| 1. Introduzione.
1.1. Gli obiettivi dell'indagine e l'attività
svolta.
In data 15 febbraio 2000, previa intesa del Presidente
della Camera, la X Commissione ha deliberato di svolgere
l'indagine conoscitiva in tema di impatto del commercio
elettronico sul sistema produttivo e distributivo italiano,
muovendo dalla consapevolezza che la diffusione e lo sviluppo
delle nuove tecnologie elettroniche costituiscono uno dei
parametri su cui si misurerà la competitività del
sistema-Paese.
L'iniziativa ha avuto, pertanto, il fine di individuare
linee di intervento legislativo e di indirizzo politico per la
piena valorizzazione delle opportunità che il commercio
elettronico fornisce alle singole imprese ed all'apparato
produttivo nel suo complesso; in questo quadro particolare
attenzione merita la realtà delle piccole e medie imprese, che
del sistema produttivo e distributivo italiano costituiscono
il tessuto e la peculiarità.
Per una serie di circostanze esterne che hanno influito
sull'andamento dei lavori della Commissione l'indagine
conoscitiva non ha potuto in una prima fase svilupparsi
secondo il programma originariamente previsto. Si è pertanto
resa necessaria una parziale ridefinizione del programma
dell'indagine che, pur confermando l'impianto iniziale,
consentisse di tener conto delle rilevanti novità intervenute
nel frattempo in un settore che conosce un tumultuoso sviluppo
ed una continua evoluzione, nonché di adeguare
conseguentemente i tempi per lo svolgimento dell'indagine
medesima.
Conseguentemente, in data 26 settembre 2000, la
Commissione ha approvato una versione aggiornata del programma
dell'indagine, prevedendo che essa si focalizzasse su tre
aspetti, tra loro in rapporto di stretta connessione e
consequenzialità, pur se concettualmente distinguibili.
Il primo profilo è quello dell'analisi degli scenari
tecnologici ed applicativi, al fine di acquisire una comune
consapevolezza della realtà attuale e delle prospettive a
breve-medio termine dell'evoluzione tecnologica e delle
potenzialità che si renderanno disponibili in termini di
prodotti e servizi, individuando i settori di impresa e le
aree di attività d'impresa coinvolte maggiormente dal
fenomeno.
Il secondo aspetto è quello dell'impatto sul sistema
produttivo e distributivo italiano e sui fattori della
produzione, al fine di esaminare il fenomeno del commercio
elettronico nella specifica realtà economico-produttiva del
Paese, analizzandone le ricadute sul sistema economico in
termini di opportunità e di sviluppo. Particolare attenzione
richiedono altresì i nodi cruciali di tipo infrastrutturale,
normativo o culturale, specificamente italiani, che possono
condizionare negativamente lo sviluppo del commercio
elettronico, individuando altresì le figure più esposte al
rischio di obsolescenza e, al contempo, le nuove opportunità e
i profili professionali che diventeranno indispensabili alle
imprese.
Il terzo profilo è quello delle linee di indirizzo per una
politica di sviluppo, allo
Pag. 127
scopo di delineare le aree di intervento, le forme e le
finalità che possono caratterizzare il ruolo delle istituzioni
nello sviluppo del settore.
In considerazione dell'esigenza di coinvolgere
nell'indagine anche i responsabili di aziende chiave del
settore dell'offerta tecnologica, si è fatto ricorso, oltre al
tradizionale strumento delle audizioni, anche a quello della
videoconferenza, che ha permesso il confronto con autorevoli
personalità internazionali. E' stato inoltre ritenuto
essenziale coinvolgere nell'indagine esperienze concrete già
realizzate o progetti imprenditoriali in corso, essendo il
fenomeno del commercio elettronico determinato più dai fatti
d'impresa che da un sapere organico.
Nell'ambito dell'indagine la Commissione ha pertanto
proceduto alle seguenti audizioni:
audizione in videoconferenza di Larry Ellison,
presidente di Oracle Corporation (28 novembre 2000);
audizione del dottor Alberto Tripi, presidente di
Federcomin, e dell'ingegnere Franco Patini, vicepresidente di
Federcomin (18 gennaio e 8 febbraio 2001);
audizione del dottor Ennio Lucarelli, presidente della
FITA (18 gennaio 2001);
audizione del dottor Walter Catoni, direttore divisione
logistica Espresso poste e amministratore delegato SDA (25
gennaio 2001);
audizione del dottor Franco Fusignani, amministratore
delegato e-SPIN Spa (8 febbraio 2001);
audizione del dottor Gianfranco Ruta, responsabile
settore sviluppo tecnologico di Confcommercio (13 febbraio
2001);
audizione del dottor Fabrizio Freda, presidente e
amministratore delegato di Procter e Gamble (13 febbraio
2001);
audizione dell'ingegnere Elio Catania, presidente ed
amministratore delegato della IBM Spa, e dell'ingegnere
Vittorio Di Trapani, direttore relazioni esterne della IBM Spa
(15 febbraio 2001);
audizione dell'ingegnere Franco Arzano, presidente della
Commissione economia digitale di Confindustria, e del dottor
Roberto Iannucci, dirigente servizi e infrastrutture di
Confindustria (15 febbraio 2001);
audizione del dottor Giovanni Prignano, presidente di
Assonet, e del dottor Mario Covino, segretario nazionale di
Assonet (15 febbraio 2001);
audizione del dottor Giuseppe Smeriglio, amministratore
delegato della TNT Global Express S.p.A. (22 febbraio
2001);
audizione del dottor Luigi Portioli, responsabile
dipartimento settore produttivo della CGIL, del signor
Lamberto Santini, segretario confederale della UIL, del dottor
Pietro Giordano, segretario nazionale della FISASCAT-CISL, del
dottor Nazzareno Mollicone, responsabile ufficio studi della
UGL, e della dottoressa Renata Valli, dell'ufficio studi della
UGL (22 febbraio 2001);
audizione del Sottosegretario di Stato per l'industria,
il commercio e l'artigianato, senatore Stefano Passigli (27
febbraio 2001).
Oltre alle audizioni, la Commissione ha altresì proceduto,
attraverso una sua delegazione, ad una visita di studio in
Giappone al fine di acquisire direttamente elementi di
informazione e conoscenza circa la situazione e le prospettive
del fenomeno in una realtà internazionale particolarmente
significativa tanto da un punto di vista economico, quanto
sotto il profilo tecnologico.
Nel corso della missione, svoltasi dal 28 gennaio al 1^
febbraio 2001, la delegazione della Commissione ha proceduto a
numerosi incontri, sia con soggetti istituzionali, sia con
rappresentanti del mondo economico ed imprenditoriale.
Pag. 128
In particolare, la delegazione ha incontrato:
l'on. Yuji Yamamoto, presidente del Committee on
Economy, Trade and Industry della House of
Representatives;
l'on. Kenji Kosaka, vice ministro del Ministry of
Public Management and Home Affairs, Posts e
Telecommunications, e funzionari del Ministero;
l'on. Nariaki Nakayama, vice ministro del Ministry of
Economy, Trade and Industry, e funzionari del Ministero;
rappresentanti dell' Electronic Commerce Promotion
Council of Ja pan;
rappresentanti del Working Group on e-commerce del
Keidanren;
rappresentanti della Sony;
rappresentanti della NTT DoCoMo.
1.2. Net-economy, e-business ed e-commerce.
Il rapido evolversi delle tecnologie informatiche legate a
Internet, il succedersi delle innovazioni e delle
applicazioni in campo industriale e commerciale, nonché il
conseguente diffondersi nel dibattito su tali temi di
espressioni terminologiche di derivazione anglosassone di
volta in volta utilizzati in contesti e con significati
diversi, pongono un problema preliminare di carattere
definitorio, direttamente connesso alla necessità di
individuare e circoscrivere le problematiche oggetto
dell'indagine.
In termini molto schematici e approssimativi, si può dire
che l' e-commerce è una manifestazione peculiare, sul
piano tecnologico, della net-economy, ossia di un
modello di business fondato sulla rete Internet che
negli ultimi anni, soprattutto negli USA, ha investito in modo
pervasivo i processi e la comunicazione aziendale, conducendo
a trasformazioni di enorme portata nel tessuto produttivo e
distributivo. In questo senso, il commercio elettronico,
inteso in senso stretto come strumento di transazione
economica, si colloca, senza tuttavia esaurirne il
significato, all'interno della categoria
dell'e- business, espressione con cui si fa riferimento a
processi che comportano non solo transazioni di tipo
economico, ma anche e soprattutto scambi di informazioni,
finalizzati in primo luogo ad ottimizzare l'attività
dell'azienda in tutte le sue fasi.
Inteso nel senso ampio assunto nel linguaggio comune, il
concetto di commercio elettronico assume pertanto significati
diversi a seconda della prospettiva entro la quale si pone
l'osservatore. Così, secondo una prospettiva di comunicazione,
il commercio elettronico consiste nella diffusione di
informazioni su imprese e organizzazioni, sulle loro attività
e sui loro prodotti. Secondo una prospettiva di relazione con
la clientela, il commercio elettronico consiste invece
nell'insieme di strumenti volti ad accrescere sia l'efficienza
sia l'efficacia dei sistemi impiegati dalle imprese per
promuovere, sviluppare e consolidare le relazioni con i
clienti attuali e potenziali. Infine, secondo una prospettiva
di processo aziendale, il commercio elettronico rappresenta
l'applicazione delle tecnologie dell'informazione ai cicli
operativi.
1.3. Le definizioni.
Nell'ordinamento italiano non si rintraccia una
definizione di commercio elettronico. Il nostro ordinamento,
infatti, ne fa parola solo all'articolo 21 del decreto
legislativo n.114 del 1998, laddove prevede, a carico del
Ministero dell'industria, commercio e artigianato, il
compimento di azioni volte a promuovere " (...) l'introduzione
e l'uso del commercio elettronico (...)", senza, però, che sia
data alcuna indicazione in ordine ai confini giuridici di tale
espressione.
Secondo la definizione mutuata dalla Comunicazione della
Commissione europea COM(97) 157 "Un'iniziativa europea in
materia di commercio elettronico" e contenuta nel documento
"Linee di politica industriale per il Commercio Elettronico",
adottato dal Ministero dell'industria il 30 luglio 1998, il
commercio elettronico "consiste nello svolgimento di
Pag. 129
attività commerciali e di transazioni per via elettronica e
comprende attività diverse quali la commercializzazione di
beni e servizi per via elettronica, la distribuzione
on-line di contenuti digitali, l'effettuazione per via
elettronica di operazioni finanziarie e di borsa, gli appalti
pubblici per via elettronica ed altre procedure di tipo
transattivo della Pubblica Amministrazione". A tale
definizione fa rinvio, inoltre, la circolare n.3487/C, con la
quale il Ministero dell'industria, commercio e artigianato, ha
fornito alcune indicazioni sulla disciplina applicabile
all'attività di vendita tramite mezzo elettronico. Da ultimo,
la direttiva n.2000/31/CE, che pure rappresenta la disciplina
fondamentale in materia, non fornisce indicazioni ulteriori in
ordine alla definizione giuridica del concetto, inserendo il
commercio elettronico nell'alveo dei "servizi della società
dell'informazione" (di cui alla direttiva 98/34/CE, come
modificata dalla direttiva 98/48/CE), intendendo per tali
"qualsiasi servizio prestato normalmente dietro retribuzione,
a distanza, per via elettronica e a richiesta individuale di
un destinatario di servizi, cioè della persona fisica o
giuridica che, a scopi professionali e non, utilizza un
servizio della società dell'informazione, anche per ricercare
o rendere accessibili delle informazioni".
Stando alle definizioni ricavabili dagli atti comunitari,
pertanto, il commercio elettronico non si esaurisce nella
semplice conduzione della transazione, ma può anche
abbracciare altre fasi ed aspetti che riguardano un rapporto
commerciale: da quelli di ricerca ed individuazione
dell'interlocutore/ partner, a quelli di trattativa e
negoziazione, da quelli degli adempimenti e delle scritture
formali a quelli dei pagamenti e della consegna fisica o
elettronica del bene/servizio acquistato o venduto.
I lavori di questa indagine, partiti da una formulazione
generica, hanno via via precisato il significato
dell'espressione "commercio elettronico", giungendo di fatto
ad una definizione ampia corrispondente a quella desumibile
dalla disciplina comunitaria.
2. Lo scenario attuale e le tendenze per il futuro.
2.1. Commercio elettronico: elementi essenziali e profili
problematici del B2B e del B2C.
Parlando di commercio elettronico occorre distinguere il
commercio interindustriale e professionale, il cosiddetto
" Business to business" (B2B) e il commercio verso gli
utenti finali, il cosiddetto " Business to consumer"
(B2C).
Benché gran parte dell'attenzione sia concentrata sulla
vendita diretta agli utenti finali è soprattutto nel primo
settore, quello del " Business to business ", che si sono
registrate le conseguenze più rilevanti. In questo settore,
infatti, è in corso un forte processo di razionalizzazione
della "catena di rifornimento" (" supply chain "), fondato
sul rapido ed ampio accesso alle informazioni da parte di
tutte le aziende che ad essa concorrono. Un fenomeno che si va
diffondendo con grande rapidità è quello delle "fiere virtuali
permanenti" (" market places"), nelle quali l'incontro
tra fornitori e produttori è immediato e la conclusione di
accordi di approvvigionamento, al pari delle forniture, è
rapidissima.
Per il B2B i fattori in gioco sono molti e tutti assai
importanti. Tra questi, in particolare, si segnalano la
delicata e complessa questione della consegna fisica delle
merci (e, più in generale, i problemi legati agli aspetti
logistici), la dubbia economicità della vendita elettronica di
alcuni tipi di prodotto (i c.d. "beni banali", per i quali gli
scaffali del supermercato paiono più comodi e veloci) e le
difficoltà di superare alcune abitudini sociali (connesse, in
particolare, alla valenza sociale e ricreativa dell'atto di
acquisto all'interno di un negozio tradizionale). Accanto alle
enormi possibilità dischiuse all'attività di marketing,
che sembrano segnare un punto a favore del commercio
elettronico, si registrano, inoltre, ulteriori aspetti
problematici legati alla sicurezza delle transazioni e
all'assistenza dopo l'acquisto. Per quanto concerne
Pag. 130
la questione dell'intermediazione va considerata la
difficoltà di confrontare personalmente i singoli prodotti,
ciò da cui discende lo sviluppo di nuove forme di
intermediazione (ad esempio i portali). In via generale,
inoltre, è stato osservato (in modo particolarmente incisivo
dal presidente di Oracle corporation, sig. Larry
Ellison) che, trattandosi di uno strumento che consente di
ottimizzare l'attività aziendale in tutte le sue fasi,
Internet può migliorare le aziende che già esistono, ma
non può certo rappresentare (e i numerosissimi fallimenti di
aziende . com di questi mesi stanno lì a dimostrarlo) un
mezzo che di per sé garantisca il successo di attività prive
di valide basi economiche.
Su un piano più analitico, per quanto concerne i benefici
connessi allo sviluppo del B2B, occorre in particolare
considerare:
a) la riduzione delle barriere di accesso ai
mercati, con benefici evidenti per le imprese di limitate
dimensioni o operanti in settori di nicchia, che potranno fare
riferimento a mercati più ampi;
b) la configurazione della catena del valore,
connessa alla modifica dei tradizionali processi di
trasferimento del valore attraverso i vari stadi della catena
che lega il produttore all'utilizzatore. Infatti, da una parte
l'evoluzione delle tecnologie dell'informazione consente ai
produttori di raggiungere più rapidamente e a minori costi i
propri acquirenti; dall'altra, i distributori possono svolgere
le proprie funzioni tradizionali di interfaccia diretta della
domanda in modo più efficace. Ne consegue, nel complesso, una
profonda evoluzione della funzione di intermediazione
commerciale, con ampi processi di ristrutturazione delle
attuali catene del valore.
Quanto ai possibili rischi va considerato, invece, che il
commercio elettronico condurrà a un aumento della concorrenza
anche sui mercati domestici, mettendo in difficoltà le realtà
produttive, soprattutto di minori dimensioni, incapaci di
attuare i necessari provvedimenti di ristrutturazione su basi
tecnologiche della propria attività.
Per quanto concerne il B2C, tra i benefici per i
consumatori vanno sicuramente annoverati:
a) la maggiore ampiezza di scelta, in quanto il
processo di ricerca della fonte presso la quale acquisire un
determinato prodotto o servizio si estende a un numero di
potenziali fornitori assai più ampio di quelli contattabili in
condizioni ordinarie;
b) la personalizzazione dei prodotti e dei
servizi, quale conseguenza dell'interattività consentita dalle
tecnologie. In questo modo il produttore può adattare
automaticamente la propria capacità produttive alle singole e
specifiche esigenze di un ampio numero di acquirenti, senza
che questo si rifletta sui costi. A questo riguardo, inoltre,
va anche considerata la possibilità di avere informazioni in
tempo reale dal venditore;
c) l'operatività 24 ore su 24, connessa alla
possibilità di effettuare ordini di acquisto senza soluzione
di continuità nell'arco della giornata e senza riguardo a
giorni di apertura e di chiusura o a eventuali festività;
d) la riduzione dei prezzi, soprattutto in
presenza di costi di transazione elevati in relazione alla
complessità delle strutture di intermediazione fra domanda e
offerta.
Quanto ai profili problematici e ai possibili fattori di
freno allo sviluppo del commercio elettronico, si evidenzia
che in talune realtà nazionali sono stati di recente
introdotti metodi ed accorgimenti pratici volti a superare le
difficoltà connesse alla consegna delle merci e alla sicurezza
dei pagamenti.
In Giappone, ove si registra una diffidenza nell'uso della
carta di credito analoga a quella di altri paesi (tra cui
l'Italia), sta dando buoni risultati, ad esempio, un sistema
di consegna decentrata dei beni acquistati per via
elettronica, fondata su
Pag. 131
punti di distribuzione ampiamente diffusi sul territorio (i
c.d. " convenience stores "). Sistemi distributivi
analoghi, anch'essi caratterizzati dal fatto che il pagamento
della merce avviene contestualmente al suo ritiro, sono in
fase di introduzione anche in Italia, dove, in particolare, si
registra una significativa iniziativa di Poste italiane Spa,
che per la consegna delle merci sfrutta appositi
drop-off, costituiti per lo più dagli uffici postali
presenti sul territorio. Ad un sistema analogo ricorre,
altresì, la TNT Global Express S.p.a., che si avvale di
140 filiali e di oltre 1.400 TNT points, dislocati in
più di 300 stazioni ferroviarie, nei negozi della catena
Buffetti, nonché presso cartolerie, tabaccai, benzinai e
agenzie di viaggio.
Sempre in Giappone si va diffondendo, per quanto concerne
gli acquisti effettuati attraverso il telefono mobile, l'uso
di apposite carte prepagate, alimentate attraverso il canone
versato periodicamente dal proprietario del telefono alla
compagnia di telefonia mobile che fornisce l'accesso a
Internet e ai servizi di commercio elettronico.
Per quanto concerne, invece, l'uso delle carte di credito
(ancora molto limitato pressoché ovunque: basti pensare che in
Italia il 95 per cento delle transazioni viene regolato
per contrassegno) sono in fase di studio e sperimentazione
sistemi di sicurezza sempre più sofisticati di tipo
elettronico.
2.2. Le applicazioni del B2C.
Il commercio elettronico investe due ambiti sottoposti a
problematiche del tutto differenti, legati alla diversa natura
dei beni oggetto della transazione. Occorre distinguere, cioè,
tra il commercio di merci, per il quale si pone il problema
del trasporto e della consegna fisica del prodotto (al
riguardo occorre considerare che il problema delle reti
logistiche e del trasporto assume particolare rilevanza
nell'economia italiana, sia per la carenza che si registra a
livello infrastrutturale, sia per la particolare conformazione
orografica e urbanistica del territorio) e il commercio di
servizi e di prodotti digitali, che prescinde da tale
problema, essendo fondato sullo scambio di beni
immateriali.
Alla luce della più recente evoluzione del mercato emerge,
non solo a livello nazionale, una netta prevalenza della
applicazioni relative a beni che escludono il trasporto
fisico. In particolare, dopo una prima fase che ha visto il
prevalere di acquisti legati al mondo dell'informatica
(software, ma anche PC e hardware di vario tipo), la
tendenza attuale privilegia prodotti immateriali legati
all' entertainment, alle attività bancarie (home-banking)
e finanziarie (trading on line), nonché ai servizi turistici e
alla musica. Da ultimo, inoltre, si registra un'espansione
anche nel settore dell'editoria elettronica.
2.3. L'importanza delle infrastrutture: componente
regolatoria e componente sistemistica.
L'importanza strategica delle infrastrutture per la
diffusione del commercio elettronico e, più in generale, dei
servizi legati alla società dell'informazione, rappresenta un
dato di fatto ampiamente condiviso. All'interno del capitolo
infrastrutturale è possibile distinguere tra una componente
regolatoria e una componente sistemistica.
La componente regolatoria attiene ad un insieme di regole
necessarie per garantire l'operatività della transazione
elettronica e fa riferimento, in particolare, agli aspetti
legati alle modalità di pagamento, alla sicurezza (con
riguardo, innanzitutto, ai profili relativi alla firma
elettronica e alla certificazione) e alla tutela della
privacy. Su questo versante tutti i paesi più avanzati hanno
intrapreso (USA, Italia) o stanno intraprendendo (Giappone) la
strada della regolamentazione pubblica, con significative
divergenze, peraltro, sotto il profilo dell'approccio generale
di policy. In particolare, all'impostazione liberista
degli USA, si contrappone quella più dirigista di Francia e
Germania, nonché di gran parte dei paesi dell'Europa
settentrionale. Stenta
Pag. 132
ancora ad affermarsi, invece, una sede a livello
sovranazionale volta a favorire la convergenza e
l'armonizzazione delle normative nazionali.
La componente sistemistica attiene essenzialmente
all'individuazione delle più appropriate alternative per
l'accesso alla rete, alla disponibilità di strutture di
trasmissione capaci di supportare adeguatamente le connessioni
in termini di rapidità ed efficienza ("banda larga"), nonché
ai profili connessi alla standardizzazione dei sistemi e alla
loro interoperatività. Alla componente sistemistica, inoltre,
può essere ricondotta la materia dell'infrastrutturazione
logistica legata al sistema viario e al trasporto delle merci
(come stigmatizzato efficacemente dal presidente di Oracle
corporation, sig. Larry Ellison, che si è in particolare
soffermato sullo stretto legame tra commercio elettronico e
servizi postali).
Da più parti è stato evidenziato che la disponibilità di
sistemi efficaci, rapidi e sicuri per l'accesso alla rete
rappresenta un presupposto fondamentale per lo sviluppo di
tutti i servizi legati al commercio elettronico e alla società
dell'informazione. Sotto questo profilo si denotano
significative diversità strutturali tra paesi e aree
geografiche, in buona misura correlate, analogamente a quanto
evidenziato in ordine agli aspetti regolatori, a diversi
approcci di policy. In termini assai approssimativi e
generali è possibile distinguere tra un approccio
interventista, caratterizzato da significativi investimenti
pubblici rivolti alla valorizzazione e allo sviluppo di
specifiche opzioni tecnologiche (emblematico il caso della
Svezia, che ha pressochè completato il cablaggio del proprio
territorio) e un approccio astensionista, fondato sulla
necessità di consentire che il libero sviluppo delle forze di
mercato, assecondando i ritmi dell'innovazione tecnologica,
selezioni le alternative più efficienti, economiche e sicure
(questa, in particolare, è la strada prescelta dal Giappone,
ove le autorità di Governo hanno per il momento rinunciato ad
intervenire a sostegno di qualsiasi opzione tecnologica).
Quanto alle specificità della situazione italiana, nel
corso delle audizioni è stata da più parti sottolineata la
necessità di porre in essere in tempi rapidi misure adeguate
per consentire l'accesso alla rete Internet in modo più
efficiente e rapido, affrontando innanzitutto il problema del
sovraccarico delle linee telefoniche. In questo contesto, in
particolare, si è evidenziata la necessità di sviluppare
sistemi di cablatura a fibre ottiche, nonché, più in generale,
di valorizzare a pieno le enormi potenzialità insite nelle
linee di trasmissione a banda larga.
2.4. La centralità delle risorse umane.
L'importanza della componente umana nello sviluppo e nella
diffusione delle nuove tecnologie viene riconosciuta in modo
pressochè unanime. Al riguardo si rileva che la carenza di
figure professionali adeguate alle richieste dell'apparato
produttivo (skill shortage) riguarda, in particolare,
tecnici per la costruzione di sistemi di telecomunicazione ed
informativi. Tale fenomeno, comune a tutti i paesi ove si
registra una forte crescita delle tecnologie legate alla
società dell'informazione, si presenta in termini assai gravi
in Italia, ove la carenza di personale qualificato all'interno
delle aziende che forniscono servizi di informatica e
telecomunicazioni è stimabile in 110 mila unità. Oltre ad
ingegneri in grado di programmare sistemi informativi
complessi o centrali di telecomunicazione, mancano, inoltre,
tecnici capaci di utilizzare in modo appropriato i nuovi
sistemi informatici all'interno delle aziende che si avvalgono
dei servizi forniti attraverso gli strumenti elettronici.
Mancano, altresì, professionisti preparati nei settori della
consulenza, della comunicazione, delle problematiche legali.
Sebbene le stime sul potenziale occupazionale complessivo
connesso alle nuove tecnologie siano quanto mai incerte e
discordanti, le valutazioni più attendibili individuano in
circa 400.000 unità i nuovi posti di lavoro disponibili nel
breve periodo. Secondo i dati forniti dalla Federcomin, nel
2002 il gap di professionalità
Pag. 133
nel settore italiano dell'IT (Information Technology)
sarà pari al 18 per cento. Secondo uno studio di
Microsoft Italia (citato da Federcomin), invece, il
mancato mercato (calcolato assumendo un fatturato di circa 130
milioni per addetto), sarà nel 2001 di circa 17.000 miliardi,
pari allo 0,8 del PIL nazionale. A livello europeo la domanda
del settore IT e dell'e- business salirà, invece, dai
14,5 milioni di unità attuali a 22 milioni nel 2003,
innalzando il gap di professionalità da 1,9 a 3,8
milioni di impieghi.
E' stato rilevato che in un contesto di progressiva
globalizzazione dei mercati e di crescente mobilità delle
risorse umane, l'investimento formativo, avuto riguardo sia al
profilo quantitativo che al profilo qualitativo, assume un
significato peculiare soprattutto con riferimento alle
politiche realizzate in questo campo da altri Paesi. A questo
proposito, in particolare, la Federcomin ha riportato
l'esperienza dell'India, ove sin dal 1998 è stato avviato dal
Governo un piano, della durata di cinque anni, per la
formazione di 50 milioni di tecnici in informatica e
telecomunicazioni da immettere sul mercato mondiale. Quanto al
Giappone, le autorità di governo hanno evidenziato la
centralità della componente umana nell'ambito dei progetti in
corso di attuazione per lo sviluppo della società
dell'informazione, dichiarando, in particolare, che nel
prossimo quinquennio verranno intraprese incisive azioni
finalizzate a promuovere (anche attraverso la revisione della
legislazione sull'immigrazione) il reperimento all'estero di
30.000 tecnici specializzati.
Per quanto concerne la tipologia delle azioni formative, è
stato evidenziato che una politica fondata su progetti di
e-learning non può ritenersi esaustiva, posto che la
fruibilità di tali prodotti formativi presenta significative
limitazioni proprio in relazione ai soggetti privi di una
sufficiente alfabetizzazione informatica di base.
2.5 L' e-commerce in cifre.
La lettura dei dati relativi alla diffusione del commercio
elettronico impone una premessa di ordine metodologico, volta
ad evidenziare, da un lato, l'estrema variabilità dei dati,
anche della stessa fonte, nel corso del tempo, dall'altro, le
significative differenze che si registrano tra i dati prodotti
da diverse fonti. Tale fenomeno trova spiegazione, oltre che
nella rapidissima dinamica di sviluppo del settore, anche
nelle diverse metodologie usate per le rilevazioni. Basti
pensare, ad esempio, che mentre alcune fonti riconducono al
commercio elettronico solo le transazioni interamente
perfezionate on line, altre vi includono anche le
transazioni che, avviate on line, si perfezionano off
line, ossia con strumenti contrattuali e di pagamento più
tradizionali.
Fatta questa debita premessa, è possibile passare
all'analisi dei dati disponibili.
Per quanto riguarda, innanzitutto, la diffusione dei
personal computers e i collegamenti a Internet, a
livello mondiale si stima che gli utenti Internet siano quasi
360 milioni (luglio 2000). In Europa il numero degli utenti è
pari a 95 milioni, ed è previsto che salirà a circa 140
milioni nel 2003. In Italia, mentre il 32 per cento
circa delle famiglie possiede un personal computer, si
stima che il circa 14 milioni di individui (pari al 25
per cento della popolazione) ha navigato in Internet
nell'ultimo trimestre del 2000, e che tale numero raddoppierà
entro il 2003.
Per quanto riguarda il commercio elettronico si stima che
in Europa il valore dell' e-commerce, nel periodo
1999-2004, passerà da circa 25 a 510 miliardi di euro. Per
quanto concerne, invece, la realtà italiana, si prevede che
nel periodo 1999-2004 le vendite on line (intese come
transazioni fatte tramite un ordine on line, anche se regolate
con strumenti di pagamento tradizionali) crescano da 1,8 a 53
miliardi di euro, mentre il numero dei web buyer
(acquirenti su Internet) dovrebbe passare dai 960.000 del 1999
a 9.750.000 entro la fine del 2003. Attualmente il 65
per cento delle transazioni elettroniche riguarda il B2B,
il 35 per cento il B2C. Tale tendenza dovrebbe
rafforzarsi col passare del tempo e nel 2003 si prevede che il
B2B raggiunga un
Pag. 134
peso percentuale pari al 77 per cento . Per quanto
concerne in modo specifico il B2C, il fatturato delle aziende
italiane che vendono on line è cresciuto tra il 1999 e
il 2000 da 220 a 820 miliardi di lire (+273 per cento). Nello
stesso periodo il numero delle aziende-siti italiani che fanno
commercio elettronico al mercato consumer è passato da
1.250 a 6.000 unità.
2.6. Le prospettive di sviluppo.
Le prospettive di sviluppo del commercio elettronico sono
legate, nel breve e medio periodo, a una molteplicità di
fattori, che attengono, allo stesso tempo, al versante
dell'offerta e al versante della domanda.
Per quanto concerne l'offerta, l'elemento fondamentale è
rappresentato dalle condizioni infrastrutturali, ossia dal
consolidarsi e dal diffondersi delle tecnologie che consentono
la trasmissione di dati, suoni e immagini ad alta velocità a
costi decrescenti (ADSL, reti in fibra ottica, satellite,
GPRS, UMTS). La banda larga costituisce infatti, tanto per il
"fisso" quanto per il "mobile", la precondizione affinché una
nuova generazione di servizi e di applicazioni possa
affermarsi. La banda larga, com'è noto, può essere ottenuta
con diverse soluzioni tecnologiche, e, almeno in Italia, il
gioco della concorrenza è su questo piano del tutto aperto.
Ciò, con tutta probabilità, condurrà nel medio periodo a
configurazioni miste, in cui il tipo di servizio selezionerà
l'opzione tecnologica più adatta e rispondente alle diverse
esigenze. Assai importante sarà anche l'allargamento delle
possibilità di accesso alla rete, legate soprattutto al
moltiplicarsi e al diffondersi dei terminali (Information
appliances) a supporto dei servizi. Da tale fattore, in
particolare, dipenderà l'abbassamento delle barriere di
accesso ai servizi, sino ad oggi legati pressochè
esclusivamente all'utilizzo del PC e, conseguentemente, al
possesso di un sufficiente livello di alfabetizzazione
informatica. Ciò potrà consentire lo sviluppo di nuovi
servizi, che consentiranno di raggiungere nuove fasce di
utenza. Un ruolo importante, poi, giocheranno fattori quali lo
sviluppo della competizione nei mercati delle
telecomunicazioni (da cui dipenderà in buona misura la
dinamica dei prezzi per i consumatori), l'evoluzione dei
modelli di business degli ISP (Internet Service
Provider) (i quali, a fronte di una riduzione dei ricavi da
abbonamento e traffico, saranno portati a sviluppare nuovi
servizi a valore aggiunto e ad evolversi in Content
Provider, ossia in fornitori di contenuti digitali come
service provider di altri soggetti), l'evoluzione del fenomeno
della "convergenza digitale" tra i settori delle
telecomunicazioni, dell'elettronica, dei media e
dell' information technology.
Per quanto concerne la domanda, assumono un particolare
rilievo fattori sociali e culturali (legati, essenzialmente,
alla diffusione delle conoscenze informatiche e dell'uso di
Internet), economici (connessi al costo delle tecnologie
informatiche e ai servizi offerti) e tecnologici. Sotto più
profili l'Italia presenta punti deboli, legati, in particolare
alla scarsa diffusione dei PC al basso livello di
alfabetizzazione informatica, nonché, in campo televisivo, ai
ritardi nello sviluppo dei servizi CableTV e
satellitari. Un punto di forza è rappresentato, invece, dal
fatto che il nostro Paese registra una assai ampia diffusione
di telefoni mobili, con grandi potenzialità di sviluppo nel
settore dell' I-mode.
2.7. E-commerce e telefonia mobile.
E' convinzione diffusa, nonostante gli ingenti
investimenti per la realizzazione delle infrastrutture e i
costi delle licenze imporranno una certa gradualità, che il
passaggio verso i sistemi radiomobili di terza generazione
(UMTS) rappresenterà uno dei più significativi salti
tecnologici all'interno del processo di sviluppo del mercato
dell' Information Comunication Technology (ICT).
Il carattere innovativo delle applicazioni collegate alla
nuova tecnologia, unitamente alla grande diffusione di
telefoni mobili in Italia, hanno richiamato, com'è
Pag. 135
noto, l'interesse di una vasta schiera di operatori, attratti
dalle potenzialità di sviluppo del settore. Il mercato
italiano dei servizi radiomobili sperimenta attualmente una
crescita molto sostenuta, nonostante le dimensioni già
raggiunte e i sostenuti tassi di sviluppo degli anni passati.
Gli oltre 40 milioni di utenti calcolati a fine 2000, infatti,
collocano l'Italia tra i primissimi paesi a livello mondiale
(dietro Stati Uniti, Cina e Giappone), con una spesa per
utente in servizi radiomobili in continua crescita (e una
spesa complessiva che passa dagli 11.017 miliardi del 1998 ai
14.184 miliardi del 1999, con un incremento del 28,7 per
cento).
Oltre che dai tempi indispensabili per l'ingresso sul
mercato del sistema UMTS, lo sviluppo dei servizi I-mode
(legati, cioè, all'accesso alla rete attraverso apparecchi di
telefonia mobile) dipenderà da una serie di fattori ulteriori,
che fanno essenzialmente riferimento, sebbene in termini
talora parzialmente diversi, ai profili già evidenziati, in
via generale, con riferimento settore dell' e-commerce
nel suo complesso.
Al riguardo, peraltro, una serie di utili elementi di
conoscenza sono stati acquisiti nel corso della missione di
studio in Giappone, che al pari dell'Italia presenta una
dinamica di sviluppo del mercato della telefonia mobile assai
sostenuta. I dati relativi al dicembre 2000 parlano, infatti,
di circa 58 milioni di abbonati, pari al 45,7 per cento
della popolazione complessiva. I clienti dell' I-mode
sono, invece, circa 19 milioni, con la possibilità di accedere
a oltre 1 miliardo di pagine Internet. L'esperienza
giapponese, in particolare, appare molto significativa in
quanto, per una serie di motivi di ordine linguistico
(attenuati grazie alla possibilità di by passare,
attraverso una rotellina applicata sul telefono cellulare, le
difficoltà di "navigazione" tra siti web scritti in
carattere latino) e culturale (passione per il gadget
elettronico), la telefonia mobile, affermatasi con un certo
anticipo rispetto al nostro Paese, ha svolto un ruolo
fondamentale per avvicinare la popolazione a Internet e
ai servizi offerti attraverso la rete (i servizi I-mode sono
stati avviati nel febbraio 1999). Al riguardo è stato
evidenziato, in primo luogo, che il telefono mobile presenta
vantaggi strutturali, connessi alla riduzione delle barriere
di ingresso alla rete (posto che l'uso di tale strumento non
richiede le conoscenze informatiche necessarie per l'utilizzo
di un PC) e all'individualità del mezzo (diversamente dal PC,
che assai spesso fa capo a un nucleo familiare, il telefonino
è uno strumento personale: da cui, inoltre, discendono anche
conseguenze di rilievo in ordine alle strategie di
marketing, che possono essere più mirate e specifiche).
Quanto alla sicurezza dei pagamenti è stato rilevato, inoltre,
che forme di pagamento anticipato (che consentono normalmente
di ridurre le remore del consumatore, certo che eventuali
frodi non potranno comunque superare l'ammontare già versato)
appaiono attagliarsi in modo peculiare al settore della
telefonia mobile, ove si rende in ogni caso necessario il
previo versamento al gestore di del canone per l'effettuazione
delle chiamate. Attualmente il sistema praticato in Giappone
dalla NTT Do.Co.Mo. (il principale gestore di telefonia mobile
del Paese) per l' I-mode si basa su un canone mensile di
300 yen (pari a circa 6000 lire), che la NTT riscuote e
successivamente versa, nella misura del 91 per cento, al
provider che consente l'accesso alla rete e ai relativi
servizi.
Per quanto concerne i servizi I-mode maggiormente
richiesti in Giappone, i dati relativi al 1999 rivelano una
preferenza piuttosto marcata per l' entertainment (52,5
per cento) e, a seguire, per le transazioni (20,7), l'accesso
a database (13,6 per cento) e le news (13,2 per
cento).
3. Le azioni intraprese.
3.1. Le azioni in ambito comunitario e
internazionale.
Il commercio elettronico è venuto all'attenzione delle
istituzioni italiane ed europee in tempi recenti, in
connessione
Pag. 136
con la rapida evoluzione delle tecnologie informatiche nel
campo delle reti di comunicazione telematica. Il suo rilievo
strategico, nel più ampio contesto del passaggio alla "società
dell'informazione", è stato da sottolineato a livello europeo
attraverso l'iniziativa " e Europe" (varata nel dicembre
del 1999), con cui la Commissione si è posta l'obiettivo di
assicurare la diffusione della cultura informatica presso
l'intera popolazione europea e il pieno dispiegamento della
valenza sociale delle nuove tecnologie. Il Consiglio europeo
di Lisbona del 23/24 marzo 2000, fissando l'ambizioso
obiettivo di far divenire l'Europa l'economia più competitiva
e dinamica a livello mondiale, ha rilevato l'urgente esigenza
di sfruttare tempestivamente le opportunità offerte dalla
nuova economia e in particolare da Internet. A tal fine,
ha invitato il Consiglio e la Commissione ad elaborare un
"piano d'azione globale e Europe", partendo dall'omonima
iniziativa varata dalla Commissione europea nel dicembre 1999,
con l'obiettivo di collegare l'Europa on-line. Il 24
maggio 2000 la Commissione europea ha adottato un progetto di
piano di azione, che è stato approvato dal Consiglio europeo
di Feira del 19 e 20 giugno. Le diverse linee d'azione del
piano sono state raggruppate intorno a tre obiettivi
principali: assicurare un accesso più economico, più rapido e
più sicuro ad Internet; investire nelle risorse umane e
nella formazione; promuovere l'utilizzo di Internet.
Assai importante, in tale contesto, è anche la
Comunicazione della Commissione europea " Un'iniziativa
europea in materia di Commercio Elettronico " (COM(97) 157),
con la quale la Comunità si è posta l'obiettivo di creare un
clima di fiducia e sicurezza tra le imprese e i consumatori,
favorendo la diffusione di tecnologie affidabili (firme,
certificati e strumenti di pagamento) e sviluppando un
contesto giuridico e istituzionale che faciliti la messa in
opera di tali tecnologie (sicurezza dei dati, tutela della
proprietà intellettuale, trattamento fiscale).
Tra le iniziative più significative conseguentemente
assunte vanno ricordate, oltre alle direttive comunitarie di
cui si darà conto successivamente, la raccomandazione sulle
operazioni mediante strumenti di pagamento elettronici
(raccomandazione 97/489/CE, del 30 luglio 1997), la
comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
europeo e al Comitato economico e sociale su Commercio
elettronico e imposizione indiretta (COM/98/374/def) e
l'adozione di un piano pluriennale per promuovere l'uso sicuro
di Internet attraverso la lotta alle informazioni di
contenuto illegale o nocivo (Decisione 279/1999/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 gennaio 1999).
3.2. Le azioni a livello nazionale.
Sul piano nazionale, il primo dato significativo è
rappresentato dall'adozione da parte del Ministero
dell'industria, nel luglio del 1998, delle "Linee di politica
per il commercio elettronico". Il documento delinea un quadro
d'assieme degli interventi, volti in particolare a:
a) sviluppare il sistema di pagamenti e nuove
applicazioni (bancarie e postali) on-line e promuovere
la moneta elettronica;
b) diffondere nuovi processi di commercio
elettronico e creare nuove attività imprenditoriali;
c) ridurre progressivamente i costi dei servizi di
telecomunicazione a seguito del nuovo regime di concorrenza
del settore;
d) adeguare la normativa e la regolamentazione sul
commercio;
e) definire un trattamento fiscale non
penalizzante;
f) avviare adeguati programmi di formazione in
ragione soprattutto del basso livello di alfabetizzazione
informatica in particolar modo tra i potenziali operatori del
settore (le PMI).
In attuazione delle Linee guida, poi, è stato poi
istituito, presso la Direzione
Pag. 137
generale del commercio del Ministero dell'industria, un
Osservatorio permanente sul commercio elettronico, con il
compito di seguire l'evoluzione del sistema economico e
produttivo, individuare vincoli e barriere all'utilizzo delle
nuove tecnologie, promuovere azioni per superare tali
ostacoli, nonché proporre misure ed interventi, anche
normativi, per lo sviluppo e la diffusione del commercio
elettronico.
Successivamente, il DPEF 2001-2004 ha richiamato i
contenuti principali del "Piano d'azione per la società
dell'informazione", varato dal Governo in correlazione con
l'approvazione, in sede europea, del piano " e Europe
2002".
Il Piano d'azione individua quattro aree di intervento: 1)
capitale umano (formazione, istruzione, ricerca, sviluppo); 2)
e-government (innovazione nei servizi della Pubblica
Amministrazione); 3) e-commerce (coordinamento, regole e
procedure del commercio elettronico); 4) infrastrutture,
concorrenza e accesso.
Le azioni per il capitale umano si muovono nella logica
del coordinamento, della promozione, della diffusione delle
best practices a livello locale, attivando ove possibile
risorse del settore privato, mentre le risorse aggiuntive a
carico del bilancio pubblico proverranno, invece, dai proventi
della gara per le licenze dell'UMTS. Tra gli obiettivi che il
DPEF ritiene perseguibili entro il 2001 senza ricorrere a
nuovi strumenti legislativi, vanno ricordati la formazione
professionale alle tecnologie dell'informazione e della
comunicazione (ICT) per 150.000 addetti; corsi per
l'alfabetizzazione e l'inclusione nel Mezzogiorno (4 milioni
di ore di formazione a vantaggio di 200.000 giovani);
l'attivazione di 12 portali locali (promossi da società di
scopo pubbliche-private) e 12 incubatori di aziende
multimediali; l'apertura di 40 centri multimediali per
formazione e accesso alle ICT (per 80.000 utenti e 10.000 ore
di formazione); la cablatura e il collegamento ad
Internet di gran parte delle scuole; la realizzazione di
900.000 ore di formazione per 45.000 docenti delle scuole.
Nell'area e-commerce, l'obiettivo principale è
l'accelerazione del commercio elettronico nelle sue varie
forme, con particolare attenzione alla competitività delle
piccole e medie imprese (PMI), attraverso iniziative quali:
a) la promozione di accordi tra Governo,
associazioni di categoria e camere di commercio;
b) la formazione volta all'immissione sul mercato
di risorse professionali specializzate;
c) la creazione di banche dati del fisco
telematico e degli studi di settore, e di un indice telematico
delle PMI italiane, pubblicamente certificato;
d) l'individuazione di metodologie e sistemi,
pubblicamente certificati, che garantiscano la sicurezza delle
transazioni;
e) la promozione all'estero dei prodotti italiani
proposti mediante commercio elettronico.
Per quanto riguarda l'applicazione delle nuove tecnologie
in ambito economico e produttivo, si prospettano l'istituzione
di un fondo per promuovere la ricerca nel settore e interventi
di sostegno alla diffusione di Internet e ai progetti di
cooperazione tra università e imprese, e si sottolinea
l'importanza della diffusione di Internet come strumento
per l'erogazione e la fruizione di servizi. Si prefigurano
inoltre specifici interventi per sostenere la diffusione degli
strumenti informatici e del commercio elettronico presso le
imprese, anche assicurando un contesto giuridico che
garantisca la sicurezza delle transazioni e la riservatezza
dei dati.
4. Il quadro normativo.
4.1. Le fasi dell'evoluzione normativa.
In via generale l'evoluzione normativa in materia di
commercio elettronico può essere suddivisa in tre fasi.
La prima fase è caratterizzata dal diffondersi, in assenza
di normative di
Pag. 138
produzione pubblica, di norme di autodisciplina, note con il
termine di " netiquette " (acronimo di etichetta del
network).
La progressiva crescita del numero degli utilizzatori
della rete e delle transazioni effettuate per via elettronica,
tuttavia, portano ben presto il fenomeno all'interesse dei
legislatori. Sebbene gli interventi normativi realizzati in
questa seconda fase non siano rivolti specificamente al
commercio elettronico, le norme adottate (relative
essenzialmente ai contratti conclusi fuori dai locali
commerciali e alle vendite a distanza, quali televendite,
vendite per corrispondenza e su catalogo), per lo più di
derivazione comunitaria, finiscono ben presto per essere
adattate, attraverso applicazioni estensive e interpretazioni
analogiche, alla nuova realtà delle tecnologie legate a
Internet. In questa fase, in altri termini, le autorità
comunitarie e nazionali optano per un diritto derivato dalla
normativa commerciale classica, sforzandosi di adeguarlo alle
nuove situazioni, alle nuove esigenze e alle nuove forme di
vendita per via elettronica.
La terza fase, infine, è segnata dall'adozione, sia a
livello comunitario che a livello nazionale, di normative
specificamente rivolte al commercio elettronico e alle
peculiari problematiche ad esso connesse (certificazione,
firma digitale, documento elettronico).
4.2. La normativa comunitaria.
Il quadro normativo attualmente vigente risulta, come
detto, dalla composizione di norme comunitarie e norme di
diritto interno, molte delle quali adottate in attuazione di
specifiche direttive comunitarie.
In ambito comunitario la disciplina di riferimento è oggi
costituita dalla direttiva 2000/31/CE ("Direttiva sul
commercio elettronico"), non ancora recepita nell'ordinamento
interno. Una volta definito l'ambito di applicazione della
disciplina, la direttiva prevede innanzitutto, a garanzia
della trasparenza dei rapporti, una serie di obblighi
informativi a carico del prestatore di servizi elettronici
(Sezione 1). Un'apposita sezione (Sezione 2) è dedicata alle
comunicazioni commerciali, con disposizioni che operano sul
piano informativo (requisiti essenziali sono la
identificabilità della natura pubblicitaria del messaggio e la
sua provenienza) e sul versante della tutela della
privacy. Il cuore del provvedimento, tuttavia, è
rappresentato dalle disposizioni sui contratti conclusi per
via elettronica (Sezione 3). In estrema sintesi, la nuova
disciplina prevede, in primo luogo, l'impegno per gli Stati di
consentire, eccezion fatta per una serie di deroghe
espressamente previste (come i contratti che implicano
l'intervento di un notaio o una registrazione pubblica, nonché
i contratti in materia di diritto di famiglia e di
successione), l'efficacia giuridica dei contratti negoziati e
conclusi per via telematica. In secondo luogo si provvede ad
indicare le informazioni che devono essere fornite al
contraente da parte del proponente, (relative, in particolare,
alle varie fasi contrattuali e all'archiviazione dell'atto)
nonché ad individuare in termini certi tempi e modalità di
conclusione del contratto. Un'ulteriore sezione (Sezione 4),
poi, è dedicata alla responsabilità dei prestatori
intermediari, mentre uno specifico articolo è dedicato alla
composizione extragiudiziale delle controversie
(articolo17).
Infine, a riprova della complessità e della sostanziale
trasversalità della materia, la direttiva 2000/31/CE richiama,
allo scopo di sancirne espressamente l'applicabilità anche
nelle transazioni realizzate per via elettronica, un lungo
elenco di direttive adottate a partire dalla metà degli anni
'80 nell'ambito delle sempre più incisive politiche di tutela
dei consumatori portate avanti dalle istituzioni comunitarie.
Tra queste, in particolare, vanno ricordate la direttiva in
materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali
(direttiva CEE 577/85) e la direttiva in materia di contratti
a distanza (direttiva 97/7/CE del 27 maggio 1997), che
introducono alcuni principi fondamentali in materia di tutela
del consumatore, facendo leva, essenzialmente, sui diritti di
Pag. 139
informazione e di recesso. Di grande significato, inoltre, è
la direttiva relativa ad un quadro comunitario sulle firme
elettroniche (direttiva 1999/93/CE del 13 novembre 1999).
4.3. La normativa nazionale.
Il quadro normativo interno, come detto, è strettamente
correlato a quello comunitario.
Tra i provvedimenti direttamente connessi alla normativa
comunitaria vanno ricordati, innanzitutto, i decreti
legislativi 15 gennaio 1992, n. 50 e 22 maggio 1999, n. 185,
adottati, rispettivamente, in attuazione delle direttive in
materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali e
di contratti a distanza.
Per quanto concerne la materia dei documenti informatici e
della firma digitale occorre, invece, fare riferimento,
innanzitutto, all'articolo 15, comma 2, della legge 15 marzo
1997, n. 59 (Legge Bassanini-1), che ha legalizzato a tutti
gli effetti di legge gli atti, i dati e i documenti formati
dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti
informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime
forme, nonché la loro archiviazione e trasmissione con
strumenti informatici. In attuazione di tale disposizione sono
stati, quindi, adottati il decreto del Presidente della
Repubblica 10 novembre 1997, n. 513, nonché, con specifico
riferimento agli aspetti tecnici, il DPCM 8 febbraio 1999.
Tale corpo normativo, che costituisce il quadro normativo di
riferimento in tema di documento informatico e firma digitale
(ponendo l'Italia all'avanguardia a livello mondiale, se solo
si pensa che in Giappone una normativa analoga è ancora in
fase di studio), rappresenta una base essenziale per il buon
funzionamento del commercio elettronico, attesa la centralità,
nell'economia del fenomeno, delle esigenze di certezza e
identificabilità, soddisfatte per l'appunto attraverso la
firma digitale, sottese alla sicurezza delle transazioni.
Gli interventi normativi fin qui realizzati, peraltro, non
si sono limitati a de-finire il quadro all'interno del quale
si collocano i profili direttamente connessi alle transazioni
e agli strumenti tecnici necessari per realizzarle. Una
significativa produzione legislativa, infatti, si è diretta
verso il sistema produttivo, allo scopo di incentivare
investimenti nel settore delle tecnologie informatiche. A
questo proposito va segnalato, in particolare, l'articolo 103,
commi 5 e 6, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge
finanziaria per il 2001), che ha previsto un credito d'imposta
a favore delle imprese (con priorità per le PMI) che
realizzino programmi di sviluppo del commercio elettronico.
Sul versante della formazione di base, invece, va
segnalato l'articolo 103, commi 3 e 4, della legge
finanziaria, che ha introdotto una carta di credito formativa
per l'acquisto di beni e servizi (anche di tipo formativo) nel
settore delle tecnologie dell'informazione, nonché il
finanziamento dell'accordo tra la Presidenza del consiglio e
l'ABI per l'acquisto in forme agevolate di PC da parte degli
studenti del primo anno della scuola secondaria superiore.
5. Il commercio elettronico nella struttura produttiva e
distributiva italiana.
5.1 Commercio elettronico e market places: gli effetti sul
sistema produttivo italiano.
Secondo recenti dati a livello mondiale si contano circa
7000 digital market places (mercati o fiere virtuali),
con un volume di transazioni previste per il 2004 tra i 6000 e
i 7000 miliardi di dollari annui.
In linea generale si osserva che i market places
possono costituire un'opportunità soprattutto per le piccole
imprese, sia sul versante dell'offerta di prodotti e servizi,
sia sul versante degli acquisti. Più propriamente, le nuove
tecnologie possono rappresentare un fattore di riequilibrio
competitivo rispetto alle grandi imprese, nella misura in cui
consentono, da un lato, attraverso l'accesso a un più vasto
ambito di informazioni, di
Pag. 140
colmare il tradizionale gap informativo, dall'altro di
ampliare il proprio mercato di riferimento e la gamma dei
soggetti economici con cui si viene in contatto. Soprattutto
da parte sindacale, peraltro, sono stati evidenziati i rischi
legati alle ridotte dimensioni delle imprese, osservando che i
processi economici reali scaturiti dall'uso della rete
denotano una segmentazione del mercato tuttora a vantaggio
delle imprese maggiori. Alle nuove opportunità si affiancano,
altresì, i rischi connessi al più elevato livello di
concorrenzialità indotto dall'ampliamento dei mercati, secondo
un processo che conduce, inevitabilmente, alla
marginalizzazione delle realtà produttive che non saranno
capaci, per ragioni di ordine economico e/o culturale, di
cogliere le potenzialità delle nuove tecnologie, attuando le
necessarie ristrutturazioni dei propri processi produttivi.
In termini più specifici, poi, è stato evidenziato che i
market places possono costituire un elemento di sviluppo
particolarmente significativo per un'economia, quale quella
italiana, basata sulla trasformazione, sui servizi e sul
turismo. Il commercio elettronico è stato altresì indicato
come possibile fattore di sviluppo delle regioni meridionali,
in primo luogo in quanto consentirebbe di attenuare - sempre
che un nuovo gap infrastrutturale legato alle dotazioni
tecnologiche non venga a sommarsi alle carenze storiche del
sud - il deficit legato all'insufficienza di
infrastrutture "tradizionali" propria di tali aree. Si è
osservato, poi, che attraverso i market places sarà
possibile fornire nuovi sbocchi alle esportazioni legate al
" made in Italy ", consentendo la valorizzazione di un
gran numero di prodotti tipici (in primo luogo alimentari:
basti pensare che il 60 per cento del mercato del
commercio elettronico dall'Italia verso l'estero è attualmente
costituito da prodotti alimentari di qualità, gran parte dei
quali proveniente dal sud) e di nicchia.
Una serie di interessanti considerazioni sono state svolte
con specifico riferimento alla struttura economica italiana.
In primo luogo è stato osservato che il sistema delle piccole
e medie imprese italiane, in buona parte incentrato sui
distretti industriali e sui gruppi di imprese, appare
pienamente adatto alle modalità operative proprie delle nuove
tecnologie, in quanto già di per sé strutturato nella forma
della rete. A questo proposito si è evidenziato che il sistema
a rete delle PMI gode di un potenziale vantaggio competitivo,
legato a specificità quali la flessibilità e la concentrazione
del core business, la velocità del processo decisionale,
la forte capacità creativa, l'elevato coinvolgimento dei
dipendenti, l'attenzione alla qualità e, soprattutto, il forte
radicamento nel territorio. In particolare, il business
in rete si adatterebbe bene ad alcune caratteristiche dei
distretti italiani, basati su una densa rete di scambi fra un
numero elevato di operatori, la presenza di mercati locali
delle materie prime, dei semilavorati, dei macchinari, dei
servizi ausiliari e del lavoro fortemente specializzati e, in
molti casi, la comune specializzazione merceologica (che
diviene parte costitutiva dell'immagine e dell'identità del
territorio). Per tale ragione si è affermato, poi, che non è
la dimensione dell'impresa ad essere rilevante ai fini della
competitività, quanto, oltre alla sua agilità, adattabilità e
capacità ad innovare, il fatto di essere inserita in una rete
capace, con il supporto delle tecnologie informatiche, di
operare in modo aperto e di porsi come nodo essenziale di una
rete globale (si è parlato, al riguardo, di "distretti
virtuali").
Quanto alle modalità di funzionamento dei market
places, infine, è stata sottolineata la necessità di
assicurarne la massima trasparenza (esigenza, questa, su cui è
intervenuta di recente la Federal trade commission
statunitense), in primo luogo evitando fenomeni distorsivi
della concorrenza e possibili conflitti d'interesse legati
all'insufficiente grado di indipendenza del soggetto gestore
del mercato dai fornitori che ad esso partecipano.
5.2. Gli effetti della disintermediazione.
Uno degli effetti di maggiore rilievo normalmente
ricondotti all'affermarsi delle transazioni per via
elettronica è
Pag. 141
rappresentato dalla c.d. disintermediazione, ossia dalla
eliminazione o dalla riduzione dei diversi passaggi della
catena produttiva e distributiva. Consentendo alle aziende di
accedere direttamente a una vasta gamma di fornitori e
consumatori finali, infatti, le nuove tecnologie riducono gli
spazi di intervento che gli operatori economici (fornitori,
grossisti, ecc.) normalmente occupano all'interno dei processi
produttivi e distributivi tradizionali.
Sul versante produttivo, in particolare, ci si è chiesti
quale impatto il commercio elettronico può avere su una realtà
economica come quella italiana, caratterizzata da un elevato
numero di piccole e piccolissime imprese le quali, per lo più
in qualità di fornitori o di sub-fornitori, operano assai
spesso in stretto rapporto con aziende di maggiori dimensioni.
Al riguardo gli orientamenti emersi nel corso dell'indagine,
da un lato tendono ad escludere che l' e-commerce si
configuri come fattore di pregiudizio per le piccole imprese,
soprattutto ove si consideri che i market places
dischiudono anche alle realtà produttive minori nuove ed
enormi possibilità di azione economica, consentendo
l'ampliamento del mercato di riferimento ed agevolando,
quindi, la fuoriuscita di eventuali posizioni di dipendenza;
dall'altro sottolineano i possibili rischi legati alla
marginalizzazione delle realtà produttive incapaci di cogliere
le potenzialità delle nuove tecnologie.
A questo riguardo appare assai significativo il fatto che
in Giappone si attribuisca grande importanza allo sviluppo del
commercio elettronico proprio nella prospettiva di una
flessibilizzazione della struttura produttiva, caratterizzata
dalla presenza di numerosi keiretsu verticali, ossia di
gruppi incentrati su un'unica impresa (in genere operante nel
settore manifatturiero) e sulla rete dei subfornitori e delle
altre imprese collegate a questa tramite rapporti esclusivi di
produzione, distribuzione e fornitura di servizi, nonché su
una fitta trama di partecipazioni azionarie incrociate.
Analoghi interrogativi, soprattutto con riferimento alla
sorte degli esercizi commerciali tradizionali e di minori
dimensioni, si sono posti riguardo all'impatto del commercio
elettronico nel settore della distribuzione.
Su questo versante taluni hanno escluso, innanzitutto, che
l'impatto delle nuove tecnologie potrà condurre alla totale
eliminazione dell'intermediazione tradizionale, soprattutto
per determinate categorie di beni. Per quanto concerne il
settore automobilistico, ad esempio, nonostante l'ampio
processo di riorganizzazione tecnologica in atto, la FIAT
esclude di poter prescindere, anche nel futuro, dal ruolo
svolto sul territorio dai propri concessionari, osservando che
fattori vari (quali l'elevato costo del bene, il ritiro
dell'usato, lo svolgimento della fase finale della trattativa,
ecc.) inducono comunque ad annettere uno specifico valore
aggiunto all'attività di intermediazione svolta nelle forme
tradizionali.
Venendo alla piccola distribuzione commerciale, la
Confcommercio, dopo aver evidenziato che il commercio
elettronico pone problemi in un certo senso analoghi a quelli
legati all'avvento della grande distribuzione, esclude,
innanzitutto, che l' e-commerce possa rappresentare, di
per sé, un rischio per i cosiddetti negozi di vicinato, in
virtù della loro specifica collocazione economica e del
particolare significato attribuito ai peculiari servizi
offerti al consumatore. E' stato rilevato, tuttavia, che vi
sono settori merceologici indubbiamente a rischio, quali
quelli legati al turismo (agenzie di viaggio), ai prodotti
software e musicali, all'intermediazione immobiliare,
nonché a tutti quei beni immateriali che possono essere
distribuiti direttamente attraverso la rete, per i quali si
pone un problema di rapida evoluzione (anche culturale) degli
operatori verso le nuove tecnologie.
5.3 Le resistenze all'accesso alle nuove tecnologie per le
PMI: profili economici, culturali e fiscali.
L'indagine ha rilevato una significativa resistenza delle
PMI italiane ad avvalersi delle potenzialità insite nelle
nuove tecnologie
Pag. 142
ai fini di un'ammodernamento delle proprie procedure
produttive e distributive. Ferma restando la precisazione di
ordine metodologico in ordine all'affidabilità dei dati
disponibili fatta in precedenza, secondo uno studio
dell'Assintel (riportato dalla Confcommercio) risulta,
infatti, che solo il 30 per cento, pari a 1,5 milioni,
dei 5 milioni di imprese italiane ha accesso ad
Internet, mentre solo il 10 per cento di esse,
pari a 500.000 imprese, è presente sulla rete con un sito web,
anche di semplice presentazione dell'azienda.
Nel tentativo di fornire una spiegazione si è fatto
ricorso, sebbene con toni ed accenti a volte diversi, a una
vasta tipologia di argomenti e considerazioni, sia di natura
economica, sia di natura culturale, sostanzialmente
riconducibili a tre ordini di fattori.
In primo luogo è stato evidenziato che l'impatto dei costi
per affrontare la transizione alla rete incidono in misura
assai più significativa sulle PMI rispetto alle grandi. In
questo contesto va anche considerato che la carenza di figure
professionali specialistiche, ciò che costituisce un limite
che grava su tutto il sistema produttivo, rappresenta un
ulteriore e peculiare fattore di discriminazione per le PMI,
che a differenza delle imprese di maggiori dimensioni assai
difficilmente possono permettersi di sopportare i costi legati
alla formazione al proprio interno delle risorse
necessarie.
In secondo luogo è stato evidenziato il rilievo dei
fattori di ordine culturale, connessi essenzialmente alla
scarsa alfabetizzazione informatica, soprattutto degli
operatori meno giovani.
In questo quadro è stata sottolineata, in particolare, la
resistenza delle PMI ad attuare processi di riorganizzazione
aziendale volti alla terziarizzazione della logistica. Ciò
trova probabilmente spiegazione nel fatto che la realtà
produttiva italiana è caratterizzata da un elevato numero di
aziende di piccole e piccolissime dimensioni (si pensi alle
imprese artigiane e alle c.d. microimprese), molte delle quali
a conduzione familiare, ove l'imprenditore vuole toccare con
mano produzione, scorte e giacenze.
A fronte dei fattori che ancora frenano la penetrazione
delle nuove tecnologie all'interno dell'universo delle PMI,
assumono un particolare significato gli elementi di conoscenza
forniti in relazione all'attività degli ASP (Application
Service Provider, ossia fornitori di applicazioni), che
operano da ormai due anni negli USA e si stanno diffondendo da
poco anche in Europa. Il servizio offerto dall'ASP consiste
nella fornitura di sistemi applicativi aziendali, quali, ad
esempio, il servizio di contabilità, il magazzino virtuale o
un sistema di scambi B2B, dietro pagamento di un corrispettivo
o di un canone, quest'ultimo legato all'effettivo utilizzo del
servizio medesimo (pay per use). Il grande elemento di
novità insito in tale tecnologia è costituito dal fatto che
l'azienda non dovrà più sopportare gli ingenti costi legati
all'acquisto e all'installazione di complessi sistemi
informatici, potendo fruire dei medesimi servizi a costi
irrisori.
Tra gli elementi di maggiore interesse emersi sotto questo
specifico profilo, va segnalato quanto riportato dal
presidente di Oracle corporation, sig. Larry Ellison,
che si è soffermato, in particolare, sui servizi "chiavi in
mano" offerti da un'azienda americana, la Net Legger, a
soli 5 dollari al mese. Particolarmente significative,
inoltre, appaiono l'evoluzione dei servizi di
e-fulfillment (ossia di supporto alle transazioni)
offerti da Poste italiane S.p.a. attraverso una apposita
società dedicata (E-boost), nonché l'esperienza di
riorganizzazione del proprio core business che sta realizzando
il gruppo FIAT attraverso una società (e-SPIN) che ha lo
specifico compito di sviluppare piattaforme tecnologiche per
l'utilizzo di Internet.
Un discorso a parte meritano, infine, le preoccupazioni di
carattere fiscale, attinenti per lo più alle realtà produttive
di minori dimensioni. A questo proposito è stato evidenziato,
infatti, che la terziarizzazione di alcuni servizi (si pensi
al servizio di contabilità) pone problemi di
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"visibilità" fiscale che incidono negativamente sulle scelte
imprenditoriali, nel senso di scoraggiare processi innovativi
che, quand'anche convenienti sotto un profilo strettamente
economico (soprattutto ove si rifletta che la dinamica dei
prezzi di tali servizi è in costante ribasso) comporterebbero
la necessità di emergere dal sommerso, rendendo assai
problematici comportamenti di evasione o elusione fiscale.
6. Linee di politica legislativa.
Lo svolgimento di transazioni che, attraverso la rete,
sempre più prescindono dai confini nazionali, pone problemi
particolarmente delicati sotto il profilo della disciplina
normativa dell' e-commerce. Da più parti, infatti, è
stata rimarcata la necessità di definire, quand'anche in
termini molto generali e di principio, un quadro legislativo
omogeneo a livello sovranazionale, ciò che può essere
realizzato sia attraverso normative assunte direttamente in
sedi sovranazionali (Unione europea o WTO), sia operando
in modo coordinato soprattutto con quei paesi ove le
problematiche legate al commercio elettronico si pongono - per
grado di sviluppo tecnologico e dimensioni del fenomeno - in
termini sostanzialmente analoghi al nostro. In questo quadro,
come ricordato dal Sottosegretario all'industria, sen.
Passigli, appare in particolare necessario assumere iniziative
volte a risolvere la delicata questione dei criteri di
individuazione delle autorità competenti per la risoluzione
delle controversie, nonché lo spinoso problema della
tassazione fiscale degli acquisti in presenza di regimi
impositivi assai diversi tra loro (si pensi, ad esempio, al
caso degli acquisti da siti ubicati negli Stati Uniti, ove non
esiste un imposta assimilabile all'IVA).
Fatta questa debita premessa, appare in ogni caso
possibile delineare un quadro propositivo che, ferme restando
le imprescindibili esigenze di omogeneità e coordinamento
normativo a livello sovranazionale, tenga conto sia delle
problematiche strutturali di carattere generale, sia dei
profili specifici della nostra realtà nazionale (quest'ultimi
connessi, in primo luogo, alla peculiare conformazione del
sistema produttivo, caratterizzato dalla presenza di un gran
numero di piccole e medie imprese).
Per esigenze di chiarezza espositiva appare opportuno
procedere distintamente all'esame dei diversi livelli di
intervento delineati.
Ad un primo livello si collocano le misure volte ad
incidere sullo sviluppo e sulla valorizzazione delle
componenti infrastrutturali di base.
Al riguardo appare in particolare importante:
promuovere lo sviluppo delle tecnologie riconducibili
alla c.d. banda larga, in primo luogo apprestando gli
strumenti affinchè anche nelle zone ove gli investimenti
privati si presentano meno remunerativi venga assicurata una
sufficiente dotazione infrastrutturale;
investire nel settore della logistica, al fine di
migliorare il sistema viario e dei trasporti;
accelerare le azioni volte all'informatizzazione della
P.A., al fine di migliorare l'efficacia operativa interna,
garantire l'offerta di servizi integrati e consentire
l'accesso telematico alle informazioni;
porre in essere azioni efficaci per la diffusione dei
PC, soprattutto tra le giovani generazioni, promuovendo
contemporaneamente l'alfabetizzazione informatica;
sviluppare la formazione professionale legata alle nuove
tecnologie;
adottare le misure più efficaci per garantire la
sicurezza delle transazioni sulla rete;
Ad un secondo livello si collocano, invece, le misure e
gli interventi che, muovendo dall'esigenza di favorire e
assecondare i processi di innovazione del sistema produttivo,
tengano conto delle peculiarità proprie delle PMI, in primo
luogo al fine di rimuovere i fattori che tuttora frenano
l'assunzione di scelte di
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investimento finalizzate all'innovazione tecnologica delle
aziende. In altri termini, se è vero che l'introduzione
dell'informatica all'interno dei processi aziendali e nei
rapporti tra imprese rappresenta di per sé un fattore di
razionalizzazione dell'attività e di contenimento dei costi,
occorre favorire e promuovere comportamenti imprenditoriali
coerenti, tentando di incidere, con le misure più adeguate e
opportune, sulle resistenze che ancora si riscontrano
soprattutto all'interno delle realtà produttive di minori
dimensioni.
Analizzando i principali fattori che frenano l'innovazione
tecnologica delle PMI, si è già provveduto a mettere in
evidenza l'importanza dei profili culturali e economici,
nonché delle remore legate agli aspetti di natura fiscale.
Sotto questo punto di vista si segnala, pertanto,
l'opportunità di:
individuare forme efficaci di coinvolgimento delle
associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale, al
fine di accelerare la diffusione di una nuova cultura della
tecnologia all'interno delle aziende;
stimolare gli enti locali a guidare processi di
integrazione territoriale basati sulle tecnologie informatiche
e sull'utilizzo della rete Internet, coinvolgendo in
particolare la pubblica amministrazione, le scuole, le
associazioni e le imprese;
favorire l'accesso al credito per le PMI, promuovendo,
in particolare, il ricorso a strumenti finanziari innovativi
(es. venture capital);
disporre incentivazioni specifiche per le PMI
(legandole, ad esempio, allo svolgimento di attività di
formazione professionale in proprio);
favorire la crescita dimensionale delle imprese
(soprattutto piccole) anche attraverso forme progressive di
integrazione tra aziende diverse.
promuovere azioni finalizzate all'emersione del
sommerso, anche ripensando i regimi fiscali per le
micro-imprese.
Pur non essendo immediatamente riconducibile alle
problematiche oggetto dell'indagine, si segnala, infine, la
complessa tematica della flessibilità del rapporto di lavoro,
atteso il peculiare significato che questa assume nell'ambito
dei settori produttivi legati alla new economy.
7. Conclusioni.
Questa indagine si è svolta nella fase finale della
tredicesima legislatura, assoggettata per questo ad una serie
di vincoli e di restrizioni che ne hanno inevitabilmente
condizionato lo svolgimento e limitato la portata.
Pur nella consapevolezza di ciò, si è ritenuto di avviarla
e di portarla a compimento nella convinzione che fosse
comunque necessario avviare una riflessione, in sede
parlamentare, su un tema che può condizionare il futuro stesso
del nostro Paese.
In questo modo si è anche inteso dare un segnale di
attenzione del Parlamento a quanti sentono l'urgenza e la
complessità delle nuove tematiche che si aprono, certamente,
per effetto dell'innovazione tecnologica ma che non sono
riconducibili al solo ambito tecnologico e neppure al solo
ambito economico.
Giorno dopo giorno, innovazione su innovazione, le nuove
tecnologie della comunicazione cambiano il nostro modo di
comunicare, la società della conoscenza cambia il nostro modo
di conoscere, le R-tecnologies, i nuovi approcci
relazionali al marketing, trasformano la natura delle nostre
relazioni con gli altri.
Chi non riesce a partecipare al cambiamento subisce una
violenta emarginazione. Anche, però, chi ad esso partecipa o
lo guida si trova ad affrontare, con ben pochi strumenti di
controllo, un viaggio affascinante e rischioso non tanto o non
solo verso una economia più efficiente ma verso una società
diversa, forse verso una umanità diversa.
L'ambito parlamentare è dunque l'ambito proprio di un
dibattito che deve
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toccare non solo il mondo dell'impresa, della ricerca e la
politica economica ma anche campi del tutto diversi come i
diritti civili, il mercato del lavoro e l'idea stessa di
giustizia sociale, la politica fiscale, il diritto in ambito
nazionale, europeo ed internazionale, le relazioni estere ed i
rapporti con i paesi più poveri, oltre alle tematiche più
immediate dell'istru-zione, della cultura e della formazione
professionale.
Questo lavoro viene dunque consegnato al prossimo
Parlamento nella speranza che ciò che di buono è in esso
contenuto sia approfondito e sviluppato e che le eventuali
lacune siano colmate, nella convinzione che ve ne sia non solo
la necessità ma anche l'urgenza.
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