| Onorevoli Colleghi! -- La drammaticità della
questione sfratti è nota a tutti; ad oggi sono più di 800.000
gli sfratti in esecuzione in tutto il nostro Paese, mentre
altre centinaia di migliaia sono gli sfratti di cui è stata
richiesta l'esecutività nelle preture. Basti per tutti un solo
dato: a Roma ai 25.000 sfratti esecutivi vanno aggiunte 45.000
richieste di sfratti pendenti presso la pretura. Tutto ciò
impone al Parlamento una decisa azione legislativa capace di
dare risposte concrete.
Il decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con
modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, disponeva
che gli enti, i comuni e gli Istituti autonomi case popolari
destinassero il 50
per cento delle abitazioni disponibili agli sfrattati.
Sull'onda di questo decreto-legge e su richiesta delle
associazioni sindacali degli inquilini, alcuni prefetti, nel
corso del 1990, emanarono ordinanze nelle quali si disponeva
l'utilizzo delle case degli enti per un passaggio da casa a
casa nei confronti degli sfrattati per i quali era stato
richiesto l'uso della forza pubblica. Quello che veniva
sancito con le ordinanze dei prefetti era il fatto che nessuno
sfratto doveva avvenire senza la garanzia di un altro
alloggio.
Nella realtà il decreto-legge n. 551 del 1988 e le
ordinanze dei prefetti sono sostanzialmente rimaste
inapplicate a causa
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della mancanza di norme che realmente impongano agli enti di
mettere gli alloggi a disposizione della commissione di cui
all'articolo 4 del decreto-legge n. 551 del 1988.
Con la presente proposta di legge intendiamo far sì che gli
alloggi siano assegnati dalla commissione sopra menzionata che
garantisca agli sfrattati, per i quali è previsto l'uso della
forza pubblica, il passaggio da casa a casa. In questo modo si
toglie
agli enti il potere di operare con discrezionalità nelle
assegnazioni. Inoltre viene istituita una penale, pari al 50
per cento del valore degli immobili non dichiarati, qualora
l'ente non fornisca l'elenco completo degli alloggi
disponibili.
Siamo certi che ciò non rappresenta la panacea di tutti i
mali ma può contribuire ad alleviare il dramma che centinaia
di migliaia di famiglie, soprattutto nelle grandi città,
vivono quotidianamente.
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