| Onorevoli Colleghi! -- La presente proposta di legge è
intesa ad introdurre la defiscalizzazione, a certe condizioni,
dei redditi derivanti dalla locazione di immobili urbani ad
uso abitativo, facendo di questa ipotesi una ulteriore
fattispecie inserita nell'articolo 11 del decreto-legge n. 333
del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 359
del 1992, che già ha previsto la possibilità di "patti in
deroga" alla vigente normativa sull'equo canone.
Si intende così suggerire un ulteriore, possibile
correttivo all'attuale situazione del mercato degli affitti e
agli scompensi che in esso si sono prodotti, non ultimi quelli
derivanti dal frequente ricorso ai cosiddetti "canoni in nero"
ed ai frequenti cambi di destinazione d'uso, con l'esclusivo
scopo di aggirare la normativa
sull'equo canone. Il meccanismo proposto, infatti, potrebbe
agire, in primo luogo, da calmieratore all'aberrante tendenza
ad affittare gli alloggi ad uso ufficio o foresteria, il che
comporta perdita di patrimonio immobiliare ad uso abitativo e
mera speculazione.
Si ritiene, comunque, che altri positivi effetti di natura
sociale ed economica potrebbero essere indotti dalla soluzione
proposta, che può incrementare l'offerta sul mercato di case
in affitto a prezzi legati al classico fattore
domanda-offerta, con il naturale calmieramento dei canoni di
locazione. Tra le ripercussioni di questo, ci sarebbe in primo
luogo la più concreta possibilità per i giovani che volessero
crearsi una famiglia di trovare una casa propria, mentre ora
sono costretti o a rinunciare al matrimonio, a convivere con
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i genitori, o a trovare fuori città una momentanea
sistemazione abitativa.
Si potrebbe, inoltre, determinare la diminuzione della
mobilità della popolazione, con decremento immediato
dell'impatto sul traffico urbano: ci sarebbe maggiore
disponibilità per reperire una abitazione il più possibile
vicina al proprio posto di lavoro o alla scuola dei propri
figli, - come è nella mia memoria di un tempo - con effetto
anche sull'inquinamento, ridotto drasticamente a seguito della
diminuzione del traffico causato dagli spostamenti per
necessità.
Sul piano economico, la possibilità di superare il
"congelamento" del mercato degli affitti non potrebbe che
indurre anche lo spostamento di indirizzo degli investimenti
di capitale verso l'investimento immobiliare, ridando vita al
settore edilizio che si presenta attualmente in profonda
crisi: sarebbe più facile reperire denaro fresco per
l'edilizia, che ora risulta essere completamente ferma, mentre
in passato è sempre stata un volano per l'economia nazionale.
Vorrei ricordare, a questo proposito,
che il denaro impiegato in questo settore ha l'effetto
di moltiplicatore sul mercato dei beni e dei servizi, pari
alla decuplicazione della somma impiegata: è infatti evidente
l'incremento immediato dei posti di lavoro per tutte le
aziende, grandi e piccole, artigiane ed industriali, legate a
tutte le attività produttive coinvolte.
Peraltro, la diminuzione del gettito fiscale proveniente
dai redditi da locazione abitativa non comporterebbe, si
ritiene, alcun aggravio per l'erario, in quanto la
movimentazione dei beni e dei servizi interessati dal progetto
sortirebbe un incremento sia fiscale che contributivo legato
all'incremento dell'occupazione che, producendo reddito,
produrrebbe, a sua volta, imposte e tasse.
Onorevoli colleghi, per il complesso delle argomentazioni
sia pur brevemente svolte, mi auguro che il presente progetto
possa incontrare il vostro consenso, come contributo proposto
per la soluzione di un problema avvertito in maniera sempre
più acuta sia dagli operatori del settore sia dall'opinione
pubblica.
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