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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


6663
DDL0564-0002
Progetto di legge Camera n. 564 - testo presentato - (DDL12-564)
(suddiviso in 4 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C564. TESTIPDL
...C564.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC564 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Il settore zootecnico del nostro
  Paese versa in una situazione di grave difficoltà che non gli
  consente di reggere il confronto e la competizione con la
  zootecnia degli altri Paesi d'Europa.
    I motivi principali consistono nel differenziale dei costi
  di produzione, nel fatto che nei Paesi del nord Europa si è
  già realizzato il processo di ristrutturazione dell'industria
  di macellazione e trasformazione delle carni bovine, nelle
  diverse modalità di integrazione del reddito che danneggiano
  gli allevatori italiani.
    Occorre anche ricordare che negli altri Paesi vengono
  assicurati incentivi straordinari, che invece sono negati ai
  produttori italiani, costretti a subire, inoltre, un sistema
  impositivo fiscale ingiusto.
    Infatti, le normative sull'imposta sul valore aggiunto
  (IVA), diverse da un Paese d'Europa all'altro (si va dallo 0
  per cento del Regno Unito, al 6 per cento della Francia, al 7
  per cento della Germania, al 19 per cento dell'Italia),
  comportano per un qualsiasi allevatore europeo introiti almeno
  doppi rispetto a quelli corrisposti agli allevatori
  italiani.
    E' evidente che se la competizione europea o extraeuropea
  diventerà più marcata, gli allevatori italiani saranno
  costretti, in assenza di una remunerazione adeguata, a
  ridimensionare o a sospendere l'attività come in parte già sta
  avvenendo.
    L'abolizione delle frontiere interne alla Comunità europea,
  con la soppressione dei controlli doganali e la modifica
 
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  della normativa sull'IVA, hanno reso la situazione ancora più
  complicata e critica.
    Infatti, nell'ambito della commercializzazione dei bovini e
  delle loro carni, si sono manifestati fenomeni illeciti e
  malavitosi che implicano una grave alterazione nella
  trasparenza del mercato.
    La vastità e la gravità del fenomeno lascia presupporre che
  dietro alla frode vi siano vere e proprie organizzazioni
  malavitose.
    Sul problema dell'IVA nel settore della zootecnia nella
  passata legislatura la Commissione agricoltura del Senato
  della Repubblica aveva avviato una discussione coinvolgendo
  anche le associazioni del settore.
    Il lavoro svolto ha reso possibile un approfondimento dei
  problemi e l'acquisizione di nuovi dati e di utili indicazioni
  per una eventuale iniziativa legislativa.
    Per avere una idea della gravità del fenomeno è sufficiente
  ricordare che, secondo i dati forniti dalle associazioni,
  almeno il 25 per cento delle carni e dei bovini di
  importazione commercializzati in Italia segue vie illegali e
  che, per il 1992, è stata calcolata una evasione fiscale di
  circa 500 miliardi.
    Due sono le tecniche che vengono utilizzate per evadere
  l'IVA:
      si costituisce una società di comodo, intestata ad un
  prestanome che acquista del bestiame nei Paesi della Comunità
  europea e vende con regolari fatture, incassando l'IVA ma,
  prima della scadenza per il versamento all'Erario, la società
  chiude l'attività e sparisce nel nulla;
      si acquista in contanti ed in valuta dal fornitore
  estero.
    La merce acquistata viaggia con regolare documentazione ma
  viene distrutta, con la complicità del fornitore, quando
  arriva a destinazione.
    Attraverso questi elementari meccanismi operatori disonesti
  realizzano reddito frodando il fisco e deprimendo il mercato
  nazionale attraverso la vendita di bovini a prezzi ridotti,
  compensati dall'IVA incassata.
    Nonostante la difficoltà ad esercitare controlli adeguati,
  la Guardia di finanza, dopo l'iniziativa assunta dalla
  Commissione agricoltura del Senato della Repubblica e le
  denunce degli allevatori e delle loro associazioni, ha
  condotto con successo alcune operazioni che hanno consentito
  di colpire tale organizzazione malavitosa.
    Le iniziative assunte dalla Guardia di finanza, unitamente
  alle denunce delle associazioni, danno una esatta dimensione
  del fenomeno.
    Il nostro, infatti, è un Paese che importa per il suo
  fabbisogno circa 2 milioni di capi all'anno e da questo dato
  si desume quale sia il danno prodotto ai nostri allevatori e a
  tutta la filiera delle carni in quanto le frodi alterano
  completamente i normali corsi del mercato distorcendo la
  concorrenza.
    E' chiaro che il perdurare di questa situazione costringerà
  gli operatori onesti, che già oggi lavorano in condizioni
  difficili, a dover cessare la loro attività con gravissimi
  danni per l'economia del Paese.
    Per ridare credibilità e trasparenza al mercato occorre
  stroncare all'origine la frode.
    E' evidente però che non è possibile pensare ad un
  controllo di frontiera poiché una misura di questo tipo
  potrebbe essere intesa come una iniziativa volta a limitare o
  a frenare gli scambi intracomunitari.
    Occorre inoltre tenere presente che entro il 1997 è
  prevista a livello comunitario la riscossione in partenza
  dell'IVA, che in Italia, come ricordato all'inizio, è la più
  alta d'Europa.  Infine è da considerare che la carne bovina non
  è un bene di lusso ma di largo consumo.
    Stroncare all'origine la frode quindi significa ridurre
  l'aliquota al consumo dall'attuale 19 per cento al 9 per
  cento.
    In tal modo, oltre ad ovviare ad una grave forma di frode
  ai danni dell'Erario, si produrrebbe un automatico effetto di
  equità fiscale.
    D'altra parte quella che apparentemente può sembrare una
  perdita per le casse dello Stato, verrebbe ad essere
  ampiamente compensata dal recupero dell'evasione ma anche e
  soprattutto da un maggiore introito derivante dalla tassazione
  di redditi che tornerebbero alla luce del sole.
 
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