Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


194922
SMC0769-0120
Bollettino Giunte e Commissioni n. 769 del 7 marzo 2001 - edizione definitiva - (SMC13-769)
(suddiviso in 225 Unità Documento)
Unità Documento n.120 (che inizia a pag.126 dello stampato)
               ...X COMMISSIONE PERMANENTE
          (Attività produttive, commercio e turismo)
 
 
...UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI L'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi si è riunito dalle 14.30 alle 14.35. Pag. 126 INDAGINE CONOSCITIVA
...INDAGINE CONOSCITIVA. LAVCOMM
...INDAGINE CONOSCITIVA.
DOCUMENTO CONCLUSIVO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
Mercoledì 7 marzo 2001. - Presidenza del Presidente Gianfranco SARACA.
ZZSMC ZZRES ZZSMC070301 ZZSMC010307 ZZSMC000301 ZZSMC000001 ZZSMC769 ZZ13 ZZD ZZTX ZZC10 ZZNO ZZXX
  1.  Introduzione.
  1.1. Gli obiettivi dell'indagine e l'attività
  svolta.
     In data 15 febbraio 2000, previa intesa del Presidente
  della Camera, la X Commissione ha deliberato di svolgere
  l'indagine conoscitiva in tema di impatto del commercio
  elettronico sul sistema produttivo e distributivo italiano,
  muovendo dalla consapevolezza che la diffusione e lo sviluppo
  delle nuove tecnologie elettroniche costituiscono uno dei
  parametri su cui si misurerà la competitività del
  sistema-Paese.
     L'iniziativa ha avuto, pertanto, il fine di individuare
  linee di intervento legislativo e di indirizzo politico per la
  piena valorizzazione delle opportunità che il commercio
  elettronico fornisce alle singole imprese ed all'apparato
  produttivo nel suo complesso; in questo quadro particolare
  attenzione merita la realtà delle piccole e medie imprese, che
  del sistema produttivo e distributivo italiano costituiscono
  il tessuto e la peculiarità.
     Per una serie di circostanze esterne che hanno influito
  sull'andamento dei lavori della Commissione l'indagine
  conoscitiva non ha potuto in una prima fase svilupparsi
  secondo il programma originariamente previsto.  Si è pertanto
  resa necessaria una parziale ridefinizione del programma
  dell'indagine che, pur confermando l'impianto iniziale,
  consentisse di tener conto delle rilevanti novità intervenute
  nel frattempo in un settore che conosce un tumultuoso sviluppo
  ed una continua evoluzione, nonché di adeguare
  conseguentemente i tempi per lo svolgimento dell'indagine
  medesima.
     Conseguentemente, in data 26 settembre 2000, la
  Commissione ha approvato una versione aggiornata del programma
  dell'indagine, prevedendo che essa si focalizzasse su tre
  aspetti, tra loro in rapporto di stretta connessione e
  consequenzialità, pur se concettualmente distinguibili.
     Il primo profilo è quello dell'analisi degli scenari
  tecnologici ed applicativi, al fine di acquisire una comune
  consapevolezza della realtà attuale e delle prospettive a
  breve-medio termine dell'evoluzione tecnologica e delle
  potenzialità che si renderanno disponibili in termini di
  prodotti e servizi, individuando i settori di impresa e le
  aree di attività d'impresa coinvolte maggiormente dal
  fenomeno.
     Il secondo aspetto è quello dell'impatto sul sistema
  produttivo e distributivo italiano e sui fattori della
  produzione, al fine di esaminare il fenomeno del commercio
  elettronico nella specifica realtà economico-produttiva del
  Paese, analizzandone le ricadute sul sistema economico in
  termini di opportunità e di sviluppo.  Particolare attenzione
  richiedono altresì i nodi cruciali di tipo infrastrutturale,
  normativo o culturale, specificamente italiani, che possono
  condizionare negativamente lo sviluppo del commercio
  elettronico, individuando altresì le figure più esposte al
  rischio di obsolescenza e, al contempo, le nuove opportunità e
  i profili professionali che diventeranno indispensabili alle
  imprese.
     Il terzo profilo è quello delle linee di indirizzo per una
  politica di sviluppo, allo
 
                              Pag. 127
 
  scopo di delineare le aree di intervento, le forme e le
  finalità che possono caratterizzare il ruolo delle istituzioni
  nello sviluppo del settore.
     In considerazione dell'esigenza di coinvolgere
  nell'indagine anche i responsabili di aziende chiave del
  settore dell'offerta tecnologica, si è fatto ricorso, oltre al
  tradizionale strumento delle audizioni, anche a quello della
  videoconferenza, che ha permesso il confronto con autorevoli
  personalità internazionali.  E' stato inoltre ritenuto
  essenziale coinvolgere nell'indagine esperienze concrete già
  realizzate o progetti imprenditoriali in corso, essendo il
  fenomeno del commercio elettronico determinato più dai fatti
  d'impresa che da un sapere organico.
     Nell'ambito dell'indagine la Commissione ha pertanto
  proceduto alle seguenti audizioni:
       audizione in videoconferenza di Larry Ellison,
  presidente di Oracle Corporation (28 novembre 2000);
       audizione del dottor Alberto Tripi, presidente di
  Federcomin, e dell'ingegnere Franco Patini, vicepresidente di
  Federcomin (18 gennaio e 8 febbraio 2001);
       audizione del dottor Ennio Lucarelli, presidente della
  FITA (18 gennaio 2001);
       audizione del dottor Walter Catoni, direttore divisione
  logistica Espresso poste e amministratore delegato SDA (25
  gennaio 2001);
       audizione del dottor Franco Fusignani, amministratore
  delegato e-SPIN Spa (8 febbraio 2001);
       audizione del dottor Gianfranco Ruta, responsabile
  settore sviluppo tecnologico di Confcommercio (13 febbraio
  2001);
       audizione del dottor Fabrizio Freda, presidente e
  amministratore delegato di Procter e Gamble (13 febbraio
  2001);
       audizione dell'ingegnere Elio Catania, presidente ed
  amministratore delegato della IBM Spa, e dell'ingegnere
  Vittorio Di Trapani, direttore relazioni esterne della IBM Spa
  (15 febbraio 2001);
       audizione dell'ingegnere Franco Arzano, presidente della
  Commissione economia digitale di Confindustria, e del dottor
  Roberto Iannucci, dirigente servizi e infrastrutture di
  Confindustria (15 febbraio 2001);
       audizione del dottor Giovanni Prignano, presidente di
  Assonet, e del dottor Mario Covino, segretario nazionale di
  Assonet (15 febbraio 2001);
       audizione del dottor Giuseppe Smeriglio, amministratore
  delegato della TNT Global Express S.p.A. (22 febbraio
  2001);
       audizione del dottor Luigi Portioli, responsabile
  dipartimento settore produttivo della CGIL, del signor
  Lamberto Santini, segretario confederale della UIL, del dottor
  Pietro Giordano, segretario nazionale della FISASCAT-CISL, del
  dottor Nazzareno Mollicone, responsabile ufficio studi della
  UGL, e della dottoressa Renata Valli, dell'ufficio studi della
  UGL (22 febbraio 2001);
       audizione del Sottosegretario di Stato per l'industria,
  il commercio e l'artigianato, senatore Stefano Passigli (27
  febbraio 2001).
     Oltre alle audizioni, la Commissione ha altresì proceduto,
  attraverso una sua delegazione, ad una visita di studio in
  Giappone al fine di acquisire direttamente elementi di
  informazione e conoscenza circa la situazione e le prospettive
  del fenomeno in una realtà internazionale particolarmente
  significativa tanto da un punto di vista economico, quanto
  sotto il profilo tecnologico.
     Nel corso della missione, svoltasi dal 28 gennaio al 1^
  febbraio 2001, la delegazione della Commissione ha proceduto a
  numerosi incontri, sia con soggetti istituzionali, sia con
  rappresentanti del mondo economico ed imprenditoriale.
 
                              Pag. 128
 
     In particolare, la delegazione ha incontrato:
       l'on. Yuji Yamamoto, presidente del  Committee on
  Economy, Trade and Industry  della House of
  Representatives;
       l'on. Kenji Kosaka, vice ministro del  Ministry of
  Public Management and Home Affairs, Posts e
  Telecommunications,  e funzionari del Ministero;
       l'on. Nariaki Nakayama, vice ministro del  Ministry of
  Economy, Trade and Industry,  e funzionari del Ministero;
       rappresentanti dell' Electronic Commerce Promotion
  Council of Ja pan;
       rappresentanti del  Working Group on e-commerce  del
  Keidanren;
       rappresentanti della  Sony;
       rappresentanti della NTT DoCoMo.
  1.2.  Net-economy, e-business  ed e-commerce.
     Il rapido evolversi delle tecnologie informatiche legate a
  Internet,  il succedersi delle innovazioni e delle
  applicazioni in campo industriale e commerciale, nonché il
  conseguente diffondersi nel dibattito su tali temi di
  espressioni terminologiche di derivazione anglosassone di
  volta in volta utilizzati in contesti e con significati
  diversi, pongono un problema preliminare di carattere
  definitorio, direttamente connesso alla necessità di
  individuare e circoscrivere le problematiche oggetto
  dell'indagine.
     In termini molto schematici e approssimativi, si può dire
  che l' e-commerce  è una manifestazione peculiare, sul
  piano tecnologico, della  net-economy,  ossia di un
  modello di  business  fondato sulla rete Internet che
  negli ultimi anni, soprattutto negli USA, ha investito in modo
  pervasivo i processi e la comunicazione aziendale, conducendo
  a trasformazioni di enorme portata nel tessuto produttivo e
  distributivo.  In questo senso, il commercio elettronico,
  inteso in senso stretto come strumento di transazione
  economica, si colloca, senza tuttavia esaurirne il
  significato, all'interno della categoria
  dell'e- business,  espressione con cui si fa riferimento a
  processi che comportano non solo transazioni di tipo
  economico, ma anche e soprattutto scambi di informazioni,
  finalizzati in primo luogo ad ottimizzare l'attività
  dell'azienda in tutte le sue fasi.
     Inteso nel senso ampio assunto nel linguaggio comune, il
  concetto di commercio elettronico assume pertanto significati
  diversi a seconda della prospettiva entro la quale si pone
  l'osservatore.  Così, secondo una prospettiva di comunicazione,
  il commercio elettronico consiste nella diffusione di
  informazioni su imprese e organizzazioni, sulle loro attività
  e sui loro prodotti.  Secondo una prospettiva di relazione con
  la clientela, il commercio elettronico consiste invece
  nell'insieme di strumenti volti ad accrescere sia l'efficienza
  sia l'efficacia dei sistemi impiegati dalle imprese per
  promuovere, sviluppare e consolidare le relazioni con i
  clienti attuali e potenziali.  Infine, secondo una prospettiva
  di processo aziendale, il commercio elettronico rappresenta
  l'applicazione delle tecnologie dell'informazione ai cicli
  operativi.
  1.3. Le definizioni.
     Nell'ordinamento italiano non si rintraccia una
  definizione di commercio elettronico.  Il nostro ordinamento,
  infatti, ne fa parola solo all'articolo 21 del decreto
  legislativo n.114 del 1998, laddove prevede, a carico del
  Ministero dell'industria, commercio e artigianato, il
  compimento di azioni volte a promuovere " (...) l'introduzione
  e l'uso del commercio elettronico (...)", senza, però, che sia
  data alcuna indicazione in ordine ai confini giuridici di tale
  espressione.
     Secondo la definizione mutuata dalla Comunicazione della
  Commissione europea COM(97) 157 "Un'iniziativa europea in
  materia di commercio elettronico" e contenuta nel documento
  "Linee di politica industriale per il Commercio Elettronico",
  adottato dal Ministero dell'industria il 30 luglio 1998, il
  commercio elettronico   "consiste nello svolgimento di
 
                              Pag. 129
 
  attività commerciali e di transazioni per via elettronica e
  comprende attività diverse quali la commercializzazione di
  beni e servizi per via elettronica, la distribuzione
  on-line  di contenuti digitali, l'effettuazione per via
  elettronica di operazioni finanziarie e di borsa, gli appalti
  pubblici per via elettronica ed altre procedure di tipo
  transattivo della Pubblica Amministrazione".  A tale
  definizione fa rinvio, inoltre, la circolare n.3487/C, con la
  quale il Ministero dell'industria, commercio e artigianato, ha
  fornito alcune indicazioni sulla disciplina applicabile
  all'attività di vendita tramite mezzo elettronico.  Da ultimo,
  la direttiva n.2000/31/CE, che pure rappresenta la disciplina
  fondamentale in materia, non fornisce indicazioni ulteriori in
  ordine alla definizione giuridica del concetto, inserendo il
  commercio elettronico nell'alveo dei "servizi della società
  dell'informazione" (di cui alla direttiva 98/34/CE, come
  modificata dalla direttiva 98/48/CE), intendendo per tali
  "qualsiasi servizio prestato normalmente dietro retribuzione,
  a distanza, per via elettronica e a richiesta individuale di
  un destinatario di servizi, cioè della persona fisica o
  giuridica che, a scopi professionali e non, utilizza un
  servizio della società dell'informazione, anche per ricercare
  o rendere accessibili delle informazioni".
     Stando alle definizioni ricavabili dagli atti comunitari,
  pertanto, il commercio elettronico non si esaurisce nella
  semplice conduzione della transazione, ma può anche
  abbracciare altre fasi ed aspetti che riguardano un rapporto
  commerciale: da quelli di ricerca ed individuazione
  dell'interlocutore/ partner,  a quelli di trattativa e
  negoziazione, da quelli degli adempimenti e delle scritture
  formali a quelli dei pagamenti e della consegna fisica o
  elettronica del bene/servizio acquistato o venduto.
     I lavori di questa indagine, partiti da una formulazione
  generica, hanno via via precisato il significato
  dell'espressione "commercio elettronico", giungendo di fatto
  ad una definizione ampia corrispondente a quella desumibile
  dalla disciplina comunitaria.
  2.  Lo scenario attuale e le tendenze per il futuro.
  2.1. Commercio elettronico: elementi essenziali e profili
  problematici del B2B e del B2C.
     Parlando di commercio elettronico occorre distinguere il
  commercio interindustriale e professionale, il cosiddetto
  " Business  to business" (B2B) e il commercio verso gli
  utenti finali, il cosiddetto " Business  to consumer"
  (B2C).
     Benché gran parte dell'attenzione sia concentrata sulla
  vendita diretta agli utenti finali è soprattutto nel primo
  settore, quello del " Business to business ", che si sono
  registrate le conseguenze più rilevanti.  In questo settore,
  infatti, è in corso un forte processo di razionalizzazione
  della "catena di rifornimento" (" supply chain "), fondato
  sul rapido ed ampio accesso alle informazioni da parte di
  tutte le aziende che ad essa concorrono.  Un fenomeno che si va
  diffondendo con grande rapidità è quello delle "fiere virtuali
  permanenti" (" market places"),  nelle quali l'incontro
  tra fornitori e produttori è immediato e la conclusione di
  accordi di approvvigionamento, al pari delle forniture, è
  rapidissima.
     Per il B2B i fattori in gioco sono molti e tutti assai
  importanti.  Tra questi, in particolare, si segnalano la
  delicata e complessa questione della consegna fisica delle
  merci (e, più in generale, i problemi legati agli aspetti
  logistici), la dubbia economicità della vendita elettronica di
  alcuni tipi di prodotto (i c.d. "beni banali", per i quali gli
  scaffali del supermercato paiono più comodi e veloci) e le
  difficoltà di superare alcune abitudini sociali (connesse, in
  particolare, alla valenza sociale e ricreativa dell'atto di
  acquisto all'interno di un negozio tradizionale).  Accanto alle
  enormi possibilità dischiuse all'attività di  marketing,
  che sembrano segnare un punto a favore del commercio
  elettronico, si registrano, inoltre, ulteriori aspetti
  problematici legati alla sicurezza delle transazioni e
  all'assistenza dopo l'acquisto.  Per quanto concerne
 
                              Pag. 130
 
  la questione dell'intermediazione va considerata la
  difficoltà di confrontare personalmente i singoli prodotti,
  ciò da cui discende lo sviluppo di nuove forme di
  intermediazione (ad esempio i portali).  In via generale,
  inoltre, è stato osservato (in modo particolarmente incisivo
  dal presidente di  Oracle corporation,  sig.  Larry
  Ellison) che, trattandosi di uno strumento che consente di
  ottimizzare l'attività aziendale in tutte le sue fasi,
  Internet  può migliorare le aziende che già esistono, ma
  non può certo rappresentare (e i numerosissimi fallimenti di
  aziende . com  di questi mesi stanno lì a dimostrarlo) un
  mezzo che di per sé garantisca il successo di attività prive
  di valide basi economiche.
     Su un piano più analitico, per quanto concerne i benefici
  connessi allo sviluppo del B2B, occorre in particolare
  considerare:
       a)  la riduzione delle barriere di accesso ai
  mercati, con benefici evidenti per le imprese di limitate
  dimensioni o operanti in settori di nicchia, che potranno fare
  riferimento a mercati più ampi;
       b)  la configurazione della catena del valore,
  connessa alla modifica dei tradizionali processi di
  trasferimento del valore attraverso i vari stadi della catena
  che lega il produttore all'utilizzatore.  Infatti, da una parte
  l'evoluzione delle tecnologie dell'informazione consente ai
  produttori di raggiungere più rapidamente e a minori costi i
  propri acquirenti; dall'altra, i distributori possono svolgere
  le proprie funzioni tradizionali di interfaccia diretta della
  domanda in modo più efficace.  Ne consegue, nel complesso, una
  profonda evoluzione della funzione di intermediazione
  commerciale, con ampi processi di ristrutturazione delle
  attuali catene del valore.
     Quanto ai possibili rischi va considerato, invece, che il
  commercio elettronico condurrà a un aumento della concorrenza
  anche sui mercati domestici, mettendo in difficoltà le realtà
  produttive, soprattutto di minori dimensioni, incapaci di
  attuare i necessari provvedimenti di ristrutturazione su basi
  tecnologiche della propria attività.
     Per quanto concerne il B2C, tra i benefici per i
  consumatori vanno sicuramente annoverati:
       a)  la maggiore ampiezza di scelta, in quanto il
  processo di ricerca della fonte presso la quale acquisire un
  determinato prodotto o servizio si estende a un numero di
  potenziali fornitori assai più ampio di quelli contattabili in
  condizioni ordinarie;
       b)  la personalizzazione dei prodotti e dei
  servizi, quale conseguenza dell'interattività consentita dalle
  tecnologie.  In questo modo il produttore può adattare
  automaticamente la propria capacità produttive alle singole e
  specifiche esigenze di un ampio numero di acquirenti, senza
  che questo si rifletta sui costi.  A questo riguardo, inoltre,
  va anche considerata la possibilità di avere informazioni in
  tempo reale dal venditore;
       c)  l'operatività 24 ore su 24, connessa alla
  possibilità di effettuare ordini di acquisto senza soluzione
  di continuità nell'arco della giornata e senza riguardo a
  giorni di apertura e di chiusura o a eventuali festività;
       d)  la riduzione dei prezzi, soprattutto in
  presenza di costi di transazione elevati in relazione alla
  complessità delle strutture di intermediazione fra domanda e
  offerta.
     Quanto ai profili problematici e ai possibili fattori di
  freno allo sviluppo del commercio elettronico, si evidenzia
  che in talune realtà nazionali sono stati di recente
  introdotti metodi ed accorgimenti pratici volti a superare le
  difficoltà connesse alla consegna delle merci e alla sicurezza
  dei pagamenti.
     In Giappone, ove si registra una diffidenza nell'uso della
  carta di credito analoga a quella di altri paesi (tra cui
  l'Italia), sta dando buoni risultati, ad esempio, un sistema
  di consegna decentrata dei beni acquistati per via
  elettronica, fondata su
 
                              Pag. 131
 
  punti di distribuzione ampiamente diffusi sul territorio (i
  c.d. " convenience stores ").  Sistemi distributivi
  analoghi, anch'essi caratterizzati dal fatto che il pagamento
  della merce avviene contestualmente al suo ritiro, sono in
  fase di introduzione anche in Italia, dove, in particolare, si
  registra una significativa iniziativa di Poste italiane Spa,
  che per la consegna delle merci sfrutta appositi
  drop-off,  costituiti per lo più dagli uffici postali
  presenti sul territorio.  Ad un sistema analogo ricorre,
  altresì, la TNT  Global Express  S.p.a., che si avvale di
  140 filiali e di oltre 1.400 TNT  points,  dislocati in
  più di 300 stazioni ferroviarie, nei negozi della catena
  Buffetti, nonché presso cartolerie, tabaccai, benzinai e
  agenzie di viaggio.
     Sempre in Giappone si va diffondendo, per quanto concerne
  gli acquisti effettuati attraverso il telefono mobile, l'uso
  di apposite carte prepagate, alimentate attraverso il canone
  versato periodicamente dal proprietario del telefono alla
  compagnia di telefonia mobile che fornisce l'accesso a
  Internet  e ai servizi di commercio elettronico.
     Per quanto concerne, invece, l'uso delle carte di credito
  (ancora molto limitato pressoché ovunque: basti pensare che in
  Italia il 95   per cento delle transazioni viene regolato
  per contrassegno) sono in fase di studio e sperimentazione
  sistemi di sicurezza sempre più sofisticati di tipo
  elettronico.
  2.2. Le applicazioni del B2C.
     Il commercio elettronico investe due ambiti sottoposti a
  problematiche del tutto differenti, legati alla diversa natura
  dei beni oggetto della transazione.  Occorre distinguere, cioè,
  tra il commercio di merci, per il quale si pone il problema
  del trasporto e della consegna fisica del prodotto (al
  riguardo occorre considerare che il problema delle reti
  logistiche e del trasporto assume particolare rilevanza
  nell'economia italiana, sia per la carenza che si registra a
  livello infrastrutturale, sia per la particolare conformazione
  orografica e urbanistica del territorio) e il commercio di
  servizi e di prodotti digitali, che prescinde da tale
  problema, essendo fondato sullo scambio di beni
  immateriali.
     Alla luce della più recente evoluzione del mercato emerge,
  non solo a livello nazionale, una netta prevalenza della
  applicazioni relative a beni che escludono il trasporto
  fisico.  In particolare, dopo una prima fase che ha visto il
  prevalere di acquisti legati al mondo dell'informatica
  (software,  ma anche PC e hardware di vario tipo), la
  tendenza attuale privilegia prodotti immateriali legati
  all' entertainment,  alle attività bancarie (home-banking)
  e finanziarie (trading on line), nonché ai servizi turistici e
  alla musica.  Da ultimo, inoltre, si registra un'espansione
  anche nel settore dell'editoria elettronica.
  2.3. L'importanza delle infrastrutture: componente
  regolatoria e componente sistemistica.
     L'importanza strategica delle infrastrutture per la
  diffusione del commercio elettronico e, più in generale, dei
  servizi legati alla società dell'informazione, rappresenta un
  dato di fatto ampiamente condiviso.  All'interno del capitolo
  infrastrutturale è possibile distinguere tra una componente
  regolatoria e una componente sistemistica.
     La componente regolatoria attiene ad un insieme di regole
  necessarie per garantire l'operatività della transazione
  elettronica e fa riferimento, in particolare, agli aspetti
  legati alle modalità di pagamento, alla sicurezza (con
  riguardo, innanzitutto, ai profili relativi alla firma
  elettronica e alla certificazione) e alla tutela della
  privacy.  Su questo versante tutti i paesi più avanzati hanno
  intrapreso (USA, Italia) o stanno intraprendendo (Giappone) la
  strada della regolamentazione pubblica, con significative
  divergenze, peraltro, sotto il profilo dell'approccio generale
  di  policy.  In particolare, all'impostazione liberista
  degli USA, si contrappone quella più dirigista di Francia e
  Germania, nonché di gran parte dei paesi dell'Europa
  settentrionale.  Stenta
 
                              Pag. 132
 
  ancora ad affermarsi, invece, una sede a livello
  sovranazionale volta a favorire la convergenza e
  l'armonizzazione delle normative nazionali.
     La componente sistemistica attiene essenzialmente
  all'individuazione delle più appropriate alternative per
  l'accesso alla rete, alla disponibilità di strutture di
  trasmissione capaci di supportare adeguatamente le connessioni
  in termini di rapidità ed efficienza ("banda larga"), nonché
  ai profili connessi alla standardizzazione dei sistemi e alla
  loro interoperatività.  Alla componente sistemistica, inoltre,
  può essere ricondotta la materia dell'infrastrutturazione
  logistica legata al sistema viario e al trasporto delle merci
  (come stigmatizzato efficacemente dal presidente di  Oracle
  corporation,  sig.  Larry Ellison, che si è in particolare
  soffermato sullo stretto legame tra commercio elettronico e
  servizi postali).
     Da più parti è stato evidenziato che la disponibilità di
  sistemi efficaci, rapidi e sicuri per l'accesso alla rete
  rappresenta un presupposto fondamentale per lo sviluppo di
  tutti i servizi legati al commercio elettronico e alla società
  dell'informazione.  Sotto questo profilo si denotano
  significative diversità strutturali tra paesi e aree
  geografiche, in buona misura correlate, analogamente a quanto
  evidenziato in ordine agli aspetti regolatori, a diversi
  approcci di  policy.  In termini assai approssimativi e
  generali è possibile distinguere tra un approccio
  interventista, caratterizzato da significativi investimenti
  pubblici rivolti alla valorizzazione e allo sviluppo di
  specifiche opzioni tecnologiche (emblematico il caso della
  Svezia, che ha pressochè completato il cablaggio del proprio
  territorio) e un approccio astensionista, fondato sulla
  necessità di consentire che il libero sviluppo delle forze di
  mercato, assecondando i ritmi dell'innovazione tecnologica,
  selezioni le alternative più efficienti, economiche e sicure
  (questa, in particolare, è la strada prescelta dal Giappone,
  ove le autorità di Governo hanno per il momento rinunciato ad
  intervenire a sostegno di qualsiasi opzione tecnologica).
     Quanto alle specificità della situazione italiana, nel
  corso delle audizioni è stata da più parti sottolineata la
  necessità di porre in essere in tempi rapidi misure adeguate
  per consentire l'accesso alla rete  Internet  in modo più
  efficiente e rapido, affrontando innanzitutto il problema del
  sovraccarico delle linee telefoniche.  In questo contesto, in
  particolare, si è evidenziata la necessità di sviluppare
  sistemi di cablatura a fibre ottiche, nonché, più in generale,
  di valorizzare a pieno le enormi potenzialità insite nelle
  linee di trasmissione a banda larga.
  2.4. La centralità delle risorse umane.
     L'importanza della componente umana nello sviluppo e nella
  diffusione delle nuove tecnologie viene riconosciuta in modo
  pressochè unanime.  Al riguardo si rileva che la carenza di
  figure professionali adeguate alle richieste dell'apparato
  produttivo  (skill shortage)  riguarda, in particolare,
  tecnici per la costruzione di sistemi di telecomunicazione ed
  informativi.  Tale fenomeno, comune a tutti i paesi ove si
  registra una forte crescita delle tecnologie legate alla
  società dell'informazione, si presenta in termini assai gravi
  in Italia, ove la carenza di personale qualificato all'interno
  delle aziende che forniscono servizi di informatica e
  telecomunicazioni è stimabile in 110 mila unità.  Oltre ad
  ingegneri in grado di programmare sistemi informativi
  complessi o centrali di telecomunicazione, mancano, inoltre,
  tecnici capaci di utilizzare in modo appropriato i nuovi
  sistemi informatici all'interno delle aziende che si avvalgono
  dei servizi forniti attraverso gli strumenti elettronici.
  Mancano, altresì, professionisti preparati nei settori della
  consulenza, della comunicazione, delle problematiche legali.
  Sebbene le stime sul potenziale occupazionale complessivo
  connesso alle nuove tecnologie siano quanto mai incerte e
  discordanti, le valutazioni più attendibili individuano in
  circa 400.000 unità i nuovi posti di lavoro disponibili nel
  breve periodo.  Secondo i dati forniti dalla Federcomin, nel
  2002 il  gap  di professionalità
 
                              Pag. 133
 
  nel settore italiano dell'IT  (Information Technology)
  sarà pari al 18 per cento.  Secondo uno studio di
  Microsoft  Italia (citato da Federcomin), invece, il
  mancato mercato (calcolato assumendo un fatturato di circa 130
  milioni per addetto), sarà nel 2001 di circa 17.000 miliardi,
  pari allo 0,8 del PIL nazionale.  A livello europeo la domanda
  del settore IT e dell'e- business  salirà, invece, dai
  14,5 milioni di unità attuali a 22 milioni nel 2003,
  innalzando il  gap  di professionalità da 1,9 a 3,8
  milioni di impieghi.
     E' stato rilevato che in un contesto di progressiva
  globalizzazione dei mercati e di crescente mobilità delle
  risorse umane, l'investimento formativo, avuto riguardo sia al
  profilo quantitativo che al profilo qualitativo, assume un
  significato peculiare soprattutto con riferimento alle
  politiche realizzate in questo campo da altri Paesi.  A questo
  proposito, in particolare, la Federcomin ha riportato
  l'esperienza dell'India, ove sin dal 1998 è stato avviato dal
  Governo un piano, della durata di cinque anni, per la
  formazione di 50 milioni di tecnici in informatica e
  telecomunicazioni da immettere sul mercato mondiale.  Quanto al
  Giappone, le autorità di governo hanno evidenziato la
  centralità della componente umana nell'ambito dei progetti in
  corso di attuazione per lo sviluppo della società
  dell'informazione, dichiarando, in particolare, che nel
  prossimo quinquennio verranno intraprese incisive azioni
  finalizzate a promuovere (anche attraverso la revisione della
  legislazione sull'immigrazione) il reperimento all'estero di
  30.000 tecnici specializzati.
     Per quanto concerne la tipologia delle azioni formative, è
  stato evidenziato che una politica fondata su progetti di
  e-learning  non può ritenersi esaustiva, posto che la
  fruibilità di tali prodotti formativi presenta significative
  limitazioni proprio in relazione ai soggetti privi di una
  sufficiente alfabetizzazione informatica di base.
  2.5 L' e-commerce  in cifre.
     La lettura dei dati relativi alla diffusione del commercio
  elettronico impone una premessa di ordine metodologico, volta
  ad evidenziare, da un lato, l'estrema variabilità dei dati,
  anche della stessa fonte, nel corso del tempo, dall'altro, le
  significative differenze che si registrano tra i dati prodotti
  da diverse fonti.  Tale fenomeno trova spiegazione, oltre che
  nella rapidissima dinamica di sviluppo del settore, anche
  nelle diverse metodologie usate per le rilevazioni.  Basti
  pensare, ad esempio, che mentre alcune fonti riconducono al
  commercio elettronico solo le transazioni interamente
  perfezionate  on line,  altre vi includono anche le
  transazioni che, avviate  on line,  si perfezionano off
  line, ossia con strumenti contrattuali e di pagamento più
  tradizionali.
     Fatta questa debita premessa, è possibile passare
  all'analisi dei dati disponibili.
     Per quanto riguarda, innanzitutto, la diffusione dei
  personal computers  e i collegamenti a  Internet,  a
  livello mondiale si stima che gli utenti Internet siano quasi
  360 milioni (luglio 2000).  In Europa il numero degli utenti è
  pari a 95 milioni, ed è previsto che salirà a circa 140
  milioni nel 2003.  In Italia, mentre il 32   per cento
  circa delle famiglie possiede un  personal computer,  si
  stima che il circa 14 milioni di individui (pari al 25
  per cento della popolazione) ha navigato in Internet
  nell'ultimo trimestre del 2000, e che tale numero raddoppierà
  entro il 2003.
     Per quanto riguarda il commercio elettronico si stima che
  in Europa il valore dell' e-commerce,  nel periodo
  1999-2004, passerà da circa 25 a 510 miliardi di euro.  Per
  quanto concerne, invece, la realtà italiana, si prevede che
  nel periodo 1999-2004 le vendite  on line  (intese come
  transazioni fatte tramite un ordine on line, anche se regolate
  con strumenti di pagamento tradizionali) crescano da 1,8 a 53
  miliardi di euro, mentre il numero dei  web buyer
  (acquirenti su Internet) dovrebbe passare dai 960.000 del 1999
  a 9.750.000 entro la fine del 2003.  Attualmente il 65
  per cento delle transazioni elettroniche riguarda il B2B,
  il 35   per cento il B2C.  Tale tendenza dovrebbe
  rafforzarsi col passare del tempo e nel 2003 si prevede che il
  B2B raggiunga un
 
                              Pag. 134
 
  peso percentuale pari al 77   per cento .  Per quanto
  concerne in modo specifico il B2C, il fatturato delle aziende
  italiane che vendono  on line  è cresciuto tra il 1999 e
  il 2000 da 220 a 820 miliardi di lire (+273 per cento).  Nello
  stesso periodo il numero delle aziende-siti italiani che fanno
  commercio elettronico al mercato  consumer  è passato da
  1.250 a 6.000 unità.
  2.6. Le prospettive di sviluppo.
     Le prospettive di sviluppo del commercio elettronico sono
  legate, nel breve e medio periodo, a una molteplicità di
  fattori, che attengono, allo stesso tempo, al versante
  dell'offerta e al versante della domanda.
     Per quanto concerne l'offerta, l'elemento fondamentale è
  rappresentato dalle condizioni infrastrutturali, ossia dal
  consolidarsi e dal diffondersi delle tecnologie che consentono
  la trasmissione di dati, suoni e immagini ad alta velocità a
  costi decrescenti (ADSL, reti in fibra ottica, satellite,
  GPRS, UMTS).  La banda larga costituisce infatti, tanto per il
  "fisso" quanto per il "mobile", la precondizione affinché una
  nuova generazione di servizi e di applicazioni possa
  affermarsi.  La banda larga, com'è noto, può essere ottenuta
  con diverse soluzioni tecnologiche, e, almeno in Italia, il
  gioco della concorrenza è su questo piano del tutto aperto.
  Ciò, con tutta probabilità, condurrà nel medio periodo a
  configurazioni miste, in cui il tipo di servizio selezionerà
  l'opzione tecnologica più adatta e rispondente alle diverse
  esigenze.  Assai importante sarà anche l'allargamento delle
  possibilità di accesso alla rete, legate soprattutto al
  moltiplicarsi e al diffondersi dei terminali  (Information
  appliances)  a supporto dei servizi.  Da tale fattore, in
  particolare, dipenderà l'abbassamento delle barriere di
  accesso ai servizi, sino ad oggi legati pressochè
  esclusivamente all'utilizzo del PC e, conseguentemente, al
  possesso di un sufficiente livello di alfabetizzazione
  informatica.  Ciò potrà consentire lo sviluppo di nuovi
  servizi, che consentiranno di raggiungere nuove fasce di
  utenza.  Un ruolo importante, poi, giocheranno fattori quali lo
  sviluppo della competizione nei mercati delle
  telecomunicazioni (da cui dipenderà in buona misura la
  dinamica dei prezzi per i consumatori), l'evoluzione dei
  modelli di  business  degli ISP (Internet Service
  Provider) (i quali, a fronte di una riduzione dei ricavi da
  abbonamento e traffico, saranno portati a sviluppare nuovi
  servizi a valore aggiunto e ad evolversi in  Content
  Provider,  ossia in fornitori di contenuti digitali come
  service provider di altri soggetti), l'evoluzione del fenomeno
  della "convergenza digitale" tra i settori delle
  telecomunicazioni, dell'elettronica, dei media e
  dell' information technology.
     Per quanto concerne la domanda, assumono un particolare
  rilievo fattori sociali e culturali (legati, essenzialmente,
  alla diffusione delle conoscenze informatiche e dell'uso di
  Internet),  economici (connessi al costo delle tecnologie
  informatiche e ai servizi offerti) e tecnologici.  Sotto più
  profili l'Italia presenta punti deboli, legati, in particolare
  alla scarsa diffusione dei  PC  al basso livello di
  alfabetizzazione informatica, nonché, in campo televisivo, ai
  ritardi nello sviluppo dei servizi  CableTV  e
  satellitari.  Un punto di forza è rappresentato, invece, dal
  fatto che il nostro Paese registra una assai ampia diffusione
  di telefoni mobili, con grandi potenzialità di sviluppo nel
  settore dell' I-mode.
  2.7.  E-commerce  e telefonia mobile.
     E' convinzione diffusa, nonostante gli ingenti
  investimenti per la realizzazione delle infrastrutture e i
  costi delle licenze imporranno una certa gradualità, che il
  passaggio verso i sistemi radiomobili di terza generazione
  (UMTS) rappresenterà uno dei più significativi salti
  tecnologici all'interno del processo di sviluppo del mercato
  dell' Information Comunication Technology  (ICT).
     Il carattere innovativo delle applicazioni collegate alla
  nuova tecnologia, unitamente alla grande diffusione di
  telefoni mobili in Italia, hanno richiamato, com'è
 
                              Pag. 135
 
  noto, l'interesse di una vasta schiera di operatori, attratti
  dalle potenzialità di sviluppo del settore.  Il mercato
  italiano dei servizi radiomobili sperimenta attualmente una
  crescita molto sostenuta, nonostante le dimensioni già
  raggiunte e i sostenuti tassi di sviluppo degli anni passati.
  Gli oltre 40 milioni di utenti calcolati a fine 2000, infatti,
  collocano l'Italia tra i primissimi paesi a livello mondiale
  (dietro Stati Uniti, Cina e Giappone), con una spesa per
  utente in servizi radiomobili in continua crescita (e una
  spesa complessiva che passa dagli 11.017 miliardi del 1998 ai
  14.184 miliardi del 1999, con un incremento del 28,7   per
  cento).
     Oltre che dai tempi indispensabili per l'ingresso sul
  mercato del sistema UMTS, lo sviluppo dei servizi  I-mode
  (legati, cioè, all'accesso alla rete attraverso apparecchi di
  telefonia mobile) dipenderà da una serie di fattori ulteriori,
  che fanno essenzialmente riferimento, sebbene in termini
  talora parzialmente diversi, ai profili già evidenziati, in
  via generale, con riferimento settore dell' e-commerce
  nel suo complesso.
     Al riguardo, peraltro, una serie di utili elementi di
  conoscenza sono stati acquisiti nel corso della missione di
  studio in Giappone, che al pari dell'Italia presenta una
  dinamica di sviluppo del mercato della telefonia mobile assai
  sostenuta.  I dati relativi al dicembre 2000 parlano, infatti,
  di circa 58 milioni di abbonati, pari al 45,7   per cento
  della popolazione complessiva.  I clienti dell' I-mode
  sono, invece, circa 19 milioni, con la possibilità di accedere
  a oltre 1 miliardo di pagine  Internet.  L'esperienza
  giapponese, in particolare, appare molto significativa in
  quanto, per una serie di motivi di ordine linguistico
  (attenuati grazie alla possibilità di  by passare,
  attraverso una rotellina applicata sul telefono cellulare, le
  difficoltà di "navigazione" tra siti  web  scritti in
  carattere latino) e culturale (passione per il  gadget
  elettronico), la telefonia mobile, affermatasi con un certo
  anticipo rispetto al nostro Paese, ha svolto un ruolo
  fondamentale per avvicinare la popolazione a  Internet  e
  ai servizi offerti attraverso la rete (i servizi I-mode sono
  stati avviati nel febbraio 1999).  Al riguardo è stato
  evidenziato, in primo luogo, che il telefono mobile presenta
  vantaggi strutturali, connessi alla riduzione delle barriere
  di ingresso alla rete (posto che l'uso di tale strumento non
  richiede le conoscenze informatiche necessarie per l'utilizzo
  di un PC) e all'individualità del mezzo (diversamente dal PC,
  che assai spesso fa capo a un nucleo familiare, il telefonino
  è uno strumento personale: da cui, inoltre, discendono anche
  conseguenze di rilievo in ordine alle strategie di
  marketing,  che possono essere più mirate e specifiche).
  Quanto alla sicurezza dei pagamenti è stato rilevato, inoltre,
  che forme di pagamento anticipato (che consentono normalmente
  di ridurre le remore del consumatore, certo che eventuali
  frodi non potranno comunque superare l'ammontare già versato)
  appaiono attagliarsi in modo peculiare al settore della
  telefonia mobile, ove si rende in ogni caso necessario il
  previo versamento al gestore di del canone per l'effettuazione
  delle chiamate.  Attualmente il sistema praticato in Giappone
  dalla NTT Do.Co.Mo.  (il principale gestore di telefonia mobile
  del Paese) per l' I-mode  si basa su un canone mensile di
  300 yen (pari a circa 6000 lire), che la NTT riscuote e
  successivamente versa, nella misura del 91 per cento, al
  provider  che consente l'accesso alla rete e ai relativi
  servizi.
     Per quanto concerne i servizi  I-mode  maggiormente
  richiesti in Giappone, i dati relativi al 1999 rivelano una
  preferenza piuttosto marcata per l' entertainment  (52,5
  per cento) e, a seguire, per le transazioni (20,7), l'accesso
  a database (13,6 per cento) e le  news  (13,2 per
  cento).
  3.  Le azioni intraprese.
  3.1. Le azioni in ambito comunitario e
  internazionale.
     Il commercio elettronico è venuto all'attenzione delle
  istituzioni italiane ed europee in tempi recenti, in
  connessione
 
                              Pag. 136
 
  con la rapida evoluzione delle tecnologie informatiche nel
  campo delle reti di comunicazione telematica.  Il suo rilievo
  strategico, nel più ampio contesto del passaggio alla "società
  dell'informazione", è stato da sottolineato a livello europeo
  attraverso l'iniziativa " e Europe" (varata nel dicembre
  del 1999), con cui la Commissione si è posta l'obiettivo di
  assicurare la diffusione della cultura informatica presso
  l'intera popolazione europea e il pieno dispiegamento della
  valenza sociale delle nuove tecnologie.  Il Consiglio europeo
  di Lisbona del 23/24 marzo 2000, fissando l'ambizioso
  obiettivo di far divenire l'Europa l'economia più competitiva
  e dinamica a livello mondiale, ha rilevato l'urgente esigenza
  di sfruttare tempestivamente le opportunità offerte dalla
  nuova economia e in particolare da  Internet.  A tal fine,
  ha invitato il Consiglio e la Commissione ad elaborare un
  "piano d'azione globale  e Europe", partendo dall'omonima
  iniziativa varata dalla Commissione europea nel dicembre 1999,
  con l'obiettivo di collegare l'Europa  on-line.  Il 24
  maggio 2000 la Commissione europea ha adottato un progetto di
  piano di azione, che è stato approvato dal Consiglio europeo
  di Feira del 19 e 20 giugno.  Le diverse linee d'azione del
  piano sono state raggruppate intorno a tre obiettivi
  principali: assicurare un accesso più economico, più rapido e
  più sicuro ad  Internet;  investire nelle risorse umane e
  nella formazione; promuovere l'utilizzo di  Internet.
     Assai importante, in tale contesto, è anche la
  Comunicazione della Commissione europea " Un'iniziativa
  europea in materia di Commercio Elettronico " (COM(97) 157),
  con la quale la Comunità si è posta l'obiettivo di creare un
  clima di fiducia e sicurezza tra le imprese e i consumatori,
  favorendo la diffusione di tecnologie affidabili (firme,
  certificati e strumenti di pagamento) e sviluppando un
  contesto giuridico e istituzionale che faciliti la messa in
  opera di tali tecnologie (sicurezza dei dati, tutela della
  proprietà intellettuale, trattamento fiscale).
     Tra le iniziative più significative conseguentemente
  assunte vanno ricordate, oltre alle direttive comunitarie di
  cui si darà conto successivamente, la raccomandazione sulle
  operazioni mediante strumenti di pagamento elettronici
  (raccomandazione 97/489/CE, del 30 luglio 1997), la
  comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
  europeo e al Comitato economico e sociale su Commercio
  elettronico e imposizione indiretta (COM/98/374/def) e
  l'adozione di un piano pluriennale per promuovere l'uso sicuro
  di  Internet  attraverso la lotta alle informazioni di
  contenuto illegale o nocivo (Decisione 279/1999/CE del
  Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 gennaio 1999).
  3.2. Le azioni a livello nazionale.
     Sul piano nazionale, il primo dato significativo è
  rappresentato dall'adozione da parte del Ministero
  dell'industria, nel luglio del 1998, delle "Linee di politica
  per il commercio elettronico".  Il documento delinea un quadro
  d'assieme degli interventi, volti in particolare a:
       a)  sviluppare il sistema di pagamenti e nuove
  applicazioni (bancarie e postali)  on-line  e promuovere
  la moneta elettronica;
       b)  diffondere nuovi processi di commercio
  elettronico e creare nuove attività imprenditoriali;
       c)  ridurre progressivamente i costi dei servizi di
  telecomunicazione a seguito del nuovo regime di concorrenza
  del settore;
       d)  adeguare la normativa e la regolamentazione sul
  commercio;
       e)  definire un trattamento fiscale non
  penalizzante;
         f)  avviare adeguati programmi di formazione in
  ragione soprattutto del basso livello di alfabetizzazione
  informatica in particolar modo tra i potenziali operatori del
  settore (le PMI).
     In attuazione delle Linee guida, poi, è stato poi
  istituito, presso la Direzione
 
                              Pag. 137
 
  generale del commercio del Ministero dell'industria, un
  Osservatorio permanente sul commercio elettronico, con il
  compito di seguire l'evoluzione del sistema economico e
  produttivo, individuare vincoli e barriere all'utilizzo delle
  nuove tecnologie, promuovere azioni per superare tali
  ostacoli, nonché proporre misure ed interventi, anche
  normativi, per lo sviluppo e la diffusione del commercio
  elettronico.
     Successivamente, il DPEF 2001-2004 ha richiamato i
  contenuti principali del "Piano d'azione per la società
  dell'informazione", varato dal Governo in correlazione con
  l'approvazione, in sede europea, del piano " e Europe
  2002".
     Il Piano d'azione individua quattro aree di intervento: 1)
  capitale umano (formazione, istruzione, ricerca, sviluppo); 2)
  e-government  (innovazione nei servizi della Pubblica
  Amministrazione); 3)  e-commerce  (coordinamento, regole e
  procedure del commercio elettronico); 4) infrastrutture,
  concorrenza e accesso.
     Le azioni per il capitale umano si muovono nella logica
  del coordinamento, della promozione, della diffusione delle
  best practices  a livello locale, attivando ove possibile
  risorse del settore privato, mentre le risorse aggiuntive a
  carico del bilancio pubblico proverranno, invece, dai proventi
  della gara per le licenze dell'UMTS.  Tra gli obiettivi che il
  DPEF ritiene perseguibili entro il 2001 senza ricorrere a
  nuovi strumenti legislativi, vanno ricordati la formazione
  professionale alle tecnologie dell'informazione e della
  comunicazione (ICT) per 150.000 addetti; corsi per
  l'alfabetizzazione e l'inclusione nel Mezzogiorno (4 milioni
  di ore di formazione a vantaggio di 200.000 giovani);
  l'attivazione di 12 portali locali (promossi da società di
  scopo pubbliche-private) e 12 incubatori di aziende
  multimediali; l'apertura di 40 centri multimediali per
  formazione e accesso alle ICT (per 80.000 utenti e 10.000 ore
  di formazione); la cablatura e il collegamento ad
  Internet  di gran parte delle scuole; la realizzazione di
  900.000 ore di formazione per 45.000 docenti delle scuole.
     Nell'area  e-commerce,  l'obiettivo principale è
  l'accelerazione del commercio elettronico nelle sue varie
  forme, con particolare attenzione alla competitività delle
  piccole e medie imprese (PMI), attraverso iniziative quali:
       a)  la promozione di accordi tra Governo,
  associazioni di categoria e camere di commercio;
       b)  la formazione volta all'immissione sul mercato
  di risorse professionali specializzate;
       c)  la creazione di banche dati del fisco
  telematico e degli studi di settore, e di un indice telematico
  delle PMI italiane, pubblicamente certificato;
       d)  l'individuazione di metodologie e sistemi,
  pubblicamente certificati, che garantiscano la sicurezza delle
  transazioni;
       e)  la promozione all'estero dei prodotti italiani
  proposti mediante commercio elettronico.
     Per quanto riguarda l'applicazione delle nuove tecnologie
  in ambito economico e produttivo, si prospettano l'istituzione
  di un fondo per promuovere la ricerca nel settore e interventi
  di sostegno alla diffusione di  Internet  e ai progetti di
  cooperazione tra università e imprese, e si sottolinea
  l'importanza della diffusione di  Internet  come strumento
  per l'erogazione e la fruizione di servizi.  Si prefigurano
  inoltre specifici interventi per sostenere la diffusione degli
  strumenti informatici e del commercio elettronico presso le
  imprese, anche assicurando un contesto giuridico che
  garantisca la sicurezza delle transazioni e la riservatezza
  dei dati.
  4.  Il quadro normativo.
  4.1. Le fasi dell'evoluzione normativa.
     In via generale l'evoluzione normativa in materia di
  commercio elettronico può essere suddivisa in tre fasi.
     La prima fase è caratterizzata dal diffondersi, in assenza
  di normative di
 
                              Pag. 138
 
  produzione pubblica, di norme di autodisciplina, note con il
  termine di " netiquette " (acronimo di etichetta del
  network).
     La progressiva crescita del numero degli utilizzatori
  della rete e delle transazioni effettuate per via elettronica,
  tuttavia, portano ben presto il fenomeno all'interesse dei
  legislatori.  Sebbene gli interventi normativi realizzati in
  questa seconda fase non siano rivolti specificamente al
  commercio elettronico, le norme adottate (relative
  essenzialmente ai contratti conclusi fuori dai locali
  commerciali e alle vendite a distanza, quali televendite,
  vendite per corrispondenza e su catalogo), per lo più di
  derivazione comunitaria, finiscono ben presto per essere
  adattate, attraverso applicazioni estensive e interpretazioni
  analogiche, alla nuova realtà delle tecnologie legate a
  Internet.  In questa fase, in altri termini, le autorità
  comunitarie e nazionali optano per un diritto derivato dalla
  normativa commerciale classica, sforzandosi di adeguarlo alle
  nuove situazioni, alle nuove esigenze e alle nuove forme di
  vendita per via elettronica.
     La terza fase, infine, è segnata dall'adozione, sia a
  livello comunitario che a livello nazionale, di normative
  specificamente rivolte al commercio elettronico e alle
  peculiari problematiche ad esso connesse (certificazione,
  firma digitale, documento elettronico).
  4.2. La normativa comunitaria.
     Il quadro normativo attualmente vigente risulta, come
  detto, dalla composizione di norme comunitarie e norme di
  diritto interno, molte delle quali adottate in attuazione di
  specifiche direttive comunitarie.
     In ambito comunitario la disciplina di riferimento è oggi
  costituita dalla direttiva 2000/31/CE ("Direttiva sul
  commercio elettronico"), non ancora recepita nell'ordinamento
  interno.  Una volta definito l'ambito di applicazione della
  disciplina, la direttiva prevede innanzitutto, a garanzia
  della trasparenza dei rapporti, una serie di obblighi
  informativi a carico del prestatore di servizi elettronici
  (Sezione 1).  Un'apposita sezione (Sezione 2) è dedicata alle
  comunicazioni commerciali, con disposizioni che operano sul
  piano informativo (requisiti essenziali sono la
  identificabilità della natura pubblicitaria del messaggio e la
  sua provenienza) e sul versante della tutela della
  privacy.  Il cuore del provvedimento, tuttavia, è
  rappresentato dalle disposizioni sui contratti conclusi per
  via elettronica (Sezione 3).  In estrema sintesi, la nuova
  disciplina prevede, in primo luogo, l'impegno per gli Stati di
  consentire, eccezion fatta per una serie di deroghe
  espressamente previste (come i contratti che implicano
  l'intervento di un notaio o una registrazione pubblica, nonché
  i contratti in materia di diritto di famiglia e di
  successione), l'efficacia giuridica dei contratti negoziati e
  conclusi per via telematica.  In secondo luogo si provvede ad
  indicare le informazioni che devono essere fornite al
  contraente da parte del proponente, (relative, in particolare,
  alle varie fasi contrattuali e all'archiviazione dell'atto)
  nonché ad individuare in termini certi tempi e modalità di
  conclusione del contratto.  Un'ulteriore sezione (Sezione 4),
  poi, è dedicata alla responsabilità dei prestatori
  intermediari, mentre uno specifico articolo è dedicato alla
  composizione extragiudiziale delle controversie
  (articolo17).
     Infine, a riprova della complessità e della sostanziale
  trasversalità della materia, la direttiva 2000/31/CE richiama,
  allo scopo di sancirne espressamente l'applicabilità anche
  nelle transazioni realizzate per via elettronica, un lungo
  elenco di direttive adottate a partire dalla metà degli anni
  '80 nell'ambito delle sempre più incisive politiche di tutela
  dei consumatori portate avanti dalle istituzioni comunitarie.
  Tra queste, in particolare, vanno ricordate la direttiva in
  materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali
  (direttiva CEE 577/85) e la direttiva in materia di contratti
  a distanza (direttiva 97/7/CE del 27 maggio 1997), che
  introducono alcuni principi fondamentali in materia di tutela
  del consumatore, facendo leva, essenzialmente, sui diritti di
 
                              Pag. 139
 
  informazione e di recesso.  Di grande significato, inoltre, è
  la direttiva relativa ad un quadro comunitario sulle firme
  elettroniche (direttiva 1999/93/CE del 13 novembre 1999).
  4.3. La normativa nazionale.
     Il quadro normativo interno, come detto, è strettamente
  correlato a quello comunitario.
     Tra i provvedimenti direttamente connessi alla normativa
  comunitaria vanno ricordati, innanzitutto, i decreti
  legislativi 15 gennaio 1992, n. 50 e 22 maggio 1999, n. 185,
  adottati, rispettivamente, in attuazione delle direttive in
  materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali e
  di contratti a distanza.
     Per quanto concerne la materia dei documenti informatici e
  della firma digitale occorre, invece, fare riferimento,
  innanzitutto, all'articolo 15, comma 2, della legge 15 marzo
  1997, n. 59 (Legge Bassanini-1), che ha legalizzato a tutti
  gli effetti di legge gli atti, i dati e i documenti formati
  dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti
  informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime
  forme, nonché la loro archiviazione e trasmissione con
  strumenti informatici.  In attuazione di tale disposizione sono
  stati, quindi, adottati il decreto del Presidente della
  Repubblica 10 novembre 1997, n. 513, nonché, con specifico
  riferimento agli aspetti tecnici, il DPCM 8 febbraio 1999.
  Tale corpo normativo, che costituisce il quadro normativo di
  riferimento in tema di documento informatico e firma digitale
  (ponendo l'Italia all'avanguardia a livello mondiale, se solo
  si pensa che in Giappone una normativa analoga è ancora in
  fase di studio), rappresenta una base essenziale per il buon
  funzionamento del commercio elettronico, attesa la centralità,
  nell'economia del fenomeno, delle esigenze di certezza e
  identificabilità, soddisfatte per l'appunto attraverso la
  firma digitale, sottese alla sicurezza delle transazioni.
     Gli interventi normativi fin qui realizzati, peraltro, non
  si sono limitati a de-finire il quadro all'interno del quale
  si collocano i profili direttamente connessi alle transazioni
  e agli strumenti tecnici necessari per realizzarle.  Una
  significativa produzione legislativa, infatti, si è diretta
  verso il sistema produttivo, allo scopo di incentivare
  investimenti nel settore delle tecnologie informatiche.  A
  questo proposito va segnalato, in particolare, l'articolo 103,
  commi 5 e 6, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge
  finanziaria per il 2001), che ha previsto un credito d'imposta
  a favore delle imprese (con priorità per le PMI) che
  realizzino programmi di sviluppo del commercio elettronico.
     Sul versante della formazione di base, invece, va
  segnalato l'articolo 103, commi 3 e 4, della legge
  finanziaria, che ha introdotto una carta di credito formativa
  per l'acquisto di beni e servizi (anche di tipo formativo) nel
  settore delle tecnologie dell'informazione, nonché il
  finanziamento dell'accordo tra la Presidenza del consiglio e
  l'ABI per l'acquisto in forme agevolate di PC da parte degli
  studenti del primo anno della scuola secondaria superiore.
  5.  Il commercio elettronico nella struttura produttiva e
  distributiva italiana.
  5.1 Commercio elettronico e market places: gli effetti sul
  sistema produttivo italiano.
     Secondo recenti dati a livello mondiale si contano circa
  7000  digital market places  (mercati o fiere virtuali),
  con un volume di transazioni previste per il 2004 tra i 6000 e
  i 7000 miliardi di dollari annui.
     In linea generale si osserva che i  market places
  possono costituire un'opportunità soprattutto per le piccole
  imprese, sia sul versante dell'offerta di prodotti e servizi,
  sia sul versante degli acquisti.  Più propriamente, le nuove
  tecnologie possono rappresentare un fattore di riequilibrio
  competitivo rispetto alle grandi imprese, nella misura in cui
  consentono, da un lato, attraverso l'accesso a un più vasto
  ambito di informazioni, di
 
                              Pag. 140
 
  colmare il tradizionale  gap  informativo, dall'altro di
  ampliare il proprio mercato di riferimento e la gamma dei
  soggetti economici con cui si viene in contatto.  Soprattutto
  da parte sindacale, peraltro, sono stati evidenziati i rischi
  legati alle ridotte dimensioni delle imprese, osservando che i
  processi economici reali scaturiti dall'uso della rete
  denotano una segmentazione del mercato tuttora a vantaggio
  delle imprese maggiori.  Alle nuove opportunità si affiancano,
  altresì, i rischi connessi al più elevato livello di
  concorrenzialità indotto dall'ampliamento dei mercati, secondo
  un processo che conduce, inevitabilmente, alla
  marginalizzazione delle realtà produttive che non saranno
  capaci, per ragioni di ordine economico e/o culturale, di
  cogliere le potenzialità delle nuove tecnologie, attuando le
  necessarie ristrutturazioni dei propri processi produttivi.
     In termini più specifici, poi, è stato evidenziato che i
  market places  possono costituire un elemento di sviluppo
  particolarmente significativo per un'economia, quale quella
  italiana, basata sulla trasformazione, sui servizi e sul
  turismo.  Il commercio elettronico è stato altresì indicato
  come possibile fattore di sviluppo delle regioni meridionali,
  in primo luogo in quanto consentirebbe di attenuare - sempre
  che un nuovo  gap  infrastrutturale legato alle dotazioni
  tecnologiche non venga a sommarsi alle carenze storiche del
  sud - il  deficit  legato all'insufficienza di
  infrastrutture "tradizionali" propria di tali aree.  Si è
  osservato, poi, che attraverso i  market places  sarà
  possibile fornire nuovi sbocchi alle esportazioni legate al
  " made in Italy ", consentendo la valorizzazione di un
  gran numero di prodotti tipici (in primo luogo alimentari:
  basti pensare che il 60   per cento del mercato del
  commercio elettronico dall'Italia verso l'estero è attualmente
  costituito da prodotti alimentari di qualità, gran parte dei
  quali proveniente dal sud) e di nicchia.
     Una serie di interessanti considerazioni sono state svolte
  con specifico riferimento alla struttura economica italiana.
  In primo luogo è stato osservato che il sistema delle piccole
  e medie imprese italiane, in buona parte incentrato sui
  distretti industriali e sui gruppi di imprese, appare
  pienamente adatto alle modalità operative proprie delle nuove
  tecnologie, in quanto già di per sé strutturato nella forma
  della rete.  A questo proposito si è evidenziato che il sistema
  a rete delle PMI gode di un potenziale vantaggio competitivo,
  legato a specificità quali la flessibilità e la concentrazione
  del  core business,  la velocità del processo decisionale,
  la forte capacità creativa, l'elevato coinvolgimento dei
  dipendenti, l'attenzione alla qualità e, soprattutto, il forte
  radicamento nel territorio.  In particolare, il  business
  in rete si adatterebbe bene ad alcune caratteristiche dei
  distretti italiani, basati su una densa rete di scambi fra un
  numero elevato di operatori, la presenza di mercati locali
  delle materie prime, dei semilavorati, dei macchinari, dei
  servizi ausiliari e del lavoro fortemente specializzati e, in
  molti casi, la comune specializzazione merceologica (che
  diviene parte costitutiva dell'immagine e dell'identità del
  territorio).  Per tale ragione si è affermato, poi, che non è
  la dimensione dell'impresa ad essere rilevante ai fini della
  competitività, quanto, oltre alla sua agilità, adattabilità e
  capacità ad innovare, il fatto di essere inserita in una rete
  capace, con il supporto delle tecnologie informatiche, di
  operare in modo aperto e di porsi come nodo essenziale di una
  rete globale (si è parlato, al riguardo, di "distretti
  virtuali").
     Quanto alle modalità di funzionamento dei  market
  places,  infine, è stata sottolineata la necessità di
  assicurarne la massima trasparenza (esigenza, questa, su cui è
  intervenuta di recente la  Federal trade commission
  statunitense), in primo luogo evitando fenomeni distorsivi
  della concorrenza e possibili conflitti d'interesse legati
  all'insufficiente grado di indipendenza del soggetto gestore
  del mercato dai fornitori che ad esso partecipano.
  5.2. Gli effetti della disintermediazione.
     Uno degli effetti di maggiore rilievo normalmente
  ricondotti all'affermarsi delle transazioni per via
  elettronica è
 
                              Pag. 141
 
  rappresentato dalla c.d. disintermediazione, ossia dalla
  eliminazione o dalla riduzione dei diversi passaggi della
  catena produttiva e distributiva.  Consentendo alle aziende di
  accedere direttamente a una vasta gamma di fornitori e
  consumatori finali, infatti, le nuove tecnologie riducono gli
  spazi di intervento che gli operatori economici (fornitori,
  grossisti, ecc.) normalmente occupano all'interno dei processi
  produttivi e distributivi tradizionali.
     Sul versante produttivo, in particolare, ci si è chiesti
  quale impatto il commercio elettronico può avere su una realtà
  economica come quella italiana, caratterizzata da un elevato
  numero di piccole e piccolissime imprese le quali, per lo più
  in qualità di fornitori o di sub-fornitori, operano assai
  spesso in stretto rapporto con aziende di maggiori dimensioni.
  Al riguardo gli orientamenti emersi nel corso dell'indagine,
  da un lato tendono ad escludere che l' e-commerce  si
  configuri come fattore di pregiudizio per le piccole imprese,
  soprattutto ove si consideri che i  market places
  dischiudono anche alle realtà produttive minori nuove ed
  enormi possibilità di azione economica, consentendo
  l'ampliamento del mercato di riferimento ed agevolando,
  quindi, la fuoriuscita di eventuali posizioni di dipendenza;
  dall'altro sottolineano i possibili rischi legati alla
  marginalizzazione delle realtà produttive incapaci di cogliere
  le potenzialità delle nuove tecnologie.
     A questo riguardo appare assai significativo il fatto che
  in Giappone si attribuisca grande importanza allo sviluppo del
  commercio elettronico proprio nella prospettiva di una
  flessibilizzazione della struttura produttiva, caratterizzata
  dalla presenza di numerosi  keiretsu  verticali, ossia di
  gruppi incentrati su un'unica impresa (in genere operante nel
  settore manifatturiero) e sulla rete dei subfornitori e delle
  altre imprese collegate a questa tramite rapporti esclusivi di
  produzione, distribuzione e fornitura di servizi, nonché su
  una fitta trama di partecipazioni azionarie incrociate.
     Analoghi interrogativi, soprattutto con riferimento alla
  sorte degli esercizi commerciali tradizionali e di minori
  dimensioni, si sono posti riguardo all'impatto del commercio
  elettronico nel settore della distribuzione.
     Su questo versante taluni hanno escluso, innanzitutto, che
  l'impatto delle nuove tecnologie potrà condurre alla totale
  eliminazione dell'intermediazione tradizionale, soprattutto
  per determinate categorie di beni.  Per quanto concerne il
  settore automobilistico, ad esempio, nonostante l'ampio
  processo di riorganizzazione tecnologica in atto, la FIAT
  esclude di poter prescindere, anche nel futuro, dal ruolo
  svolto sul territorio dai propri concessionari, osservando che
  fattori vari (quali l'elevato costo del bene, il ritiro
  dell'usato, lo svolgimento della fase finale della trattativa,
  ecc.) inducono comunque ad annettere uno specifico valore
  aggiunto all'attività di intermediazione svolta nelle forme
  tradizionali.
     Venendo alla piccola distribuzione commerciale, la
  Confcommercio, dopo aver evidenziato che il commercio
  elettronico pone problemi in un certo senso analoghi a quelli
  legati all'avvento della grande distribuzione, esclude,
  innanzitutto, che l' e-commerce  possa rappresentare, di
  per sé, un rischio per i cosiddetti negozi di vicinato, in
  virtù della loro specifica collocazione economica e del
  particolare significato attribuito ai peculiari servizi
  offerti al consumatore.  E' stato rilevato, tuttavia, che vi
  sono settori merceologici indubbiamente a rischio, quali
  quelli legati al turismo (agenzie di viaggio), ai prodotti
  software  e musicali, all'intermediazione immobiliare,
  nonché a tutti quei beni immateriali che possono essere
  distribuiti direttamente attraverso la rete, per i quali si
  pone un problema di rapida evoluzione (anche culturale) degli
  operatori verso le nuove tecnologie.
  5.3 Le resistenze all'accesso alle nuove tecnologie per le
  PMI: profili economici, culturali e fiscali.
     L'indagine ha rilevato una significativa resistenza delle
  PMI italiane ad avvalersi delle potenzialità insite nelle
  nuove tecnologie
 
                              Pag. 142
 
  ai fini di un'ammodernamento delle proprie procedure
  produttive e distributive.  Ferma restando la precisazione di
  ordine metodologico in ordine all'affidabilità dei dati
  disponibili fatta in precedenza, secondo uno studio
  dell'Assintel (riportato dalla Confcommercio) risulta,
  infatti, che solo il 30   per cento, pari a 1,5 milioni,
  dei 5 milioni di imprese italiane ha accesso ad
  Internet,  mentre solo il 10 per cento   di esse,
  pari a 500.000 imprese, è presente sulla rete con un sito web,
  anche di semplice presentazione dell'azienda.
     Nel tentativo di fornire una spiegazione si è fatto
  ricorso, sebbene con toni ed accenti a volte diversi, a una
  vasta tipologia di argomenti e considerazioni, sia di natura
  economica, sia di natura culturale, sostanzialmente
  riconducibili a tre ordini di fattori.
     In primo luogo è stato evidenziato che l'impatto dei costi
  per affrontare la transizione alla rete incidono in misura
  assai più significativa sulle PMI rispetto alle grandi.  In
  questo contesto va anche considerato che la carenza di figure
  professionali specialistiche, ciò che costituisce un limite
  che grava su tutto il sistema produttivo, rappresenta un
  ulteriore e peculiare fattore di discriminazione per le PMI,
  che a differenza delle imprese di maggiori dimensioni assai
  difficilmente possono permettersi di sopportare i costi legati
  alla formazione al proprio interno delle risorse
  necessarie.
     In secondo luogo è stato evidenziato il rilievo dei
  fattori di ordine culturale, connessi essenzialmente alla
  scarsa alfabetizzazione informatica, soprattutto degli
  operatori meno giovani.
     In questo quadro è stata sottolineata, in particolare, la
  resistenza delle PMI ad attuare processi di riorganizzazione
  aziendale volti alla terziarizzazione della logistica.  Ciò
  trova probabilmente spiegazione nel fatto che la realtà
  produttiva italiana è caratterizzata da un elevato numero di
  aziende di piccole e piccolissime dimensioni (si pensi alle
  imprese artigiane e alle c.d. microimprese), molte delle quali
  a conduzione familiare, ove l'imprenditore vuole toccare con
  mano produzione, scorte e giacenze.
     A fronte dei fattori che ancora frenano la penetrazione
  delle nuove tecnologie all'interno dell'universo delle PMI,
  assumono un particolare significato gli elementi di conoscenza
  forniti in relazione all'attività degli ASP  (Application
  Service Provider,  ossia fornitori di applicazioni), che
  operano da ormai due anni negli USA e si stanno diffondendo da
  poco anche in Europa.  Il servizio offerto dall'ASP consiste
  nella fornitura di sistemi applicativi aziendali, quali, ad
  esempio, il servizio di contabilità, il magazzino virtuale o
  un sistema di scambi B2B, dietro pagamento di un corrispettivo
  o di un canone, quest'ultimo legato all'effettivo utilizzo del
  servizio medesimo  (pay per use).  Il grande elemento di
  novità insito in tale tecnologia è costituito dal fatto che
  l'azienda non dovrà più sopportare gli ingenti costi legati
  all'acquisto e all'installazione di complessi sistemi
  informatici, potendo fruire dei medesimi servizi a costi
  irrisori.
     Tra gli elementi di maggiore interesse emersi sotto questo
  specifico profilo, va segnalato quanto riportato dal
  presidente di  Oracle corporation,  sig.  Larry Ellison,
  che si è soffermato, in particolare, sui servizi "chiavi in
  mano" offerti da un'azienda americana, la  Net Legger,  a
  soli 5 dollari al mese.  Particolarmente significative,
  inoltre, appaiono l'evoluzione dei servizi di
  e-fulfillment  (ossia di supporto alle transazioni)
  offerti da Poste italiane S.p.a. attraverso una apposita
  società dedicata  (E-boost),  nonché l'esperienza di
  riorganizzazione del proprio core business che sta realizzando
  il gruppo FIAT attraverso una società (e-SPIN) che ha lo
  specifico compito di sviluppare piattaforme tecnologiche per
  l'utilizzo di  Internet.
     Un discorso a parte meritano, infine, le preoccupazioni di
  carattere fiscale, attinenti per lo più alle realtà produttive
  di minori dimensioni.  A questo proposito è stato evidenziato,
  infatti, che la terziarizzazione di alcuni servizi (si pensi
  al servizio di contabilità) pone problemi di
 
                              Pag. 143
 
  "visibilità" fiscale che incidono negativamente sulle scelte
  imprenditoriali, nel senso di scoraggiare processi innovativi
  che, quand'anche convenienti sotto un profilo strettamente
  economico (soprattutto ove si rifletta che la dinamica dei
  prezzi di tali servizi è in costante ribasso) comporterebbero
  la necessità di emergere dal sommerso, rendendo assai
  problematici comportamenti di evasione o elusione fiscale.
  6.  Linee di politica legislativa.
     Lo svolgimento di transazioni che, attraverso la rete,
  sempre più prescindono dai confini nazionali, pone problemi
  particolarmente delicati sotto il profilo della disciplina
  normativa dell' e-commerce.  Da più parti, infatti, è
  stata rimarcata la necessità di definire, quand'anche in
  termini molto generali e di principio, un quadro legislativo
  omogeneo a livello sovranazionale, ciò che può essere
  realizzato sia attraverso normative assunte direttamente in
  sedi sovranazionali (Unione europea o  WTO),  sia operando
  in modo coordinato soprattutto con quei paesi ove le
  problematiche legate al commercio elettronico si pongono - per
  grado di sviluppo tecnologico e dimensioni del fenomeno - in
  termini sostanzialmente analoghi al nostro.  In questo quadro,
  come ricordato dal Sottosegretario all'industria, sen.
  Passigli, appare in particolare necessario assumere iniziative
  volte a risolvere la delicata questione dei criteri di
  individuazione delle autorità competenti per la risoluzione
  delle controversie, nonché lo spinoso problema della
  tassazione fiscale degli acquisti in presenza di regimi
  impositivi assai diversi tra loro (si pensi, ad esempio, al
  caso degli acquisti da siti ubicati negli Stati Uniti, ove non
  esiste un imposta assimilabile all'IVA).
     Fatta questa debita premessa, appare in ogni caso
  possibile delineare un quadro propositivo che, ferme restando
  le imprescindibili esigenze di omogeneità e coordinamento
  normativo a livello sovranazionale, tenga conto sia delle
  problematiche strutturali di carattere generale, sia dei
  profili specifici della nostra realtà nazionale (quest'ultimi
  connessi, in primo luogo, alla peculiare conformazione del
  sistema produttivo, caratterizzato dalla presenza di un gran
  numero di piccole e medie imprese).
     Per esigenze di chiarezza espositiva appare opportuno
  procedere distintamente all'esame dei diversi livelli di
  intervento delineati.
     Ad un primo livello si collocano le misure volte ad
  incidere sullo sviluppo e sulla valorizzazione delle
  componenti infrastrutturali di base.
     Al riguardo appare in particolare importante:
       promuovere lo sviluppo delle tecnologie riconducibili
  alla c.d. banda larga, in primo luogo apprestando gli
  strumenti affinchè anche nelle zone ove gli investimenti
  privati si presentano meno remunerativi venga assicurata una
  sufficiente dotazione infrastrutturale;
       investire nel settore della logistica, al fine di
  migliorare il sistema viario e dei trasporti;
       accelerare le azioni volte all'informatizzazione della
  P.A., al fine di migliorare l'efficacia operativa interna,
  garantire l'offerta di servizi integrati e consentire
  l'accesso telematico alle informazioni;
       porre in essere azioni efficaci per la diffusione dei
  PC, soprattutto tra le giovani generazioni, promuovendo
  contemporaneamente l'alfabetizzazione informatica;
       sviluppare la formazione professionale legata alle nuove
  tecnologie;
       adottare le misure più efficaci per garantire la
  sicurezza delle transazioni sulla rete;
     Ad un secondo livello si collocano, invece, le misure e
  gli interventi che, muovendo dall'esigenza di favorire e
  assecondare i processi di innovazione del sistema produttivo,
  tengano conto delle peculiarità proprie delle PMI, in primo
  luogo al fine di rimuovere i fattori che tuttora frenano
  l'assunzione di scelte di
 
                              Pag. 144
 
  investimento finalizzate all'innovazione tecnologica delle
  aziende.  In altri termini, se è vero che l'introduzione
  dell'informatica all'interno dei processi aziendali e nei
  rapporti tra imprese rappresenta di per sé un fattore di
  razionalizzazione dell'attività e di contenimento dei costi,
  occorre favorire e promuovere comportamenti imprenditoriali
  coerenti, tentando di incidere, con le misure più adeguate e
  opportune, sulle resistenze che ancora si riscontrano
  soprattutto all'interno delle realtà produttive di minori
  dimensioni.
     Analizzando i principali fattori che frenano l'innovazione
  tecnologica delle PMI, si è già provveduto a mettere in
  evidenza l'importanza dei profili culturali e economici,
  nonché delle remore legate agli aspetti di natura fiscale.
     Sotto questo punto di vista si segnala, pertanto,
  l'opportunità di:
       individuare forme efficaci di coinvolgimento delle
  associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale, al
  fine di accelerare la diffusione di una nuova cultura della
  tecnologia all'interno delle aziende;
       stimolare gli enti locali a guidare processi di
  integrazione territoriale basati sulle tecnologie informatiche
  e sull'utilizzo della rete  Internet,  coinvolgendo in
  particolare la pubblica amministrazione, le scuole, le
  associazioni e le imprese;
       favorire l'accesso al credito per le PMI, promuovendo,
  in particolare, il ricorso a strumenti finanziari innovativi
  (es.  venture capital);
       disporre incentivazioni specifiche per le PMI
  (legandole, ad esempio, allo svolgimento di attività di
  formazione professionale in proprio);
       favorire la crescita dimensionale delle imprese
  (soprattutto piccole) anche attraverso forme progressive di
  integrazione tra aziende diverse.
       promuovere azioni finalizzate all'emersione del
  sommerso, anche ripensando i regimi fiscali per le
  micro-imprese.
     Pur non essendo immediatamente riconducibile alle
  problematiche oggetto dell'indagine, si segnala, infine, la
  complessa tematica della flessibilità del rapporto di lavoro,
  atteso il peculiare significato che questa assume nell'ambito
  dei settori produttivi legati alla  new economy.
  7.  Conclusioni.
     Questa indagine si è svolta nella fase finale della
  tredicesima legislatura, assoggettata per questo ad una serie
  di vincoli e di restrizioni che ne hanno inevitabilmente
  condizionato lo svolgimento e limitato la portata.
     Pur nella consapevolezza di ciò, si è ritenuto di avviarla
  e di portarla a compimento nella convinzione che fosse
  comunque necessario avviare una riflessione, in sede
  parlamentare, su un tema che può condizionare il futuro stesso
  del nostro Paese.
     In questo modo si è anche inteso dare un segnale di
  attenzione del Parlamento a quanti sentono l'urgenza e la
  complessità delle nuove tematiche che si aprono, certamente,
  per effetto dell'innovazione tecnologica ma che non sono
  riconducibili al solo ambito tecnologico e neppure al solo
  ambito economico.
     Giorno dopo giorno, innovazione su innovazione, le nuove
  tecnologie della comunicazione cambiano il nostro modo di
  comunicare, la società della conoscenza cambia il nostro modo
  di conoscere, le  R-tecnologies,  i nuovi approcci
  relazionali al marketing, trasformano la natura delle nostre
  relazioni con gli altri.
     Chi non riesce a partecipare al cambiamento subisce una
  violenta emarginazione.  Anche, però, chi ad esso partecipa o
  lo guida si trova ad affrontare, con ben pochi strumenti di
  controllo, un viaggio affascinante e rischioso non tanto o non
  solo verso una economia più efficiente ma verso una società
  diversa, forse verso una umanità diversa.
     L'ambito parlamentare è dunque l'ambito proprio di un
  dibattito che deve
 
                              Pag. 145
 
  toccare non solo il mondo dell'impresa, della ricerca e la
  politica economica ma anche campi del tutto diversi come i
  diritti civili, il mercato del lavoro e l'idea stessa di
  giustizia sociale, la politica fiscale, il diritto in ambito
  nazionale, europeo ed internazionale, le relazioni estere ed i
  rapporti con i paesi più poveri, oltre alle tematiche più
  immediate dell'istru-zione, della cultura e della formazione
  professionale.
     Questo lavoro viene dunque consegnato al prossimo
  Parlamento nella speranza che ciò che di buono è in esso
  contenuto sia approfondito e sviluppato e che le eventuali
  lacune siano colmate, nella convinzione che ve ne sia non solo
  la necessità ma anche l'urgenza.
 
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