| Onorevoli Colleghi! -- L'esposizione internazionale
"Cristoforo Colombo, la nave e il mare", che ha avuto luogo
dal 15 maggio al 15 agosto 1992 a Genova, ha permesso la
realizzazione di opere ed il recupero di immobili e di vaste
aree portuali a finalità urbane, permettendo di ricostruire
quel legame profondo e tradizionalmente senza soluzione di
continuità che esisteva tra le banchine portuali e la città, i
suoi portici, i suoi magazzini ed i suoi negozi.
Con lo sviluppo del porto a ponente, particolarmente a Prà
ed a Voltri, e la specializzazione ed il potenziamento di moli
quali Calata Sanità, Calata Olii minerali, eccetera, la
funzione delle banchine del porto più antiche, all'interno del
porto vecchio, è sempre più venuta meno rispetto alle attività
di ormeggio tradizionali. La destinazione ad una profonda
ristrutturazione della zona, con la previsione
di ormeggi per il diporto e strutture ricettive e di
servizio, è ormai in programma negli strumenti urbanistici e
di pianificazione approvati dalla regione Liguria e dal comune
di Genova.
Naturalmente non intendiamo trascurare il fatto che
l'intera operazione Expò, per il modo con la quale è stata
gestita - che ha portato alle dimissioni del sindaco della
città - per le procedure di appalto seguite e per le opere
stesse realizzate, è oggetto da tempo del nostro giudizio
critico e, addirittura, di indagini specifiche avviate dalla
magistratura. Né intendiamo tacere una critica di fondo al
taglio che si è voluto dare alle celebrazioni colombiane,
trascurando le conquiste e la distruzione di popoli e civiltà
che hanno fatto seguito alla scoperta dell'America.
Resta tuttavia il fatto che, grazie all'uso di notevoli
risorse pubbliche, un complesso di aree ed edifici è stato
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realizzato, e l'uso intelligente e razionale di esso potrà
costituire un grande patrimonio per la città, una occasione in
più per il recupero dell'importantissimo centro storico, il
più vasto d'Europa, e la possibilità di offrire nuovi spazi
alle attività economiche, sociali e culturali.
Lo sfruttamento pieno di tale occasione non può però
prescindere dalla attribuzione della proprietà e della
gestione del complesso di aree e strutture. Già nella loro
progettazione era esplicito il ruolo urbano dell'insieme delle
opere e la loro integrazione nel tessuto urbanistico,
economico e sociale della città.
Per rispondere per intero a questa esigenza non c'è che una
scelta, quella dell'affidamento pieno ed esclusivo della
proprietà al comune di Genova di tutto il complesso delle aree
e degli immobili compresi nel perimetro dell'esposizione
colombiana. Ciò per permettere, nella citata direzione, un uso
razionale della nuova porzione di tessuto urbano e delle sue
strutture, ed una gestione politica chiara, più controllabile
democraticamente, da parte
dell'assemblea elettiva comunale: senza contrasti,
complicazioni burocratiche e conflitti di interessi e di
competenze.
Anche per la profonda concezione che abbiamo dello Stato e
delle autonomie locali come espressione primaria dello Stato,
avanziamo, dunque, la proposta di attribuire al comune di
Genova la proprietà, come beni inalienabili, delle aree e dei
beni immobili in questione.
Questa ci pare una scelta naturale ai fini della
destinazione collettiva e pubblica dei beni interessati e del
loro utilizzo, rafforzata dall'esperienza negativa della
formula attuata per la costituzione dell'Ente Colombo, per
quel che riguarda risultati e modalità di gestione.
Una sua riedizione porterebbe alla creazione di un nuovo
"carrozzone" malgovernabile, lontano dalle sedi istituzionali
proprie del controllo democratico e della gestione limpida e
coerente di una parte di città. Peggiore ancora sarebbe la
soluzione della costituzione di apposita società di capitali,
perché porterebbe all'estremo le caratteristiche negative da
noi evidenziate.
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