produttore o comunque nella zona
  di produzione;
      di tagli pregiati, in modo che almeno il 20 per cento
  della massa sia costituita da magro di prosciutto;
      macinata anche a macchina, ma a bassa velocità;
      mescolata a cubetti di lardo esclusivamente ricavati
  dalla copertura adiposa del prosciutto e dalla zona
  dorso-lombare.
    Tali cubetti, con un lato di 5/10 millimetri, dovranno
  rappresentare non meno del 15 e non più del 30 per cento del
  peso in modo da contemperare la lezione tradizionale con la
  lipofobia che pervade la nostra società.  A tal fine si renderà
  necessaria l'addizione di alcuni conservanti consentiti dalla
  vigente normativa.
    I salami - da immettersi sul mercato nel rispetto delle
  caratteristiche merceologiche tradizionali - dovranno essere
  provvisti del particolare contrassegno atto a garantire
  permanentemente l'origine e l'identificazione del prodotto.
    Particolari controlli saranno effettuati sia sulle imprese
  produttrici del salame di Fabriano che sulle ditte
  allevatrici, in modo da verificare l'alimentazione dei
  soggetti nonché l'età e il peso dei capi abbattuti.  Sulla
  produzione e sul commercio del salame di Fabriano vigilerà un
  apposito consorzio volontario il quale comprenderà tra i
  propri soci almeno il 50 per cento dei produttori operanti in
  zona, i quali lavorino non meno del 50 per cento della
  produzione accertata nell'ultimo anno.
    Ciò premesso e ferme restando tutte le disposizioni
  previste per il "salame di Fabriano DOC", nonché le sanzioni
  da impartire ai trasgressori, si è ritenuto di dover
  incoraggiare la produzione di particolari elaborati che
  riproducano determinate caratteristiche del passato.  Sarà così
  indicabile come "salame di Fabriano DOC
 
                               Pag. 4
 
  - storico" il prodotto proveniente da suini:
      macellati ad un'età minima di tredici mesi (anziché
  undici) nel periodo compreso tra metà novembre e metà
  marzo;
      esclusivamente alimentati con derrate agricole (granone,
  crusca, orzo, avena, patate, ortofrutta, ghiande, farine
  proteiche e vegetali, residui della cucina domestica, oltre
  che sali minerali) senza ricorso a promotori di crescita di
  qualsiasi sorta.
    Quanto alla carne, essa dovrà essere insaccata nel budello
  gentile del suino e preparata senza alcun additivo.
    Sarà infine consentito specificare che il "salame di
  Fabriano DOC - storico" proviene dai suini:
      "da razze autoctone italiane a cute nera" riproponenti le
  caratteristiche razziali un tempo peculiari negli allevamenti
  dell'Appennino marchigiano;
      "da allevamento brado", allorché i maiali siano stati
  allevati al libero pascolo almeno dal quinto all'undicesimo
  mese di vita e siano stati stabulati solo negli ultimi due
  mesi precedenti la mattazione.
    In tale modo si confida di avviare un circolo virtuoso
  paragonabile ad un'autentica ascesa di perfezione
  organolettica.
 
DATA=940517 FASCID=DDL12-539 TIPOSTA=DDL LEGISL=12 NCOMM= SEDE=PR NSTA=0539 TOTPAG=0012 TOTDOC=0015 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=008 PAGFIN=0004 RIGFIN=024 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=4 SORTRES= SORTDDL=053900 00 FASCIDC=12DDL0539 SORTNAV=0053900 000 00000 ZZDDLC539 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



Ritorna al menu della banca dati