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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


7182
DDL0598-0002
Progetto di legge Camera n. 598 - testo presentato - (DDL12-598)
(suddiviso in 11 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C598. TESTIPDL
...C598.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC598 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Le ultime elezioni politiche hanno
  rappresentato il primo esperimento, in epoca repubblicana, di
  rinnovo delle due Camere con un sistema elettorale di tipo
  maggioritario.  Tale metodo di scrutinio ha rappresentato la
  risposta alla fondamentale scelta popolare compiuta con il
  referendum  del 18 aprile 1993.  Purtroppo, la soluzione
  raggiunta dalle forze politiche in sede parlamentare
  all'indomani di quel pronunciamento pressoché univoco del
  corpo elettorale, non è stata all'altezza delle domande
  provenienti dalla società civile.  Con il  referendum,
  infatti, i cittadini hanno chiaramente manifestato
  l'intendimento di cambiare profondamente gli assetti della
  rappresentanza politica, troppo condizionata dalla
  mediazione di partiti sempre più egemoni ed invadenti, per
  riacquistare un potere di intervento diretto nella scelta dei
  governanti e delle opzioni programmatiche in base alle quali
  compiere le scelte fondamentali per il governo del paese.
    I partiti che avrebbero dovuto recepire tali domande si
  sono dimostrati inadeguati al compito loro assegnato ed hanno
  prodotto una legge elettorale, in particolare per la Camera
  dei deputati, che, pur costituendo un significativo passo
  avanti, non ha prodotto i risultati sperati.  Infatti, gli
  obiettivi dei promotori dei  referendum  elettorali,
  confermati dall'amplissima maggioranza di suffragi conseguiti
  nel Paese, erano essenzialmente di due tipi: garantire la
  bipolarizzazione intorno a programmi
 
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  alternativi della competizione politica e consentire
  l'investitura diretta di una chiara maggioranza di governo.
  Entrambi dovevano garantire l'effettivo passaggio dell'Italia
  ad una democrazia dell'alternanza secondo quanto avviene
  nell'ambito delle democrazie avanzate dell'occidente.
    Quanto alla bipolarizzazione, bisogna dire che essa non
  solo non è completamente avvenuta, ma anche nella misura in
  cui è successo, l'accordo tra differenti forze comuni si è
  rivelato assai effimero.
    La nascita di due poli è stata resa impossibile dalla
  circostanza che i tentativi di contrapposizione si sono
  determinati con esclusivo riferimento a parole d'ordine di
  tipo ideologico, piuttosto che su chiare alternative di
  programma.  Prova ne sia che in entrambi i due schieramenti
  maggioritari, grande peso è stato attribuito alle formazioni
  estreme, a scapito di scelte che apparissero credibili
  all'elettorato mediano.  Ed è noto che il segno tangibile della
  buona salute di una democrazia maggioritaria, come insegnano
  gli ordinamenti di più antica tradizione democratica, consiste
  nel fatto che la competizione si svolge intorno al centro, per
  la conquista dei voti degli elettori che, con la loro scelta,
  sono in condizione di determinare la vittoria dell'una o
  dell'altra formazione.  Il fatto che alcuni milioni di elettori
  (che certo sarebbero stati determinanti per modificare gli
  esiti finali della competizione), nelle scorse elezioni,
  abbiano preferito non schierarsi né dall'una né dall'altra
  parte, la dice lunga sul fallimento di questo obiettivo.
    Ma anche al loro interno, le formazioni più grandi,
  candidate ad ottenere la maggioranza dei seggi, sono apparse
  più che schieramenti programmatici, delle vere e proprie
  coalizioni elettorali, legate dall'unico interesse di
  rafforzarsi a vicenda per spartirsi successivamente i seggi
  parlamentari.  E così è avvenuto, tanto che ci troviamo oggi,
  fatto unico in una democrazia maggioritaria, ad avere ben 11
  gruppi parlamentari. Né la maggioranza, né l'opposizione sono
  costituite, in Parlamento, con la stessa formula che le ha
  tenute unite durante le elezioni.
    Quanto all'investitura diretta della maggioranza, anch'essa
  non è avvenuta.  Siedono oggi nello stesso Governo forze che,
  durante la campagna elettorale, si sono contrapposte
  strenuamente, cosicché non solo non può dirsi che gli elettori
  abbiano scelto una maggioranza programmaticamente coesa e
  chiara, ma, addirittura, nemmeno può dirsi che abbiano
  premiato una sola coalizione elettorale!  Cosicché la
  formazione del nuovo esecutivo ha riproposto i soliti metodi
  di contrattazione delle poltrone, di voltafaccia programmatici
  scandalosi e, come esito, la formazione di un Governo di
  coalizione assai simile, sotto il profilo della formula, a
  quelli della prima Repubblica.
    Il rischio, a questo punto, è che, dopo le prime speranze,
  si debba registrare, in breve tempo, una nuova ondata di
  rigetto delle istituzioni, determinata dalle delusioni per il
  fallimento di una riforma tanto caldeggiata dai cittadini.
    E' dovere, dunque, di coloro che hanno avuto a cuore la
  battaglia referendaria continuare nell'impegno intrapreso.
    Per queste ragioni, onorevoli colleghi, riteniamo sia
  giunto il momento per realizzare quella effettiva riforma del
  sistema elettorale che garantisca il raggiungimento degli
  obiettivi inizialmente previsti.  Noi riteniamo che tale
  risultato possa raggiungersi solo con un sistema elettorale a
  doppio turno che può essere, inoltre, fruttuosamente
  coordinato con un progetto di riforma costituzionale per
  l'elezione diretta del Capo del Governo.
    Mediante il doppio turno si possono innanzitutto evitare
  due limiti dell'attuale sistema, che hanno determinato,
  saldandosi, la perpetuazione della frammentazione partitica,
  senza nemmeno agevolare la competizione verso il centro.
    Con l'eliminazione della quota proporzionale, per giunta
  attribuita, alla Camera, con voto separato, infatti, è
  possibile recidere la causa della doppiezza dimostrata dai
  partiti che, mentre si presentano insieme nella quota
  maggioritaria, coltivano la propria identità separata e
  autossufficiente in quella proporzionale.  Tale contraddizione,
  purtroppo, è risultata
 
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  fortemente sbilanciata verso l'identità collettiva, impedendo
  che il meccanismo maggioritario - seppure riguardante il 75
  per cento dei seggi - consentisse l'elezione di parlamentari
  effettivamente sganciati dal condizionamento partitico,
  rappresentativi della società civile, legati, più che
  dall'appartenenza ad una sigla, dalla fedeltà ad un
  programma.
    D'altra parte non si può ritenere che la semplice
  abolizione della quota proporzionale garantisca un
  miglioramento della rappresentanza.  Infatti, in un Paese
  ancora così frammentato e con una distribuzione
  territorialmente diseguale degli insediamenti partitici, il
  sistema maggioritario ad un solo turno rischia, da un lato, di
  avvantaggiare le soluzioni di tipo localistico e, dall'altro,
  di punire quegli elettori che non vogliano avallare candidati
  che esprimono una opportunistica coalizione di liste che si
  sono "spartite" il territorio nazionale sommando le proprie
  distribuzioni di consenso, senza sottoscrivere un programma
  comune.
    In effetti, data la presenza, ancora rilevante, di una
  forte frammentazione partitica, la regola di attribuire
  ciascun seggio a colui che abbia ottenuto la maggioranza
  relativa rischia di consentire la vittoria a candidati che
  rappresentino solo una esigua minoranza degli elettori.
    Il doppio turno, invece, che ha già manifestato i suoi
  effetti positivi nelle competizioni amministrative per
  l'elezione diretta dei sindaci, consentirebbe di evitare
  simili rischi, di mantenere in capo all'elettore una scelta
  ponderata tra i due candidati che incontrano i maggiori
  consensi e, infine, di garantire quella concentrazione della
  competizione al centro, senza la quale non sarà possibile la
  nascita di due poli programmatici moderni.
    Infine, l'articolo 9 della proposta di legge garantisce un
  coordinamento con l'auspicabile riforma dell'articolo 92 della
  Costituzione, che introduca l'elezione diretta del Primo
  ministro.  In particolare, la previsione di un obbligo di
  collegamento da parte del singolo candidato con il candidato
  Premier,  consentirebbe di favorire il processo di
  polarizzazione della competizione intorno a due schieramenti
  nazionali, programmaticamente definiti e selezionati in modo
  da garantire la maggiore rappresentatività attraverso un
  doppio turno.  Solo così i cittadini potranno veramente
  eleggere il proprio Governo.
 
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