| Onorevoli Colleghi! - Si ripropone in questa
legislatura la questione dell'esercizio del diritto di voto
degli italiani all'estero, una battaglia condotta dal lontano
ottobre 1955 e contrastata con un ostruzionismo strisciante
dalle forze della sinistra mentre le altre forze politiche,
rassegnate, non si sono mai mosse, così da determinare una
situazione unica, l'insabbiamento per oltre trentotto anni
senza che le proposte relative al voto all'estero potessero
giungere ad una discussione in Aula.
Tutto ciò sino al giugno del 1993 quando, nell'Aula di
Montecitorio, venivano approvati nostri emendamenti con i
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quali si riconosceva l'elettorato attivo e poi anche
l'elettorato passivo dando così la possibilità, per la prima
volta, ai nostri connazionali all'estero di eleggere
direttamente i loro rappresentanti nel Parlamento italiano.
Il Governo dopo quella data ebbe la preoccupazione di
eccezioni di costituzionalità su quanto era avvenuto circa le
"circoscrizioni estere" che erano state indicate e che
comportavano, specie per quanto si riferiva al Senato,
valutazioni contrapposte.
Il Governo presentò allora un disegno di legge
costituzionale per la modifica degli articoli 48, 56 e 57
della Costituzione. Per la verità l'articolo 48 non veniva
modificato ma vi era una norma aggiuntiva per assicurare, con
legge, le condizioni per l'effettivo esercizio del diritto di
voto.
E' inutile oggi ripetere le osservazioni che vennero fatte
allora anche da parte nostra: noi denunciammo comunque, non
tanto il merito del provvedimento, quanto lo strumento
pericoloso di spostare nel tempo la decisione favorevole ai
nostri connazionali residenti all'estero. Purtroppo avevamo
previsto quanto sarebbe accaduto. Il Senato e la Camera
approvarono in prima lettura il predetto disegno di legge
costituzionale presentato dal Governo. Successivamente, il 10
novembre 1993, al Senato lo stesso testo non raggiunse il
quorum richiesto.
Ripresentiamo dunque nella XIII legislatura lo stesso
articolato di allora che ha avuto il consenso nei due rami del
Parlamento, sia pure in prima lettura.
Evitiamo in tal modo ogni opposizione pretestuosa e
chiudiamo i varchi ad eccezioni il cui accoglimento potrebbe
pregiudicare anche le future operazioni elettorali.
Da ciò nasce l'esigenza di far approvare rapidamente sia
la proposta di legge costituzionale, sia in parallelo la
normativa ordinaria di attuazione.
A tal proposito abbiamo presentato la proposta di legge n.
104 con la quale si prevedono l'esercizio del diritto di voto
per corrispondenza, e la creazione di "circoscrizioni estere"
in attuazione della Costituzione, così modificata, come
previsto con la presente proposta, agli articoli 48, 56 e
57.
Vi è l'integrazione dell'articolo 48 della Costituzione
che disciplina l'elettorato attivo, con un nuovo comma, che
nello spirito dell'articolo 3 della Costituzione di
uguaglianza sostanziale affidi alla legge ordinaria il compito
di assicurare le condizioni per un esercizio effettivo del
diritto di voto da parte degli elettori residenti
all'estero.
Si debbono inoltre modificare: l'articolo 56 per la
elezione della Camera dei deputati e l'articolo 57 per la
elezione del Senato in quanto nell'attuale Costituzione si
prevede la ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni o tra
le regioni in base alla popolazione quale risulta dall'ultimo
censimento generale, determinando così equivoci interpretativi
che possono escludere la istituzione di "circoscrizioni
estere".
Con l'attuale proposta si evita una errata interpretazione
e i cittadini residenti all'estero potranno eleggere un
determinato numero di componenti delle due Camere in
circoscrizioni appositamente istituite. Si potrà esercitare il
diritto di voto nel Paese di residenza così come tutti i Paesi
civili del mondo hanno stabilito.
Gli articoli 2 e 3 della presente proposta di legge
costituzionale permettono dunque di recepire quanto era stato
già approvato alla Camera con l'emendamento Tremaglia il 30
giugno 1993 e secondo le indicazioni emerse dai lavori del
Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE)
nell'assise straordinaria del 20 ottobre 1992, e quanto era
stato deciso dalla Camera e dal Senato già in prima lettura
del disegno di legge costituzionale del Governo.
Vi è poi, predeterminato, il numero dei deputati e
senatori da eleggere da parte della comunità italiana
all'estero più che, almeno per ora, stabilire la
rappresentanza in proporzione al numero dei cittadini non
residenti nel territorio nazionale.
Con la legge ordinaria si risolveranno i problemi della
procedura e quelli della definizione delle circoscrizioni.
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Con la legge ordinaria si rende inoltre effettivo
l'esercizio del diritto di voto dei marittimi imbarcati su
navi italiane in navigazione o in sosta in porti esteri,
nonché di quanti si recano all'estero per lavoro o per studio
durante un periodo limitato di tempo.
Noi chiediamo una corsia preferenziale per questo
provvedimento perché deve cessare il periodo degli inganni nei
confronti di milioni di cittadini italiani che non possono
essere più né discriminati né abbandonati: deve finire
nell'immediato la violazione dei diritti costituzionali nei
confronti dei nostri connazionali che debbono poter finalmente
votare ed essere votati.
Devono essere finalmente partecipi, unitamente a tutti gli
altri cittadini che risiedono in Italia, dei problemi della
Nazione italiana e devono poter dare il loro contributo
"elettorale", anche nel Parlamento, per la rinascita della
loro Patria.
Si deve qualche spiegazione per far capire la verità di
quanto accaduto alla Camera dei deputati nella XII
legislatura, sulla questione ultradecennale dell'esercizio del
voto degli italiani all'estero.
In discussione vi erano proposte di legge costituzionale,
tutte uguali, anzi identiche, primi firmatari: Tremaglia (n.
469), Berlinguer (n. 2840), Moioli Viganò (n. 2880), Andreatta
(n. 2888).
Riguardavano, attraverso la revisione costituzionale, la
costituzione di una circoscrizione "Estero" per dare la
possibilità ai nostri connazionali di eleggere loro diretti
rappresentanti nel Parlamento italiano.
In tutte le proposte ne era indicato il numero: 20
deputati, 10 senatori.
Abbiamo già detto più volte che si trattava di una
circoscrizione "virtuale" e, applicando la legge italiana,
erano previsti anche collegi soltanto come indicazione per
poter presentare i candidati nei relativi collegi
elettorali.
Abbiamo pure sempre ricordato che tutte le operazioni
elettorali vengono effettuate in Italia.
Improvvisamente, smentendo in modo clamoroso quanto
scritto e sottoscritto nella proposta di legge Berlinguer, gli
esponenti del PDS hanno sostenuto, con emendamenti, che era
necessario dimezzare la rappresentanza parlamentare degli
italiani all'estero, portandola da 20 deputati a 12 e da 10
senatori a 6; ma non vi è stata alcuna motivazione se non
quella di fare un piacere alla Lega di Bossi.
Questa modifica è una penalizzazione contro gli italiani
all'estero, era ed è una devastazione della rappresentatività
dei nostri connazionali. Un evento di gravissima portata, con
conseguenze molto pesanti.
Se voi guardate in Europa, per esempio, il collegio che
raggruppa le nostre comunità di Gran Bretagna e Belgio alle
quali spettavano due deputati, con gli emendamenti sostenuti
da PDS e Lega e approvati dalla Camera con il nostro voto
contrario, rimane un deputato solo assegnato e quindi o Gran
Bretagna o Belgio rimane esclusa.
Così capita per l'altro collegio in America Latina: il
Venezuela è nello stesso collegio del Brasile, da due deputati
ne rimane uno solo e anche qui, comunità tra le più popolose,
o Venezuela o Brasile, rimangono escluse dalla rappresentanza
parlamentare.
Potevamo noi accettare una simile inaudita decapitazione,
che capovolge lo spirito e la essenza della legge? No
certamente.
Da qui la nostra opposizione e il nostro voto contrario
agli emendamenti all'articolo 2, per i deputati e all'articolo
3 per i senatori.
Ma l'articolo 3 è stato bocciato con i nostri voti:
certamente, e rivendichiamo questo risultato perché, se non vi
fosse stata questa bocciatura, l'articolo 3 sarebbe stato
sottoposto all'esame del Senato con la vergogna degli
emendamenti che hanno dimezzato gli italiani nel mondo.
Solo così il Senato poteva rivedere quanto era accaduto
alla Camera e solo così, con una riflessione obiettiva, si
deve rimettere la proposta di legge unificata
Tremaglia-Berlinguer-Moioli Viganò-Andreatta, nel pieno della
sua efficacia, senza stravolgimenti, riportando il numero dei
deputati a 20 e quello dei senatori a 10.
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La reazione degli italiani all'estero è stata precisa e
immediata.
Ecco la presa di posizione del Comitato di presidenza del
Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE) dell'11
settembre 1995 inviata alla Commissione affari costituzionali
del Senato:
"Il Comitato di presidenza del CGIE, riunito a Roma l'11
settembre 1995, ha esaminato i lavori parlamentari
sull'esercizio del voto all'estero, con riferimento specifico
a quanto accaduto alla Camera dei deputati il 1^ agosto
1995, nel dibattito sui progetti di legge di revisione
costituzionale del testo unificato
Tremaglia-Berlinguer-Andreatta-Moioli Viganò.
Questi progetti erano tutti esattamente uguali
nell'articolato per la revisione degli articoli 48, 56 e 57
della Costituzione, introducendo la norma per la costituzione
della circorscrizione "Estero" e per quanto si riferiva alla
elezione di diretti rappresentanti dei nostri connazionali,
prescrivendo, tutti i progetti senza alcuna distinzione, la
elezione per una quota prefissata di 20 deputati e di 10
senatori.
Nonostante la presentazione di questi progetti di legge,
sono stati proposti emendamenti, in difformità da quanto
richiesto dal testo unificato Tremaglia-Berlinguer-
Andreatta-Moioli Viganò, di modifica del numero dei deputati,
portandoli da 20 a 12 e dei senatori da 10 a 6. Purtroppo
questi emendamenti sono stati approvati.
Il Comitato di presidenza del CGIE ritiene questo evento
assai pregiudizievole per la rappresentatività dei nostri
connazionali all'estero eletti nel Parlamento italiano:
infatti una simile situazione determina la diminuzione del
numero dei parlamentari previsti per i vari collegi
nell'ambito della circoscrizione "Estero", impedendo che forti
comunità di italiani all'estero possano essere
rappresentate.
Sempre alla Camera è stato poi respinto l'articolo 3
determinando un'altra situazione che il Senato non può non
riconsiderare.
In tali contingenze che si ritengono di emergenza, il
Comitato di presidenza, in
conformità ai deliberati del CGIE, esprime le seguenti
richieste:
1) che il Senato possa esaminare immediatamente nella
Commissione affari costituzionali e poi in Aula, ed entro il
mese di settembre, i progetti di legge di revisione
costituzionale degli articoli 48, 56 e 57;
2) considerato che i progetti già presentati alla
Camera a firma Tremaglia- Berlinguer-Andreatta-Moioli Viganò
sono espressione di una grande maggioranza parlamentare e
sostengono la stessa, uguale indicazione per eleggere 20
deputati e 10 senatori, il Comitato di presidenza chiede che
gli stessi siano rimessi "in pristino", cioè che il Senato,
rivedendo quanto successo alla Camera, voglia approvare un
progetto di legge sulla stessa linea di quei progetti,
stabilendo la norma che prevede 20 deputati e 10 senatori;
solo in tal modo si potrà avere la certezza che alle prossime
elezioni politiche i cittadini italiani residenti all'estero
possano finalmente godere degli stessi diritti dei cittadini
italiani in Patria;
3) il Comitato di presidenza chiede che i momenti
dell'approvazione del progetto di revisione costituzionale di
cui si tratta, esaurita la prima lettura entro il mese di
settembre, vedano la seconda lettura tra la Camera ed il
Senato dopo tre mesi, quindi per la fine dell'anno, o nel mese
di gennaio del 1996 e quindi in tempi idonei per far votare i
nostri connazionali per le prossime elezioni politiche.
La legge ordinaria per l'elettorato attivo potrebbe essere
discussa e approvata durante il periodo dei tre mesi
intercorrenti tra la prima e la seconda lettura della legge di
revisione costituzionale. Così si compirebbe un atto di
giustizia e di riparazione per i cittadini italiani non
residenti in Italia".
Dobbiamo chiudere anche ogni polemica, per risolvere uniti
ogni problema, senza ipocrisie e senza furbizie.
Si tratta di un grande avvenimento con dimensioni
politiche e morali di eccezionale valore; non possiamo
metterci su posizioni di parte.
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Questo è il nuovo appello che facciamo a tutti, senza
alcuna distinzione; per quanto ci riguarda crediamo di averne
data la prova con i fatti in tutti questi anni.
Se riflettiamo tutti insieme raggiungiamo sicuramente
l'obiettivo; questa del voto all'estero è una vera, autentica
"rivoluzione democratica" e non ci si può ridurre a
sacrificare questa grande impresa di moralità, di civiltà e di
iniziativa politica e che ha proporzioni vastissime sul piano
internazionale, a manovre interne tra i partiti, riducendo la
rappresentanza parlamentare degli italiani all'estero.
Questa battaglia la sentiamo da molti anni anche come un
atto d'amore molto bello e certamente molto sofferto verso
milioni di nostri connazionali nel mondo fino ad ora
abbandonati e discriminati e che oggi, finalmente, debbono
ritornare a pieno titolo ad essere italiani.
I collegi per la Camera sarebbero così indicati:
Europa:
Collegio I: Svizzera, Austria, Albania, Bulgaria,
Cecoslovacchia, Polonia, Romania, Ungheria, Finlandia,
Norvegia, Svezia - deputati 2.
Collegio II: Francia, Principato di Monaco, Spagna,
Malta, Portogallo, San Marino - deputati 3.
Collegio III: Lussemburgo, Danimarca, Paesi Bassi,
Belgio, Gran Bretagna, Irlanda - deputati 2.
Collegio IV: Germania - deputati 4.
America del Nord:
Collegio V: USA, Messico, Canada - deputati 2.
America del Sud:
Collegio VI: Venezuela, Ecuador, Colombia, Perù,
Cile, Bolivia, Paraguay, Brasile, Costa Rica, Cuba, El
Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Nicaragua, Panama,
Repubblica Dominicana, restanti isole - deputati 2.
Collegio VII: Argentina, Uruguay - deputati 3.
Oceania - Asia - Africa:
Collegio VIII: Australia, Africa - deputati 2.
Questa proposta di legge costituzionale va di pari passo,
anche come tempi, con la proposta di legge ordinaria per
l'elettorato attivo, secondo il metodo della corrispondenza,
già attuato da tutti gli Stati della Unione europea.
Riprendiamo il cammino per concluderlo finalmente a favore
dei nostri connazionali.
Questo è un vero atto di giustizia, di riparazione e di
straordinario interesse nazionale.
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