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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


1369
DDL0093-0002
Relazione Camera n. 93-A (DDL13-93-A)
(suddiviso in 32 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.4 dello stampato)
...C93A, C108A, C164A, C423A, C1025A, C1926A, C2835A, C3535A, C3542A, C3608A. TESTIPDL
...C93A, C108A, C164A, C423A, C1025A, C1926A, C2835A, C3535A, C3542A, C3608A.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNAVA ZZDDLC93A ZZ13 ZZRL ZZRM
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     Onorevoli Colleghi! - Il progetto di legge che la XII
  Commissione affari sociali propone all'Assemblea disciplina
  gli interventi per la prevenzione e la cura dell'alcolismo e
  delle patologie correlate, la riabilitazione e l'inserimento
  sociale dell'alcolista.
  Normativa vigente.
     L'abuso di bevande alcoliche in Italia costituisce fin dal
  1800 una questione scientifica e culturale.  Il primo movimento
  contro l'alcolismo fu promosso nel 1864 a Torino e, nella sua
  seppur breve vita, ottenne l'introduzione nel nuovo codice
  penale degli articoli 488 e 489 sull'ubriachezza.  Il 1892 vede
  la costituzione della prima Lega di temperanza a Lucca,
  fondata dal padre evangelico valdese Giovanni Rochat che,
  nello stesso anno, promuoverà a Firenze la Lega italiana
  anti-alcolica, destinata promuovere in Italia un movimento
  nazionale contro l'alcolismo.  Nel terzo convegno nazionale di
  Milano del 1^ dicembre 1907, si costituirà su proposta di
  Rochat, la Federazione anti-alcolica italiana.  La nuova
  federazione sarà costituita dalla Lega contro l'alcolismo di
  Venezia, dalla Lega anti-alcolista fiorentina, dalla Lega di
  Brescia e dalla Lega bergamasca, costituitesi nel 1903, e
  dalla Lega del Val Pellice, di Pavia e di Belluno nonché dalla
  Lega popolare di Milano, fondate nel 1907.  Queste leghe e
  società costituirono una notevole forza di sensibilizzazione e
  di intervento sull'alcolismo che si concretizzò nella
  partecipazione alla elaborazione del codice penale Zanarelli
  (1889) e della legge contro l'alcolismo del 1913, nonché in
  numerose iniziative di prevenzione nel mondo della scuola e
  del lavoro e nel campo della salute pubblica.  Queste proposte
  di legge presentano una componente repressiva determinata
  dalle esigenze di carattere sanitario legate soprattutto al
  mantenimento dell'ordine pubblico turbato dalla libera
  circolazione di soggetti ubriachi e di conseguenza disposti
  alla ribellione e alla rissa.
     Negli anni '30, con l'avvento del fascismo, si ebbe un
  inasprimento delle pene e con la scomparsa di questi movimenti
  l'alcolismo divenne pertinenza degli ospedali psichiatrici
  (O.P.) con approcci segregativi manicomiali.  Il ricovero
  veniva effettuato il più delle volte dalle forze dell'ordine
  ed il reparto di osservazione dell'O.P diveniva per gli
  alcolisti il punto di arrivo, per molti il luogo in cui
  trascorrere la maggior parte della vita.
     Negli anni '60 la profonda riforma culturale del gruppo di
  Franco Basaglia mette in evidenza la complessità del disturbo
  mentale costringendo a sperimentare diverse risposte a
  differenti bisogni evidenziando da subito la necessità di
  trovare strumenti terapeutici alternativi al "reparto per
  alcolisti", considerato una evidente contraddizione
  istituzionale.  Nacquero così le esperienze delle Comunità
  terapeutiche inizialmente all'interno della realtà manicomiale
  con nuove forme di autogestione degli spazi e del tempo.  Negli
  anni '80 dopo l'emanazione della legge 180 del 1978, che non
  prevede alcuna modalità o struttura di intervento specifico
  per gli alcolisti, con la progressiva chiusura dei manicomi,
  saranno sempre di più i reparti di medicina ad occuparsi di
  alcolismo.  In tali reparti l'interesse sarà maggiormente
 
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  rivolto alle complicanze fisiche della malattia con minore
  attenzione per la fase post-ricovero.
     Né la legge di attuazione del Servizio sanitario
  nazionale, la n. 833 del 1978, né le successive versioni della
  stessa, riguardanti l'organizzazione delle unità sanitarie
  locali (USL), forniscono precise indicazioni o linee guida per
  l'intervento di prevenzione, diagnosi e cura
  dell'alcoldipendenza.  Analogamente, la legge n. 162 del 1990
  ed il successivo decreto del Presidente della Repubblica n.
  309 del 1990, recante adozione del testo unico delle leggi in
  materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze
  psicotrope, prevenzione e cura e riabilitazione dei relativi
  stati di tossicodipendenza, non offrono chiare linee guida per
  un intervento specifico in campo alcologico.
     Ben diversa è stata, in questi anni, l'attività
  legislativa a livello locale e regionale che ha visto dagli
  anni '80 un fiorire di iniziative che non sempre hanno trovato
  una loro applicazione.  La prima regione a promulgare una legge
  in materia di alcolismo è il Friuli Venezia Giulia che già nel
  1982 istituiva il Servizio di alcologia a livello ospedaliero.
  In seguito altre regioni si doteranno di una legge
  sull'alcolismo come il Trentino Alto Adige, il Veneto, nel
  1990 la Lombardia, nel 1992 l'Emilia Romagna e nel 1993 la
  Toscana.  Attualmente quasi tutte le regioni italiane hanno
  deliberato delle leggi o dei piani di azione sull'alcol.
     L'assenza, però, di una legislazione nazionale in materia
  rende le iniziative di prevenzione, cura e riabilitazione,
  precarie nella implementazione, nello sviluppo e nei
  finanziamenti.
  Le caratteristiche dell'intervento di prevenzione e di
  cura.  I servizi esistenti.
     I problemi e le patologie alcolcorrelate (PPAC) per la
  loro complessità richiedono l'intervento coordinato di più
  figure professionali (multidisciplinarietà) e l'integrazione
  tra i servizi istituzionali e quelli del terzo settore
  (policentricità).  Definiamo genericamente per "terzo settore"
  quel segmento della società civile che comprende i movimenti
  del volontariato con carattere non-profit, i gruppi di
  auto-mutuo-aiuto e le organizzazioni non governative.  In
  questa vasta area si collocano i gruppi di auto-mutuo-aiuto
  che si occupano di PPAC.  In termini quantitativi, l'estensione
  del "problema alcol" ha determinato l'implementazione di un
  notevole numero di servizi pubblici e del terzo settore.
     Parallelamente al proliferare di servizi o centri di
  alcologia del Servizio sanitario nazionale si sono andati
  sviluppando, in Italia, due forti movimenti volontari di
  intervento, gli Alcolisti anonimi (AA) che vedono nascere il
  loro primo gruppo a Roma nel 1972, e i Club alcolisti in
  trattamento (CAT) che vedono la nascita a Trieste nel 1979.
  Attualmente questi movimenti sono distribuiti su tutto il
  territorio nazionale e costituiscono una delle reti di
  intervento sull'alcolismo più vasto e diversificato per
  approccio al problema che si possa trovare in Europa.
     Sulla base di un censimento tuttora in corso si stima che
  in Italia i Servizi alcologici del Servizio sanitario
  nazionale siano 327, i servizi alcologici privati 15.
     Le associazioni dei CAT risultano essere 201 ed i Club
  alcolisti in trattamento 2.397.  Alcolisti anonimi conta in
  totale 804 gruppi di cui 434 AA, 326 Al-Anon, 27 Al-Ateen, 17
  Figli Adulti, per un totale di 3.201 gruppi di  self-help
  che coinvolgono almeno 32 mila famiglie.
     L'indagine evidenzia una notevole diversificazione
  territoriale della diffusione dei servizi e dei gruppi di
  auto-mutuo-aiuto, con regioni che hanno un rapporto
  popolazione/gruppi molto elevato (Friuli Venezia Giulia con un
  servizio per 2.856 abitanti) e regioni con lo stesso rapporto
  molto basso (Campania con un servizio ogni 140.000
  abitanti).
     Queste differenze vanno lette alla luce di una realtà
  storica e sociale particolare che non può costituire la base
  per interventi discriminatori, ma che deve essere considerata
  ai fini dell'implementazione di strategie e politiche
  sanitarie che si muovono in un ottica di interazione tra
  servizi pubblici e terzo settore.
 
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  I problemi e le patologie alcolcorrelati: i dati relativi
  al contesto europeo.
     I prodotti alcolici sono responsabili di circa il 9per
  cento del totale delle malattie in Europa, aumentano il
  rischio di cirrosi epatica, di alcuni tipi di tumore, di
  aumento della pressione sanguigna, d'infarto e di
  malformazioni congenite.  Sebbene il consumo di alcol riduca il
  rischio di malattie cardiovascolari, la maggior parte di
  questo effetto è ottenuta a livelli di consumo inferiori a 10
  grammi al giorno, ed è in ogni modo significativo solo per gli
  individui di età superiore ai 50 anni.  A livelli alti di
  consumo, l'alcol aumenta il rischio di improvvisa morte
  coronarica.  Il consumo di alcol accresce il rischio di
  problemi familiari, lavorativi e sociali quali
  l'alcoldipendenza, gli incidenti (compresi gli incendi), le
  aggressioni, i comportamenti criminali, le ferite non
  intenzionali, la violenza, gli omicidi e i suicidi, gli
  incidenti sulla strada e quelli sulle navi che a volte possono
  provocare ingenti danni ambientali.  Sul totale delle morti
  dovute a ferite intenzionali o non intenzionali, tra il 40 e
  il 60 per cento sono attribuibili al consumo di alcol.  I danni
  alcolcorrelati che sono particolarmente alti nella Europa
  orientale, zona nella quale sono responsabili di una larga
  parte dell'aumento di morti cardiovascolari e della
  diminuzione della speranza di vita.
     Il 90 per cento dei Paesi europei hanno un consumo annuale
  pro capite che supera i 2 litri di alcol puro (il limite
  suggerito dall'evidenza scientifica come il più basso rischio
  di mortalità per la popolazione).  I costi dell'alcol per la
  società, intesi come costi diretti e costi legati alla perdita
  di produttività, sono stimati tra il 2 e il 5per cento del
  prodotto interno lordo.
     Esistono evidenze scientifiche dell'O.M.S, riguardanti i
  Paesi europei, che dimostrano come si possano ottenere
  benefici sanitari ed economici sostanziali se si prendono
  iniziative sull'alcol.  La Carta europea sull'alcol (1995)
  delinea le principali strategie di promozione della salute,
  che comprendono l'istituzione e il rafforzamento di leggi
  efficaci, la tassazione delle bevande alcoliche e il controllo
  della pubblicità diretta e indiretta delle bevande alcoliche.
  La valutazione dell'impatto sanitario da parte del mondo
  produttivo costituisce un'importante strategia
  complementare.
     La Carta sull'alcol del 1995 e il piano d'azione europeo
  sull'alcol forniscono pertanto indicazioni per ridurre i danni
  prodotti dal consumo di alcol.  L'aumento delle tasse sui
  prodotti alcolici, riducendo il consumo, riduce i danni alcol
  correlati, in particolare per i giovani e per i grandi
  bevitori.  La diminuzione del 10 per cento del consumo
  individuale corrisponde alla diminuzione di circa il 20 per
  cento della mortalità alcolcorrelata maschile e alla
  diminuzione del 5per cento di incidenti mortali, suicidi e
  omicidi nella popolazione generale.
     Sono necessarie regole per controllare il contenuto
  alcolico delle bevande, per escludere la possibilità di
  stabilire correlazioni ingiustificate tra il prodotto e la
  salute, per controllare il tipo di confezione in cui i
  prodotti alcolici sono venduti e per assicurarsi che queste
  confezioni forniscano al consumatore le necessarie
  informazioni (come il contenuto di etanolo della bevanda
  alcolica in questione).  Le bevande alcoliche mascherate da
  bevande analcoliche, pensate e messe sul mercato per attirare
  gli adolescenti, aumentano il rischio di dipendenza e
  intossicazione, e dovrebbero essere bandite.
     L'attuazione di programmi e/o attività di ricerca in
  materia di consumi alcolici (uso e abuso) è stata, negli
  ultimi anni, incoraggiata dal riconoscimento da parte degli
  organismi nazionali ed internazionali del "fenomeno" alcol
  come problema sociale, sanitario ed economico.  Tale interesse,
  sebbene tardivo, risulta evidente anche dall'analisi
  dell'attività legislativa e dai numerosi atti normativi,
  italiani ed europei, emanati o in corso di emanazione,
  riguardanti la regolamentazione e la definizione di realtà o
  contesti attinenti specificamente il consumo, l'uso
  inadeguato, l'abuso di alcol e le sue conseguenze.
 
                               Pag. 7
 
     L'Italia ha aderito dal 1991 alle strategie di prevenzione
  europee previste dal programma dell'Organizzazione mondiale
  della sanità (OMS) "Salute per tutti nell'anno 2000"
  (Health for All)  che, all'obiettivo n. 17, prevede la
  diminuzione del 25 per cento del consumo complessivo di alcol
  in Europa, obiettivo ulteriormente ratificato dalla
  risoluzione OMS del 17 settembre 1992 che elaborava il Piano
  d'azione europeo in materia di alcol  (European Alcohol
  Action Plan).  A partire da tale momento nei 50 Stati membri
  europei appartenenti all'OMS si è assistito all'attivazione
  spontanea, seppure disarticolata, di iniziative di salute
  pubblica orientate alla prevenzione, coinvolgenti attivamente
  le popolazioni e le collettività in programmi di informazione
  ed educazione sanitaria.
     I dati ISTAT più recenti mostrano chiaramente ciò che si
  sta sperimentando in tutta Europa: l'incremento dei giovani
  che bevono bevande alcoliche anche e soprattutto in quelle
  fasce di età per le quali non dovrebbero registrarsi consumi
  alcolici.  Tale tendenza risulta in significativo aumento negli
  ultimi quattro anni.  Tra i bambini di 14 anni la percentuale
  dei consumatori di bevande alcoliche fuori dai pasti è pari
  all'8.6 per cento per i maschi e al 7.3 per cento per le
  femmine.  I giovani consumatori di birra sono in incremento
  stabile nel corso degli ultimi 4 anni (25 per cento di 14enni
  maschi e 14 per cento di bambine di 14 anni dichiarano tali
  consumi) con il 2 per cento circa di individui di 14 anni che
  dichiara di consumare birra tutti i giorni.  Anche tra i
  15-17enni l'ISTAT rileva una quota pari all'1 per cento circa
  che ne consuma più di mezzo litro al giorno (sia tra i maschi
  sia tra le femmine).
     Tale situazione, comune a numerose realtà europee, ha
  determinato l'interesse e la preoccupazione dell'Unione
  Europea: la Commissione sottoporrà al Consiglio la necessità
  di adozione di un'iniziativa comune a tutela della salute
  delle giovani generazioni basata su una "Raccomandazione sul
  consumo dei bambini e degli adolescenti" elaborata ed
  accettata dai rappresentanti governativi dei 15 Stati membri.
  Il testo della raccomandazione richiama l'adozione di
  iniziative concrete di informazione, educazione scolastica,
  promozione della salute e formazione per i giovani e i
  soggetti istituzionali che interagiscono con i giovani
  (famiglia, scuola, associazioni) e supporta la necessità di
  una applicazione maggiormente attenta del codice di condotta e
  di regolamentazione riguardante la pubblicità e le modalità di
  marketing  delle bevande alcoliche.
  La situazione in Italia.
     Il dibattito avviato in Italia dal 1995 sulle strategie
  funzionali agli obiettivi che ci si propone di raggiungere
  entro l'anno 2000 ha trovato piena realizzazione nella
  proposta contenuta nel Piano sanitario nazionale 1998-2000 che
  pone come principale obiettivo la "promozione della salute" in
  luogo dell'approccio sostanzialmente orientato, sinora, alla
  prevenzione secondaria e terziaria.  Nell'ambito di tale
  progetto nazionale della salute l'obiettivo riguardante
  "l'adozione di comportamenti e stili di vita che promuovano la
  salute" costituisce la vera novità e mira a migliorare lo
  stato di salute della popolazione attraverso l'
  identificazione e il controllo dei fattori di rischio o nocivi
  alla salute e di tutti i comportamenti individuali che
  favoriscono l'insorgenza delle patologie.
     L'attuale conoscenza epidemiologica permette di conoscere
  molti di questi fattori e di stimare quantitativamente i
  rischi ad essi associati.  Inoltre essa ci suggerisce che la
  maggior parte dei fattori di rischio, come l'alcol, non
  risulta specificamente associata ad una sola patologia, ma
  costituisce un rischio per molte malattie.  Tra i fattori di
  rischio multipotenziali individuati, l'alcol acquista dignità
  propria nel Piano sanitario nazionale e, analogamente a quanto
  indicato per gli altri fattori di rischio (fumo,
  alimentazione, mancanza di attività fisica, tra gli altri),
  viene sollecitato un intervento condiviso tra i diversi
  livelli istituzionali ed una azione multisettoriale in grado
 
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  di coinvolgere non soltanto la sanità, ma tutti i centri di
  governo che possono esplicare azioni volte al miglioramento
  della salute e della qualità della vita.
     Alla luce delle evidenze scientifiche riguardanti
  l'influenza dei fattori biologici (età, sesso,
  presenza/assenza di patologie), genetici, ambientali e
  comportamentali (modalità del bere, durata del periodo di
  assunzione) e delle tendenze registrate nel corso degli ultimi
  anni in Italia (significativa riduzione dei consumi alcolici
  pro-capite) si è ritenuto opportuno orientare l'intervento di
  promozione della salute, oltre che alla popolazione generale,
  verso il  target  dei consumatori "a rischio", quali
  appaiono quelli che eccedono nel consumo alcolico, proponendo
  due obiettivi principali, mirati a sollecitare a livello
  individuale l'adozione di consumi moderati e a perseguire il
  miglioramento dello stato di salute della collettività:
     Entro l'anno 2000 la percentuale dei consumatori di
  bevande alcoliche che eccedono i 40 grammi/die di alcol, per i
  maschi, ed i 20 grammi/die di alcol, per le donne, dovrà
  essere ridotta del 20 per cento.  Entro l'anno 2000 la
  prevalenza degli individui che consuma bevande alcoliche fuori
  pasto dovrà ridursi del 30 per cento.
     Sono state indicate precise azioni funzionali al
  perseguimento della riduzione di esposizione e dei relativi
  livelli di esposizione al fattore di rischio alcol, analoghe a
  quelle che si sono dimostrate efficaci in altre realtà europee
  nel perseguire la diminuzione dei consumi alcolici ed il
  conseguente danno da uso inadeguato di alcol.
     Una particolare attenzione dovrebbe essere dedicata alla
  tutela dei diritti del fanciullo, previsti dalla Convenzione
  di New York del 1989, che garantisce "l'adozione di programmi
  che promuovono il benessere sociale, spirituale, morale,
  nonché la salute fisica e mentale del minore" e "il diritto ad
  essere sempre protetto, assistito educato, informato per
  assicurargli un adeguato sviluppo personale e sociale".  Il
  ruolo dei mass-media, in tale contesto, appare decisivo: la
  diffusione di messaggi specifici è, infatti, in grado di
  attivare un meccanismo di induzione in vaste aree di
  popolazione.  Di conseguenza appare opportuno evitare la
  promozione, diretta o indiretta, di comportamenti a rischio,
  tramite  trailers, spots  o messaggi pubblicitari, che
  possono avere un impatto negativo su vasti strati di
  popolazione.
     La Commissione speciale per l'infanzia, istituita alla
  Camera dei deputati nel corso della XII legislatura, ha
  ribadito nel luglio del 1995 l'importanza dei media in campo
  educativo e formativo, sollecitandone l'utilizzazione per la
  promozione di messaggi positivi sui diritti del fanciullo.
     Un differente approccio caratterizza la gestione degli
  individui a rischio (alcolisti e bevitori problematici) che
  rappresentano, in Italia come in altri Paesi europei, uno dei
  più grossi problemi, spesso misconosciuti, della salute
  pubblica.  L'alcolista giunge (o è avviato) troppo spesso alle
  competenze mediche attraverso vie collaterali, in fasi in cui
  il problema è manifestamente complicato dall'applicazione
  tardiva dell'iniziativa, rendendo molto più complessa la
  disassuefazione ed il mantenimento.
     Purtroppo non sempre le prerogative di recupero risultano
  affidate in mani competenti o di personale specializzato
  (medici di medicina generale e/o operatori dei servizi di
  alcologia) ed è talvolta arduo riuscire a discriminare la
  validità di un intervento la cui efficacia o fallacia non
  possono essere verificate.  In questo settore, non solo nel
  rispetto di uno degli enunciati della  Charter on Alcohol,
  che auspica l'adozione ed il monitoraggio di  standards
  di efficacia del trattamento, ma sopratutto nell'interesse
  e a salvaguardia dei diritti del malato, quale è
  l'alcoldipendente, ciò di cui occorre tenere conto è la
  necessità di poter fruire di competenze e risorse di settore,
  formate specificamente, e che, a qualunque titolo, pubblico,
  privato o di volontariato, sia possibile impegnare in
  interventi di cui occorre, sulla base delle esperienze
  fornite, conoscere l'esito in termini oggettivi, evitando e
  rifuggendo i metodi che hanno mostrato di non poter
  raggiungere risultati efficaci nella difficile lotta
  dell'individuo contro l'alcoldipendenza.
 
                               Pag. 9
 
     Ciò significa qualificazione dell'intervento, creazione di
  un coordinamento pubblico-privato, impiego ottimale delle
  risorse e centralità ed umanizzazione del problema che
  l'alcolista sottopone nella speranza di veder soddisfatte
  legittime attese di recupero nelle quali formalmente egli
  crede.
     In conclusione, appare evidente che gran parte dei
  complessi interventi finalizzati alla prevenzione primaria e
  secondaria sono riferiti, prioritariamente, al contesto
  culturale individuale e appaiono sufficientemente specifici
  per consentire l'auspicabile conseguimento di altrettanti,
  specifici risultati: riduzione della mortalità per incidenti
  stradali e/o violenza in genere all'uscita dalle discoteche,
  riduzione del rischio di patologie quali cirrosi, patologie
  e/o problemi alcolcorrelati, riduzione degli incidenti sul
  lavoro.
     Per molti aspetti, la semplice diffusione di una corretta
  informazione sui danni diretti ed indiretti derivanti
  dall'abuso alcolico potrebbe essere già un ottimo deterrente
  soprattutto per quelle fasce a rischio, quale quella
  adolescenziale, in cui esiste, di fatto, una carenza di
  informazioni specifiche o, quantomeno, una profonda
  disinformazione.  Quello che più importa è che i consumatori
  siano resi coscienti del significato del bere e che questo, in
  talune occasioni, può assumere precise caratteristiche di vero
  e proprio sintomo sostitutivo o compensativo a tutte quelle
  situazioni di disagio che possono e debbono essere evidenziate
  in fase precoce con l'aiuto, ad esempio, del medico o dello
  psicologo al fine di incanalare verso una strada meno
  pericolosa la soluzione di eventuali problemi
  socio-relazionali.
  I contenuti del progetto di legge.
     Il progetto di legge si compone di 15 articoli, suddivisi
  in quattro capi.
     Il capo I reca le disposizioni di carattere generale e,
  una volta stabilite agli articoli 1 e 2, le finalità
  dell'intervento legislativo, in ossequio ai numerosi piani di
  intervento elaborati a livello internazionale, e fornite le
  definizioni di bevande alcoliche e superalcoliche, individua,
  all'articolo 3, le competenze statali.  Queste sono
  disciplinate in conformità al decreto legislativo n. 112 del
  1998, che distribuisce le competenze tra lo Stato e le
  regioni.  In particolare, l'articolo 3 prevede che con atto di
  indirizzo e coordinamento siano definiti i requisiti minimi
  strutturali dei servizi per la cura, la riabilitazione, il
  recupero ed il reinserimento sociale dei soggetti con
  patologie alcolcorrelate, la definizione dei criteri per il
  monitoraggio dei dati relativi all'applicazione della legge
  nonché le azioni di informazione e di prevenzione.  L'articolo
  3 prevede ulteriori interventi di prevenzione e di recupero di
  competenza dello Stato: la erogazione dei farmaci a carico del
  Servizio sanitario nazionale e l'intensificazione dei
  controlli sulle strade.  A tale proposito è opportuno fare
  presente che l'intensificazione dei controlli, anche
  attraverso una diversa disciplina delle procedere per il
  relativo svolgimento, la promozione di una campagna di
  informazione sui rischi derivanti dalla guida in stato di
  ebbrezza, la riduzione del tasso di concentrazione alcolemica
  costituiscono l'oggetto delle modifiche al codice della strada
  previste dall'articolo 6.
     L'articolo 4 istituisce la Consulta nazionale sull'alcol e
  sui problemi alcolcorrelati, con funzioni consultive e di
  proposta nei confronti dei Ministri competenti e degli enti
  locali, mentre l'articolo 5 promuove l'inserimento
  dell'insegnamento dell'alcologia nelle università, nel
  rispetto dell'autonomia degli atenei.  L'articolo 7 modifica il
  decreto legislativo n. 540 del 1992, quanto alle indicazioni
  del foglietto illustrativo dei medicinali in caso di
  assunzione contemporanea di alcol.  L'articolo 8 prevede una
  relazione annuale al Parlamento sull'attuazione della legge in
  allegato allo stato di previsione del Ministero della
  sanità.
     Il capo II disciplina le competenze delle regioni che
  riguardano la istituzione dei servizi, l'intervento
  ospedaliero e le convenzioni con le associazioni (artt. 9, 10
  e 11).
 
                              Pag. 10
 
     Il capo III reca le norme sulla pubblicità e sulla
  sicurezza sul lavoro.  L'articolo 12 vieta espressamente alcuni
  tipi di pubblicità e affida ad un codice di
  autoregolamentazione la definizione delle modalità e dei
  contenuti dei messaggi pubblicitari.  L'articolo 13 vieta la
  vendita di bevande superalcoliche nelle aree di servizio dalle
  22 alle 6; infine, l'articolo 14 dispone il divieto di
  somministrazione delle bevande alcoliche e superalcoliche per
  attività lavorative pericolose, da individuare con successivo
  decreto.  I divieti sono supportati da sanzioni adeguate.
     Il capo IV provvede alla necessaria copertura
  finanziaria.
  L'esame parlamentare delle proposte di legge: la fase
  istruttoria.
     L'esame in sede referente delle proposte di legge è stato
  particolarmente lungo e complesso.  Il Comitato ristretto,
  nominato dalla Commissione, ha proceduto allo svolgimento di
  poche, qualificate audizioni che hanno consentito ai diversi
  interessi coinvolti di rappresentarsi: sono difatti state
  ascoltate le categorie produttive, le associazioni di auto -
  mutuo aiuto, gli operatori dei servizi pubblici, gli esperti
  in patologie alcolcorelate e i rappresentanti della società
  scientifica di riferimento, la società italiana di alcologia.
  La Commissione si è, inoltre, avvalsa delle conclusioni della
  seconda Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze, che ha
  avuto luogo a Napoli nel marzo 1997, nel corso della quale è
  stata dedicata un'intera sessione all'alcolismo.
     La Commissione ha, inoltre, a conclusione dell'esame
  referente, recepito tutte le condizioni previste dal parere
  della Commissione bilancio, ai sensi dell'articolo 81, quarto
  comma, della Costituzione, rinviando alla fase successiva del
  procedimento la valutazione dell'opportunità di recepire anche
  le indicazioni contenute nei pareri espressi dalle altre
  Commissioni permanenti e, in particolare, delle Commissioni
  giustizia, cultura e trasporti e attività produttive.
  Conclusioni.
     Il progetto di legge che la XII Commissione porta
  all'esame dell'Assemblea, lungi dal proporre un atteggiamento
  di proibizione o, per converso, di permissivismo, secondo
  quanto ha scelto l'Europa, suggerisce di adottare una
  strategia equilibrata, ma ferma, rivolta alla moderazione
  garantendo un intervento tempestivo che, auspicabilmente,
  contribuirà ad evitare quella emarginazione sociale o la
  ghettizzazione di individui che, di fatto, rendono ancora più
  ardui ulteriori e spesso tardivi interventi in tal senso.
     Da quanto risulta dalle proposte di legge esaminate, dalla
  letteratura consultata, dalle pubblicazioni scientifiche e
  dalla esperienza di tanti operatori del settore, è ormai
  doveroso ed urgente stabilire regole che rendano omogenei e
  più qualificati gli interventi necessari.
     Ne raccomando, pertanto, una rapida approvazione da parte
  dell'Assemblea.
                                Rocco CACCAVARI,  relatore.
 
DATA=000224 FASCID=DDL13-93-A TIPOSTA=DDL LEGISL=13 NCOMM= SEDE=RM NSTA=0093 TOTPAG=0028 TOTDOC=0032 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0004 RIGINIZ=001 PAGFIN=0010 RIGFIN=054 UPAG=NO PAGEIN=4 PAGEFIN=10 SORTRES= SORTDDL=009300A00 FASCIDC=13DDL0093 A SORTNAV=0009300A000 00000 ZZDDLC93A NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



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