| Onorevoli Colleghi! -- Da un'indagine effettuata
dall'Associazione difesa utenti e consumatori (Adusbef) su un
campione rappresentativo di abbonati al servizio telefonico
nazionale, risulta che il 98 per cento degli intervistati non
ha alcuna fiducia nel sistema di rilevazione dei consumi
adottato dalla SIP; il 79 per cento è convinto di pagare più
di quanto consuma; il 95 per cento degli utenti ritiene
indispensabile l'installazione di un apparecchio rilevatore
dei consumi collegato al proprio telefono; l'89 per cento non
ha alcuna fiducia nella SIP non ritenendola sufficientemente
affidabile.
La SIP è infatti l'unica azienda di servizi che fattura il
consumo degli utenti senza che sia obbligata a dimostrare che
il consumo stesso sia stato realmente effettuato da
quell'abbonato destinatario della fattura.
Altre grandi aziende di servizi pubblici ad alta
diffusione, erogatrici di acqua, luce, gas, sono invece
obbligate a fornire, con l'allaccio del servizio, affidabili
apparecchiature che rilevano il reale e veritiero consumo
effettuato dagli utenti.
Tali apparecchiature, oltre a rendere tranquilli gli
abbonati mettendoli al riparo da cattive sorprese, consentono
anche di pianificare i consumi e di conoscere, seppur
approssimativamente, la spesa a cui vanno incontro, in modo da
far quadrare le entrate mensili con le uscite, rendendo
compatibili economia domestica e bilancio familiare,
soprattutto per la grande massa di lavoratori, impiegati,
artigiani, pensionati e famiglie monoreddito.
Senza contare che tali apparecchiature risultano
estremamente utili anche per le imprese ed i cosiddetti grandi
utenti,
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poiché consentono di evitare spiacevoli sorprese derivanti da
un'utilizzazione impropria degli stessi "telefoni d'ufficio",
che a volte vengono usati per servizi hotline sui quali
anche la SIP ricava fette consistenti di fatturato.
La SIP a richiesta, installa al domicilio degli utenti, i
cosiddetti "indicatori di conteggio", a fronte di un canone
mensile variabile da 2.000 a 3.500 lire. Tali "contascatti"
però non fanno fede, per la SIP, che ne incamera il canone,
ma, in caso di controversia riconosce soltanto gli indicatori
installati nella centrale telefonica, per cui al danno per
l'utente che si vede fatturare consumi ingiustificati, a volte
doppi o tripli della media degli ultimi cinque, dieci anni, si
aggiunge la beffa di non avere accesso ad alcun tipo di
controllo diretto sui propri consumi.
La stessa SIP, in più di una occasione, ha riconosciuto la
possibilità che possano verificarsi addebiti ingiustificati
derivanti dalle più disparate cause: dalla manomissione delle
centraline, a scatti addebitati dalle prove periodiche
effettuate dai suoi tecnici sulle apparecchiature di centrale,
a sovraccarichi di linee, eccetera.
Quando è però l'utente a dover sopportare l'onere e
l'ingiunzione di pagare al
buio, pena il distacco del servizio telefonico pubblico,
quando sono migliaia e migliaia i cittadini lavoratori,
pensionati e casalinghe a protestare per addebiti
ingiustificati tali da mettere in discussione perfino
l'armonia e la convivenza civile e familiare, allora è il
legislatore che è obbligato ad intervenire per mettere ordine
ad un caos e ad una giungla che avvantaggia soltanto il
gestore dei servizi telefonici.
Si rende quindi necessaria una proposta di legge chiara,
semplice, rigorosa che arreca il vantaggio alla SIP di
renderla meno odiosa e prepotente di quanto non sia stata
finora nella considerazione delle grandi masse di abbonati che
non hanno alcuna fiducia nell'azienda telefonica.
Per questo, onorevoli Colleghi, Vi invito a dare immediato
esame a questa proposta di legge, per rendere certi i diritti
dei consumatori ed utenti di questo nostro Paese, affinché
questa legislatura si apra all'insegna dei diritti dei
cittadini, dei lavoratori, dei pensionati e della moltitudine
delle donne che stringono la cinghia di fronte ai morsi della
recessione economica, ma non si arrendono alla speranza che
qualcosa possa cambiare, anche per loro, nel Paese.
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