| Onorevoli Colleghi! -- La pressante stretta
finanziaria, la scarsa competitività dei prodotti offerti dai
produttori agricoli del Meridione rispetto a quelli di altri
Paesi mediterranei, stanno determinando un processo
degenerativo del settore agricolo.
L'incertezza costante di collocare nel migliore dei modi il
prodotto offerto (tabacco, patate, grano, eccetera) ha
bloccato quel naturale processo di ammodernamento dei mezzi di
produzione atto a garantire una maggiore funzionalità.
A quanto brevemente esposto, in questi ultimi tempi si è
venuto ad aggiungere anche una concreta mancanza di sostegno
da parte della Comunità europea.
L'agricoltura del Meridione è, quindi, allo sbando.
Ovviamente il legislatore avrebbe dovuto dare una sensibile
spinta ed incentivare con ogni mezzo il recupero dell'economia
agricola; ma, al contrario, ha dato una "batosta" in tutti i
sensi con l'approvazione dell'infausto decreto legislativo 11
agosto 1993, n. 375: definito, con sincerità da parte dello
scrivente, infausto perché ha dato il colpo di grazia ad
un'attività non certamente sino ad oggi fiorente.
Indiscriminatamente il citato decreto legislativo n. 375
del 1993 ha previsto complicate scritture contabili sia per i
piccoli sia per i grandi proprietari, ha triplicato gli oneri
previdenziali e gli aggravi burocratici, obbligando ogni
piccola azienda a chiedere consulenze, con conseguente
dispendio di tempo e di danaro.
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Tali ingiustizie consumate ai danni del piccolo agricoltore
avevano avuto uno slittamento di applicazione al 30 settembre
1994, ma oggi, inesauribilmente, il Servizio per gli elenchi
nominativi dei lavoratori e per i contributi unificati in
agricoltura (SCAU) sta inviando i bollettini di versamento dei
contributi agricoli triplicati, in quanto il legislatore,
avendo lasciato scoperto da fiscalizzazione il quarto
trimestre 1993, non è riuscito a trovare rimedio con uno
strumento di legge che esplicitasse la volontà rimasta
inespressa con la legge 24 dicembre 1993, n. 537.
E' ora di porre rimedio a tale situazione; è tempo di
rinnovare tutti quegli oneri e strumenti burocratici, che
paralizzano inesorabilmente l'attività dell'agricoltore, che è
ormai allo stremo delle sue forze.
L'intero disposto del citato decreto legislativo n.375 del
1993 andrebbe rivisto, perché, a parere del proponente,
presenta solamente iniquità; reperire somme per rimpinguare le
casse dello Stato non significa infierire nei confronti di chi
è già allo stremo, poiché è possibile procedere in modi
diversi e più equi, vi sono immense possibilità di tagli, ad
esempio, alle spese superflue.
Mi affido alla sensibilità del Parlamento perché il citato
decreto legislativo n. 375 del 1993 venga interamente abrogato
o almeno, mi auguro, vengano eliminate quelle disposizioni che
rappresentano chiaramente quanto di più provocatorio possa
esservi nei confronti di chi è costretto a vivere di
stenti.
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