| Onorevoli Colleghi! -- La proposta di legge che
portiamo alla vostra attenzione intende mettere in risalto la
necessità che si giunga ad una proposta di riforma complessiva
della legge 27 luglio 1978, n. 392, meglio conosciuta come
"legge sull'equo canone".
Negli ultimi tempi il Parlamento ha varato provvedimenti
che hanno provocato proteste da parte degli inquilini e delle
associazioni sindacali. In particolare l'articolo 11 del
decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, che
istituiva i patti in deroga si è dimostrato incapace di
aprire al mercato l'ingente patrimonio sfitto, anzi, ha
peggiorato le condizioni di vita di coloro che vivevano in
appartamenti già ad equo canone. Senza tacere della massa di
disdette per finita locazione che hanno preceduto le richieste
di aumento degli affitti.
Grazie all'articolo 11 del citato decretolegge n. 333 del
1992 gli inquilini si sono visti richiedere aumenti degli
affitti da un minimo del 100 per cento ad un massimo del 300
per cento.
E' evidente che non si può procedere con parziali
aggiustamenti a provvedimenti errati nel metodo e nel
merito.
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Con la presente proposta di legge si intende porre con
forza la necessità di varare una vera riforma dell'equo canone
e non una semplice variazione di un articolo a sé stante.
Nella presente proposta di legge si pone l'attenzione in
particolare sul patrimonio sfitto e quindi si prevede che per
gli alloggi non locati da più di sei mesi si quadruplichi la
rendita catastale ai fini dell'IRPEF e si raddoppi l'imposta
comunale sugli immobili. In questo modo proponiamo di
utilizzare la leva fiscale come agente attivo per la
immissione nel mercato di alloggi attualmente sfitti. Qualora
gli alloggi risultino locati, con registrazione del contratto
di locazione, il locatore potrà beneficiare del dimezzamento
dell'ICI e della possibilità di detrarre dalla dichiarazione
dei redditi una parte degli affitti percepiti.
Per quanto riguarda il calcolo dell'affitto si prevede che
il canone di locazione annuo sia pari all'1,5 del valore
catastale sulla base degli estimi rivalutati recentemente.
Altra proposta, per noi importante, riguarda la possibilità
di procedere al recesso dal contratto solo per giusta causa,
eliminando così la finita locazione che ha permesso in soli
dieci anni, dal 1981 al 1991, un milione e duecentomila
sfratti, il
che significa che una famiglia su tre ha ricevuto lo
sfratto.
In merito al deposito cauzionale prevediamo che questo non
venga dato al locatore ma che venga versato in un conto
corrente comunale; con tale fondo il comune finanzierebbe il
recupero di quartieri della periferia, la predisposizione di
zone di verde pubblico, eccetera. E' fatto salvo il diritto
dell'inquilino a ricevere gli interessi dovuti e al locatore
il comune garantirebbe, in caso di danni, il risarcimento.
Altri aspetti che nella nostra proposta di legge intendiamo
mettere in risalto sono: 1) una norma transitoria di garanzia
per coloro che hanno ricevuto lo sfratto a seguito di mancato
accordo sul patto in deroga; 2) la possibilità per l'inquilino
di detrarre dalla dichiarazione dei redditi l'affitto pagato;
3) l'abolizione dei patti in deroga stabiliti dall'articolo 11
del citato decreto-legge n. 333 del 1992; 4) il mantenimento
del fondo sociale già previsto dalla legge n. 392 del 1978.
Siamo convinti che occorre giungere al più presto ad una
nuova normativa nel comparto delle abitazioni private, ci
auguriamo che il nostro contributo possa determinare una
accelerazione dell' iter di approvazione di una riforma
che milioni di famiglie in Italia attendono.
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