Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


194800
ALA0871-0134
Allegato A n. 871 del 6 marzo 2001 (ALA13-871)
(suddiviso in 136 Unità Documento)
Unità Documento n.134 (che inizia a pag.89 dello stampato)
Pisanu 1 - 00513. TESTIASS
(Sezione 1 - Mozione)
Pisanu 1 - 00513.
ZZALA ZZRES ZZALA060301 ZZALA010306 ZZALA000301 ZZALA000001 ZZALA871 ZZ13 ZZTX
    La Camera,
       premesso che:
         il 16, 17, 18 febbraio 2001 il quotidiano  La
  Repubblica  ha pubblicato una documentata ricostruzione
  dell' affaire  Telecom Italia-Telekom Serbia;
         la smentita del Ministro degli affari esteri Dini,
  pubblicata da  La Repubblica  del 16 febbraio 2001 ("Non
  mi sono mai occupato, né nessuno mi ha mai parlato di questo
  affare....  Lo appresi a contratto firmato, dai giornali")
  appare francamente incredibile, considerato che si trattò di
  una gigantesca transazione internazionale tra due aziende di
  Stato, operanti per giunta in un settore strategico.  Peraltro
  il ministro Dini ha successivamente dichiarato alla Camera dei
  deputati, contraddicendosi palesemente: "Le fonti di
  informazione del ministero degli affari esteri furono
  essenzialmente i giornali serbi, in particolare  Nin  e
  Nasaborba,  che ne parlarono nel febbraio del 1997, e le
  indicazioni di massima che la stessa Stet fornì, sempre nel
  febbraio del 1997, alla nostra direzione generale degli affari
  economici.  Che l'informativa - e soltanto l'informativa - ci
  fosse pervenuta nel corso delle ultime fasi del negoziato
  emerge chiaramente da una comunicazione del nostro
  ambasciatore a Belgrado che nel febbraio del 1997 faceva stato
  di voci che egli riferiva con riserva circa l'eventuale
  conclusione dell'acquisto da parte della Stet di una quota
  dell'ente serbo delle telecomunicazioni".
         lo stesso onorevole Dini, di fronte ad un rapporto
  della Cia dell'aprile 1999 che sollevava la questione
  dell'affare Telecom, accusò l'agenzia americana di "cercare di
  screditare chi sostiene a volte posizioni negoziali diverse da
  Washington";
         tale transazione è stata compiuta in ispregio della
  posizione internazionale ufficiale dell'Italia, quasi ponendo
  in essere una opposta e dissimulata linea strategica nei
  confronti della ex Jugoslavia;
         la transazione stessa non sembra essere stata dettata
  dagli interessi economici dell'Italia, anche a prescindere dai
  diritti degli azionisti, ma dal perseguimento di occulti
  interessi politici, sotto la spinta di forti pressioni
  lobbistiche;
         il sospetto che la transazione nascondesse anche
  tangenti a favore di vari soggetti variamente implicati o a
  vantaggio personale del dittatore comunista Milosevic oppure
  celasse comunque un indiretto aiuto al rafforzamento del suo
  regime, fu chiaramente prospettato da importanti organi di
  stampa e da autorevoli parlamentari mediante interrogazioni e
  dichiarazioni coeve alla nascita del primo Governo D'Alema;
         la ridda di voci, accuse, smentite, precisazioni,
  innescate dagli articoli de  La Repubblica  e coinvolgenti
  ormai le più alte cariche italiane e serbe, è tale da chiamare
  pesantemente ed intollerabilmente in causa la credibilità, se
  non addirittura la moralità, del Governo italiano e del suo
  Ministro degli affari esteri;
         l' affaire  ha ormai assunto rilievo penale, dal
  momento che la procura della
 
                              Pag. 90
 
  Repubblica di Torino starebbe indagando per falso in
  bilancio, corruzione e peculato, giacché i dirigenti della
  Telecom erano effettivamente pubblici ufficiali o almeno
  incaricati di pubblico servizio ed il denaro impiegato
  nell'operazione era denaro pubblico, nonché di azionisti
  privati;
         le polemiche non riguardano solo l'Italia, ma anche la
  Grecia, che tramite l'Ote acquistò insieme a Telecom Italia il
  49 per cento di Telekom Serbia, subordinandosi però alla
  trattativa gestita in termini sostanzialmente privatistici dal
  dittatore Milosevic e dal direttore generale di Telecom
  Italia, Tomaso Tommasi di Vignano;
         sono già state disposte dalla magistratura torinese le
  rogatorie per accedere ai conti della  Paribas  di
  Francoforte e della  Barclays Bank  di Londra, dove furono
  accreditati rispettivamente circa 16 milioni di marchi
  tedeschi a beneficio della banca  Nestatw   securities
  limited  e circa un milionesettecentomila marchi alla
  Weil   Gotshall e Manges:  tutto denaro versato dalla
  Stet, la finanziaria pubblica dell'Iri che controllava Telecom
  prima della privatizzazione, benché, stando al comunicato
  della Presidenza del Consiglio dei ministri del 22 febbraio
  2001, non vi fosse "alcuna competenza diretta del consiglio
  d'amministrazione della Stet in ordine all'acquisizione",
  effettuata, secondo lo stesso comunicato, da  Stet
  InternationalNetherlands,  società di diritto olandese
  controllata da  Stet   International  a sua volta
  controllata da  Stet   Società Finanziaria
  Telefonica,  all'epoca posseduta com'è noto dall'Iri,
  controllato dal ministero del tesoro, del bilancio e della
  programmazione economica: dunque fu utilizzata una società
  d'infimo livello per portare a termine un'operazione di
  primaria importanza e d'eccezionale impatto sulla politica
  estera italiana;
         sui suddetti conti bancari la greca Ote avrebbe
  versato altro denaro e per tale versamento starebbero
  indagando i giudici di Atene;
         l' Espresso  del 7 dicembre 2000, anticipando di
  settanta giorni  La Repubblica,  pubblicò un lungo
  articolo nel quale ricordava che i dettagli dell'acquisto
  della quota di Telekom Serbia erano stati concordati il 15
  gennaio 1997 in un incontro riservato, tenuto a Belgrado tra
  il direttore generale della Telecom, Tomaso Tommasi di Vignano
  (che appena due settimane dopo sarà nominato amministratore
  delegato al posto di Ernesto Pascale) e Milosevic;
         al vertice di Rambouillet il segretario di Stato Usa,
  signora Albright, diede al ministro Dini dell'"Oudini dei
  serbi", accusandolo di scambiare documenti con la delegazione
  di Belgrado;
         Boris Tadic, attuale Ministro delle telecomunicazioni
  serbo, ha dichiarato che "le trattative furono a tal punto
  nascoste agli occhi dell'opinione pubblica che perfino oggi
  facciamo fatica a recuperare informazioni sui momenti chiave
  della vicenda"; e inoltre che "Milosevic utilizzò il denaro
  incassato con Telecom per mantenere la pace sociale.  E lo
  spese fino all'ultima moneta.  Oggi nelle nostre casse non è
  rimasto un solo marco del miliardo e 568 milioni di marchi
  incassati allora (circa 1.568 miliardi di lire)";
         secondo lo stesso Tadic, inoltre, sarebbero numerose
  le prove o gli esempi di corruzione tuttora in atto attraverso
  le forniture alla Telekom Serbia da parte di Telecom Italia,
  che riservatamente lo avrebbe messo a parte di "timori per
  l'incolumità personale dei  manager  italiani presenti a
  Belgrado";
         risulta avviata dal Governo di Belgrado un'inchiesta
  ufficiale sui possibili comportamenti finanziari scorretti di
  Telekom Serbia.  L'inchiesta durerà un mese, ed alla fine il
  Governo serbo non esclude di chiedere un arbitrato
  internazionale.  In proposito, il vice premier serbo Vuk
  Obradovic, che è anche capo della commissione di controllo
  delle privatizzazioni nelle imprese di Stato, ha dichiarato
  che saranno esaminate attentamente tutte le procedure per
  questa privatizzazione e verranno resi pubblici "molto presto
  tutti gli atti criminali nel settore economico e finanziario
  serbo negli ultimi dieci anni";
 
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         in una dichiarazione, rilasciata il 19 febbraio 2001,
  l'europarlamentare onorevole Benedetto della Vedova ha
  affermato: "Il 14 dicembre del 1998, durante il dispiegamento
  delle forze di Milosevic in Kosovo (amministratore delegato di
  Telecom Italia è Franco Bernabé, presidente Bernardino
  Libonati: siamo in piena gestione Ifil del gruppo delle
  telecomunicazioni), all'assemblea degli azionisti, insieme con
  Gianfranco Dell'Alba, chiedo formalmente conto della
  partecipazione in Telekom Serbia, partecipazione, dico, che
  rappresentava una gravissima compromissione della società con
  il regime di Milosevic e che poteva creare un grave danno a
  una azienda internazionalizzata come Telecom.  Bernabé non
  proferisce parola sull'argomento e Libonati cerca
  continuamente di interrompermi affermando che non si trattava
  di questioni inerenti all'azienda.  Erano così poco "inerenti
  all'azienda", che nel bilancio dell'anno successivo del gruppo
  telefonico, il 1999, la partecipazione in Telekom Serbia viene
  valutata in appena 200 milioni di dollari (circa 400 miliardi
  di lire), contro i 900 miliardi del costo dell'accordo
  concluso un anno prima";
         la vicenda Telecom Italia-Telekom Serbia dimostra che
  la cosiddetta diplomazia degli affari può procurare anche
  cattivi affari e peggiore politica, e talvolta affondare nella
  corruzione e nell'intrigo perché il fatto di finanziare
  Milosevic, quando il regime era alla bancarotta, ricavandone
  discredito e danno, costituisce una gravissima responsabilità
  per i Ministri implicati e per il Governo di cui facevano
  parte:
                      impegna il Governo
       al di là delle comunicazioni rese il 28 febbraio 2001 e
  alla luce del dibattito seguitone, a presentare immediatamente
  alla Camera dei deputati una relazione scritta che precisi
  quanto segue:
       1) per quali ragioni un'operazione di così grande
  portata economica e di così gravi implicazioni politiche sia
  stata affidata, come hanno ammesso il Presidente del Consiglio
  dei ministri ed il Ministro del tesoro, del bilancio e della
  programmazione economica alla  Stet International
  Netherlands,  società di diritto olandese controllata da
  Stet International  spa, a sua volta controllata da Stet
  Società Finanziaria Telefonica, all'epoca controllata dal
  ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
  economica e successivamente fusa con Telecom Italia";
       2) chi furono i percettori finali dei versamenti
  effettuati dalla Stet sui conti della  Paribas  di
  Francoforte e della  Barclays Bank  di Londra, a quale
  cifra ammontavano esattamente ed a quale titolo furono
  realmente disposti;
       3) quali attività svolse la Ubs di Zurigo ed in base a
  quali elementi, in veste di  advisor,  avrebbe stimato in
  circa 900 miliardi di lire il valore, sicuramente inferiore,
  del 29 per cento di Telekom Serbia acquistato da Telecom
  Italia;
       4) se è vero che tale partecipazione sia stata iscritta
  in bilancio per 400 miliardi di lire, cioè meno della metà, e
  per quali motivi;
       5) l'ammontare esatto delle somme sborsate direttamente
  o indirettamente, a qualsiasi titolo (per esempio: prezzo,
  consulenze, mediazioni, cambio, tasse) da Stet e/o da Telecom
  per l'acquisizione di Telekom Serbia e se le cifre stesse
  corrispondano a quelle iscritte a fronte nei bilanci Stet e
  Telecom;
       6) per quali ragioni l'amministratore delegato di
  Telecom Italia, Tomaso Tommasi di Vignano, firmatario
  dell'acquisto di Telekom Serbia, disattese il rapporto della
  società di revisione  Coopers e Lybrand  che bocciò il
  primo bilancio della Telekom Serbia "privatizzata" perché vi
  si sovrastimavano gli utili e il capitale;
       7) se debba considerarsi, secondo le affermazioni di
  Tomaso Tommasi di Vignano, "una normale commissione per una
  prestazione professionale" la parcella di 960 mila marchi
  riconosciuta al conte
 
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  Gianni Vitali "compagno di caccia di Milosevic", come
  rivelato dal  Wall Street Journal;
       8) se esistano davvero delle clausole segrete del
  contratto Telecom Italia-Telekom Serbia, rientranti in un giro
  di tangenti europee ideato dal regime di Belgrado nel 1997,
  come confermato dal giornale spagnolo  La Vanguardia;
  quale sia il loro eventuale contenuto; se e per quali motivi i
  responsabili di Stet e Telecom le abbiano celate non solo agli
  organi societari, ma anche ai Ministri competenti e
  controllanti;
       9) il ruolo svolto da Dyocilo Maslovaric, intermediario
  dell'affare Telecom al tempo in cui era ambasciatore di
  Milosevic presso la Santa Sede, ma già interrogato dalla
  magistratura italiana;
       10) se risponde a verità che il Governo di Belgrado pose
  il segreto di Stato sul contratto di vendita e quali ne furono
  i motivi che sicuramente dovettero essere notificati al
  Governo italiano;
       11) se corrisponde a verità quanto dichiarato dall'ex
  ambasciatore jugoslavo presso il Vaticano, Maslovaric, secondo
  cui la tangente di 32 miliardi sarebbe stata pagata dai serbi
  a consulenti inglesi, mentre gli italiani "hanno pagato la Ubs
  svizzera";
       12) a chi si riferiva il presidente yugoslavo Milosevic,
  quando affermò, che il denaro della tangente fu destinato "a
  quei mafiosi di italiani".  Circostanza questa ribadita,
  secondo indiscrezioni di stampa, dal Maslovaric nel corso del
  menzionato interrogatorio;
       13) se risulta agli atti della Presidenza del Consiglio
  dei ministri o dei ministeri competenti o dell'Iri o della
  Telecom una qualche documentazione scritta, di qualsiasi
  natura, comprovante, come dovuto per legge, che la Telecom e/o
  la Stet informarono le autorità di Governo e se ne ricevettero
  eventuali risposte;
       14) come hanno potuto i responsabili politici e
  amministrativi, che avrebbero dovuto essere informati,
  chiamarsi fuori dalla vicenda, rendendo le seguenti
  dichiarazioni, sorprendenti alla luce dei fatti:
     Tomaso Tommasi di Vignano (amministratore delegato di
  Telecom): "Di tangenti, di beghe internazionali, di problemi
  interni della Serbia, io non so assolutamente nulla.  Ho
  condotto una trattativa molto complessa durata circa tre anni
  e mezzo e della quale ho sempre reso conto a chi di dovere...
  Io non ho mai parlato dell'operazione con Dini, ma con il
  ministero degli affari esteri inteso come struttura";
     Lamberto Dini (Ministro degli affari esteri): "Noi della
  Farnesina siamo completamente estranei. Né io né il ministero
  ci siamo occupati di queste cose.  Sono assolutamente
  all'oscuro.  L'ho saputo dai giornali, a contratto firmato e me
  ne rallegrai ...  Sono cose che possono chiarire solo i
  Ministri dell'epoca.  Io posso parlare per me, non di
  altri";
     Guido Rossi (Presidente di Telecom): "Sono
  sconcertato";
     Romano Prodi (Presidente del Consiglio dei ministri): "Non
  risulta che sia mai stata presentata un'interrogazione a
  riguardo ...  Confermo che agli atti non mi risulta alcuna
  interrogazione giacente perché a me risultava evasa";
     Antonio Maccanico (Ministro per le riforme istituzionali):
  "All'epoca dei fatti non avevo nessuna competenza nel settore
  telefonico né me ne sono mai occupato";
     Piero Fassino (Sottosegretario agli affari esteri):
  "Dell' affaire  Telekom Serbia non ho mai saputo nulla, se
  non dai giornali";
     Enrico Micheli (Sottosegretario alla Presidenza del
  Consiglio dei ministri): "Non ho mai ricevuto notizia o
  qualsivoglia comunicazione dell'acquisizione di una quota di
  Telekom Serbia da parte di  Stet International
  Netherlands,  trattandosi di una questione di carattere
  aziendale, che come tale esulava totalmente dal mio ruolo e
  dalle mie competenze".
  (1-00513)
  "Pisanu, Selva, Pagliarini, Follini, Volontè".
  (28 febbraio 2001)
 
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