| ROSANNA MORONI. La convenzione di Ginevra relativa allo
status dei rifugiati risale al 28 luglio 1951. Sono passati da
allora quasi cinquant'anni, ne sono passati ancora di più
dall'entrata in vigore della nostra Carta costituzionale e
dalla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
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eppure solo ora possiamo sperare - Dio non voglia che al
Senato sorgano altri intoppi - di avere finalmente una
legislazione organica sul diritto d'asilo. E' infatti un
diritto fondamentale degli essere umani quello di trovare
accoglienza, ospitalità, asilo, appunto, quando le libertà
fondamentali vengono negate, quando si è oggetto di
persecuzione o vittima di arbitrii, quando i diritti più
elementari vengono conculcati.
Voglio ringraziare qui oggi tutti quei soggetti - e sono
molti - a partire dall'Alto commissariato delle Nazioni unite
per i rifugiati, dal Consiglio italiano per i rifugiati, dalla
CGIL, dal consorzio italiano di solidarietà, fino alle
associazioni più piccole, ma non meno preziose, ed ai singoli,
che si sono instancabilmente impegnati perché il nostro paese
avesse finalmente, al pari degli altri europei, una
legislazione organica sull'asilo, un tema su cui si misura il
livello di civiltà di un paese.
Fino ad oggi disponevamo solo dell'articolo 1 della legge
n. 39 del 1990, uno strumento assolutamente limitato e
inefficace ad affrontare un fenomeno difficile ed in continua
crescita. Negli ultimi anni l'afflusso di rifugiati e di
richiedenti asilo è aumentato anche da noi e non è più
pensabile di intervenire con risposte d'emergenza, provvisorie
e parziali; sono necessarie norme chiare e armoniche,
possibilmente coordinate e coerenti in tutta l'Unione europea,
atte a consentire una capacità di governo del fenomeno e
un'accoglienza solidale a migliaia di persone in fuga dalla
guerra, dalla violazione sistematica dei diritti umani,
dall'assenza di libertà, persone che si aspettano di trovare
da noi un trattamento umanitario degno di questo nome.
Non si tratta solo di compassione nei confronti di
un'umanità sfortunata, si tratta di dare effettività ai
diritti ai quali la nostra Costituzione ha attribuito una
rilevanza primaria, diritti che la comunità civile
internazionale ha riconosciuto come inviolabili per tutti. Non
basta impietosirsi di fronte ai filmati che ci mostrano vere e
proprie tragedie, come quelle che hanno sconvolto il Ruanda,
il Senagal, la Somalia, la Sierra Leone. Non basta commuoversi
di fronte ai fuggitivi ex jugoslavi o ai profughi curdi. Un
paese civile, che affonda le proprie radici democratiche in
una guerra di liberazione, dotata di una Costituzione scritta
da molti che sperimentarono l'esilio e la privazione dei
diritti e delle libertà deve dotarsi degli strumenti necessari
ad attuare una politica di accoglienza ai profughi degna della
storia.
L'assenza di una legislazione organica ha fatto sì che
spesso il nostro paese non sia stato in grado di rispondere
adeguatamente alle situazioni che si sono presentate, o che
abbia dovuto ricorrere a interventi estemporanei, senza
strumenti idonei ad affrontare situazioni di emergenza.
L'apporto delle organizzazioni umanitarie, l'impegno delle
associazioni di volontariato, laiche e cattoliche, che hanno
supplito spesso alle carenza pubbliche, rappresentano un
segnale prezioso della sensibilità e della solidarietà
presenti nella popolazione, ma tutto questo deve trovare un
interlocutore altrettanto sensibile nello Stato, che ha tra i
suoi compiti quello di diffondere questi valori. Da questo
punto di vista, l'approvazione definitiva della legge
testimonierebbe la volontà di considerare i valori della
cooperazione tra in popoli e dell'accoglienza solidale come
priorità politica e consentirebbe di chiudere la legislatura
riaffermando la dignità dell'essere umano come obiettivo
principe del Parlamento.
C'è anche da sfatare la confusione e la sovrapposizione
che spesso vengono fatte fra richiedenti asilo e immigrati.
Tra i secondi c'è indubbiamente una grande percentuale di
persone che tentano di sfuggire ad un'esistenza misera alla
ricerca di un futuro sereno e dignitoso, tra i primi sono
presenti anche questi aspetti, ma ad essi si aggiungono
privazioni ancor più gravi, che riguardano i diritti e i
bisogni primari dell'individuo. Sono condizioni che obbligano
tutti noi a ricercare soluzioni sia con interventi di
cooperazione internazionale, sia con politiche di
accoglienza.
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Il provvedimento in esame si propone proprio questo: dare
una risposta adeguata alle problematiche emerse in questi
anni, ai limiti e alle carenza dimostrate dall'esperienza
concreta nel rapporto con i rifugiati.
Il testo in votazione è migliorato rispetto a quello
giunto dall'altro ramo del Parlamento sotto molti aspetti: il
diritto di asilo viene esteso al coniuge, al convivente ed ai
figli minori; in attesa del pronunciamento della commissione
sulla domanda, è consentito lavorare, in modo da permettere
l'indipendenza economica, e facilitare l'inserimento sociale
ed anche a riconoscere piena dignità alla persona.
Per i ricorrenti contro un diniego è prevista la proroga
del permesso per richiesta di asilo, in vece del rilascio di
un permesso per motivi di giustizia, che avrebbe potuto
generare confusioni ingiustificate.
E' stata modificata la norma della legge n. 40,
riguardante le sanzioni a carico dei vettori che trasportano
clandestini, in modo da non inibire ingiustificatamente le
possibilità di ingresso per i rifugiati che, per varie
ragioni, non possono accedere alle vie regolari.
Vengono rafforzate delle garanzie e raggiunto un
equilibrio fra l'esigenza di tutelare i richiedenti asilo e
quella, legittima, di evitare abusi che danneggerebbero per
primi gli aventi diritto.
Certamente avremmo preferito approvare il testo nella
versione licenziata dalla nostra Commissione, che prevedeva
sempre la possibilità di un ricorso sospensivo, in caso di
parere negativo del delegato della commissione, e offriva,
quindi, maggiori garanzie ai richiedenti asilo rispetto al
rischio di respingimenti o espulsioni ingiustificati, ma
abbiamo ragionevolmente accettato alcune modifiche anche in
considerazione dell'esigenza di contrastare un utilizzo
strumentale delle domande, per consentire l'approvazione di
una legge che non è più rinviabile.
Ci sembra comunque che il respingimento o l'espulsione
immediati, nei casi di manifesta infondatezza delle richieste
di asilo, non ledano i diritti dei singoli, dato che
l'insussistenza dei requisiti per l'asilo deve essere
chiaramente accertata e documentata.
In conclusione, è prevalsa l'esigenza di avere finalmente
una legge che affronta in modo organico la materia della
tutela giuridica dei richiedenti asilo e dei rifugiati,
riconosce il ruolo importante svolto dall'ACNUR e dalle
organizzazioni non governative, coinvolge i comuni negli
interventi di assistenza e di integrazione, consente, in
sintesi di migliorare le condizioni dei richiedenti asilo, di
semplificare le procedure e di facilitare l'attività degli
organismi che operano in questo ambito.
Per questo provvedimento abbiamo sofferto. Ci abbiamo
creduto, ci siamo battuti in tutte le sedi per la sua
approvazione. Per questo oggi la soddisfazione è ancora
maggiore, perché abbiamo la dimostrazione che la passione, la
determinazione, le convinzioni profonde sono in grado di
abbattere i muri dell'indifferenza e del disinteresse. Dopo
tanto impegno e tante difficoltà, è davvero un bel modo di
chiudere la legislatura!
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