| GIOVANNI BIANCHI, Relatore. Signor Presidente,
quello in esame è un provvedimento di grande importanza, che
riguarda la ratifica e l'esecuzione della Convenzione europea
per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignità
dell'essere umano con riguardo all'applicazione della biologia
e della medicina.
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Vi è un elemento inedito ed interessante ed è che,
rispetto ad un qualche "sonno" del Governo, l'iniziativa è
venuta dal Parlamento, in particolare dal presidente Andreotti
e dal gruppo dei senatori popolari, che hanno per così dire
trascinato il Governo su una via che mi pare corretto
percorrere con tutta la tempestività necessaria.
Credo che il provvedimento anche per questo rivesta un
qualche carattere di originalità e che soprattutto presenti
elementi di grande momento, che hanno visto anche recentemente
accendersi un lungo dibattito intorno all'argomento. Si
tratta, evidentemente, di non mettere il lucchetto al
cervello, di lasciare che la ricerca continui nel suo compito,
ma anche di dare alcune indicazioni là dove etica e politica
trovano un comune terreno perché queste indicazioni abbiano
una loro efficacia, accanto ad una capacità di trasparenza.
Il provvedimento va anche oltre un dibattito che talvolta
è sembrato opporre una cultura religiosa oscurantista ad una
cultura laica figlia dei lumi. Le cose non stanno così, vi è
una capacità di dialogo in questo senso e credo che anche il
provvedimento in esame stia a dimostrarlo. Oltretutto, non è
fuor di luogo il richiamo all'enciclica Fides et ratio
del Papa Giovanni Paolo II, in cui si fa esplicito riferimento
a come il terreno qui esaminato venga spesso percorso da
interessi economici. Tutti sappiamo quanto - e anche,
talvolta, in maniera benemerita - le multinazionali investano
in ricerca e sviluppo proprio in questa direzione.
Credo anche che vada fatta menzione di un problema che è
sorto, di una specie di questione ermeneutica che si è
sviluppata durante la discussione al Senato, là dove si
chiedeva se il provvedimento non potesse precludere la
possibilità di un intervento più mirato, quindi più
protettivo, più attento al principio di cautela. Credo che
giustamente la discussione si sia conclusa con l'affermazione
che proprio il Trattato di Oviedo ed il successivo Protocollo
riconoscono la possibilità agli Stati facenti parte
dell'Unione europea di legiferare e di avere in questo senso
la preminenza nell'azione di tutela in merito all'argomento in
questione.
Credo di potermi limitare a queste considerazioni,
chiedendo che l'approvazione sia sollecita e che, come già è
avvenuto in Commissione, raggiunga, se possibile, i caratteri
dell'unanimità, proprio perché si tratta di argomento di
grande momento, che ci consente di traguardare il nostro
prossimo futuro e di farlo con tutta la saggezza e con tutta
la pregnanza delle diverse culture concentrate in questa
direzione.
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