| Onorevoli Colleghi! -- Il particolare momento congiunturale
del nostro Paese, - del resto non dissimile da quello degli
altri Stati europei e d'oltre Atlantico - comporta una
stagnazione delle attività produttive con dirette conseguenze
sulla occupazione.
E' una situazione, questa, che dura oramai da più di due
anni e nonostante qualche lieve ottimismo che ci viene da un
autorevole osservatorio, come quello della Banca d'Italia, pur
augurandocelo, non riteniamo che possa risolversi a breve
termine.
D'altro lato, di fronte a questa recessione che appare come
un poliedro dalle molte facce, il Governo, per alleviare il
diffuso disagio sociale, si è limitato, o quasi, a sostenere,
più che l'occupazione, la disoccupazione.
Ed il motivo è abbastanza evidente in quanto nell'infuriare
di "tangentopoli", le amministrazioni dello Stato hanno
praticamente bloccato iniziative in corso, appalti ed
assegnazioni di lavori, per cui si è accentuato il calo della
produzione e correlativamente è aumentata la disoccupazione,
fenomeno questo che per i suoi immediati riflessi sociali
diventa naturalmente il problema primario di qualsiasi
Governo.
Noi, invece, riteniamo che il problema primario non sia
l'assistenza - sempre doverosa e dovuta - ai disoccupati, ma
l'incentivazione della produzione, quasi a qualsiasi costo,
ricorrendo soprattutto alla iniziativa privata, ed in uno
specifico settore: intendiamo parlare del settore delle "case
d'abitazione" che storicamente nel nostro Paese è stato sempre
il settore
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traente dell'economia per l'ampio indotto che coinvolge.
Da qui la presente proposta di legge, con la quale, per
raggiungere i suoi scopi sociali ed economici, si chiede una
vasta gamma di agevolazioni fiscali per tutto ciò che riguarda
l'utilizzazione del "mattone" a scopo abitativo.
Si dirà che chiedere, proprio oggi, alle finanze pubbliche
di rinunciare ad una parte del gettito fiscale costituisce un
assurdo, una illogicità.
Ma se consideriamo che oggi lo Stato, proprio perché
intende riscuotere imposte e tasse in misura intera, crea
disorientamento e spaventa gli imprenditori e che l'edilizia
privata ristagna su tutta la linea, il sacrificio che
chiediamo all'erario con la rinuncia a parte degli introiti, è
immediatamente compensato dal fatto che tante imprese porranno
mano ai lavori, ed il maggior numero delle tasse ed imposte
corrisposte, sia pure in misura ridotta, in
breve eguaglierà e premierà i sacrifici che oggi chiediamo al
Governo facendo, ragionieristicamente, tornare i conti ed
aprendo positivi spiragli nel problema sociale della casa e
della disoccupazione.
Ed anche su quest'ultimo punto ci vogliamo soffermare: il
disoccupato non spende o non acquista ed attraverso le imposte
indirette versa sempre meno al fisco. Mettendolo in grado di
lavorare, grazie alle agevolazioni che proponiamo, spenderà ed
acquisterà di più proprio a vantaggio del fisco.
In sintesi, con la presente proposta di legge vorremmo che
il Governo, intelligentemente affrontando il globale problema
della recessione in atto, vedesse nel settore dell'edilizia
privata quel "volano" che per le sue tante caratteristiche
intrinseche è il più facile da avviare con ristorni per
l'erario certi sia nel breve sia nel medio periodo.
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