| Onorevoli Colleghi! -- Tutta l'agricoltura delle zone
centro-meridionali, ivi compreso l'indotto commerciale, vive
da almeno un decennio una profonda crisi strutturale
caratterizzata da una forte contrazione dei redditi d'impresa,
dall'espansione dell'indebitamento sia nei confronti degli
istituti bancari sia degli enti ed istituti previdenziali ed
assistenziali, dalla perdita di competitività sui mercati
interni ed europei, dalla flessione degli investimenti e
dell'occupazione, da una riduzione del volume d'affari, da
bilanci passivi e dalla perdita pressoché totale di
liquidità.
Le cause di una siffatta profonda crisi strutturale e
congiunturale sono certamente complesse e possono
sinteticamente essere individuate in:
mancanza di una tutela effettiva da parte dell'Unione
europea delle produzioni mediterranee;
incremento delle colture mediterranee nei Paesi
limitrofi, comunitari ed extracomunitari, i cui costi di
produzione sono estremamente competitivi e favoriscono la
penetrazione delle relative produzioni sia nei mercati
comunitari sia in quelli interni italiani;
introduzione di prodotti di colture mediterranee nei
mercati interni ed in quelli europei spacciati per prodotti
comunitari da parte di operatori appartenenti a Paesi
dell'Unione europea a causa di controlli molto disinvolti;
susseguirsi negli ultimi dodici anni di danni alle
produzioni causati da eventi climatici sfavorevoli ed
ufficialmente accertati e riconosciuti (siccità, gelate,
alluvioni, grandinate e venti sciroccali);
aumento progressivo dei costi di produzione sia con
riferimento al costo del
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lavoro (stipendi, salari ed oneri sociali) sia con
riferimento al costo dei servizi (trasporti, energia, credito,
imballaggi eccetera);
marginalità geografica rispetto ai mercati
continentali.
In questo contesto estremamente negativo, seppur crudemente
realistico, dell'agricoltura del centro e del sud, che
comunque ha fino ad oggi garantito elevati livelli
occupazionali evitando un'ulteriore lievitazione della
disoccupazione che, nelle zone interessate, raggiunge già
livelli superiori al 20 per cento, piomba come un sisma
terrificante la cessazione della sospensione e la conseguente
riscossione dei contributi agricoli unificati relativi a varie
annualità che rischia di azzerare irreversibilmente le
capacità operative delle aziende già in crisi di liquidità.
Tali imprese sono già a tal punto indebitate con gli
istituti bancari e nei confronti degli enti ed istituti
previdenziali ed assistenziali da non consentire di ipotizzare
un rientro da tali passività nemmeno per quelle imprese che
hanno in qualche modo usufruito di agevolazioni (come nel caso
di quelle della Sicilia orientale che hanno usufruito dei
benefici susseguenti al sisma del dicembre 1990).
Si impone quindi una riduzione drastica del debito delle
aziende suddette
nella consapevolezza che con ciò non si vuole accordare un
indebito privilegio, ma viceversa si intende creare le
premesse per il mantenimento dell'apparato produttivo e dei
livelli occupazionali a fronte di un verosimile generalizzato
fallimento di dette imprese che, oltre a non rendere possibile
alcun recupero del credito contributivo, finirebbe per
determinare un vero e proprio disastro sociale.
Appare necessario porre un punto fermo nell'evidenziato
contesto per poter programmare un reale risanamento del
settore e per rilanciare tutto il comparto che richiede
congrui investimenti tecnologici ed ampio impiego di
manodopera in relazione alle colture interessate (ortaggi e
primizie, agrumi, uva).
Pare superfluo, infine, evidenziare che l'approvazione
della presente proposta di legge non incide in alcun modo
sulle attuali previsioni di entrata (la riscossione dei
contributi è sospesa per disposizioni amministrative o di
legge) e non richiede quindi di indicare i mezzi di copertura
finanziaria. Di più, l'intervento proposto assicura comunque
il recupero di buona parte dei contributi dovuti su un piano
di effettività e non su un piano meramente cartolare e che,
nella misura nominale dovuta, sarebbe concretamente
irrealizzabile per le richiamate ragioni.
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