| 1. Premessa.
L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti
dei gruppi, della VIII Commissione, nella riunione di
mercoledì 24 gennaio 2001, ha concordato sull'opportunità di
svolgere un'indagine conoscitiva per approfondire le tematiche
connesse alla sicurezza ambientale delle strutture nucleari
site in provincia di Vercelli, sulla quale è stata acquisita,
ai sensi dell'articolo 144, comma 1, del regolamento, l'intesa
con il Presidente della Camera.
Le questioni relative alla sicurezza ambientale delle
strutture nucleari site in provincia di Vercelli erano già
state oggetto di un primo approfondimento da parte della
Commissione nel corso dello svolgimento dell'indagine
conoscitiva sugli eventi alluvionali verificatisi nell'Italia
settentrionale nel mese di ottobre 2000 - deliberata dalla
VIII Commissione nella seduta del 18 ottobre 2000 e conclusa
il 7 febbraio 2001 con l'approvazione di un documento
conclusivo - in particolare durante lo svolgimento delle
audizioni di rappresentanti dell'ENEL, dell'ENEA, dei comuni
di Saluggia e di Trino Vercellese, della provincia di
Vercelli, dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale
del Piemonte e della Società di gestione degli impianti
nucleari (SO.G.I.N.). Tuttavia, in ragione sia dello specifico
oggetto dell'indagine conoscitiva relativa agli eventi
alluvionali, sia del rilievo e dell'ampiezza delle questioni
connesse alla presenza di rischi ambientali nelle strutture
nucleari presenti a Saluggia ed a Trino Vercellese, la
Commissione ha convenuto sull'opportunità di effettuare
un'autonoma indagine conoscitiva per esaminare nella sua
interezza quest'ultima tematica.
L'indagine conoscitiva sulla sicurezza ambientale delle
strutture nucleari site in provincia di Vercelli è stata
quindi deliberata dalla Commissione nella seduta del 1^
febbraio 2001 ed il relativo termine di scadenza,
originariamente previsto per il 21 febbraio 2001, è stato
successivamente prorogato, previa intesa con la Presidenza
della Camera, al 3 marzo 2001.
Le finalità dell'indagine, nelle intenzioni della
Commissione, erano riconducibili ai seguenti obiettivi:
valutazione delle conseguenze connesse alla presenza
di depositi e strutture con materiale radioattivo nel
territorio in provincia di Vercelli;
definizione dei possibili interventi, anche di natura
legislativa, idonei a garantire le necessarie condizioni di
sicurezza e tutela dell'ambiente, in particolare in
considerazione dei frequenti eventi alluvionali che investono
le zone in questione.
L'indagine si è concretamente avviata il 14 febbraio 2001
con l'audizione dei rappresentanti dell'Agenzia nazionale per
la protezione ambientale (ANPA) ed è proseguita, nella seduta
del 15 febbraio 2001, con l'audizione dei rappresentanti della
SO.G.I.N. In data 20 febbraio 2001 si è svolta l'audizione dei
rappresentanti
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della Nycomed Amersham Sorin s.r.l, della Diasorin S.p.A. e
della Sorin Biomedica S.p.A.; in data 21 febbraio 2001
l'audizione di rappresentanti delle organizzazioni sindacali
CGIL-CISL-UIL e UGL nonché,in data 1^ marzo 2001, l'audizione
di rappresentanti dell'ENEA.
Rispetto al programma dell'indagine originariamente
definito dalla Commissione, che prevedeva anche lo svolgimento
di ulteriori audizioni, l'ufficio di presidenza, integrato dai
rappresentanti dei gruppi, della VIII Commissione, nella
riunione del 27 febbraio 2001, ha convenuto sull'opportunità
di ridurre il ciclo di audizioni previste considerati, in
particolare, i ristretti margini di tempo disponibili.
Pertanto, nella seduta del 1^ marzo 2001, una volta conclusa
l'audizione dei rappresentanti dell'ENEA, la Commissione ha
deciso di considerare concluso il programma dell'indagine
conoscitiva, ritenendo sufficienti gli elementi emersi nel
corso delle audizioni già svolte, in modo da poter pervenire
quanto prima all'approvazione di un documento conclusivo.
Gli elementi conoscitivi acquisiti dalla VIII Commissione
si riferiscono a due tematiche, connesse fra di loro ma
distinte:
lo stato degli interventi per il trattamento delle
scorie e quindi per un'efficace prevenzione dei rischi di
esposizione a scorie radioattive proiettata nel lungo
periodo;
lo stato degli interventi per rimediare alla particolare
situazione di pericolo dovuta alla ubicazione degli
stabilimenti in aree a rischio di esondazione.
Tempi, costi e competenze scientifiche necessarie a
realizzare i due tipi di intervento - nonché soggetti
responsabili e competenze amministrative - appaiono del tutto
differenti, come può ricavarsi dal presente documento
conclusivo. Tuttavia è utile sottolineare come solo la
efficace e coordinata soluzione delle due problematiche potrà
garantire la sicurezza del sito, delle popolazioni residenti,
dei lavoratori occupati nell'area industriale e di tutti
coloro che potrebbero essere raggiunti dagli effetti -
sicuramente gravissimi - di un incidente di qualunque
natura.
2. Quadro della situazione.
La nuclearizzazione nell'area del vercellese risale agli
anni cinquanta, e - alla luce degli odierni criteri di
sicurezza - le scelte allora effettuate, particolarmente in
relazione alla localizzazione degli impianti, risultano quanto
mai inadeguate.
In particolare, il sito di Saluggia è compreso tra la Dora
Baltea ed il canale Farini che dalla Dora Baltea deriva, in
una condizione soggetta a rischio di esondazione e
classificata dall'Autorità di bacino come fascia B.
Quanto al sito di Trino Vercellese, localizzato com'è noto
in prossimità del fiume Po, il rischio immediato sembrerebbe
meno alto poiché esso giace su un territorio nel quale il
livello di campagna è a quota più elevata rispetto al livello
degli argini.
Molto differente, fra i due siti, è anche la presenza di
materiale radioattivo. Presso la sede della centrale nucleare
ENEL di Trino Vercellese sono attualmente stoccate 47 barre di
scorie radioattive. Nel comprensorio di Saluggia, invece, sono
collocati diversi impianti e vengono stoccati materiali
radioattivi caratterizzati da vari gradi di pericolosità. Vi
si trova, infatti, un reattore sperimentale, realizzato negli
anni cinquanta dal gruppo FIAT, ed oggi meglio noto come
impianto Avogadro, utilizzato prevalentemente come piscina
nella quale sono posizionati circa 50 elementi di combustibile
radioattivo provenienti dalla centrale di Trino Vercellese.
Nello stesso sito risiedono, inoltre, tre strutture del gruppo
SNIA (SORIN Biomedica, SORIN Biomedica Cardio e Bellco), un
impianto Nycomed-Amersham, uno DIA-SORIN e un impianto Fiat
Avio. Le attività industriali di tali aziende comportano anche
l'uso di radioisotopi, con finalità prevalentemente
biomedicali. Infine nello stesso comprensorio opera un
impianto di trattamento
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delle barre di combustibile di proprietà di ENEA-Eurex, che
tratta materiali derivanti da centrali ENEL e al quale è
riferibile la maggior quantità di scorie radioattive ad alta
pericolosità. Complessivamente, nel sito di Saluggia sono
presenti circa 113 metri cubi di residui radioattivi liquidi
ad alta attività(1), in gran parte prodotti da attività di
"riprocessamento" effettuate dall'ENEA in via sperimentale nel
corso degli anni settanta e nella prima parte degli anni
ottanta.
(1) Al fine di una volutazione della dimensione del
problema, si riporta un'informazione fornita dai
rappresentanti dell'ANPA quale elemento per una comparazione:
nel sito Trisaia, in Basilicata, sono stoccati 2,7 metri cubi
di residui, con un rapporto quindi - rispetto a Saluggia - di
1-50.
Di tutto l'inventario dei residui nucleari può dirsi che
nel sito di Saluggia sia localizzata la parte certamente più
pericolosa dal punto di vista della sicurezza ambientale, cioè
scorie ad alta attività ed allo stato liquido.
3. Lo stato degli interventi per il trattamento delle
scorie.
E' utile ricordare preliminarmente che il problema dello
smaltimento di rifiuti radioattivi e dello smantellamento di
centrali nucleari dismesse è un problema mondiale, che la
comunità internazionale si è posto e che deve essere
affrontato con criteri di uniformità. Con la firma della
Convenzione sulla sicurezza della gestione dei rifiuti
radioattivi e degli elementi di combustibile nucleare
esaurito, ratificata dal nostro Paese con legge 19 gennaio
1998, n. 10, l'Italia ha assunto anche formalmente, nei
confronti degli altri Paesi firmatari, l'impegno di garantire
una corretta gestione dei rifiuti radioattivi e del
combustibile irraggiato.
Gli obblighi cui fa riferimento la Convenzione
appena citata riguardano l'adozione di concreti indirizzi e
criteri di sicurezza e radioprotezione riconosciuti come
validi dalla comunità internazionale, e di cui si riscontra
una diffusa applicazione nei Paesi europei ed extra-europei.
Molti paesi, e più avanti si accennerà anche allo specifico
problema dei siti di smaltimento, dispongono già di
adeguate soluzioni normative e di strutture istituzionali
per la gestione dei rifiuti radioattivi. Quasi tutti
i Paesi europei, pur con assetti statutari differenti,
hanno adottato, ad esempio, la soluzione di individuare un
unico soggetto pubblico cui affidare la gestione unitaria a
livello nazionale delle problematiche attinenti la
destinazione finale dei rifiuti di bassa e media radioattività
e del combustibile nucleare irraggiato.
Spetta infatti allo Stato:
definire gli indirizzi per la gestione dei rifiuti e
garantirne la sicurezza;
stabilire e applicare un chiaro quadro legislativo e
prescrittivo;
stabilire gli obblighi connessi alla sicurezza della
gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare
irraggiato.
Se anche in Italia si affermerà la soluzione del gestore
unico, tale soggetto dovrà assicurare:
la realizzazione e la gestione del sito o dei siti per
lo smaltimento dei rifiuti a bassa e media attività;
la realizzazione e la gestione del deposito o dei
depositi per la custodia temporanea dei rifiuti di alta
attività e del combustibile nucleare irraggiato;
la promozione ed il coordinamento della chiusura delle
attività nucleari pregresse - ricordiamo che in Italia le
attività industriali in campo nucleare sono cessate da oltre
11 anni - cioè la disattivazione e lo smantellamento delle
centrali nucleari e degli altri impianti del ciclo del
combustibile.
Il sistema di trattamento di scorie radioattive liquide di
alta attività - cioè dei materiali allo stato fisico
maggiormente pericoloso - è quello della solidificazione. Tale
intervento - allo stato attuale delle tecnologie - può
realizzarsi ricorrendo a due modalità:
la solidificazione tramite cementazione
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la solidificazione tramite vetrificazione.
Esistono, inoltre, soluzioni provvisorie ed intermedie di
"stoccaggio a secco" in appositi contenitori ("cask").
La scelta fra queste tecnologie deriva da un insieme
quanto mai complesso di fattori e non rappresenta, quindi, un
dato scontato. Fra tali fattori si possono ricordare:
1. il livello di sperimentazione e di consolidamento di
una tecnologia;
2. il grado di sicurezza conseguibile. Questo elemento
va valutato non sulla base dei parametri consueti, dal momento
che, anche dopo la solidificazione, le scorie rimangono attive
per decine di migliaia di anni, quindi ben oltre la previsione
di durata dell'involucro (sia esso cemento o sostanza vetrosa)
che le riveste;
3. i tempi di realizzazione del processo di
solidificazione, anche in considerazione delle condizioni in
cui l'intervento deve realizzarsi. Non può, infatti, essere
ipotizzato alcun contatto diretto fra operatori umani e
scorie, quindi - indipendentemente della tecnologia prescelta
- occorre realizzare la previa robottizzazione di parte
dell'intervento.
Nel corso dell'audizione dei rappresentanti dell'ANPA,
questi hanno riferito come alla cementazione si sia fatto
ricorso in Basilicata - stabilimento di Trisaia - con
risultati soddisfacenti. Tale procedimento, inoltre,
presenterebbe - secondo l'Agenzia - il vantaggio di una
maggiore sperimentazione anche fuori dall'Italia e
garantirebbe tempi certi e contenibili in 5 anni. Tuttavia i
rappresentanti dell'ANPA hanno precisato che non è competenza
né intenzione dell'Agenzia l'indicazione delle tecnologie da
adottare: ognuna delle tecnologie impiegabili va infatti
qualificata e può, conseguentemente, essere impiegata.
Obiettivo dell'ANPA è invece quello di definire i tempi
in cui la messa in sicurezza dovrà essere effettuata,
considerando che gli episodi esondativi si ripetono con
frequenze che non sono quelle statisticamente previste e che ,
se i contenitori delle scorie liquide fossero raggiunti dalle
acque e subissero danni, si realizzerebbe un vero e proprio
evento catastrofico.
Le indicazioni tecniche dell'ANPA, contenenti anche la
definizione di un arco temporale ritenuto accettabile per il
completamento della solidificazione, hanno dunque solo la
finalità di suggerire all'ente gestore dell'impianto Eurex
(cioè all'ENEA) - cui appartiene la scelta tecnologica - il
ricorso ad una tecnologia consolidata che l'ente gestore
stesso padroneggi già oggi. Il Ministero dell'industria, del
commercio e dell'artigianato ha corrisposto a quanto richiesto
dall'autorità di sicurezza nucleare emanando nel dicembre 2000
un decreto contenente una prescrizione che fissa il termine
del 31 dicembre 2005 entro il quale l'ente gestore dovrebbe
realizzare la completa eliminazione da quel comprensorio di
tutti i residui liquidi radioattivi ad alta attività.
Nel corso delle audizioni si è avuto modo di appurare come
sugli interventi in questione si siano accumulati ritardi
storici.
Nel maggio 1994 - solo per riferirsi agli elementi più
recenti - l'ANPA, appena istituita, inviò una nota al
Ministero dell'industria per sollecitare un intervento del
Ministero stesso sull'ENEA, affinché venissero abbreviati i
tempi per giungere alla completa solidificazione dei rifiuti
presenti a Saluggia e, in misura minore, nell'impianto Itrec
di Trisaia in Basilicata. Fra l'altro, l'urgenza
dell'intervento deriva non solo dalla particolare ubicazione
del sito, ma anche dalla circostanza che i rifiuti liquidi
sono contenuti da 20 anni in serbatoi dei quali in sede di
progetto era stata valutata una vita utile presunta pari a
circa un ventennio. Ciò contribuisce ad abbassare
ulteriormente il livello complessivo di sicurezza.
Nel 1997 - in esecuzione di una prescrizione del Ministero
dell'industria che indicava tale scadenza - l'esercente (ENEA)
presentava un progetto - denominato
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CORA - imperniato sul procedimento di vetrificazione dei
rifiuti attraverso un impianto di natura prototipica.
I rappresentanti dell'ANPA hanno inteso sottolineare, nel
corso dell'audizione, come tale progetto non contempli il
procedimento di vetrificazione che viene già utilizzato in
altri paesi in cui esiste un'attività di riprocessamento del
combustibile (Gran Bretagna), ma una variante prototipica
(denominata "crogiuolo a freddo") mai sperimentata per la
vetrificazione dei rifiuti radioattivi.
I rappresentanti dell'ENEA hanno invece sostenuto
l'impossibilità - indipendentemente dalla scelta tecnologica -
di realizzare un intervento complesso e rischioso, esposto a
numerosi imprevisti, nei tempi ristretti prescritti dal
Ministero dell'industria. E' stato da essi sostenuto nel corso
dell'audizione che, se il Ministero dell'industria non
rettificasse la prescrizione - almeno per la parte relativa ai
termini perentori - i responsabili dell'ENEA sarebbero posti
di fronte ad un obbligo tecnicamente non realistico, il cui
inadempimento è peraltro passibile di sanzioni penali ai sensi
del decreto legislativo n. 230/1995.
4. Lo stato degli interventi per rimediare alla
particolare situazione di pericolo dovuta alla ubicazione
degli stabilimenti in aree a rischio di esondazione.
Il problema delle difese idrauliche dei due siti di Trino
e di Saluggia, pur richiamato da numerosi interventi degli
auditi, non viene ripreso in questo documento conclusivo
poiché è ferma convinzione di questa Commissione che le cause
(e i conseguenti rimedi) degli episodi di esondazione
verificatisi nelle più recenti alluvioni debbano essere
indagate con un metodo complessivo - che prenda ad oggetto
l'intero bacino idrografico, nel quale si sono accumulati nel
tempo fenomeni profondi di dissesto - e che solo da un quadro
conoscitivo e programmatico completo possa correttamente
discendere la progettazione di interventi puntuali.
Questi principi hanno trovato conferma anche nella recente
indagine conoscitiva svolta dalla Commissione sugli eventi
alluvionali dell'ottobre-novembre 2000 e in questa sede non
può che ribadirsi l'indirizzo espresso nel documento che ne
riassumeva le risultanze. Quell'indirizzo era esplicitamente
critico di soluzioni parziali ricercate attraverso la
costruzione di più o meno efficaci opere di difesa e
favorevole, invece, alla pianificazione degli interventi e
quindi ad un ruolo preminente dell'Autorità di bacino, al
coordinamento - nell'esecuzione degli indirizzi da questa
dettati - di tutte le amministrazioni pubbliche titolari di
responsabilità sugli interventi nel territorio.
Il tema viene qui considerato dalla limitata - ma non per
questo meno rilevante - prospettiva della messa in sicurezza,
in tempi brevi, dei depositi contenenti scorie radioattive
rispetto ai rischi di inondazione o di esondazione. Tali
rischi si sono infatti presentati in modo allarmante nei mesi
scorsi, in particolare con l'esondazione della Dora Baltea del
15 ottobre nell'area di Saluggia, sconvolgendo - e ciò
costituisce l'elemento più grave - ogni modello
previsionale.
I soggetti auditi - ed in particolare i rappresentanti
dell'ENEA - in risposta ad una espressa richiesta in merito,
hanno avanzato perplessità sulla fattibilità - dal punto di
vista tecnologico - dell'ipotesi di rimediare all'incombente
rischio attraverso un trasferimento delle scorie stesse perché
poi siano condizionate in altra zona. Tale ipotesi rientrava
tra le opzioni operative all'esame dell'ENEA nella precedente
legislatura ed è stata considerata dai responsabili dello
stabilimento ENEA, ma si deve confrontare con il problema del
frazionamento in un numero elevato di operazioni di trasporto,
con i conseguenti rischi di incidente. Inoltre sussistono
problemi di sicurezza per gli operatori relativamente alle
operazioni da effettuare su materiali radioattivi allo stato
liquido.
Attese le difficoltà connesse all'ipotesi del trasporto,
la soluzione proposta da ENEA è stata invece quella della
edificazione -
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in tempi rapidi - di una struttura di contenimento in cemento
in grado di proteggere interamente il deposito delle
scorie.
I costi di questa struttura, denominata "edificio di
contenimento", sarebbero compresi entro i 40 miliardi di lire
e i tempi necessari alla esecuzione del progetto potrebbero
essere contenuti anche al di sotto dell'anno.
Sull'utilità e necessità di questo intervento la
Commissione ha verificato un consenso quasi generale dei
soggetti auditi. Ciò che, piuttosto, è stato rilevato è la
sproporzione fra la celerità con cui sarebbe opportuno avviare
i lavori e i tempi amministrativi, dovuti, anche in questo
caso, al coinvolgimento di una pluralità di competenze e di
soggetti nel procedimento decisionale.
5. La soluzione di lungo periodo (il sito nazionale di
smaltimento).
La soluzione di lungo periodo verso cui si sono da tempo
orientati i paesi economicamente più sviluppati è quella della
ubicazione delle scorie radioattive maggiormente pericolose
presso una apposita struttura di sicurezza ad alta tecnologia.
Nel sito di smaltimento, scelto secondo caratteristiche
idrogeomorfologiche che considerino tutte le variabili e i
fattori di rischio, viene ospitato il centro di smaltimento:
strutture ingegneristiche che ospitano i rifiuti condizionati,
installazioni ausiliarie come laboratori di analisi e
controllo, stazioni per il condizionamento dei rifiuti,
servizi, uffici. L'insieme di tali infrastrutture si
configura, quindi, come un vero e proprio centro tecnologico
dedicato, ove sarà possibile promuovere altre attività
parallele di tipo scientifico-tecnologico e di ricerca.
Secondo una recente indagine dell' IAEA (International
Atomic Energy Agency), i paesi dotati di siti di
smaltimento già operativi sono 37, mentre 8 sono i paesi che
hanno un sito già selezionato ed in fase di avviamento, e 9 -
fra cui l'Italia - quelli che hanno un processo di selezione
avviato da tempo.
Nel nostro paese è avviata la procedura di selezione del
sito, con il lavoro di una task-force dell'ENEA
incaricata dal Ministero dell'industria, che ha già
identificato come le aree morfologicamente e territorialmente
idonee rappresentino il 9 per cento del territorio
nazionale.
Si prevede che entro il mese di marzo 2001 la
task-force concluderà i suoi lavori con l'indicazione
delle procedure da seguire per individuare il sito nazionale
di smaltimento.
E' stato sottolineato nel corso dell'indagine conoscitiva
come la presenza di tali attività comporti una costante
formazione di personale specializzato, un tendenziale
miglioramento di tecnologie e tecniche di gestione e quindi
uno dei fattori per il mantenimento e il consolidamento della
sicurezza del sito stesso. In assenza di un tale nucleo di
attività, vi è - all'opposto - l'ineluttabile indebolimento
progressivo delle risorse umane e tecnologiche con ricadute
negative per la sicurezza nucleare. Infine, con un tale centro
di attività si può mantenere aperta la possibilità di un
miglioramento - attraverso nuove tecnologie che dovessero
affacciarsi - delle condizioni di sicurezza in cui sono
sistemati i rifiuti radioattivi. Quanto alle caratteristiche
tipologiche del sito, è stato illustrato come esso possa
appartenere al genere "superficiale" o "sub-superficiale"
oppure "profondo". Anche in questo caso l'opzione deriva da
scelte complesse di opportunità riguardanti diversi aspetti. I
depositi "superficiali" e "sub-superficiali", infatti,
presentano il vantaggio di una maggiore "ispezionabilità",
mentre i depositi "profondi" consentono di disporre di un'area
di contenimento delle scorie più "inaccessibile" a fattori
perturbanti provenienti dal mondo esterno. Il primo caso
prevede un'attività di custodia che si deve programmare per un
arco temporale che si protrae per alcuni secoli. Nel caso di
un sito "profondo" e più difficile da ispezionare - dal quale
peraltro è più difficile anche il recupero dei manufatti per
una
Pag. 100
loro eventuale diversa sistemazione - appare realistica
l'ipotesi di sigillare ed abbandonare il sito stesso.
6. Conclusioni.
A conclusione dell'indagine conoscitiva la VIII
Commissione ritiene:
a) che la situazione attualmente esistente in
provincia di Vercelli costituisca una priorità per la
sicurezza ambientale del nostro Paese. Le recenti alluvioni e
il succedersi di episodi esondativi con frequenza superiore a
tutte le precedenti previsioni - sulle cui cause la
Commissione ha inteso di recente svolgere specifici
approfondimenti - devono infatti indurre a riconsiderare in
termini nuovi il rischio nucleare e la sua collocazione al
vertice della scala delle priorità;
b) che gli organi competenti debbano individuare
le procedure amministrative più appropriate in considerazione
delle dimensioni del rischio a cui - in caso di contatto fra
le scorie nucleari liquide e le acque del fiume - sarebbero
sottoposti i residenti nella zona, i lavoratori e una parte
difficilmente calcolabile della popolazione dell'intero
Paese;
c) che la scelta di una delle tecnologie
disponibili per il condizionamento dei rifiuti liquidi dovrà
essere effettuata secondo i più ampi e aggiornati parametri
scientifici, nella piena valorizzazione delle risorse
conoscitive presenti nel nostro paese, e dovrà essere definita
in tempi brevi, in considerazione dei gravi ritardi
accumulati;
d) che ulteriori ritardi nell'inizio degli
interventi di condizionamento non appaiono più giustificabili,
non essendo emerse - nel corso dell'indagine - esigenze di
ulteriori integrazioni di informazione e di conoscenza
sull'evoluzione di questo specifico segmento tecnologico;
e) che il Ministero dell'industria sia in possesso
di elementi conoscitivi e di poteri decisionali sufficienti a
intraprendere tutte le azioni necessarie a dare ai cittadini e
al Parlamento le dovute garanzie di sicurezza;
f) che, in considerazione dei tempi tecnici di
interventi risolutivi, sia opportuno provvedere immediatamente
alla realizzazione di una struttura di protezione dei luoghi
di stoccaggio, la cui progettazione dovrà essere conforme alle
prescrizioni dell'Autorità di bacino e la cui esecuzione sia
garantita da procedure autorizzative adeguate alla gravità del
rischio;
g) che anche la situazione delle scorie presenti
nel Vercellese, messa in evidenza da questa indagine
conoscitiva, induca ad una accelerazione del programma di
adeguamento del nostro Paese ai più moderni parametri di
sicurezza nucleare, attraverso soluzioni in grado di
proiettarsi efficacemente nel futuro e di garantire - non solo
per la generazione presente e per quelle prossime - la
protezione dai gravissimi rischi prodotti dai rifiuti
nucleari;
h) che, come è stato già raccomandato - e in
questa forma accolto dal Governo - sia opportuno procedere
alla costituzione di un'Agenzia per la gestione dei rifiuti
radioattivi come ente pubblico che provveda alla gestione del
deposito definitivo delle scorie di bassa e media attività e
alla custodia temporanea dei rifiuti di alta attività, in
adempimento alle prescrizioni che verranno date dall'organo di
controllo, come anche alle attività di ricerca per la
sistemazione dei rifiuti ad alta attività a vita media
lunghissima;
i) che lungo tutto il percorso della messa in
sicurezza dal rischio nucleare si seguano i principi della
trasparenza, dell'informazione ai cittadini, del
coinvolgimento degli enti territoriali.
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