| Onorevoli Colleghi! -- Il problema della disoccupazione in
Italia, ed in modo particolare nel Mezzogiorno, ha bisogno di
interventi organici e forti. Un progetto articolato di
politiche del lavoro e dello sviluppo, qualora ve ne fossero
le intenzioni, prevede tempi lunghi di realizzazione. Nel
frattempo, oltre alle già note situazioni di gravissimo
disagio umano e sociale, vengono perpetrate delle vere
ingiustizie nei confronti delle persone che non hanno nessuna
possibilità avorativa. Le liste dei disoccupati aumentano ogni
giorno di più: 2.750.000 disoccupati in Italia, al Sud il 20
per cento degli uomini e il 30 per cento delle donne sembrano
inesorabilmente abbandonate al proprio destino.
Giovani, donne in cerca di prima occupazione, lavoratori
espulsi dall'attività produttiva e non più in grado di
reinserirsi, vivono o "sopravvivono" la loro condizione di
"senza reddito" nella disperazione e quasi senza speranza. A
loro lo Stato non può che dare risposte urgenti, serie e
concrete. In questo senso
occorre dare segnali emblematici di una inversione di rotta,
rispetto al passato, con interventi che seppure parziali e di
modesta entità, indichino una scelta precisa a favore di chi è
più svantaggiato. Tale appare la proposta di legge che si
presenta: una proposta immediata che non ha bisogno di "altri
fondi"; che non toglie niente a nessuno; che stabilisce un
principio di giustizia sociale tra chi ha già un reddito e di
conseguenza un lavoro e chi invece vive di esclusiva
speranza!
Migliaia di giovani disoccupati, spesso in possesso di
diploma o di laurea puntualmente attendono fuori dai seggi
elettorali, al momento del loro insediamento, nella speranza
che qualcuno rinunci alla nomina di scrutatore, o di
presidente di seggio.
L'introduzione del requisito dello stato di disoccupazione
per l'esercizio di tali funzioni, può essere un'opzione
significativa, seppure limitata e insufficiente, di una nuova
direzione imboccata per una politica di equità sociale.
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