| Onorevoli Colleghi! -- Il decretolegge 14 giugno 1989, n.
230, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1989,
n. 282, prevede che i beni confiscati ad esponenti del crimine
organizzato vengano acquisiti dallo Stato senza precisarne la
successiva utilizzazione.
Il risultato è che i beni immobiliari vengono venduti
all'asta e spesso ritornano nelle mani di esponenti mafiosi o
collaterali. Le aziende, invece, vengono messe in liquidazione
con perdita di posti di lavoro e di iniziative produttive.
La proposta di assegnare i beni confiscati al patrimonio
del comune consentirebbe
non solo di incrementare il patrimonio immobiliare
dei comuni che hanno problemi di carenze abitative,
scolastiche, di strutture sociali, ma anche di assicurare una
disponibilità di strutture da assegnare in convenzione alle
associazioni di volontariato operanti sul territorio
comunale.
Nello stesso tempo sembra giusto assicurare ai comuni con
forte insediamento mafioso una sorta di risarcimento per i
danni sociali ed economici che la presenza malavitosa ha
prodotto sul territorio.
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