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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


1889
DDL0112-0002
Progetto di legge Camera n. 112 - testo presentato - (DDL13-112)
(suddiviso in 5 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C112. TESTIPDL
...C112.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC112 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - La piscicoltura italiana,
  costituita da oltre mille allevamenti, da una produzione lorda
  vendibile superiore a 440 miliardi l'anno e da 15.000 addetti
  compreso l'indotto, con una produzione che nel 1994 ha
  superato le 55.000 tonnellate, ha visto, in questi ultimi
  anni, aumentare sensibilmente i propri  trends  produttivi
  grazie all'ottimizzazione dei mangimi, al miglioramento della
  situazione sanitaria e all'introduzione delle nuove
  tecnologie.
     Il comparto, nel suo complesso, si presenta come una
  realtà produttiva di rilievo, vivace nella sua evoluzione, ed
  ha fatto registrare una continua espansione.  Secondo la più
  recente indagine disponibile, degli oltre mille allevamenti
  ittici operanti nelle acque interne dolci o salmastre, 589
  sono impianti di allevamento di trota, 193 pescigattocolture,
  135 anguillicolture, 64 allevamenti di specie ittiche
  eurialine, 10 di storione e 55 allevamenti di altre specie.  I
  589 impianti di trote risultano così suddivisi: 166 nel
  Veneto, 122 in Lombardia, 57 in Trentino-Alto Adige, 87 in
  Friuli-Venezia Giulia, 57 in Piemonte.  Da rilevare che dal
  1990 ad oggi non si è registrata alcuna significativa
  variazione degli impianti di troticoltura.  L'intera produzione
  di trote ha superato complessivamente nel 1994 le 45.000
  tonnellate ed è essenzialmente localizzata nel Nord del Paese,
  dove è stato censito il 75 per cento degli impianti.  Il 20 per
  cento ed il restante 5 per cento sono localizzati
  rispettivamente nel Centro e nel Sud del Paese.  Nell'ordine,
  la regione che produce più trote è il Friuli-Venezia Giulia
  (27-28 per cento), seguita dal Veneto (23-24 per cento),
  Lombardia (18 per cento), Abruzzo (6 per cento), Piemonte,
  Trentino-Alto Adige.  Complessivamente queste regioni
 
                               Pag. 2
 
  rappresentano oltre i quattro quinti della produzione
  nazionale.  La troticoltura, compreso il prodotto trasformato
  fresco esprime una produzione lorda vendibile valutabile
  intorno ai 220-230 miliardi.  Gli allevamenti di specie
  eurialine, hanno fatto registrare in questi ultimi anni un
  vero e proprio  boom.  Infatti la produzione nazionale di
  branzini, spigole e orate è passata dalle 900 tonnellate del
  1990 ad oltre 4.000 tonnellate del 1994, provenienti
  soprattutto da impianti a terra.  Il settore risente della
  forte concorrenza di analoghe produzioni di provenienza
  mediterranea, in particolare dalla Grecia, che hanno
  individuato nel mercato italiano il principale punto di
  riferimento per le produzioni di specie eurialine.  Questo
  stato di cose comporta non poche difficoltà per gli operatori
  nazionali del comparto, che si trovano a dover operare in una
  situazione di mercato caratterizzata da estrema competitività
  e quindi devono attuare iniziative volte ad un sensibile
  contenimento dei costi di produzione.  Per quanto riguarda
  l'anguillicoltura nel 1994 sono stati censiti 135 impianti
  ubicati prevalentemente nel centro-nord, mentre la produzione
  di questa specie oscilla mediamente, a seconda degli anni,
  intorno alle 2.700 tonnellate.  Il mercato nazionale registra
  interesse per l'anguilla solo stagionalmente e per brevi
  periodi dell'anno.  Il livello dei prezzi franco allevamento
  rilevati nel periodo 1993-1994 è oscillato dalle 11.700 alle
  13.000 lire per il buratello e dalle 14.500 alle 17.000 lire
  per il capitone.  Questi dati risultano sostanzialmente
  identici alle quotazioni rilevate nel corso degli anni
  precedenti.  Non vi è stato quindi un allineamento dei prezzi
  franco allevamento delle anguille all'aumento dei costi di
  produzione derivanti dal processo inflattivo e dalla
  svalutazione della lira, i cui contraccolpi si sono fatti
  sentire soprattutto nei prezzi del materiale da semina, oramai
  tutto d'importazione, e dei mangimi.  Bisogna infine tenere
  conto che la produzione di anguille in allevamento intensivo
  in Europa, unita al prodotto del semintensivo italiano
  (vallicoltura) e della pesca del bacino mediterraneo e del
  nord Europa, copre a sufficienza una domanda relativamente
  ridotta, legata soprattutto ad usi alimentari stagionali.  Per
  quanto riguarda la pescigattocoltura, si tratta di un'attività
  di allevamento generalmente effettuata in semintensivo, tipica
  della pianura padana.  Da alcuni anni anche l'allevamento del
  pescegatto si è andato specializzando soprattutto attraverso
  l'introduzione del cosiddetto pescegatto americano, una specie
  che dimostra avere migliori requisiti rispetto al pescegatto
  comunemente allevato, in relazione soprattutto alla
  possibilità di essere lavorato e trasformato in modo del tutto
  simile alla trota.  Per quanto riguarda infine la
  storionicoltura, si tratta di un tipo di allevamento che si è
  sviluppato soprattutto in Lombardia e la produzione nazionale
  può considerarsi oramai attestata intorno alle 400 tonnellate
  l'anno.
     Non mancano comunque le zone d'ombra e queste derivano
  essenzialmente da una gracilità strutturale delle imprese del
  comparto e da una serie di fattori di natura prevalentemente
  internazionale che limitano virtualmente le possibilità di
  ulteriore sviluppo e di consolidamento dei risultati a
  tutt'oggi acquisiti da questo settore.  In un contesto quindi,
  caratterizzato da una forte competitività e da una sempre più
  accentuata internazionalizzazione dei flussi commerciali, le
  imprese della piscicoltura italiana si trovano ad operare in
  condizioni molto spesso di svantaggio rispetto ai concorrenti
  comunitari e non.
  E' poi da rilevare come il comparto risenta negativamente
  dell'attuale particolare situazione economica nazionale, della
  diminuita competitività rispetto ai Paesi terzi e
  dell'esigenza di adeguarsi rapidamente alle normative
  comunitarie che disciplinano sotto l'aspetto sanitario
  l'attività di piscicoltura.  Detti fattori di crisi
  risulteranno inalterati in futuro in mancanza di adeguate
  iniziative volte ad affiancare e supportare le imprese del
  settore nella gestione delle complesse problematiche
  tecnico-produttive ed anche commerciali.
     Con la presente iniziativa si intende, pertanto, proporre
  un intervento a favore del settore superando una legislazione,
  stratificata negli anni, che distingue tra piscicoltura
 
                               Pag. 3
 
  praticata nelle acque marine e piscicoltura nelle acque
  interne.  Detta differenziazione deriva dalla diversa
  ripartizione della competenza tra Stato e regioni che fa
  ricomprendere l'acquacoltura nelle acque marine nel Piano
  nazionale della pesca (legge 17 febbraio 1982, n. 41) mentre
  lascia alla disciplina regionale la piscicoltura nelle acque
  interne.  La recente unificazione delle competenze a livello
  centrale (ricondotta principalmente al Ministero delle risorse
  agricole, alimentari e forestali) ed il riconoscimento
  esplicito dell'acquacoltura nelle acque interne come attività
  agricola (legge 5 febbraio 1992, n. 102) non hanno ancora
  condotto all'unificazione degli interventi statali in materia,
  nonostante la Comunità europea non ponga distinzioni
  all'interno dell'acquacoltura (si veda da ultimo il
  regolamento CEE n. 2082/93 del Consiglio del 20 luglio 1993,
  concernente lo strumento finanziario di orientamento della
  pesca): per ammissione del Ministero competente le azioni
  dirette al sostegno e sviluppo dell'acquacoltura da realizzare
  anche attraverso programmi nazionali o interregionali
  cofinanziati finiscono per sovrapporsi al Piano nazionale
  della pesca (si veda, in proposito, il primo aggiornamento del
  programma quadro del Piano agricolo nazionale).  Si rende,
  pertanto, necessaria la presente iniziativa volta ad estendere
  le norme del Piano triennale della pesca marittima e
  dell'acquacoltura nelle acque marine e salmastre
  all'acquacoltura praticata nelle acque interne.
 
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