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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


6977
DDL0579-0002
Progetto di legge Camera n. 579 - testo presentato - (DDL12-579)
(suddiviso in 3 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C579. TESTIPDL
...C579.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC579 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- La legge 2 aprile 1980, n. 123, che
  prevede l'erogazione di contributi statali alle istituzioni
  culturali, sembra aver fallito i suoi obiettivi.
    L'esigenza da cui essa è nata era quella di ricondurre ad
  una logica unitaria l'intera materia dei contributi agli enti
  culturali, dettando al riguardo una normativa di carattere
  organico e generale.
    Si voleva offrire agli enti che rappresentano un elemento
  di vitale importanza per la vita culturale del Paese un
  adeguato sostegno di carattere economico, al fine soprattutto
  di mantenere viva la cultura.
    Con tale legge si mirava non solo a realizzare un
  meccanismo più agile, che consentisse una revisione periodica
  dei finanziamenti, ma anche ad investire il Ministero per i
  beni culturali e ambientali della responsabilità di impostare
  una politica di sostegno e di promozione culturale.
    Si intendeva altresì assicurare al Parlamento la
  possibilità non solo di controllare, attraverso le relazioni
  triennali, l'attività del Governo nel settore, ma anche di
  contribuire all'impostazione della politica culturale,
  attraverso il parere delle Commissioni parlamentari competenti
  sulla tabella comprendente gli enti ammessi al contributo.
    La materia oggetto della legge è estremamente delicata,
  coinvolgendo taluni princìpi costituzionali: la libertà della
  cultura, dell'arte e delle scienze, l'autonomia delle
  università, delle accademie e delle istituzioni di alta
  cultura.
    E' evidente che qualsiasi contributo finanziario diretto a
  tali istituti rischia di condizionare la loro attività;
  occorre dunque la massima attenzione nella gestione della
  legge per assicurare la libertà della cultura e il
  pluralismo.
 
                               Pag. 2
 
    Tuttavia, osservazioni critiche, interrogativi e
  perplessità sono stati più volte sollevati nel corso degli
  anni di vigenza della legge, in sede di discussione sul parere
  che le Commissioni della Camera e del Senato sono tenute ad
  esprimere al Ministero per i beni culturali e ambientali, in
  adempimento del dettato degli articoli 1 e 2 della legge in
  questione.
    E' stata, quindi, disattesa l'esigenza primaria che ha
  portato all'approvazione della legge n. 123 del 1980, cioè
  quella di sottrarre il tema della contribuzione alle
  istituzioni culturali ad una legislazione minuta e
  clientelare, e di limitare la discrezionalità del Governo
  attraverso l'individuazione di criteri atti a rendere chiare e
  trasparenti le inclusioni e le esclusioni nella tabella delle
  istituzioni culturali ammesse al contributo statale.
    Le disposizioni del provvedimento in questione si prestano,
  invece, ad operazioni clientelari, all'insegna del più
  deteriore assistenzialismo.
    Invece di rappresentare un intervento organico in chiave di
  razionalizzazione delle risorse e di moralizzazione, la legge
  è uno strumento di dissipazione dei fondi dello Stato.
    Ci si trova, infatti, di fronte a contributi a pioggia che
  dimostrano un'ansia di garantire un formale pluralismo
  culturale, quindi più numerico che di contenuto, in una logica
  che ricorda il modo di agire del Ministero della cultura
  popolare di buona memoria e dello statalismo assistenziale dei
  Paesi socialisti.
    Sempre tale logica ha portato a prevedere minimi contributi
  ad alcune istituzioni come riconoscimento morale all'esistenza
  delle stesse, depauperando però il capitale da assegnare ad
  istituti di maggior spessore, cioè di maggiore rilevanza
  culturale e capacità operativa sul piano scientifico.
    Il sistema inadeguato della legge n. 123 del 1980 ha fatto
  sì che la tabella delle istituzioni si sia ormai trasformata
  in una cassa di mutuo soccorso, in cui domina la
  preoccupazione di garantire l'equilibrio tra quelle che sono
  definibili come aree "politico-culturali", vista, tra l'altro,
  la presenza di un altissimo numero di fondazioni, società ed
  enti legati ai partiti che non hanno alcun titolo per esservi
  inseriti.
    Con la legge n. 123 del 1980 si è persa, quindi, una buona
  occasione per tentare di qualificare il Ministero per i beni
  culturali e ambientali e farne un centro di direzione della
  politica culturale e non già un ente di puro assistenzialismo;
  infatti, la tabella prevista dalla legge n. 123 del 1980 dà un
  quadro assai misero di quella che è l'attività di sostegno
  culturale svolta dal Ministero.
    Quello che si richiedeva allo Stato era un attivo impegno
  di supporto e promozione culturale, il che è cosa del tutto
  diversa da uno Stato mero erogatore di fondi.
    In questo modo si umiliano le istituzioni di grande
  prestigio e si instaurano perversi rapporti di subalternità
  tra tali istituzioni e le strutture ministeriali.
    La tabella rappresenta un vero e proprio mostro culturale,
  data la presenza di alcuni enti beneficiari del contributo che
  presentano una documentazione talmente carente, talmente
  incompleta da non consentire il controllo sull'attività
  svolta.
    Pertanto, visti i risultati, è necessaria l'abrogazione
  della legge n. 123 del 1980; se si vuole risanare il bilancio
  nazionale bisogna essere attenti proprio alle "piccole spese";
  troppo spesso, infatti, è attraverso i piccoli contributi a
  pioggia non finalizzati che si svuotano completamente le
  "stremate" casse nazionali.
 
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