| MARIA CELESTE NARDINI. Siamo convinti che il movimento di
popolazioni migranti per motivi politici o umanitari non è un
fatto episodico: siamo in presenza di un nuovo assetto
dell'ordine mondiale. Al vecchio ordine del mondo diviso in
due blocchi è succeduto un nuovo ordine ispirato ad un unico
pensiero e da un unico signore: la NATO.
Il crollo dei paesi dell'est per nulla aiutato da una
politica e da una economia che avrebbe potuto ripensare a
forme reali di ripresa, ha visto invece l'occidente pensare a
come accelerare i processi di privatizzazione, di
delocalizzazione e sfruttamento del territorio. Se pensiamo al
"corridoio 8", comprendiamo bene che esso è l'esplicazione più
semplice di una tendenza che guarda sia ad est come a sud
(Ruanda, Mozambico, Eritrea) cercando non una ridislocazione
di risorse e di poteri ma una accelerazione di processi di
vera e propria rivoluzione capitalistica. Un mondo che produce
per pochi, un
Pag. 179
mondo che produce fumo però ha sempre portato e continuerà a
portare i popoli allo sradicamento dai luoghi d'origine nella
ricerca definitiva, o solo temporanea, di altri approdi.
Per quanto è necessario che una legge organica sulla
condizione giuridica dello straniero in Italia preveda una
nuova disciplina dell'esercizio del diritto d'asilo che miri
ad attuare con completezza il comma 3 dell'articolo 10, della
Costituzione, considerato che il precetto costituzionale sul
diritto d'asilo e la normativa sui rifugiati politici non
coincidono dal punto di vista soggettivo, perché la categoria
dei rifugiati è meno ampia di quella dei richiedente ed aventi
diritto di asilo.
Oggi una legge che risponda al dettato costituzionale non
può non definire con esattezza i soggetti titolari del
diritto, superando la tradizionale ristrettezza del termine
"rifugiato" e includendo anche il recente e drammatico
fenomeno delle persone in fuga dalle guerre, dalle violenze,
dalle condizioni economiche, dagli stupri, da violenze di ogni
genere. Necessaria, indispensabile la legge perché le
Convenzioni di Schengen e Dublino hanno obiettivi limitati,
nel senso che non mirano all'instaurazione di un diritto
comunitario di asilo, ma prevedono un'armonizzazione delle
modalità di esame delle domande e dei criteri nazionali di
riconoscimento della qualità di rifugiati.
Chi è l'asilante, è questo che il legislatore deve
domandarsi, chi è colui che lascia il suo paese, le sue cose,
tante o poche che siano, chi è colei o colui che si avvia e
prova sradicamento, lascia persone, amori, albe e tramonti che
gli sono cari (forse se proviamo a pensare a Lucia, all'addio
ai monti, non cercato, non voluto...). Chi è il richiedente
asilo se non chi fugge per un fondato timore di persecuzione o
perché già perseguitato, violato, violentato nella sua
libertà, nei suoi diritti?
Ma a partire dagli anni '80, agli oltre cinque milioni di
persone che hanno chiesto asilo in Europa occidentale, in Nord
America, in Giappone, in Australia non è stata certo offerta
un'accoglienza calorosa e i governi dei paesi più
industrializzati hanno introdotto un arsenale di misure
destinate ad impedire, o a dissuadere. Certo il numero dei
richiedenti asilo nelle regioni più prospere del globo è
infatti diminuito ma il prezzo è stato il declino del livello
di protezione, lo sviamento del flusso dei richiedenti asilo
verso oltre parti del mondo, un notevole sviluppo del traffico
di esseri umani.
Le misure restrittive adottate dai paesi prosperi non
hanno risolto il problema, semplicemente lo hanno spostato nel
tempo e nello spazio. Hanno reso perfino clandestine le
migrazioni, ed il risultato complessivo di tali politiche
dell'asilo e delle migrazioni è stato dunque l'espansione,
nella società cosiddetta sviluppata, del sottoproletariato
emarginato, escluso e criminalizzato
Dalla caduta del muro di Berlino è caduta la polvere sulla
speranza che iniziasse il tempo della pace. Iraq, Bosnia,
Gerusalemme, Africa, Africa e poi Africa, è questo il tempo
delle guerre, che non per caso si rifonda su quell'idea di
superiorità sull'altro, di superiorità di un governo
sull'altro; è nell'idea che solo il capitale conta, è
nell'idea che tutto è merce, il pensiero, i corpi, tutto può
essere vendibile, quindi tutto può essere comprensibile e chi
non può è in balia di se stesso, deve andare, deve cercare
altri lidi. Ma da quel triste e gelido gennaio del 1991 -
questa sì una data memorabile - nulla sarà come prima, non lo
sarà per quelli che furono contro quella guerra, né per quelli
che quella guerra hanno voluto perché essa da quel giorno è
diventata normale. Per questo e rispetto al mercato che dei
popoli viene fatto, non possiamo non pensare che la legge per
l'asilo sia indispensabile, pur se in ritardo essa giunge, fin
troppo in ritardo.
Voteremo a favore di questa legge, consapevoli che è una
buona legge e che certo poteva essere migliore. Non possiamo,
però, in questa occasione non ricordare che questo paese è
segnato da una vicenda buia sulle questioni di asilo:
Pag. 180
l'asilo negato ad Ocalan. Una pagina triste della nostra
storia che neppure questa legge cancellerà.
| |