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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


194904
SMC0769-0102
Bollettino Giunte e Commissioni n. 769 del 7 marzo 2001 - edizione definitiva - (SMC13-769)
(suddiviso in 225 Unità Documento)
Unità Documento n.102 (che inizia a pag.94 dello stampato)
             ...VIII COMMISSIONE PERMANENTE
           (Ambiente, territorio e lavori pubblici)
 
 
...INDAGINE CONOSCITIVA
...INDAGINE CONOSCITIVA. LAVCOMM
...INDAGINE CONOSCITIVA.
DOCUMENTO CONCLUSIVO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
Mercoledì 7 marzo 2001. - Presidenza del Presidente Sauro TURRONI.
ZZSMC ZZRES ZZSMC070301 ZZSMC010307 ZZSMC000301 ZZSMC000001 ZZSMC769 ZZ13 ZZD ZZTX ZZC8 ZZNO ZZXX
     1.  Premessa.
     L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti
  dei gruppi, della VIII Commissione, nella riunione di
  mercoledì 24 gennaio 2001, ha concordato sull'opportunità di
  svolgere un'indagine conoscitiva per approfondire le tematiche
  connesse alla sicurezza ambientale delle strutture nucleari
  site in provincia di Vercelli, sulla quale è stata acquisita,
  ai sensi dell'articolo 144, comma 1, del regolamento, l'intesa
  con il Presidente della Camera.
     Le questioni relative alla sicurezza ambientale delle
  strutture nucleari site in provincia di Vercelli erano già
  state oggetto di un primo approfondimento da parte della
  Commissione nel corso dello svolgimento dell'indagine
  conoscitiva sugli eventi alluvionali verificatisi nell'Italia
  settentrionale nel mese di ottobre 2000 - deliberata dalla
  VIII Commissione nella seduta del 18 ottobre 2000 e conclusa
  il 7 febbraio 2001 con l'approvazione di un documento
  conclusivo - in particolare durante lo svolgimento delle
  audizioni di rappresentanti dell'ENEL, dell'ENEA, dei comuni
  di Saluggia e di Trino Vercellese, della provincia di
  Vercelli, dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale
  del Piemonte e della Società di gestione degli impianti
  nucleari (SO.G.I.N.).  Tuttavia, in ragione sia dello specifico
  oggetto dell'indagine conoscitiva relativa agli eventi
  alluvionali, sia del rilievo e dell'ampiezza delle questioni
  connesse alla presenza di rischi ambientali nelle strutture
  nucleari presenti a Saluggia ed a Trino Vercellese, la
  Commissione ha convenuto sull'opportunità di effettuare
  un'autonoma indagine conoscitiva per esaminare nella sua
  interezza quest'ultima tematica.
     L'indagine conoscitiva sulla sicurezza ambientale delle
  strutture nucleari site in provincia di Vercelli è stata
  quindi deliberata dalla Commissione nella seduta del 1^
  febbraio 2001 ed il relativo termine di scadenza,
  originariamente previsto per il 21 febbraio 2001, è stato
  successivamente prorogato, previa intesa con la Presidenza
  della Camera, al 3 marzo 2001.
     Le finalità dell'indagine, nelle intenzioni della
  Commissione, erano riconducibili ai seguenti obiettivi:
      valutazione delle conseguenze connesse alla presenza
  di depositi e strutture con materiale radioattivo nel
  territorio in provincia di Vercelli;
      definizione dei possibili interventi, anche di natura
  legislativa, idonei a garantire le necessarie condizioni di
  sicurezza e tutela dell'ambiente, in particolare in
  considerazione dei frequenti eventi alluvionali che investono
  le zone in questione.
     L'indagine si è concretamente avviata il 14 febbraio 2001
  con l'audizione dei rappresentanti dell'Agenzia nazionale per
  la protezione ambientale (ANPA) ed è proseguita, nella seduta
  del 15 febbraio 2001, con l'audizione dei rappresentanti della
  SO.G.I.N. In data 20 febbraio 2001 si è svolta l'audizione dei
  rappresentanti
 
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  della Nycomed Amersham Sorin s.r.l, della Diasorin S.p.A. e
  della Sorin Biomedica S.p.A.; in data 21 febbraio 2001
  l'audizione di rappresentanti delle organizzazioni sindacali
  CGIL-CISL-UIL e UGL nonché,in data 1^ marzo 2001, l'audizione
  di rappresentanti dell'ENEA.
     Rispetto al programma dell'indagine originariamente
  definito dalla Commissione, che prevedeva anche lo svolgimento
  di ulteriori audizioni, l'ufficio di presidenza, integrato dai
  rappresentanti dei gruppi, della VIII Commissione, nella
  riunione del 27 febbraio 2001, ha convenuto sull'opportunità
  di ridurre il ciclo di audizioni previste considerati, in
  particolare, i ristretti margini di tempo disponibili.
  Pertanto, nella seduta del 1^ marzo 2001, una volta conclusa
  l'audizione dei rappresentanti dell'ENEA, la Commissione ha
  deciso di considerare concluso il programma dell'indagine
  conoscitiva, ritenendo sufficienti gli elementi emersi nel
  corso delle audizioni già svolte, in modo da poter pervenire
  quanto prima all'approvazione di un documento conclusivo.
     Gli elementi conoscitivi acquisiti dalla VIII Commissione
  si riferiscono a due tematiche, connesse fra di loro ma
  distinte:
       lo stato degli interventi per il  trattamento delle
  scorie  e quindi per un'efficace prevenzione dei rischi di
  esposizione a scorie radioattive proiettata nel lungo
  periodo;
       lo stato degli interventi per rimediare alla particolare
  situazione di pericolo dovuta alla  ubicazione  degli
  stabilimenti in aree a rischio di esondazione.
     Tempi, costi e competenze scientifiche necessarie a
  realizzare i due tipi di intervento - nonché soggetti
  responsabili e competenze amministrative - appaiono del tutto
  differenti, come può ricavarsi dal presente documento
  conclusivo.  Tuttavia è utile sottolineare come solo la
  efficace e coordinata soluzione delle due problematiche potrà
  garantire la sicurezza del sito, delle popolazioni residenti,
  dei lavoratori occupati nell'area industriale e di tutti
  coloro che potrebbero essere raggiunti dagli effetti -
  sicuramente gravissimi - di un incidente di qualunque
  natura.
  2.  Quadro della situazione.
     La nuclearizzazione nell'area del vercellese risale agli
  anni cinquanta, e - alla luce degli odierni criteri di
  sicurezza - le scelte allora effettuate, particolarmente in
  relazione alla localizzazione degli impianti, risultano quanto
  mai inadeguate.
     In particolare, il sito di Saluggia è compreso tra la Dora
  Baltea ed il canale Farini che dalla Dora Baltea deriva, in
  una condizione soggetta a rischio di esondazione e
  classificata dall'Autorità di bacino come  fascia B.
     Quanto al sito di Trino Vercellese, localizzato com'è noto
  in prossimità del fiume Po, il rischio immediato sembrerebbe
  meno alto poiché esso giace su un territorio nel quale il
  livello di campagna è a quota più elevata rispetto al livello
  degli argini.
     Molto differente, fra i due siti, è anche la presenza di
  materiale radioattivo.  Presso la sede della centrale nucleare
  ENEL di Trino Vercellese sono attualmente stoccate 47 barre di
  scorie radioattive.  Nel comprensorio di Saluggia, invece, sono
  collocati diversi impianti e vengono stoccati materiali
  radioattivi caratterizzati da vari gradi di pericolosità.  Vi
  si trova, infatti, un reattore sperimentale, realizzato negli
  anni cinquanta dal gruppo FIAT, ed oggi meglio noto come
  impianto Avogadro, utilizzato prevalentemente come piscina
  nella quale sono posizionati circa 50 elementi di combustibile
  radioattivo provenienti dalla centrale di Trino Vercellese.
  Nello stesso sito risiedono, inoltre, tre strutture del gruppo
  SNIA (SORIN Biomedica, SORIN Biomedica Cardio e Bellco), un
  impianto Nycomed-Amersham, uno DIA-SORIN e un impianto Fiat
  Avio.  Le attività industriali di tali aziende comportano anche
  l'uso di radioisotopi, con finalità prevalentemente
  biomedicali.  Infine nello stesso comprensorio opera un
  impianto di trattamento
 
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  delle barre di combustibile di proprietà di ENEA-Eurex, che
  tratta materiali derivanti da centrali ENEL e al quale è
  riferibile la maggior quantità di scorie radioattive ad alta
  pericolosità.  Complessivamente, nel sito di Saluggia sono
  presenti circa 113 metri cubi di residui radioattivi liquidi
  ad alta attività(1), in gran parte prodotti da attività di
  "riprocessamento" effettuate dall'ENEA in via sperimentale nel
  corso degli anni settanta e nella prima parte degli anni
  ottanta.
     (1) Al fine di una volutazione della dimensione del
  problema, si riporta un'informazione fornita dai
  rappresentanti dell'ANPA quale elemento per una comparazione:
  nel sito Trisaia, in Basilicata, sono stoccati 2,7 metri cubi
  di residui, con un rapporto quindi - rispetto a Saluggia - di
  1-50.
     Di tutto l'inventario dei residui nucleari può dirsi che
  nel sito di Saluggia sia localizzata la parte certamente più
  pericolosa dal punto di vista della sicurezza ambientale, cioè
  scorie ad alta attività ed allo stato liquido.
  3.   Lo stato degli interventi per il trattamento delle
  scorie.
     E' utile ricordare preliminarmente che il problema dello
  smaltimento di rifiuti radioattivi e dello smantellamento di
  centrali nucleari dismesse è un problema mondiale, che la
  comunità internazionale si è posto e che deve essere
  affrontato con criteri di uniformità.  Con la firma della
  Convenzione sulla sicurezza della gestione dei rifiuti
  radioattivi e degli elementi di combustibile nucleare
  esaurito,  ratificata dal nostro Paese con legge 19 gennaio
  1998, n. 10, l'Italia ha assunto anche formalmente, nei
  confronti degli altri Paesi firmatari, l'impegno di garantire
  una corretta gestione dei rifiuti radioattivi e del
  combustibile irraggiato.
     Gli obblighi cui fa riferimento la  Convenzione
  appena citata riguardano l'adozione di concreti indirizzi e
  criteri di sicurezza e radioprotezione riconosciuti come
  validi dalla comunità internazionale, e di cui si riscontra
  una diffusa applicazione nei Paesi europei ed extra-europei.
  Molti paesi, e più avanti si accennerà anche allo specifico
  problema dei  siti di smaltimento,  dispongono già di
  adeguate soluzioni normative e di strutture istituzionali
  per la gestione dei rifiuti radioattivi.  Quasi tutti
  i Paesi europei, pur con assetti statutari differenti,
  hanno adottato, ad esempio, la soluzione di individuare un
  unico soggetto pubblico cui affidare la gestione unitaria a
  livello nazionale delle problematiche attinenti la
  destinazione finale dei rifiuti di bassa e media radioattività
  e del combustibile nucleare irraggiato.
     Spetta infatti allo Stato:
       definire gli indirizzi per la gestione dei rifiuti e
  garantirne la sicurezza;
       stabilire e applicare un chiaro quadro legislativo e
  prescrittivo;
       stabilire gli obblighi connessi alla sicurezza della
  gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare
  irraggiato.
     Se anche in Italia si affermerà la soluzione del gestore
  unico, tale soggetto dovrà assicurare:
       la realizzazione e la gestione del sito o dei siti per
  lo smaltimento dei rifiuti a bassa e media attività;
       la realizzazione e la gestione del deposito o dei
  depositi per la custodia temporanea dei rifiuti di alta
  attività e del combustibile nucleare irraggiato;
       la promozione ed il coordinamento della chiusura delle
  attività nucleari pregresse - ricordiamo che in Italia le
  attività industriali in campo nucleare sono cessate da oltre
  11 anni - cioè la disattivazione e lo smantellamento delle
  centrali nucleari e degli altri impianti del ciclo del
  combustibile.
     Il sistema di trattamento di scorie radioattive liquide di
  alta attività - cioè dei materiali allo stato fisico
  maggiormente pericoloso - è quello della solidificazione.  Tale
  intervento - allo stato attuale delle tecnologie - può
  realizzarsi ricorrendo a due modalità:
       la solidificazione tramite cementazione
 
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       la solidificazione tramite vetrificazione.
     Esistono, inoltre, soluzioni provvisorie ed intermedie di
  "stoccaggio a secco" in appositi contenitori ("cask").
     La scelta fra queste tecnologie deriva da un insieme
  quanto mai complesso di fattori e non rappresenta, quindi, un
  dato scontato.  Fra tali fattori si possono ricordare:
       1. il livello di sperimentazione e di consolidamento di
  una tecnologia;
       2. il grado di sicurezza conseguibile.  Questo elemento
  va valutato non sulla base dei parametri consueti, dal momento
  che, anche dopo la solidificazione, le scorie rimangono attive
  per decine di migliaia di anni, quindi ben oltre la previsione
  di durata dell'involucro (sia esso cemento o sostanza vetrosa)
  che le riveste;
       3. i tempi di realizzazione del processo di
  solidificazione, anche in considerazione delle condizioni in
  cui l'intervento deve realizzarsi.  Non può, infatti, essere
  ipotizzato alcun contatto diretto fra operatori umani e
  scorie, quindi - indipendentemente della tecnologia prescelta
  - occorre realizzare la previa robottizzazione di parte
  dell'intervento.
     Nel corso dell'audizione dei rappresentanti dell'ANPA,
  questi hanno riferito come alla cementazione si sia fatto
  ricorso in Basilicata - stabilimento di Trisaia - con
  risultati soddisfacenti.  Tale procedimento, inoltre,
  presenterebbe - secondo l'Agenzia - il vantaggio di una
  maggiore sperimentazione anche fuori dall'Italia e
  garantirebbe tempi certi e contenibili in 5 anni.  Tuttavia i
  rappresentanti dell'ANPA hanno precisato che non è competenza
  né intenzione dell'Agenzia l'indicazione delle tecnologie da
  adottare: ognuna delle tecnologie impiegabili va infatti
  qualificata e può, conseguentemente, essere impiegata.
  Obiettivo dell'ANPA è invece quello di definire  i tempi
  in cui la messa in sicurezza dovrà essere effettuata,
  considerando che gli episodi esondativi si ripetono con
  frequenze che non sono quelle statisticamente previste e che ,
  se i contenitori delle scorie liquide fossero raggiunti dalle
  acque e subissero danni, si realizzerebbe un vero e proprio
  evento catastrofico.
     Le indicazioni tecniche dell'ANPA, contenenti anche la
  definizione di un arco temporale ritenuto accettabile per il
  completamento della solidificazione, hanno dunque solo la
  finalità di suggerire all'ente gestore dell'impianto Eurex
  (cioè all'ENEA) - cui appartiene la scelta tecnologica - il
  ricorso ad una tecnologia consolidata che l'ente gestore
  stesso padroneggi già oggi.  Il Ministero dell'industria, del
  commercio e dell'artigianato ha corrisposto a quanto richiesto
  dall'autorità di sicurezza nucleare emanando nel dicembre 2000
  un decreto contenente una prescrizione che fissa il termine
  del 31 dicembre 2005 entro il quale l'ente gestore dovrebbe
  realizzare la completa eliminazione da quel comprensorio di
  tutti i residui liquidi radioattivi ad alta attività.
     Nel corso delle audizioni si è avuto modo di appurare come
  sugli interventi in questione si siano accumulati ritardi
  storici.
     Nel maggio 1994 - solo per riferirsi agli elementi più
  recenti - l'ANPA, appena istituita, inviò una nota al
  Ministero dell'industria per sollecitare un intervento del
  Ministero stesso sull'ENEA, affinché venissero abbreviati i
  tempi per giungere alla completa solidificazione dei rifiuti
  presenti a Saluggia e, in misura minore, nell'impianto Itrec
  di Trisaia in Basilicata.  Fra l'altro, l'urgenza
  dell'intervento deriva non solo dalla particolare ubicazione
  del sito, ma anche dalla circostanza che i rifiuti liquidi
  sono contenuti da 20 anni in serbatoi dei quali in sede di
  progetto era stata valutata una vita utile presunta pari a
  circa un ventennio.  Ciò contribuisce ad abbassare
  ulteriormente il livello complessivo di sicurezza.
     Nel 1997 - in esecuzione di una prescrizione del Ministero
  dell'industria che indicava tale scadenza - l'esercente (ENEA)
  presentava un progetto - denominato
 
                              Pag. 98
 
  CORA - imperniato sul procedimento di vetrificazione dei
  rifiuti attraverso un impianto di natura prototipica.
     I rappresentanti dell'ANPA hanno inteso sottolineare, nel
  corso dell'audizione, come tale progetto non contempli il
  procedimento di vetrificazione che viene già utilizzato in
  altri paesi in cui esiste un'attività di riprocessamento del
  combustibile (Gran Bretagna), ma una variante prototipica
  (denominata "crogiuolo a freddo") mai sperimentata per la
  vetrificazione dei rifiuti radioattivi.
     I rappresentanti dell'ENEA hanno invece sostenuto
  l'impossibilità - indipendentemente dalla scelta tecnologica -
  di realizzare un intervento complesso e rischioso, esposto a
  numerosi imprevisti, nei tempi ristretti prescritti dal
  Ministero dell'industria.  E' stato da essi sostenuto nel corso
  dell'audizione che, se il Ministero dell'industria non
  rettificasse la prescrizione - almeno per la parte relativa ai
  termini perentori - i responsabili dell'ENEA sarebbero posti
  di fronte ad un obbligo tecnicamente non realistico, il cui
  inadempimento è peraltro passibile di sanzioni penali ai sensi
  del decreto legislativo n. 230/1995.
  4.   Lo stato degli interventi per rimediare alla
  particolare situazione di pericolo dovuta alla ubicazione
  degli stabilimenti in aree a rischio di esondazione.
     Il problema delle difese idrauliche dei due siti di Trino
  e di Saluggia, pur richiamato da numerosi interventi degli
  auditi, non viene ripreso in questo documento conclusivo
  poiché è ferma convinzione di questa Commissione che le cause
  (e i conseguenti rimedi) degli episodi di esondazione
  verificatisi nelle più recenti alluvioni debbano essere
  indagate con un metodo complessivo - che prenda ad oggetto
  l'intero bacino idrografico, nel quale si sono accumulati nel
  tempo fenomeni profondi di dissesto - e che solo da un quadro
  conoscitivo e programmatico completo possa correttamente
  discendere la progettazione di interventi puntuali.
     Questi principi hanno trovato conferma anche nella recente
  indagine conoscitiva svolta dalla Commissione sugli eventi
  alluvionali dell'ottobre-novembre 2000 e in questa sede non
  può che ribadirsi l'indirizzo espresso nel documento che ne
  riassumeva le risultanze.  Quell'indirizzo era esplicitamente
  critico di soluzioni parziali ricercate attraverso la
  costruzione di più o meno efficaci opere di difesa e
  favorevole, invece, alla pianificazione degli interventi e
  quindi ad un ruolo preminente dell'Autorità di bacino, al
  coordinamento - nell'esecuzione degli indirizzi da questa
  dettati - di tutte le amministrazioni pubbliche titolari di
  responsabilità sugli interventi nel territorio.
     Il tema viene qui considerato dalla limitata - ma non per
  questo meno rilevante - prospettiva della messa in sicurezza,
  in tempi brevi, dei depositi contenenti scorie radioattive
  rispetto ai rischi di inondazione o di esondazione.  Tali
  rischi si sono infatti presentati in modo allarmante nei mesi
  scorsi, in particolare con l'esondazione della Dora Baltea del
  15 ottobre nell'area di Saluggia, sconvolgendo - e ciò
  costituisce l'elemento più grave - ogni modello
  previsionale.
     I soggetti auditi - ed in particolare i rappresentanti
  dell'ENEA - in risposta ad una espressa richiesta in merito,
  hanno avanzato perplessità sulla fattibilità - dal punto di
  vista tecnologico - dell'ipotesi di rimediare all'incombente
  rischio attraverso un trasferimento delle scorie stesse perché
  poi siano condizionate in altra zona.  Tale ipotesi rientrava
  tra le opzioni operative all'esame dell'ENEA nella precedente
  legislatura ed è stata considerata dai responsabili dello
  stabilimento ENEA, ma si deve confrontare con il problema del
  frazionamento in un numero elevato di operazioni di trasporto,
  con i conseguenti rischi di incidente.  Inoltre sussistono
  problemi di sicurezza per gli operatori relativamente alle
  operazioni da effettuare su materiali radioattivi allo stato
  liquido.
     Attese le difficoltà connesse all'ipotesi del trasporto,
  la soluzione proposta da ENEA è stata invece quella della
  edificazione -
 
                              Pag. 99
 
  in tempi rapidi - di una struttura di contenimento in cemento
  in grado di proteggere interamente il deposito delle
  scorie.
     I costi di questa struttura, denominata "edificio di
  contenimento", sarebbero compresi entro i 40 miliardi di lire
  e i tempi necessari alla esecuzione del progetto potrebbero
  essere contenuti anche al di sotto dell'anno.
     Sull'utilità e necessità di questo intervento la
  Commissione ha verificato un consenso quasi generale dei
  soggetti auditi.  Ciò che, piuttosto, è stato rilevato è la
  sproporzione fra la celerità con cui sarebbe opportuno avviare
  i lavori e i tempi amministrativi, dovuti, anche in questo
  caso, al coinvolgimento di una pluralità di competenze e di
  soggetti nel procedimento decisionale.
  5.   La soluzione di lungo periodo (il sito nazionale di
  smaltimento).
     La soluzione di lungo periodo verso cui si sono da tempo
  orientati i paesi economicamente più sviluppati è quella della
  ubicazione delle scorie radioattive maggiormente pericolose
  presso una apposita struttura di sicurezza ad alta tecnologia.
  Nel sito di smaltimento, scelto secondo caratteristiche
  idrogeomorfologiche che considerino tutte le variabili e i
  fattori di rischio, viene ospitato il centro di smaltimento:
  strutture ingegneristiche che ospitano i rifiuti condizionati,
  installazioni ausiliarie come laboratori di analisi e
  controllo, stazioni per il condizionamento dei rifiuti,
  servizi, uffici.  L'insieme di tali infrastrutture si
  configura, quindi, come un vero e proprio centro tecnologico
  dedicato, ove sarà possibile promuovere altre attività
  parallele di tipo scientifico-tecnologico e di ricerca.
  Secondo una recente indagine dell' IAEA  (International
  Atomic Energy Agency),  i paesi dotati di siti di
  smaltimento già operativi sono 37, mentre 8 sono i paesi che
  hanno un sito già selezionato ed in fase di avviamento, e 9 -
  fra cui l'Italia - quelli che hanno un processo di selezione
  avviato da tempo.
     Nel nostro paese è avviata la procedura di selezione del
  sito, con il lavoro di una  task-force  dell'ENEA
  incaricata dal Ministero dell'industria, che ha già
  identificato come le aree morfologicamente e territorialmente
  idonee rappresentino il 9 per cento del territorio
  nazionale.
     Si prevede che entro il mese di marzo 2001 la
  task-force  concluderà i suoi lavori con l'indicazione
  delle procedure da seguire per individuare il sito nazionale
  di smaltimento.
     E' stato sottolineato nel corso dell'indagine conoscitiva
  come la presenza di tali attività comporti una costante
  formazione di personale specializzato, un tendenziale
  miglioramento di tecnologie e tecniche di gestione e quindi
  uno dei fattori per il mantenimento e il consolidamento della
  sicurezza del sito stesso.  In assenza di un tale nucleo di
  attività, vi è - all'opposto - l'ineluttabile indebolimento
  progressivo delle risorse umane e tecnologiche con ricadute
  negative per la sicurezza nucleare.  Infine, con un tale centro
  di attività si può mantenere aperta la possibilità di un
  miglioramento - attraverso nuove tecnologie che dovessero
  affacciarsi - delle condizioni di sicurezza in cui sono
  sistemati i rifiuti radioattivi.  Quanto alle caratteristiche
  tipologiche del sito, è stato illustrato come esso possa
  appartenere al genere "superficiale" o "sub-superficiale"
  oppure "profondo".  Anche in questo caso l'opzione deriva da
  scelte complesse di opportunità riguardanti diversi aspetti.  I
  depositi "superficiali" e "sub-superficiali", infatti,
  presentano il vantaggio di una maggiore "ispezionabilità",
  mentre i depositi "profondi" consentono di disporre di un'area
  di contenimento delle scorie più "inaccessibile" a fattori
  perturbanti provenienti dal mondo esterno.  Il primo caso
  prevede un'attività di custodia che si deve programmare per un
  arco temporale che si protrae per alcuni secoli.  Nel caso di
  un sito "profondo" e più difficile da ispezionare - dal quale
  peraltro è più difficile anche il recupero dei manufatti per
  una
 
                              Pag. 100
 
  loro eventuale diversa sistemazione - appare realistica
  l'ipotesi di sigillare ed abbandonare il sito stesso.
  6.  Conclusioni.
     A conclusione dell'indagine conoscitiva la VIII
  Commissione ritiene:
       a)  che la situazione attualmente esistente in
  provincia di Vercelli costituisca una priorità per la
  sicurezza ambientale del nostro Paese.  Le recenti alluvioni e
  il succedersi di episodi esondativi con frequenza superiore a
  tutte le precedenti previsioni - sulle cui cause la
  Commissione ha inteso di recente svolgere specifici
  approfondimenti - devono infatti indurre a riconsiderare in
  termini nuovi il rischio nucleare e la sua collocazione al
  vertice della scala delle priorità;
       b)  che gli organi competenti debbano individuare
  le procedure amministrative più appropriate in considerazione
  delle dimensioni del rischio a cui - in caso di contatto fra
  le scorie nucleari liquide e le acque del fiume - sarebbero
  sottoposti i residenti nella zona, i lavoratori e una parte
  difficilmente calcolabile della popolazione dell'intero
  Paese;
       c)  che la scelta di una delle tecnologie
  disponibili per il condizionamento dei rifiuti liquidi dovrà
  essere effettuata secondo i più ampi e aggiornati parametri
  scientifici, nella piena valorizzazione delle risorse
  conoscitive presenti nel nostro paese, e dovrà essere definita
  in tempi brevi, in considerazione dei gravi ritardi
  accumulati;
       d)  che ulteriori ritardi nell'inizio degli
  interventi di condizionamento non appaiono più giustificabili,
  non essendo emerse - nel corso dell'indagine - esigenze di
  ulteriori integrazioni di informazione e di conoscenza
  sull'evoluzione di questo specifico segmento tecnologico;
       e)  che il Ministero dell'industria sia in possesso
  di elementi conoscitivi e di poteri decisionali sufficienti a
  intraprendere tutte le azioni necessarie a dare ai cittadini e
  al Parlamento le dovute garanzie di sicurezza;
       f)  che, in considerazione dei tempi tecnici di
  interventi risolutivi, sia opportuno provvedere immediatamente
  alla realizzazione di una struttura di protezione dei luoghi
  di stoccaggio, la cui progettazione dovrà essere conforme alle
  prescrizioni dell'Autorità di bacino e la cui esecuzione sia
  garantita da procedure autorizzative adeguate alla gravità del
  rischio;
       g)  che anche la situazione delle scorie presenti
  nel Vercellese, messa in evidenza da questa indagine
  conoscitiva, induca ad una accelerazione del programma di
  adeguamento del nostro Paese ai più moderni parametri di
  sicurezza nucleare, attraverso soluzioni in grado di
  proiettarsi efficacemente nel futuro e di garantire - non solo
  per la generazione presente e per quelle prossime - la
  protezione dai gravissimi rischi prodotti dai rifiuti
  nucleari;
       h)  che, come è stato già raccomandato - e in
  questa forma accolto dal Governo - sia opportuno procedere
  alla costituzione di un'Agenzia per la gestione dei rifiuti
  radioattivi come ente pubblico che provveda alla gestione del
  deposito definitivo delle scorie di bassa e media attività e
  alla custodia temporanea dei rifiuti di alta attività, in
  adempimento alle prescrizioni che verranno date dall'organo di
  controllo, come anche alle attività di ricerca per la
  sistemazione dei rifiuti ad alta attività a vita media
  lunghissima;
       i)  che lungo tutto il percorso della messa in
  sicurezza dal rischio nucleare si seguano i principi della
  trasparenza, dell'informazione ai cittadini, del
  coinvolgimento degli enti territoriali.
 
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