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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


1713
DDL0105-0002
Progetto di legge Camera n. 105 - testo presentato - (DDL13-105)
(suddiviso in 5 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C105. TESTIPDL
...C105.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC105 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! -  Si ripropone in questa
  legislatura la questione dell'esercizio del diritto di voto
  degli italiani all'estero, una battaglia condotta dal lontano
  ottobre 1955 e contrastata con un ostruzionismo strisciante
  dalle forze della sinistra mentre le altre forze politiche,
  rassegnate, non si sono mai mosse, così da determinare una
  situazione unica, l'insabbiamento per oltre trentotto anni
  senza che le proposte relative al voto all'estero potessero
  giungere ad una discussione in Aula.
     Tutto ciò sino al giugno del 1993 quando, nell'Aula di
  Montecitorio, venivano approvati nostri emendamenti con i
 
                               Pag. 2
 
  quali si riconosceva l'elettorato attivo e poi anche
  l'elettorato passivo dando così la possibilità, per la prima
  volta, ai nostri connazionali all'estero di eleggere
  direttamente i loro rappresentanti nel Parlamento italiano.
     Il Governo dopo quella data ebbe la preoccupazione di
  eccezioni di costituzionalità su quanto era avvenuto circa le
  "circoscrizioni estere" che erano state indicate e che
  comportavano, specie per quanto si riferiva al Senato,
  valutazioni contrapposte.
     Il Governo presentò allora un disegno di legge
  costituzionale per la modifica degli articoli 48, 56 e 57
  della Costituzione.  Per la verità l'articolo 48 non veniva
  modificato ma vi era una norma aggiuntiva per assicurare, con
  legge, le condizioni per l'effettivo esercizio del diritto di
  voto.
     E' inutile oggi ripetere le osservazioni che vennero fatte
  allora anche da parte nostra: noi denunciammo comunque, non
  tanto il merito del provvedimento, quanto lo strumento
  pericoloso di spostare nel tempo la decisione favorevole ai
  nostri connazionali residenti all'estero.   Purtroppo avevamo
  previsto quanto sarebbe accaduto.  Il Senato e la Camera
  approvarono in prima lettura il predetto disegno di legge
  costituzionale presentato dal Governo.  Successivamente, il 10
  novembre 1993, al Senato lo stesso testo non raggiunse il
  quorum  richiesto.
     Ripresentiamo dunque nella XIII legislatura lo stesso
  articolato di allora che ha avuto il consenso nei due rami del
  Parlamento, sia pure in prima lettura.
     Evitiamo in tal modo ogni opposizione pretestuosa e
  chiudiamo i varchi ad eccezioni il cui accoglimento potrebbe
  pregiudicare anche le future operazioni elettorali.
     Da ciò nasce l'esigenza di far approvare rapidamente sia
  la proposta di legge costituzionale, sia in parallelo la
  normativa ordinaria di attuazione.
     A tal proposito abbiamo presentato la proposta di legge n.
  104 con la quale si prevedono l'esercizio del diritto di voto
  per corrispondenza, e la creazione di "circoscrizioni estere"
  in attuazione della Costituzione, così modificata, come
  previsto con la presente proposta, agli articoli 48, 56 e
  57.
     Vi è l'integrazione dell'articolo 48 della Costituzione
  che disciplina l'elettorato attivo, con un nuovo comma, che
  nello spirito dell'articolo 3 della Costituzione di
  uguaglianza sostanziale affidi alla legge ordinaria il compito
  di assicurare le condizioni per un esercizio effettivo del
  diritto di voto da parte degli elettori residenti
  all'estero.
     Si debbono inoltre modificare: l'articolo 56 per la
  elezione della Camera dei deputati e l'articolo 57 per la
  elezione del Senato in quanto nell'attuale Costituzione si
  prevede la ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni o tra
  le regioni in base alla popolazione quale risulta dall'ultimo
  censimento generale, determinando così equivoci interpretativi
  che possono escludere la istituzione di "circoscrizioni
  estere".
     Con l'attuale proposta si evita una errata interpretazione
  e i cittadini residenti all'estero potranno eleggere un
  determinato numero di componenti delle due Camere in
  circoscrizioni appositamente istituite.  Si potrà esercitare il
  diritto di voto nel Paese di residenza così come tutti i Paesi
  civili del mondo hanno stabilito.
     Gli articoli 2 e 3 della presente proposta di legge
  costituzionale permettono dunque di recepire quanto era stato
  già approvato alla Camera con l'emendamento Tremaglia il 30
  giugno 1993 e secondo le indicazioni emerse dai lavori del
  Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE)
  nell'assise straordinaria del 20 ottobre 1992, e quanto era
  stato deciso dalla Camera e dal Senato già in prima lettura
  del disegno di legge costituzionale del Governo.
     Vi è poi, predeterminato, il numero dei deputati e
  senatori da eleggere da parte della comunità italiana
  all'estero più che, almeno per ora, stabilire la
  rappresentanza in proporzione al numero dei cittadini non
  residenti nel territorio nazionale.
     Con la legge ordinaria si risolveranno i problemi della
  procedura e quelli della definizione delle circoscrizioni.
 
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     Con la legge ordinaria si rende inoltre effettivo
  l'esercizio del diritto di voto dei marittimi imbarcati su
  navi italiane in navigazione o in sosta in porti esteri,
  nonché di quanti si recano all'estero per lavoro o per studio
  durante un periodo limitato di tempo.
     Noi chiediamo una corsia preferenziale per questo
  provvedimento perché deve cessare il periodo degli inganni nei
  confronti di milioni di cittadini italiani che non possono
  essere più né discriminati né abbandonati: deve finire
  nell'immediato la violazione dei diritti costituzionali nei
  confronti dei nostri connazionali che debbono poter finalmente
  votare ed essere votati.
     Devono essere finalmente partecipi, unitamente a tutti gli
  altri cittadini che risiedono in Italia, dei problemi della
  Nazione italiana e devono poter dare il loro contributo
  "elettorale", anche nel Parlamento, per la rinascita della
  loro Patria.
     Si deve qualche spiegazione per far capire la verità di
  quanto accaduto alla Camera dei deputati nella XII
  legislatura, sulla questione ultradecennale dell'esercizio del
  voto degli italiani all'estero.
     In discussione vi erano proposte di legge costituzionale,
  tutte uguali, anzi identiche, primi firmatari:  Tremaglia (n.
  469), Berlinguer (n. 2840), Moioli Viganò (n. 2880), Andreatta
  (n. 2888).
     Riguardavano, attraverso la revisione costituzionale, la
  costituzione di una circoscrizione "Estero" per dare la
  possibilità ai nostri connazionali di eleggere loro diretti
  rappresentanti nel Parlamento italiano.
     In tutte le proposte ne era indicato il numero: 20
  deputati, 10 senatori.
     Abbiamo già detto più volte che si trattava di una
  circoscrizione "virtuale" e, applicando la legge italiana,
  erano previsti anche collegi soltanto come indicazione per
  poter presentare i candidati nei relativi collegi
  elettorali.
     Abbiamo pure sempre ricordato che tutte le operazioni
  elettorali vengono effettuate in Italia.
     Improvvisamente, smentendo in modo clamoroso quanto
  scritto e sottoscritto nella proposta di legge Berlinguer, gli
  esponenti del PDS hanno sostenuto, con emendamenti, che era
  necessario dimezzare la rappresentanza parlamentare degli
  italiani all'estero, portandola da 20 deputati a 12 e da 10
  senatori a 6; ma non vi è stata alcuna motivazione se non
  quella di fare un piacere alla Lega di Bossi.
     Questa modifica è una penalizzazione contro gli italiani
  all'estero, era ed è una devastazione della rappresentatività
  dei nostri connazionali.  Un evento di gravissima portata, con
  conseguenze molto pesanti.
     Se voi guardate in Europa, per esempio, il collegio che
  raggruppa le nostre comunità di Gran Bretagna e Belgio alle
  quali spettavano due deputati, con gli emendamenti sostenuti
  da PDS e Lega e approvati dalla Camera con il nostro voto
  contrario, rimane un deputato solo assegnato e quindi o Gran
  Bretagna o Belgio rimane esclusa.
     Così capita per l'altro collegio in America Latina: il
  Venezuela è nello stesso collegio del Brasile, da due deputati
  ne rimane uno solo e anche qui, comunità tra le più popolose,
  o Venezuela o Brasile, rimangono escluse dalla rappresentanza
  parlamentare.
     Potevamo noi accettare una simile inaudita decapitazione,
  che capovolge lo spirito e la essenza della legge?  No
  certamente.
     Da qui la nostra opposizione e il nostro voto contrario
  agli emendamenti all'articolo 2, per i deputati e all'articolo
  3 per i senatori.
     Ma l'articolo 3 è stato bocciato con i nostri voti:
  certamente, e rivendichiamo questo risultato perché, se non vi
  fosse stata questa bocciatura, l'articolo 3 sarebbe stato
  sottoposto all'esame del Senato con la vergogna degli
  emendamenti che hanno dimezzato gli italiani nel mondo.
     Solo così il Senato poteva rivedere quanto era accaduto
  alla Camera e solo così, con una riflessione obiettiva, si
  deve rimettere la proposta di legge unificata
  Tremaglia-Berlinguer-Moioli Viganò-Andreatta, nel pieno della
  sua efficacia, senza stravolgimenti, riportando il numero dei
  deputati a 20 e quello dei senatori a 10.
 
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     La reazione degli italiani all'estero è stata precisa e
  immediata.
     Ecco la presa di posizione del Comitato di presidenza del
  Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE) dell'11
  settembre 1995 inviata alla Commissione affari costituzionali
  del Senato:
       "Il Comitato di presidenza del CGIE, riunito a Roma l'11
  settembre 1995, ha esaminato i lavori parlamentari
  sull'esercizio del voto all'estero, con riferimento specifico
  a quanto accaduto alla Camera dei deputati il 1^ agosto
  1995, nel dibattito sui progetti di legge di revisione
  costituzionale del testo unificato
  Tremaglia-Berlinguer-Andreatta-Moioli Viganò.
     Questi progetti erano tutti esattamente uguali
  nell'articolato per la revisione degli articoli 48, 56 e 57
  della Costituzione, introducendo la norma per la costituzione
  della circorscrizione "Estero" e per quanto si riferiva alla
  elezione di diretti rappresentanti dei nostri connazionali,
  prescrivendo, tutti i progetti senza alcuna distinzione, la
  elezione per una quota prefissata di 20 deputati e di 10
  senatori.
       Nonostante la presentazione di questi progetti di legge,
  sono stati proposti emendamenti, in difformità da quanto
  richiesto dal testo unificato Tremaglia-Berlinguer-
  Andreatta-Moioli Viganò, di modifica del numero dei deputati,
  portandoli da 20 a 12 e dei senatori da 10 a 6.  Purtroppo
  questi emendamenti sono stati approvati.
       Il Comitato di presidenza del CGIE ritiene questo evento
  assai pregiudizievole per la rappresentatività dei nostri
  connazionali all'estero eletti nel Parlamento italiano:
  infatti una simile situazione determina la diminuzione del
  numero dei parlamentari previsti per i vari collegi
  nell'ambito della circoscrizione "Estero", impedendo che forti
  comunità di italiani all'estero possano essere
  rappresentate.
       Sempre alla Camera è stato poi respinto l'articolo 3
  determinando un'altra situazione che il Senato non può non
  riconsiderare.
       In tali contingenze che si ritengono di emergenza, il
                                    Comitato di presidenza, in
  conformità ai deliberati del CGIE, esprime le seguenti
  richieste:
         1) che il Senato possa esaminare immediatamente nella
  Commissione affari costituzionali e poi in Aula, ed entro il
  mese di settembre, i progetti di legge di revisione
  costituzionale degli articoli 48, 56 e 57;
         2) considerato che i progetti già presentati alla
  Camera a firma Tremaglia- Berlinguer-Andreatta-Moioli Viganò
  sono espressione di una grande maggioranza parlamentare e
  sostengono la stessa, uguale indicazione per eleggere 20
  deputati e 10 senatori, il Comitato di presidenza chiede che
  gli stessi siano rimessi "in pristino", cioè che il Senato,
  rivedendo quanto successo alla Camera, voglia approvare un
  progetto di legge sulla stessa linea di quei progetti,
  stabilendo la norma che prevede 20 deputati e 10 senatori;
  solo in tal modo si potrà avere la certezza che alle prossime
  elezioni politiche i cittadini italiani residenti all'estero
  possano finalmente godere degli stessi diritti dei cittadini
  italiani in Patria;
        3) il Comitato di presidenza chiede che i momenti
  dell'approvazione del progetto di revisione costituzionale di
  cui si tratta, esaurita la prima lettura entro il mese di
  settembre, vedano la seconda lettura tra la Camera ed il
  Senato dopo tre mesi, quindi per la fine dell'anno, o nel mese
  di gennaio del 1996 e quindi in tempi idonei per far votare i
  nostri connazionali per le prossime elezioni politiche.
     La legge ordinaria per l'elettorato attivo potrebbe essere
  discussa e approvata durante il periodo dei tre mesi
  intercorrenti tra la prima e la seconda lettura della legge di
  revisione costituzionale.  Così si compirebbe un atto di
  giustizia e di riparazione per i cittadini italiani non
  residenti in Italia".
     Dobbiamo chiudere anche ogni polemica, per risolvere uniti
  ogni problema, senza ipocrisie e senza furbizie.
     Si tratta di un grande avvenimento con dimensioni
  politiche e morali di eccezionale valore; non possiamo
  metterci su posizioni di parte.
 
                               Pag. 5
 
     Questo è il nuovo appello che facciamo a tutti, senza
  alcuna distinzione; per quanto ci riguarda crediamo di averne
  data la prova con i fatti in tutti questi anni.
     Se riflettiamo tutti insieme raggiungiamo sicuramente
  l'obiettivo; questa del voto all'estero è una vera, autentica
  "rivoluzione democratica" e non ci si può ridurre a
  sacrificare questa grande impresa di moralità, di civiltà e di
  iniziativa politica e che ha proporzioni vastissime sul piano
  internazionale, a manovre interne tra i partiti, riducendo la
  rappresentanza parlamentare degli italiani all'estero.
     Questa battaglia la sentiamo da molti anni anche come un
  atto d'amore molto bello e certamente molto sofferto verso
  milioni di nostri connazionali nel mondo fino ad ora
  abbandonati e discriminati e che oggi, finalmente, debbono
  ritornare a pieno titolo ad essere italiani.
     I collegi per la Camera sarebbero così indicati:
       Europa:
         Collegio I:  Svizzera, Austria, Albania, Bulgaria,
  Cecoslovacchia, Polonia, Romania, Ungheria, Finlandia,
  Norvegia, Svezia - deputati 2.
       Collegio II:  Francia, Principato di Monaco, Spagna,
  Malta, Portogallo, San Marino - deputati 3.
       Collegio III:  Lussemburgo, Danimarca, Paesi Bassi,
  Belgio, Gran Bretagna, Irlanda - deputati 2.
       Collegio IV:  Germania - deputati 4.
  America del Nord:
         Collegio V:  USA, Messico, Canada - deputati 2.
  America del Sud:
         Collegio VI:  Venezuela, Ecuador, Colombia, Perù,
  Cile, Bolivia, Paraguay, Brasile, Costa Rica, Cuba, El
  Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Nicaragua, Panama,
  Repubblica Dominicana, restanti isole - deputati 2.
       Collegio VII:  Argentina, Uruguay - deputati 3.
  Oceania - Asia - Africa:
         Collegio VIII:  Australia, Africa - deputati 2.
     Questa proposta di legge costituzionale va di pari passo,
  anche come tempi, con la proposta di legge ordinaria per
  l'elettorato attivo, secondo il metodo della corrispondenza,
  già attuato da tutti gli Stati della Unione europea.
     Riprendiamo il cammino per concluderlo finalmente a favore
  dei nostri connazionali.
     Questo è un vero atto di giustizia, di riparazione e di
  straordinario interesse nazionale.
 
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