| Onorevoli Colleghi! -- La presente proposta di legge tende,
sia pure in maniera inadeguata, a sanzionare coloro che,
abusando di una funzione, hanno finalizzato l'attività non al
perseguimento dell'interesse della polis, ma di quello
personale e dei relativi familiari.
E' assolutamente inopportuno, a parere del presentatore,
che coloro che hanno strumentalizzato il mandato politico
contro gli interessi degli elettori e, giova ripeterlo, a
vantaggio personale, godano, altresì, alla fine della loro
attività di parlamentare così indegnamente esercitata, di un
assegno di fine mandato, beneficio veramente risibile,
oltretutto, se paragonato ai risultati dei vari reati che,
ormai, possiamo genericamente individuare come l'elemento
caratterizzante "tangentopoli".
Non sfuggirà ad alcuno che, ove così non fosse, oltre alla
vergogna di avere
avuto parlamentari così poco rappresentativi degli interessi
della collettività, dovremmo affrontare il giudizio,
giustamente di condanna, della società attiva che gode di
trattamenti pensionistici, comunque denominati, al di sotto
della sopravvivenza.
Per i motivi già esposti sarebbe opportuno penalizzare
l'assegno di fine mandato, dal momento che esso è inteso come
un elemento compensativo, secondo la volontà del legislatore,
della mancata attività professionale per l'esercizio del
mandato parlamentare.
La sospensione o la revoca di tale assegno, in altre
parole, nelle previsioni di cui alla presente proposta di
legge, tendono a non consentire oltre al danno, la beffa,
escludendo che coloro che, abusando della funzione, si sono
arricchiti a danno della povera gente, percepiscano anche la
buonuscita per il "mal servizio".
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