Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


194978
SMC0769-0176
Bollettino Giunte e Commissioni n. 769 del 7 marzo 2001 - edizione definitiva - (SMC13-769)
(suddiviso in 225 Unità Documento)
Unità Documento n.176 (che inizia a pag.187 dello stampato)
               ...COMMISSIONE PARLAMENTARE
                         DI INCHIESTA
       sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite
                       ad esso connesse
 
 
...UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
...SMALTIMENTO SCARTI MACELLAZIONE E FARINE ANIMALI. LAVCOMM
...SMALTIMENTO SCARTI MACELLAZIONE E FARINE ANIMALI.
DOCUMENTO SULLO SMALTIMENTO DEGLI SCARTI DI MACELLAZIONE E DELLE FARINE ANIMALI Prime indagini e riflessioni sull'attuale sistema normativo e sul funzionamento del mercato. (relatore: Presidente Massimo Scalia)
ZZSMC ZZRES ZZSMC070301 ZZSMC010307 ZZSMC000301 ZZSMC000001 ZZSMC769 ZZ13 ZZD ZZTX ZZC39 ZZNO ZZXX
     1.  Premessa: il quadro normativo e gli organi di
  controllo.
      Le problematiche connesse al manifestarsi, in alcuni
  Paesi europei, del fenomeno noto come "mucca pazza" hanno
  comportato l'adozione di numerosi provvedimenti sia a livello
  comunitario che nazionale.  Questi hanno riguardato tutti gli
  aspetti di tutela della salute, a partire dall'attività di
  prevenzione fino alle garanzie per il consumatore ed alle
  modalità per il trattamento dei rifiuti a rischio, nonché la
  previsione di una serie di attività di controllo relative
  all'immissione sul mercato dei rifiuti di origine animale
  destinati a fini diversi dal consumo umano.
      La forte preoccupazione per la diffusività della malattia
  dei bovini ha investito delicati aspetti di tutela del bene
  primario della salute collettiva, ma ha avuto altresì
  ripercussioni non trascurabili sull'andamento economico di un
  intero settore.  Vanno considerate, infatti, le forti ricadute
  che l'emergenza BSE ha determinato nel mercato italiano ed
  europeo delle carni e prodotti derivati e, dunque, l'avvertita
  necessità, da parte della comunità, di ripristinare la fiducia
  dei consumatori nella qualità delle carni bovine e dei
  derivati.
      Nell'ambito di una tematica così complessa, la
  Commissione ha ritenuto suo compito approfondire, in questo
  scorcio di legislatura, gli aspetti dell'emergenza BSE che
  attengono più specificamente allo smaltimento degli scarti da
  macellazione e delle farine animali.  A tal fine ha avviato una
  serie di attività conoscitive su un campione di stabilimenti
  di macellazione, impianti di pretrattamento ed inceneritori,
  che consentissero di ricostruire l'intera filiera carni e
  derivati.
      Scopo del lavoro è offrire i dati e le valutazioni di una
  prima analisi che, se pure non completa, per la qualità degli
  impianti presi in considerazione, il tipo di lavorazioni
  effettuate ed i prodotti ottenuti è comunque - come vedremo -
  rappresentativa del panorama nazionale circa le modalità di
  smaltimento degli scarti da macellazione e delle farine
  animali, nonché delle problematiche che agitano il settore.
      1.1  Il quadro normativo.
      La normativa italiana - di ricezione delle direttive
  comunitarie - è costituita da disposizioni specifiche,
  relative alla lotta contro
 
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  l'encefalopatia spongiforme bovina (BSE), e da disposizioni
  di carattere più generale che riguardano il controllo sulla
  produzione, macellazione e smaltimento degli animali e degli
  scarti di lavorazione.
      Va ricordato che la BSE, in Italia, è stata inclusa tra
  le malattie infettive e diffusive degli animali con ordinanza
  ministeriale 10 maggio 1991 (1) ed il successivo decreto
  legislativo n. 508/1992 (2) ha introdotto le norme sanitarie
  per l'eliminazione, la trasformazione e l'immissione sul
  mercato dei rifiuti di origine animale, nonché la protezione
  dagli agenti patogeni degli alimenti di origine animale.
  (1) Ministero della sanità.
  (2) Recepimento nazionale della direttiva 90/667/Ce.
      E' seguita l'emanazione di una ricca normativa più
  specifica relativa sia ai profili sanitari e di polizia
  veterinaria, che all'immissione sul mercato di tali rifiuti ed
  alle modalità di esercizio delle attività di stoccaggio,
  trasporto e pretrattamento degli animali e delle carni; ciò
  soprattutto a partire dal 1996, in relazione alla scoperta
  della probabile trasmissione della BSE attraverso le farine di
  carne incorporate nei mangimi.
      Basta citare di seguito: il decreto legge n. 429 del
  1996, convertito nella legge n. 532/1996, che ha disposto una
  serie di misure per far fronte all'insorgenza della malattia
  negli animali ed ha istituito il certificato di garanzia della
  carne bovina; i decreto ministeriale 29 gennaio 1997 e 7
  gennaio 2000 (3), che hanno, rispettivamente, introdotto
  un'unità operativa d'intervento presso il centro di referenza
  nazionale delle encefalopatie degli animali - operante in
  stretta collaborazione con il dipartimento alimenti,
  nutrizione e sanità pubblica veterinaria del Ministero della
  sanità e con l'Istituto superiore di sanità - ed appositi
  controlli sanitari, da attuarsi attraverso un sistema
  nazionale di sorveglianza epidemiologica, che si avvale dei
  servizi veterinari delle aziende ASL; l'ordinanza ministeriale
  15 giugno 1998 (4), che ha eliminato dal consumo umano ed
  animale il materiale specifico a rischio ottenuto da animali
  della specie bovina, ovina e caprina proveniente da alcuni
  Stati membri dell'Unione europea in cui veniva già adottato il
  sistema di sorveglianza contro la BSE.
  (3) Ministero della sanità.
  (4) Ministero della sanità.
      Sotto il profilo di più stretto interesse per l'indagine
  della Commissione, relativo all'immissione sul mercato dei
  rifiuti di origine animale ed al loro sistema di smaltimento,
  vanno ricordati: il decreto 15 maggio 1993, sulla
  determinazione dei sistemi di trattamento dei materiali ad
  alto rischio, e la circolare esplicativa n. 22 del 1993 del
  Ministero della sanità; il decreto interministeriale 26 marzo
  1994 (5) e la circolare applicativa n. 25 del 1994 del
  Ministero della sanità, sulle procedure per la raccolta ed il
  trasporto dei rifiuti di origine animale.
  (5) Ministero della sanità di concerto con il Ministero
  dell'ambiente.
      Vale rammentare che nel 1997 - a seguito della comparsa
  nel Regno Unito di una variante della malattia
  Creutzfeldt-Jacob, per la quale non poteva escludersi una
  connessione con la comparsa della
 
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  versione animale della BSE - la Commissione europea
  individuava la categoria del materiale specifico a rischio,
  vietandone qualsiasi impiego; tale decisione, mai applicata, è
  stata abrogata dalla successiva decisione 2000/418/Ce, che ha
  fornito la definizione del materiale specifico a rischio e ne
  ha disciplinato l'impiego.  Tale decisione è stata
  tempestivamente recepita dallo Stato italiano con il decreto
  ministeriale 29 settembre 2000 del Ministero della sanità, che
  definisce le modalità per la rimozione, lo stoccaggio e la
  distruzione del materiale specifico a rischio, individuato nei
  tessuti animali, nell'intero corpo degli animali morti o
  abbattuti della specie bovina di età superiore ai dodici mesi
  e delle specie ovina e caprina di qualunque età ed in
  qualsiasi prodotto derivato od ottenuto dai predetti
  materiali (6).
  (6) Vedi art. 1 ed allegato F del decreto 29 settembre
  2000.
      Ulteriori disposizioni sono state introdotte con
  l'ordinanza ministeriale 13 novembre 2000 (7), la quale -
  tenuto conto delle difficoltà di reperire in tempi brevi
  impianti di incenerimento - prevede un allegato tecnico
  elaborato dal Ministero dell'ambiente, al fine del recupero
  energetico in impianti di coincenerimento.
  (7) Ministero della sanità.
      Quest'ultima ordinanza, però - come il sottosegretario
  alla sanità ha rappresentato alla Commissione (8) - ha
  riscontrato una serie di difficoltà applicative proprio per i
  requisiti tecnici previsti nell'allegato, ritenuti non
  applicabili, tanto da creare una situazione di emergenza
  sanitaria per l'impossibilità di smaltimento del materiale
  specifico a rischio, sia tal quale che trattato.  Si è infatti
  determinato uno stoccaggio eccessivo di materiale specifico a
  rischio fresco e pretrattato negli impianti di pretrattamento,
  nei macelli e depositi, fino a rendere necessaria, in alcuni
  casi, la loro chiusura nonché la chiusura dei mattatoi.
  (8) Vedi audizione del 15 febbraio 2001.
      A fronteggiare la situazione d'emergenza è intervenuta
  l'ordinanza ministeriale 3 gennaio 2001 (9) che, in
  particolare, ha fatto obbligo ai titolari degli impianti
  d'incenerimento di accettare, ai fini della distruzione: il
  materiale specifico a rischio sia tal quale che trattato; le
  farine provenienti dalla trasformazione del materiale ad alto
  rischio come definito dall'articolo3 del decreto legislativo
  n. 508/1992, oggetto dell'ordinanza del Ministero della sanità
  17 novembre 2000, che, peraltro, ha posto il divieto di
  somministrazione delle proteine animali agli erbivori.
  (9) Ministero della sanità di concerto con il Ministero
  dell'ambiente.
      Ancora: con il decreto legge n. 1/2001 è stato ribadito
  l'obbligo di incenerimento o coincenerimento, prevedendo
  indennità ed agevolazioni per i soggetti che lo assicurino, ed
  è stata altresì definita la procedura relativa all'ammasso
  pubblico temporaneo delle proteine animali ottenute dal
  materiale a basso rischio, a cui deve provvedere l'Agenzia per
  le erogazioni in agricoltura.
      Da ultimo, il recentissimo decreto legge del 14 febbraio
  2001, n. 8, oltre a misure di sostegno ed agevolazioni per gli
  operatori del
 
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  settore, ha disposto l'incenerimento o coincenerimento anche
  delle proteine animali ottenute dal materiale a basso rischio
  finora destinate all'ammasso pubblico, affidando alla citata
  Agenzia il compito di predisporre a tale scopo uno specifico
  programma operativo.
      La destabilizzazione provocata nel mercato delle carni
  dalla comparsa della BSE ha, poi, indotto le autorità
  comunitarie all'adozione - a partire dal 1997 - di una serie
  di misure finalizzate a ripristinare la fiducia dei
  consumatori nella qualità delle carni bovine consumate.  In
  particolare, è stato introdotto un sistema per la
  etichettatura delle carni e dei prodotti a base di carne con
  l'indicazione di alcune informazioni relative al macello ed al
  laboratorio di sezionamento delle carcasse; è stata altresì
  istituita l'anagrafe zootecnica bovina, dove vanno a confluire
  tutte le informazioni sugli animali.
      Il sistema, inizialmente su base volontaria, è divenuto
  obbligatorio con il regolamento 1760/2000 Ce ed è entrato in
  vigore in Italia dall'1 settembre 2000; ulteriori informazioni
  sugli animali (come il luogo di nascita e di ingrasso, di
  allevamento e macello, nonché le varie fasi di lavorazione
  delle carni ottenute) diverranno obbligatorie dall'1 gennaio
  2002, così concorrendo a realizzare quell'esigenza di
  garantire la rintracciabilità dell'origine del prodotto carne
  e del suo intero ciclo produttivo di cui si è detto, che è
  posta a garanzia della sua stessa qualità di fronte al
  consumatore.
     1.2  Le sanzioni - In particolare, le sanzioni per le
  attività di raccolta e trasformazione degli scarti di
  macellazione e delle farine animali.
      Quanto esposto sulla disciplina di prevenzione dettata
  dall'emergenza BSE e - come vedremo - la previsione di
  controlli incrociati a garanzia della sicurezza alimentare,
  dimostra come la Comunità europea e gli Stati membri si siano
  trovati sottoposti a fortissime pressioni e alla necessità di
  organizzare la sicurezza alimentare, al fine di ristabilire la
  fiducia dei consumatori nella qualità delle carni bovine e dei
  prodotti derivati; al contempo, si continua a valutare e
  rafforzare l'adozione di misure in funzione dell'evoluzione
  delle conoscenze scientifiche della malattia.
      In tale direzione si muove anche il sistema delle
  sanzioni previste per le violazioni alla disciplina del
  settore.  Infatti, al quadro sanzionatorio generale applicabile
  all'emergenza BSE, presente nel decreto legislativo n. 508 del
  1992, si sono andate via via aggiungendo o sostituendo
  sanzioni più rigorose e indirizzate alle varie categorie dei
  soggetti coinvolti nel ciclo produttivo delle carni bovine,
  tutte finalizzate a far meglio rispettare la normativa
  nell'intera filiera e garantire una maggiore trasparenza ai
  consumatori.
      In particolare, per quanto riguarda le attività di
  raccolta e di trasformazione dei materiali a rischio che qui
  interessano, accanto alle sanzioni amministrative e di natura
  strettamente sanitaria, il decreto citato già prevedeva la
  misura dell'arresto sino a due anni o dell'ammenda sino a
  cento milioni nei confronti del soggetto che
 
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  inizia l'attività di raccolta e trasformazione dei materiali
  ad alto rischio senza aver ottenuto il preventivo
  riconoscimento, ovvero con riconoscimento sospeso, rifiutato o
  revocato da parte della competente autorità.
      L'arresto sino ad un anno o l'ammenda sino a un milione
  sono previste, invece, a carico di chi inizia l'attività di
  raccolta e trasformazione dei materiali a basso rischio.  Anche
  chi effettua l'attività di raccolta e trasporto dei materiali
  a basso ed alto rischio, è punito con la sanzione
  amministrativa pecuniaria da cinque milioni a trenta milioni,
  mentre sanzioni più basse sono dettate per i responsabili
  degli impianti che non effettuano controlli ed ispezioni nelle
  loro strutture.
      Con il decreto del Ministero della sanità 29 settembre
  2000, è stata altresì prevista per i contravventori la
  possibilità della chiusura temporanea degli impianti per un
  periodo massimo di sei mesi.  Da ultimo, in armonia con il
  dettato comunitario, è intervenuto il decreto legge 14
  febbraio 2001, n. 8, il quale - nell'ambito di una serie di
  interventi urgenti finalizzati a fronteggiare l'emergenza BSE
  - ha dettato misure più rigorose nel settore zootecnico, volte
  a colpire atteggiamenti fraudolenti e "furbeschi" lesivi o
  comunque pericolosi per la salute collettiva.
      Esse vanno: dalle sanzioni amministrative pecuniarie
  previste per le attività di vendita o messa in commercio o,
  comunque, finalizzate alla distribuzione per il consumo delle
  carni e dei prodotti di carne bovina non rispondenti alle
  prescrizioni stabilite; alla revoca di eventuali contributi ed
  agevolazioni; alla sospensione dell'attività per un periodo da
  tre mesi a un anno (in caso di comportamenti reiterati); fino
  alla chiusura definitiva dello stabilimento o dell'esercizio,
  con impossibilità per il titolare di ottenere una nuova
  autorizzazione nei cinque anni successivi, previste per i
  fatti di particolare gravità da cui sia derivato un pericolo
  per la salute pubblica.
      Il decreto in questione fa salve, naturalmente, le
  ipotesi in cui ricorra una fattispecie penale, come, per
  citare quelle più ricorrenti, il commercio di sostanze
  alimentari contraffatte o adulterate o nocive (artt. 442 - 444
  cp), la diffusione di una malattia delle piante o degli
  animali (articolo 500 cp), l'inosservanza dei provvedimenti
  dell'autorità (articolo 650 cp) ed altre ipotesi illecite di
  attività truffaldine.
      Inoltre, secondo quanto riferito dal sottosegretario alla
  sanità dinanzi alla Commissione (10), in sede comunitaria è
  forte il dibattito sulla necessità di ripristinare le sanzioni
  penali in tutto il settore dei mangimi (11), dei farmaci
  utilizzati in zootecnia (12) e dei residui (13): settori che
  direttamente e maggiormente incidono sulle aspettative di
  tutela della salute pubblica.
  (10) Vedi audizione del 15 febbraio 2001.
  (11) Vedi decreto legislativo n. 90/93.
  (12) Vedi decreto legislativo n. 119/92.
  (13) Vedi decreto legislativo n. 336/99.
 
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     1.3  Il sistema dei controlli e gli organi di
  controllo.
      La normativa vigente contempla controlli sulla filiera
  carni affidati ad organi istituzionali diversi, a seconda che
  l'azione di controllo abbia finalità di tutela preventiva e
  repressiva della salute collettiva o del bene ambiente, ovvero
  di controllo e regolazione del sistema di mercato in funzione
  di quelle esigenze.  Ciò, purtroppo - come vedremo - ingenera
  spesso una confusione e sovrapposizione di ruoli e
  responsabilità dei soggetti, che intaccano la stessa
  efficienza ed efficacia dell'attività di controllo e
  finiscono, piuttosto, con l'agevolare la commissione delle
  violazioni.
      Vi sono anzitutto i controlli sanitari e la sorveglianza
  epidemiologica della BSE, a cui sono preposti da una parte i
  servizi veterinari, dipendenti dal Ministero della sanità,
  compresi quelli di confine, porto, aeroporto e quelli per gli
  adempimenti degli obblighi comunitari; dall'altra, gli
  istituti zooprofilattici sperimentali, che operano nell'ambito
  del Servizio sanitario nazionale.
      In particolare, i servizi veterinari - i quali si
  avvalgono delle prestazioni e della collaborazione degli
  istituti zooprofilattici sperimentali - operano presso le
  aziende sanitarie locali o in ambiti più ampi, individuati
  dalla regione secondo la distribuzione e le attitudini
  produttive del settore delle carni e dei prodotti di origine
  animale in una determinata area.
      E' altresì compito delle regioni stabilire le modalità di
  raccordo funzionale tra i vari organi deputati al controllo e
  provvedere alla loro eventuale integrazione.
      La disciplina dei controlli sanitari prevede che negli
  impianti di macellazione il veterinario ufficiale sia presente
  a tutte le operazioni di macellazione, mentre negli impianti
  di sezionamento il predetto garantisce il controllo sulla
  lavorazione delle carni e le condizioni di igiene generale
  dello stabilimento.  Il riconoscimento di tali impianti è di
  competenza del Ministero della sanità, che ne accerta
  l'idoneità alle operazioni (14).
  (14) In particolare, si ricordano le seguenti fonti
  normative: decreto legislativo n. 508/92, legge n. 532/96,
  decreto legislativo n. 270/93, decreto ministeriale 29
  settembre 2000 e decreto ministeriale 7 gennaio 2001.
      Norme specifiche regolano, poi, i controlli sugli scambi
  di animali e dei prodotti di origine animale, contemplando nel
  primo caso il controllo all'origine e nel luogo di
  destinazione; nel secondo, invece, i controlli sono effettuati
  al momento della produzione e presso il luogo di
  destinazione.
      A tal fine animali e prodotti di origine animale devono
  essere accompagnati dai certificati sanitari e - ove siano
  destinati all'esportazione - dai documenti previsti nello
  Stato di destinazione (15).  Appositi controlli sanitari sul
  rischio BSE sono stati di recente introdotti con il decreto
  del Ministero della sanità del 7 gennaio 2001 di cui si è già
  detto, attraverso l'istituzione del sistema nazionale di
  sorveglianza epidemiologica.
  (15) Vedi in particolare decreto legislativo n. 28/93 e
  decreto legislativo n. 196/99.
 
                              Pag. 193
 
      Venendo al profilo più specifico dei controlli sugli
  scarti e sulle proteine animali ottenute dal processo di
  lavorazione (materiale specifico a rischio e materiale ad alto
  rischio), la legislazione d'emergenza ha previsto che i
  controlli sanitari presso i depositi temporanei ed i centri di
  trasformazione e/o distruzione vengano effettuati a cura,
  sempre, del servizio veterinario dell'azienda sanitaria
  locale; mentre il Ministero della sanità e l'Istituto
  superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro
  mantengono compiti ispettivi.  Anche alle regioni è attribuito
  un potere di sorveglianza e di controllo sulle predette
  attività (16).
  (16) Vedi decreto ministeriale 29 settembre 2000.
      Accanto ai controlli sanitari descritti, vi sono quelli
  posti a garanzia della correttezza delle lavorazioni e dei
  prodotti ottenuti, affidati all'Agenzia per le erogazioni in
  agricoltura, che può avvalersi del Corpo forestale dello Stato
  e del reparto speciale dell'Arma dei carabinieri per
  l'effettuazione di controlli sulle operazioni di stoccaggio ed
  incenerimento del materiale specifico a rischio e ad alto
  rischio (17).
  (17) Vedi decreto legge n. 1 dell'11 gennaio 2001, sopra
  citato.
      A tal fine, è stato altresì istituito l'ufficio del
  commissario straordinario per il coordinamento dell'emergenza
  BSE, il quale può promuovere l'attivazione del potere di
  ordinanza presso i competenti organi dello Stato (le
  prefetture) anche in deroga alla normativa vigente, al fine di
  fronteggiare situazioni di eccezionale emergenza.
      A questi controlli si aggiungono poi le varie forme di
  vigilanza e di controllo curate dal Corpo forestale dello
  Stato, dal reparto speciale dell'Arma dei carabinieri e dalle
  altre forze di polizia.
      Ulteriori controlli sono diretti alla prevenzione e
  repressione delle violazioni nella preparazione e
  commercializzazione dei prodotti agro-alimentari e delle
  sostanze di uso agrario e forestale.  Questi ultimi sono
  affidati all'Ispettorato centrale per la repressione delle
  frodi, dipendente dal Ministero delle politiche agricole e
  forestali.
      Al fine proprio di garantire una maggiore efficienza
  delle strutture locali dell'Ispettorato, il legislatore
  dell'emergenza ha autorizzato il ministro delle politiche
  agricole e forestali alla razionalizzazione funzionale di tali
  unità locali, sì da garantirne una presenza capillare ed
  adeguata sul territorio nazionale (18).
  (18) Vedi legge n. 462/86, legge n. 898/86 e decreto
  legislativo n. 507/99.
      Ebbene, accanto al descritto sistema di controlli
  incrociati, dovrebbero rimanere comunque di competenza delle
  strutture Arpa e delle asl locali le attività di controllo
  finalizzate, rispettivamente, alla prevenzione e repressione
  degli illeciti ambientali, nonché alla tutela della salute e
  delle condizioni di lavoro negli stabilimenti.
      E' evidente come tale situazione di complicato intreccio
  e, talvolta, sovrapposizione di organi tutori crei -
  analogamente a quanto avviene in altri settori dell'attività
  amministrativa - confusioni e difficoltà nell'individuazione
  dei soggetti tenuti ad operare e delle loro responsabilità, in
  tal modo rischiando di compromettere le stesse finalità del
  sistema dei controlli in termini di efficienza ed efficacia
  dei medesimi.
 
                              Pag. 194
 
      Ad evitare ciò, la Commissione ritiene importante un
  riordino dell'intera materia e, soprattutto, la realizzazione
  di uno scambio continuo di informazioni e di un'azione mirata
  di coordinamento delle attività tra i vari soggetti
  istituzionalmente preposti ai controlli in questo settore.
  2.  I lavori svolti dalla Commissione.
     2.1  Premessa.
      In questo complesso quadro - come anticipato - la
  Commissione ha ritenuto opportuno un approfondimento, anche
  alla luce delle più recenti disposizioni normative
  dell'emergenza BSE.  A tal fine, ha avviato una serie di
  attività conoscitive, individuando alcuni stabilimenti di
  macellazione, gli impianti di pretrattamento autorizzati e
  taluni inceneritori che sono stati visitati da consulenti
  della Commissione nel periodo compreso tra il 24 gennaio ed il
  9 febbraio 2001, con lo scopo di ricostruire l'intera filiera
  delle carni e dei prodotti derivati dalla carne, avendo
  particolare attenzione - in ragione dei suoi compiti
  istituzionali - alle attività di smaltimento degli scarti di
  lavorazione (materiale specifico a rischio).
     2.2  Le audizioni.
      La Commissione ha proceduto all'audizione del ministro
  per le politiche agricole e forestali, del sottosegretario di
  Stato alla sanità e del commissario straordinario per
  l'emergenza BSE, che hanno illustrato lo stato della normativa
  attuale e le principali difficoltà che incontra il mercato dei
  rifiuti di origine animale.
      In particolare, i predetti hanno riferito degli
  interventi urgenti adottati di recente o da adottare secondo
  le indicazioni comunitarie, tutti finalizzati a minimizzare il
  rischio BSE ed a riconquistare la fiducia dei consumatori
  nella qualità della carne bovina e dei prodotti derivati;
  hanno altresì rappresentato alla Commissione le prospettive
  tecnologiche che possono assicurare lo smaltimento dei
  quantitativi di materiale specifico a rischio e ad alto
  rischio, prodotti in ambito nazionale (19).
  (19) Vedi audizione del 15 febbraio 2001.
      Sono stati anche sentiti i rappresentanti delle
  associazioni di categoria interessate, Assograssi e
  Assalzoo (20), ed il responsabile dell'Istituto superiore di
  sanità (21), al fine di conoscere gli interessi e le
  problematiche degli operatori del settore nell'attuale
  situazione di emergenza.  I predetti hanno riferito alla
  Commissione in merito alle tecnologie disponibili per le
  attività di trasformazione e/o
  (20) Vedi audizione di Gennaro Papa, presidente
  dell'Assograssi, e di Giordano Veronesi, presidente del gruppo
  mangimi semplici dell'Asselzoo, del 19 febbraio 2001.
  (21) Vedi audizione di Giuseppe Viviano, dirigente di
  ricerca presso l'Istituto superiore di sanità, del 23 febbraio
  2001.
 
                              Pag. 195
 
  distruzione degli scarti da macellazione e delle farine
  animali, nonché in ordine alle effettive capacità aziendali di
  adeguamento alla normativa e di reazione alla crisi provocata
  dall'allarme BSE nel mercato.
      Il 23 febbraio 2001, la Commissione ha ascoltato il
  presidente dell'Agea, il direttore dell'Anpa (22), che hanno
  fornito alcuni dati relativi agli impianti d'incenerimento e
  coincenerimento esistenti sul territorio e dotati della
  tecnologia necessaria per la distruzione del materiale
  specifico a rischio e ad alto rischio, in condizioni di
  sicurezza per l'ambiente e la salute pubblica.
  (22) Vedi audizione di Pierluigi Bertinelli, presidente
  dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, e di
  Giovanni Damiani, direttore dell'Agenzia nazionale per la
  protezione dell'ambiente, del 23 febbraio 2001.
      I predetti hanno, poi, riferito delle possibili
  alternative al sistema dell'incenerimento di tali materiali e
  sulla necessità di assicurare controlli mirati e costanti
  sulle strutture impiantistiche e sulla correttezza delle
  operazioni, in maniera analoga a quanto avviene in altre
  esperienze europee.
      2.3  Le visite presso gli impianti.
      Nel dettaglio, gli stabilimenti di macellazione oggetto
  di attenzione sono stati i seguenti: "Centro Carni" di Roma;
  "F.lli Schellino spa" di Formigliana (VC); "Consorzio
  Grossisti Industria e Commercio Carni scrl" di Torino; "ICAM
  snc" di Grosseto; "In.  Al.Ca. spa" di Castelvetro di Modena
  (MO); "Roda spa" di Pontevico (BS).
      Gli impianti di pretrattamento presi in considerazione
  sono stati tutti quelli che ad oggi, secondo i dati in
  possesso della Commissione, risultano autorizzati dal
  competente Ministero della sanità a ricevere per il
  trattamento il materiale specifico a rischio e quello ad alto
  rischio come individuati dalla normativa vigente, e
  precisamente l'impianto "PETERGRASS" snc di Caivano (NA),
  "IMAR" srl di Como, "ECO RENDERING" srl di Fenegrò (CO), "ML
  LORENZIN" srl di Galliera Veneta (PD), "FARM SERVICE" srl di
  Reggio Emilia, "SALGAIM ECOLOGIC" spa di Morsano al
  Tagliamento (PN) ed "AGROLIP SARDA" srl di Cagliari.
      L'impianto di incenerimento visitato dai consulenti della
  Commissione è quello di Brescia, trattandosi dell'impianto
  dotato della tecnologia adeguata ad uno smaltimento corretto
  delle farine animali (circa 150 tonnellate al giorno), il
  quale - unitamente ad altro impianto similare esistente in
  Sardegna - risulta attualmente destinatario del materiale
  specifico a rischio trattato sul territorio nazionale.
      2.3.1  Gli impianti di macellazione.
      Il "CENTRO CARNI" di Roma.
      Il 24 gennaio 2001 alcuni consulenti della Commissione si
  sono recati presso lo stabilimento di macellazione del comune
  di Roma
 
                              Pag. 196
 
  dove viene lavorato, per conto terzi, un ridotto quantitativo
  di capi bovini.  Il "Centro Carni" assicura lo smaltimento
  degli scarti di macellazione, mediante incenerimento presso
  l'impianto di Ponte Malnome di proprietà dell'"AMA" spa
       Le fasi di lavorazione sono le seguenti: le teste, le
  ghiandole ipofisarie, l'ileo, il pacco intestinale e il
  midollo spinale (materiale specifico a rischio) vengono
  colorati con inchiostro di colore blu ed inseriti in appositi
  contenitori di materiale plastico a chiusura ermetica
  (acquistati  in loco  dagli stessi allevatori)
  contraddistinti da una banda rossa trasversale, della capienza
  di circa 20-25 litri, su cui il veterinario annota il nome
  dell'allevamento di provenienza; il materiale di scarto, già
  sigillato all'interno dei contenitori, viene stoccato
  nell'apposita cella frigorifera, in attesa dell'invio allo
  smaltimento finale; i contenitori vengono successivamente
  caricati sui mezzi autorizzati, alla presenza del veterinario
  del servizio interno al macello, il quale attesta la
  corrispondenza tra il documento di trasporto e gli scarti di
  macellazione effettivamente caricati dal vettore; l'automezzo
  si reca direttamente all'inceneritore, preventivamente
  avvertito, dove il carico viene nuovamente controllato da
  altro veterinario incaricato della verifica; i contenitori
  vengono scaricati direttamente sul nastro convogliatore e
  avviati all'incenerimento; il prezzo, comprensivo di
  contenitori, trasporto e incenerimento finale, è di circa 2100
  lire/kg iva inclusa.
        L'"INALCA" spa di Castelvetro di Modena (MO).
      Questo impianto, prima dell'allarme "mucca pazza",
  macellava per cinque giorni lavorativi settimanali circa 2200
  capi di bestiame al giorno, di cui un terzo era rappresentato
  da razze bovine francesi.  Attualmente la macellazione si è
  ridotta a soli 730 capi bovini al giorno, quindi con una
  riduzione dell'attività di circa il 65 per cento; il peso
  degli scarti di lavorazione (materiale specifico a rischio)
  ammonta a circa 40 kg per capo bovino, contro i precedenti 5/6
  kg per animale.  Nel corso della visita i consulenti hanno
  rilevato che, a differenza del centro carni di Roma, presso
  questa azienda gli scarti di macellazione sono raccolti in
  cassoni custoditi presso una cella frig o rifera adibita
  allo stoccaggio; giornalmente, i cassoni colmi degli scarti
  vengono raccolti da una società di trasporto conto terzi, la
  "Raccoglitori Mantovani" srl, incaricata di portare il carico
  presso il centro di pretrattamento; il materiale, così
  raccolto, viene certificato dal veterinario di turno che ne
  attesta il peso, l'origine e la pericolosità sanitaria.
        Lo stabilimento "RODA" spa di Pontevico (BS).
      L'attività alimentare della Roda spa ha un volume di
  affari che si aggira intorno ai 35 miliardi (è bene precisare
  che l'azienda si occupa di trasformazione e trasporto di
  energia elettrica, oltre che del commercio all'ingrosso di
  carni).  Dal primo gennaio 2001 l'attività di macellazione
  delle carni bovine si è ridotta del 90 per cento circa.
 
                              Pag. 197
 
      La procedura di gestione del materiale specifico a
  rischio che si è riscontrata, è la seguente:
      teste, tonsille, midollo spinale vengono stoccate in una
  cella frigorifera; le teste sono riposte in ceste di plastica,
  il resto in buste trasparenti di nylon.  Tutti i prodotti
  descritti vengono colorati con inchiostro indelebile;
      gli intestini sono riposti in ceste di plastica nel
  piazzale antistante la "tripperia" e colorati con inchiostro
  indelebile.
      Di tali rifiuti di origine animale, le teste vengono
  ritirate dalla ditta "Paris Giovanni Noris" di Ciserano (BG),
  mentre le tonsille, il midollo spinale e gli intestini vengono
  ritirati a 800 lire/kg dalla "Rodella Paolo" srl di
  Travagliato (BS), che li trasporta presso il proprio centro
  di stoccaggio autorizzato; una volta raggiunto un
  considerevole quantitativo, la "Rodella Paolo" srl provvede
  a consegnare gli scarti, dietro pagamento di 550-600 lire/kg,
  alla ditta "F.lli Alberio" spa di Cirimido (CO) che, a sua
  volta, li trasporta al centro di pretrattamento.
        L'impianto "F.LLI SCHELLINO" spa di Formigliana
  (VC).
      La lavorazione annuale media di questo impianto è pari
  complessivamente a 60.000 capi circa, rappresentati
  esclusivamente da bovini.  I dati raccolti dai consulenti
  relativamente all'ultima settimana di lavorazione, hanno
  evidenziato un netto calo dell'attività di macellazione a
  seguito dell'insorgenza BSE; infatti, le vendite della carne
  bovina si sono ridotte drasticamente, scendendo da una media
  di oltre 1000 capi macellati a quella di circa 160.
      I rifiuti di origine animale prodotti - ad alto e basso
  rischio, nonché quelli a rischio specifico - vengono prelevati
  e smaltiti da terzi nei relativi impianti di trasformazione,
  trattamento ed eliminazione; in particolare, i materiali ad
  alto rischio ed a rischio specifico sono conferiti alla ditta
  "Eco Rendering" di Fenegrò (CO) presso il proprio impianto di
  pretrattamento.  Gli accordi contrattuali con la "Eco
  Rendering" per lo smaltimento dei predetti rifiuti prevedono
  un costo del servizio pari a 600 lire/kg, comprensivo del
  trasporto e pretrattamento.
        Il "CONSORZIO GROSSISTI INDUSTRIA E COMMERCIO CARNI
  scrl" di Torino.
      Il consorzio (ex macello civico comunale) effettua una
  lavorazione annuale media pari complessivamente a 35.000 capi,
  rappresentati all'incirca dal 65 per cento di bovini, 20 per
  cento ovini/caprini ed il restante di altre specie animali;
  anche presso questo stabilimento, si è dovuto registrare un
  netto calo dell'attività a seguito dell'allarme BSE, tanto che
  le vendite di carne bovina sono scese da una media di 700 capi
  macellati a quella di circa 200 capi.
      Il materiale ad alto e basso rischio ed a rischio
  specifico prodotto dal Consorzio viene - anche in questo caso
  - prelevato e smaltito da terzi nei relativi impianti di
  trasformazione, trattamento ed eliminazione.  In particolare,
  il materiale ad alto rischio ed a rischio specifico viene
  conferito, tramite la ditta di trasporto "Nicola Ferruccio" di
  Casellette (TO), alla società "Eco Rendering" di Fenegrò
  (CO).
 
                              Pag. 198
 
      Gli accordi contrattuali con la "Eco Rendering" per lo
  smaltimento dei predetti rifiuti prevedono un costo del
  servizio pari a 750 lire/kg comprensivo del trasporto e
  pretrattamento, quindi un costo leggermente maggiore di quello
  praticato dalla società all'impianto "F.lli Schellino" spa
  della provincia di Vercelli (vedi sopra).
        Il mattatoio "ICAM snc" di Grosseto.
      La lavorazione media annuale del mattatoio è pari
  complessivamente a 60.000 capi circa, di cui 12.500 bovini,
  36.000 ovini ed i restanti di altre specie animali; come per
  il resto del paese, le ultime lavorazioni hanno risentito di
  un'evidente flessione dovuta al calo dell'attività di
  macellazione.  Vengono prodotti rifiuti di origine animale ad
  alto e basso rischio, nonché a rischio specifico; in
  particolare, i materiali ad alto rischio ed a rischio
  specifico vengono eliminati mediante l'impianto di
  incenerimento attivo all'interno dello stesso stabilimento di
  macellazione.
      2.3.2  I centri di pretrattamento.
        La "FARM SERVICE" srl di Reggio Emilia.
      Il 30 gennaio 2001 i consulenti hanno visitato l'impianto
  di pretrattamento del materiale specifico a rischio "Farm
  Service" di Reggio Emilia, autorizzato dal Ministero della
  sanità in data 3 ottobre 2000; qui il materiale arriva e viene
  immediatamente scaricato nella tramoggia di lavorazione o sul
  piazzale, dove non si è riscontrato alcun controllo da parte
  del veterinario che, invece, dovrebbe essere presente alla
  fine del ciclo di lavorazione per certificare le farine in
  partenza.
      In verità, le condizioni igienico-sanitarie dell'impianto
  verificate dai consulenti lasciano a desiderare sia per
  l'ammasso indiscriminato di carcasse e scarti di macellazione,
  sia per l'impianto di aerazione apparentemente non
  efficiente.
      Lo stabilimento è rimasto chiuso per quindici giorni, nel
  mese di dicembre, a causa dell'impossibilità a smaltire le
  farine prodotte e il grasso stoccato.
      I prezzi praticati sono di 500 lire/kg escluso il
  trasporto, che si aggira intorno alle 50/100 lire/kg.  Gli
  scarti di macellazione e le carcasse bovine provengono da
  varie regioni del nord Italia ed in piccole quantità dal
  centro sud.  Le farine prodotte vengono inviate all'impianto
  d'incenerimento di Brescia.
        L'impianto "PETERGRASS" snc di Caivano (NA).
      Si tratta dello stabilimento autorizzato al trattamento
  del materiale specifico a rischio e ad alto rischio ubicato
  più a sud del paese, ed è l'ultimo che risulta (al 9 febbraio
  2001) aver ricevuto tale l'autorizzazione da parte del
  dicastero della sanità.  I produttori e/o detentori che
  intrattengono rapporti commerciali con la "Petergrass"
 
                              Pag. 199
 
  snc sono - data l'ubicazione dell'impianto - per lo più
  appartenenti alle regioni dell'Italia meridionale, qualcuno
  del basso Lazio e dell'Abruzzo.
      I prezzi praticati dall'impianto per la presa in carico
  del materiale specifico a rischio e di quello ad alto rischio
  sono di 700-800 lire/kg, giustificati dal costo di raccolta e
  trasporto elevati in rapporto alle quantità di materiale
  prodotte.  Ogni carico è sottoposto al controllo del
  veterinario in partenza (ossia presso il detentore e/o
  produttore) e in arrivo (presso l'impianto "Petergrass").
      In verità, il titolare dell'azienda ha espresso alcune
  perplessità in merito al futuro dell'attività aziendale,
  lamentando, in particolare, di non aver trovato nella zona
  termovalorizzatori disponibili al ritiro delle farine animali
  ad un prezzo accettabile.
        Lo stabilimento "ML LORENZIN" srl di Galliera Veneta
  (PD)
      Questa impresa a conduzione familiare si è di recente
  (2001) riconvertita da impianto ad alto rischio solo per i
  volatili, ad impianto per il trattamento del materiale
  specifico a rischio; applica per le operazioni di
  trasformazione il prezzo di 500 lire/kg, maggiorato di 100
  lire/kg se il trasporto degli scarti viene effettuato con i
  propri automezzi.
      Per quanto hanno potuto verificare i consulenti nel corso
  del sopralluogo presso l'impianto, il veterinario è presente
  alle operazioni saltuariamente durante la giornata; certifica
  e "piomba" esclusivamente i camion in uscita contenenti le
  farine animali, da inviare all'incenerimento presso l'impianto
  di Brescia.
      Questo centro di pretrattamento è l'unico che sia
  riuscito a smaltire il grasso prodotto, ad un costo di 180
  lire/kg, presso una società tedesca che lo utilizza come
  combustibile.
        La "SALGAIM ECOLOGIC" spa di Morsano al Tagliamento
  (PN).
      L'impianto è autorizzato al trattamento del materiale
  specifico a rischio dall'ottobre 1998: si presenta, però,
  carente sotto l'aspetto igienico-sanitario, con carcasse
  animali e scarti di macellazione che i consulenti hanno
  trovato ammassati in uno spiazzo di cemento, privo di buche di
  contenimento e con emissioni di odori nauseabondi generati dal
  deperimento del predetto materiale organico.
      La società è autorizzata pure al trasporto del materiale
  specifico a rischio e raccoglie gli scarti di macellazione
  prodotti da alcuni allevamenti della regione.  Il prezzo
  praticato per le attività di pretrattamento è di lire 700/800
  lire/kg, comprensivo del trasporto.  Anche in questo caso le
  farine animali prodotte sono destinate all'incenerimento
  presso l'impianto di Brescia.
        Lo stabilimento "IMAR" srl di Molteno (LC).
      Questo stabilimento ha iniziato le lavorazioni di
  pretrattamento all'inizio del mese di ottobre 2000;
  precedentemente, era un'azienda a conduzione familiare (padre
  e figlia) che effettuava lavorazioni sul materiale a basso
  rischio.  Nel settembre del 2000 la "F.lli Alberio" spa ha
  proposto la formazione dell'attuale società "Imar", chiedendo
 
                              Pag. 200
 
  l'autorizzazione al trattamento del materiale specifico a
  rischio; ha versato il 60 per cento del capitale, ma con
  scrittura privata ha lasciato ai vecchi proprietari il pieno
  potere decisionale nella gestione dell'attività aziendale, che
  ha ad oggetto quasi esclusivamente le operazioni di
  trasformazione del materiale specifico a rischio per conto
  della stessa "F.lli Alberio".  Quest'ultima, periodicamente,
  scarica dai propri mezzi il materiale destinato al
  pretrattamento e provvede successivamente al ritiro delle
  farine proteiche, per portarle al termoutilizzatore di
  Brescia.  Il prezzo di lavorazione è definito in 500 lire/kg.
        L'impianto "AGROLIP SARDA" srl di Cagliari.
      Lo stabilimento raccoglie gli scarti di macellazione
  provenienti da tutta la Sardegna e si trova a breve distanza
  dal secondo inceneritore (il primo - abbiamo visto - è quello
  di Brescia) che attualmente provvede allo smaltimento delle
  farine proteiche prodotte sul territorio nazionale, gestito
  dalla società "Tecnocasic".
      L'autorizzazione alle attività di pretrattamento del
  materiale specifico a rischio rilasciata alla "Agrolip sarda"
  risale al mese di ottobre 2000; per tale attività, la società
  richiede 350 lire/kg comprensivo di tutte le fasi di
  movimentazione degli scarti, dal loro ritiro presso l'impianto
  di macellazione fino all'incenerimento.
      L'emergenza BSE non ha colto impreparata l'azienda che,
  per far fronte alla precedente epidemia ovina denominata
  "lingua blu", già nell'ottobre 2000 aveva iniziato ad inviare
  all'incenerimento le farine animali ottenute dai capi ovini.
  L'amministratore dell'impresa ha rappresentato ai consulenti
  la consuetudine - purtroppo ancora molto radicata nella
  regione - di sotterrare gli animali morti, anziché consegnarli
  agli impianti per il pretrattamento, arrecando così un danno
  ingente anche all'impresa.
        L'"ECO RENDERING" srl di Fenegrò (CO).
      Lo stabilimento risulta in esercizio da oltre 60 anni ed
  in passato è stato gestito dalla ditta individuale "Farioli",
  successivamente società "Farioli" srl; effettua attività di
  trattamento del materiale ad alto e basso rischio, mentre dal
  giugno 1997 lavora il materiale specifico a rischio.
      Le farine proteiche prodotte dal ciclo di pretrattamento
  vengono stoccate in appositi silos o big bags, per essere poi
  trasferite presso l'impianto di incenerimento "ASM" di
  Brescia, mentre i grassi sono stoccati in appositi silos.  I
  prezzi, trasporto escluso, sono nell'ordine delle 600
  lire/kg.
      2.3.3  L'impianto di incenerimento ASM spa di
  Brescia.
      Questo inceneritore è attualmente - con una capacità
  autorizzata di 220.000 ton/anno - il più grande
  termoutilizzatore d'Italia (per un certo periodo, lo scorso
  dicembre è stato fermato perché erano state incenerite circa
  400 mila tonnellate di rifiuti).
 
                              Pag. 201
 
      A partire dal mese di gennaio 2001 l'impianto si è
  dichiarato disponibile ad accettare le farine animali
  provenienti dagli impianti di pretrattamento, con il limite di
  1.500 ton/settimana, poiché tali farine, per essere bruciate,
  vanno "mescolate" con gli altri rifiuti conferiti
  all'impianto, al fine di evitare che filtrino attraverso la
  griglia della fornace.
      Ogni carico di farina animale che entra all'interno del
  comprensorio della "ASM" viene controllato e vistato dal
  veterinario ufficiale.
      Per quanto riguarda il profilo commerciale, invece, alla
  data della visita da parte dei consulenti della Commissione
  (30 gennaio 2001) non è risultato alcun contratto, ma solo un
  accordo teso a fissare il prezzo finale dell'attività intorno
  alle 120-150 lire/kg.
      2.4  Le procedure di smaltimento del materiale
  specifico a rischio: incenerimento con pretrattamento ed
  incenerimento diretto.
      Dalle visite effettuate presso gli impianti, è emerso che
  per lo smaltimento del materiale specifico a rischio vengono
  seguite due procedure, completamente differenti nella
  metodologia adottata e sotto il profilo dei rispettivi costi
  di smaltimento.
      La prima procedura, peraltro utilizzata dalla quasi
  totalità degli operatori, è quella dell'incenerimento del
  materiale specifico a rischio previo pretrattamento del
  medesimo.
      In linea generale, in questo caso il
  produttore/macellatore invia periodicamente il materiale
  specifico a rischio ad uno stoccaggio provvisorio (23).
  (23) Fa eccezione la testa che, invece, viene inviata
  ad una ditta autorizzata ad estrarne le parti che possono
  essere commercializzate, destinando la parte restante al
  pretrattamento; per quest'ultima operazione il macellatore non
  paga alcuna somma alla ditta che effettua il ritiro.
      Il pre-trattatore sottopone il materiale specifico a
  rischio ad operazioni di disidratazione e sminuzzatura che lo
  riducono a farine ovvero a grassi liquidi.
      Le farine così ottenute vengono inviate all'inceneritore,
  mentre per i grassi liquidi - in attesa di indicazioni da
  parte del governo - attualmente si procede allo stoccaggio
  presso le ditte di pretrattamento.
      Le fasi del ciclo possono prevedere un altro passaggio
  intermedio degli scarti presso un centro di stoccaggio
  temporaneo: in questo caso, è lo stoccatore ad inviare il
  materiale alle società di pretrattamento.  Le attività di
  stoccaggio costano al produttore/macellatore lire 80 + iva;
  il titolare del centro di stoccaggio paga il servizio lire/kg
  550 + iva.
      Va ricordato che norme specifiche regolano tutte le fasi
  di trasporto del materiale specifico a rischio, fino alla sua
  destinazione allo stabilimento d'incenerimento, prevedendo che
  esso sia: contraddistinto con colore indelebile e stoccato in
  celle frigorifere dedicate, in attesa del conferimento presso
  l'impianto di pretrattamento; conferito tramite i contenitori
  o gli automezzi dotati dei requisiti di cui al decreto
  Interministeriale 26/3/1994, relativo alla raccolta e al
 
                              Pag. 202
 
  trasporto di rifiuti di origine animale.  Tale decreto prevede
  l'identificazione mediante una targa da apporre sui due lati
  del mezzo di trasporto, recante la dicitura "Materiale
  specifico a rischio" di dimensioni non inferiori a cm 50x35;
  nonché l'apposizione sul contenitore o sull'automezzo di una
  striscia inamovibile di colore rosso alta almeno 15 cm).  Il
  carico deve essere accompagnato dal documento di trasporto,
  controfirmato dal veterinario ufficiale; inoltre, entro sette
  giorni lavorativi successivi alla ricezione del materiale
  specifico a rischio, va inviata copia del documento di
  trasporto allo stabilimento di provenienza con la
  dichiarazione di ricezione debitamente sottoscritta.
      Per ciò che concerne le forme d'incenerimento diretto del
  materiale specifico a rischio, va osservato che si tratta di
  procedura costosa per l'impresa di macellazione.
      Ad esempio - come i consulenti della Commissione hanno
  potuto verificare - presso il macello di Roma, il produttore
  porta i capi al mattatoio dove il materiale specifico a
  rischio viene raccolto in appositi contenitori di plastica,
  forniti dal produttore, e lo ripone all'interno di celle
  frigorifere per inviarlo periodicamente all'azienda
  municipalizzata di Roma (AMA).
      I costi sostenuti dal mattatoio ed imputati ai singoli
  produttori per lo smaltimento è davvero molto alto, poiché
  ammonta a: lire/kg 1.115 + iva per l'incenerimento, cui va
  aggiunta una quota fissa di lire 200.000 per ogni
  conferimento, a prescindere dal peso; lire 9.000 + iva per
  ogni contenitore che contiene in media 15/20 kg di MSR; costi
  di trasporto dal macello all'inceneritore, da quantificare.
      In totale, l'incenerimento diretto del materiale
  specifico a rischio costa ai produttori non meno di lire/kg
  2.200.
  3.  Le principali problematiche riguardanti le attività di
  trasformazione e distruzione dei rifiuti di origine
  animale.
      3.1  Premessa.
      L'inchiesta condotta dalla Commissione ha consentito di
  individuare una serie di tematiche che, senza alcuna pretesa
  di esaurire le problematiche che agitano l'intera filiera,
  sono certamente rappresentative delle difficoltà principali
  opposte ai momenti fondamentali di snodo delle attività di
  trasformazione e/o distruzione degli scarti e delle farine
  proteiche (materiale specifico a rischio e materiale ad alto
  rischio).
      Sono queste, infatti, le attività oggetto dei lavori
  della Commissione e rispetto ad esse le aziende osservate
  riflettono il panorama nazionale nel settore, poiché - per
  quanto si è evidenziato sopra - sono stati presi in
  considerazione tutti gli stabilimenti autorizzati alle
  operazioni di pretrattamento ed i mattatoi che lavorano i
  maggiori quantitativi di carne bovina prodotta nell'intero
  territorio, secondo i dati forniti dal Ministero della sanità.
  E' stato poi visitato l'impianto d'incenerimento di Brescia
  che, insieme a quello di Cagliari, risulta
 
                              Pag. 203
 
  abilitato ad oggi alla distruzione delle farine animali
  ottenute dal materiale specifico a rischio e ad alto rischio
  prodotto in ambito nazionale.
      3.2  Le tecnologie utilizzabili per lo smaltimento
  delle farine e dei grassi animali.
      Le verifiche effettuate dalla Commissione mostrano come
  l'incenerimento del materiale specifico a rischio segue alle
  attività di trasformazione del medesimo, ad opera delle
  aziende di pretrattamento.
      Del resto, la generale inadeguatezza degli impianti
  esistenti sul territorio nazionale e ragioni di ordine
  economico sconsigliano la distruzione della carcassa animale
  tal quale.  Sotto quest'ultimo profilo, infatti, va considerato
  che il contenuto d'acqua della carcassa si aggira intorno al
  50 per cento e, quindi, buona parte del combustibile
  necessario per bruciarla verrebbe consumato per far evaporare
  l'acqua stessa.  Inoltre, le filiere di produzione delle farine
  e dei grassi animali verranno comunque mantenute attive per
  evitare ulteriori problemi al settore dei mangimifici e,
  quindi, lo smaltimento di tali rifiuti di origine animale, non
  utilizzabili per scopi alimentari, deve essere effettuato per
  termodistruzione.
      Va osservato che la termodistruzione delle farine può
  avvenire in forni a griglia, a tamburo rotante ed anche in
  letto fluido ricircolante, in considerazione del tenore dei
  residui di umidità che si aggira intorno al 10 per cento.
  Analogamente, i grassi con tenore di umidità del 2 per cento e
  potere calorifico intorno alle 9000 Kcal/Kg, possono essere
  termodistrutti nei forni sopra menzionati.  La loro viscosità
  somiglia a quella di un gasolio pesante.
      L'Agenzia nazionale di protezione dell'ambiente (ANPA) ha
  effettuato un censimento degli impianti d'incenerimento di
  rifiuti solidi urbani, sanitari e speciali, nonché degli
  impianti di coincenerimento presenti sul territorio, dove
  poter avviare il materiale specifico a rischio (24).  Ebbene,
  secondo i dati del censimento, in Italia vi sono circa 99
  impianti di incenerimento il 20 per cento dei quali, tuttavia,
  non è ancora disponibile, spesso a causa di problemi tecnici
  di adeguamento delle emissioni alla normativa vigente.
  Inoltre, secondo il dato fornito dal commissario per
  l'emergenza BSE, dei predetti 99 impianti d'incenerimento
  disponibili, 42 sono gli inceneritori per rifiuti
  urbani.
  (24) Vedi audizione del direttore dell'Agenzia
  nazionale per la protezione dell'ambiente del 23 febbraio
  2001.
      Per la termodistruzione delle farine animali possono
  essere utilizzati anche i cementifici, la cui omogenea
  dislocazione geografica sul territorio (circa 61) risolverebbe
  anche diversi problemi di tipo organizzativo e di trasporto
  del materiale specifico a rischio, oltre che di remunerazione
  del servizio.  Si pensi solo che nelle regioni meridionali non
  vi sono stabilimenti d'incenerimento, mentre sono presenti 15
  cementifici.
 
                              Pag. 204
 
      Certo, anche per i cementifici si pone un problema di
  idoneità alle operazioni di smaltimento ma, secondo calcoli
  attendibili, la loro capacità dovrebbe essere più che
  sufficiente a coprire il fabbisogno prevedibile di mercato.
  Infatti, secondo quanto riferito dal commissario
  straordinario, circa 46 - 47 dovrebbero essere gli impianti in
  regola con la normativa vigente, per una capacità complessiva
  di circa 500 mila tonnellate, che corrispondono all'incirca ai
  quantitativi di farine animali prodotte prima dell'emergenza
  BSE (25).
  (25) Vedi audizione di Guido Alborghetti, commissario
  straordinario del Governo per il coordinamento delle
  iniziative volte a fronteggiare le conseguenze della BSE, del
  15 febbraio 2001.
      Al fine, comunque, di garantire che lo smaltimento dei
  materiali a rischio presso i cementifici autorizzati avvenga
  in condizioni di sicurezza, occorre che essi siano dotati di
  sistemi adeguati alla gestione di tali materiali (sistemi di
  monitoraggio in continuo delle emissioni, come previsto dal DM
  5 febbraio 1998; idonei sistemi di stoccaggio, movimentazione
  ed alimentazione dei rifiuti ecc.).
      Va aggiunto che i cementifici, a differenza
  dell'inceneritore, offrono il vantaggio tecnologico di non
  rilasciare residui di combustione; occorre tuttavia prestare
  per essi una particolare attenzione alla fase di carico e di
  alimentazione.  Infatti, lo smaltimento presso i cementifici
  avviene a temperature che assicurano la distruzione del
  "prione", ma i problemi di filiera, come la difficoltà di
  disporre di meccanismi adeguati per buttare nel forno il
  materiale da bruciare, determina livelli di contaminazione
  nell'area, attraverso le farine, oltre che nei sistemi filtro,
  facendo ritrovare materiale contaminato (amminoacidi) persino
  nelle ceneri, nonostante esse abbiano subito temperature molto
  elevate.  Ad evitare tali pericoli - come ha rappresentato il
  direttore dell'ANPA - occorrerebbe, in particolare, che il
  processo lavorativo degli scarti di macellazione si attestasse
  su una pezzatura delle farine molto superiore; ciò
  garantirebbe una maggiore pulizia in sede di smaltimento sia
  nel cementificio che presso un inceneritore.
      Una grande attenzione a questo "sporco di filiera" -
  innanzitutto per i rischi sulla salute dei lavoratori che
  inalano le polveri di farina - viene prestata da alcuni paesi
  europei, dove i controlli presso gli stabilimenti sono molto
  rigorosi.  E' interessante, al riguardo, l'esperienza della
  Gran Bretagna, dove è stato redatto un rigido protocollo
  operativo proprio perché residui di farine, sfuggiti nella
  fase di combustione (attraverso le griglie, o durante il
  caricamento e la movimentazione), hanno causato contaminazione
  delle scorie per problemi di non corretta  housekeeping.
  Nelle scorie, infatti, sono stati trovati amminoacidi (residui
  di proteine), con pericolo non trascurabile della presenza del
  "prione".
      Le norme tecniche inglesi per la distruzione delle farine
  e per la lavorazione delle carcasse e delle ossa prevedono,
  inoltre, che gli stoccaggi debbano essere totalmente chiusi,
  con porte e serrande a chiusura automatica a prova di uccelli,
  roditori e insetti.  Le emissioni vanno monitorate con sistemi
  in continuo, mentre i COV (composti
 
                              Pag. 205
 
  organici volatili), gli odori e le diossine sono controllati
  periodicamente.  Le ceneri, per quanto sopra detto, debbono
  essere controllate giornalmente.  Anche lo stoccaggio di carni
  ed ossa sottoposti a pretrattamento e triturazione deve
  avvenire in ambiente chiuso a prova di uccelli roditori e
  insetti.  Tali norme precauzionali hanno lo scopo di impedire
  che le specie animali in questione entrino nella catena
  alimentare.
      Rispetto al nostro Paese, il dottor Viviano dell'Istituto
  superiore di sanità ha informato la Commissione (26) che il
  quadro tecnologico degli impianti in funzione è comunque
  sufficientemente adeguato per la distruzione delle farine e
  dei grassi.
  (26) Vedi audizione del 23 febbraio 2001.
      In riferimento al cloro totale presente nelle farine, il
  predetto ha affermato che i valori sono bassi e si attestano
  intorno allo 0,2 per cento.  L'azoto non termico (termico è
  quello derivante dall'azoto dell'aria in fase di combustione)
  derivante dalla sostanza organica (l'azoto delle proteine), fa
  aumentare il valore delle emissioni di ossidi d'azoto, ma
  anche ciò non dovrebbe costituire un problema, essendo
  disponibili sistemi efficienti di abbattimento delle
  emissioni.
      Secondo quanto riferito dal responsabile della sanità,
  qualche anno fa una Commissione del Ministero della sanità si
  è interessata sulla fattibilità di bruciare carcasse animali
  nei forni crematori delle strutture ospedaliere, ma i
  risultati del gruppo di lavoro non hanno sortito risultati
  apprezzabili.  Per il futuro, in ogni regione si potrebbero
  realizzare forni crematori di idonea potenzialità.
      Per quanto riguarda il problema degli ossidi di azoto in
  emissione, va detto che numerosi inceneritori sono ormai
  equipaggiati con combustori tipo  low - nox  (a basso
  ossido di azoto) e con sistemi di abbattimento di nox, tramite
  iniezione a valle della combustione di urea o ammoniaca.
      Una ottimizzazione del sistema di termodistruzione si
  potrebbe, poi, realizzare qualora anche gli impianti Enel si
  rendessero disponibili per tale operazione.
      E' stata altresì segnalata alla Commissione una via
  alternativa alla termodistruzione che sembra promettente; si
  tratta della tecnologia denominata "Sistema di smaltimento
  Polimass - carne" della società Ecoenergy Ricerche di Trapani,
  che consiste in un processo di ossidodistruzione messo a punto
  in collaborazione con l'università di Messina.
      Premesso che l'impianto utilizzato può essere fisso o
  carrellabile ed ha una potenzialità di trattamento di 15
  tonnellate/ora, il processo di ossidodistruzione consiste, in
  sintesi, dei seguenti passaggi: la carcassa animale, posta in
  apposito cassone, viene triturata fino ad una pezzatura di
  dieci centimetri ed ulteriormente triturata a pezzature più
  fini; il materiale triturato viene immesso in un reattore di
  ossidodistruzione a bagno ossidante, in cui si innesca un
  processo di depolimerizzazione che si completa in circa 50
  secondi.
      Il prodotto della polimerizzazione è un poliglicol, che
  viene mescolato con biomasse a grandi superfici e fatto
  reagire con un
 
                              Pag. 206
 
  additivo denominato MDI.  Il materiale ancora in fase di
  reazione, detto polixano espanso, viene depositato in cassoni
  metallici e si solidifica.  Il prodotto finale che si ottiene
  dal procedimento è sterile e può essere utilizzato in campo
  industriale nella fabbricazione di materie plastiche.
      Va, infine, segnalato che nel corso di un recente
  sopralluogo nella regione Puglia, la Commissione ha apprezzato
  il sistema a forno rotante per la termodistruzione di rifiuti
  industriali in fase di  start-up  che si trova nell'area
  industriale di Brindisi, presso il consorzio Sisri.  Questo
  forno potrebbe essere utilizzato anche per la distruzione
  termica delle farine e dei grassi animali; la sua potenzialità
  è di circa 100 tonnellate/giorno ed il sistema di abbattimento
  delle emissioni è costituito da filtri a manica, da
  assorbitori con carbone attivo in polvere e da un lavaggio
  acido/base.  Le temperature in gioco nella camera di
  post-combustione, a valle della camera di combustione del
  forno rotante, sono dell'ordine di 1200^C.  Tale impianto
  dispone altresì di un sistema di abbattimento degli ossidi di
  azoto con urea posto a valle della combustione.
      3.3  In particolare, i problemi di smaltimento del
  grasso e del sangue bovino.
      Problemi particolari si pongono per lo smaltimento del
  grasso e del sangue bovino.
      Per quanto concerne il primo, seri motivi di
  preoccupazione derivano dalla giacenza presso gli impianti di
  pretrattamento di notevoli quantitativi di grassi risultanti
  dal processo di colatura degli scarti animali.
      Invero, mentre esiste un divieto di utilizzo delle farine
  animali, è invece consentito l'uso dei grassi ottenuti dalle
  lavorazioni degli scarti.
      L'attuale situazione di incertezza sulle possibili
  destinazioni ha comportato che le aziende del settore
  proseguano nelle attività di trasformazione e stoccaggio e,
  quindi, i grassi continuino ad accumularsi, rendendo
  facilmente prevedibile una prossima saturazione dei magazzini
  e la paralisi delle attività di trasformazione, come, del
  resto, si è già verificato nello scorso anno (27).
  (27) Sul punto, vedi audizione citata di Gennaro Papa,
  presidente dell'Assograssi.
      A ciò va aggiunto che per i grassi ottenuti dalle
  lavorazioni del materiale a basso rischio, la situazione è
  resa più difficile dalla mancata previsione dell'indennità per
  il loro smaltimento.  Il problema si pone perché tali grassi,
  se pure potrebbero essere utilizzati in zootecnia e nel
  settore industriale, nell'attuale situazione d'allarme BSE non
  vengono più richiesti dal mercato e, quindi, i produttori
  subiscono danni non indifferenti: essi, infatti, stanno
  proseguendo nell'attività di stoccaggio e di accantonamento,
  ma di fatto non riescono a collocare sul mercato i grassi
  ottenuti, né ricevono aiuti per provvedere al loro
  smaltimento.
 
                              Pag. 207
 
      La Commissione auspica, pertanto, un sollecito intervento
  dell'organo esecutivo, che ponga fine all'attuale stato di
  blocco del settore (con costante e preoccupante aumento dei
  quantitativi in deposito presso le aziende), prevedendo,
  anzitutto, un ammasso pubblico anche per i grassi animali, al
  fine di consentire alle imprese di continuare il ciclo di
  lavorazione e di tutelare un corretto smaltimento; in secondo
  luogo, chiarendo le possibilità di utilizzo di tali grassi ed,
  in particolare, predisponendo norme che consentano l'uso come
  combustibile, presso le centrali termiche, dei grassi ottenuti
  dal materiale a rischio specifico.
      Al riguardo, va detto che i costi di smaltimento dei
  grassi provenienti dal materiale specifico a rischio sono
  pressoché corrispondenti a quelli riconosciuti per le farine
  animali - a dispetto delle previsioni originarie, si dovrebbe
  passare da 726.000 lire./t. a 1.450.000 lire./t.  (28) - e più
  convenienti, proprio in considerazione della possibilità di
  utilizzare il grasso per processi di autoconsumo
  energetico.
  (28) Vedi audizione di Alfonso Pecoraro Scanio,
  ministro delle politiche agricole e forestali, del 15 febbraio
  2001.
      Lo smaltimento del sangue, invece, pone una serie di
  problemi dipendenti soprattutto dalla difficoltà di reperire
  impianti tecnologicamente attrezzati a tale attività: in
  Italia infatti - come ha rappresentato alla Commissione il
  ministro delle politiche agricole e forestali - gli impianti
  disponibili sono soltanto due.  Ad ovviare in parte alla
  situazione, è finalmente intervenuta la circolare del
  Ministero della sanità 16 febbraio 2001, la quale osserva che
  il sangue proveniente da animali abbattuti ai sensi del
  regolamento 2777/2000 Ce, deve essere distrutto mediante
  incenerimento o coincenerimento.
      Le difficoltà operative legate al numero estremamente
  ridotto di impianti in grado di trattare il sangue (due), ha
  indotto le autorità a riconoscere la possibilità di trattarlo
  presso gli impianti autorizzati al basso e all'alto rischio,
  al fine di renderlo idoneo all'incenerimento; in tal senso si
  era espresso l'Istituto superiore di sanità nel parere
  richiestogli dal dipartimento alimenti e nutrizione del
  competente Ministero.
      3.4  Il funzionamento del mercato dei rifiuti di
  origine animale - I costi di smaltimento.
      I lavori svolti hanno evidenziato il costo elevato dello
  smaltimento del materiale specifico a rischio tal quale, per
  le ragioni che si sono ampiamente esposte nel paragrafo che
  precede.
      Interessa qui, invece, porre all'attenzione come la
  riscontrata dislocazione non omogenea sul territorio nazionale
  delle poche aziende autorizzate alle attività di
  pretrattamento - quasi tutte concentrate nell'area nord del
  Paese - concorre a determinare una lievitazione dei costi di
  mercato nella procedura d'incenerimento previo trattamento,
  nonché l'esposizione a possibili attività illecite da
 
                              Pag. 208
 
  parte di operatori attratti dal facile  business,
  secondo quanto la stessa Commissione ha potuto verificare ed
  hanno altresì rappresentato gli operatori del settore.
      Un terzo profilo riguarda i pericoli insiti
  nell'inidoneità dei processi di pretrattamento ad eliminare
  con certezza il "prione" agente della BSE e, di conseguenza,
  il pericolo per la diffusione dello stesso nell'ambiente,
  rischio rilevante anche per le grandi quantità di materiali da
  trattare.
      D'altra parte, proprio la scarsa presenza di aziende
  abilitate alle attività di lavorazione e trasformazione degli
  scarti da macellazione e la loro non funzionale dislocazione
  geografica, ha determinato una proliferazione delle strutture
  di stoccaggio temporaneo degli scarti tal quali, sì da ovviare
  all'eccessiva distanza degli impianti di pretrattamento dalle
  zone di produzione, ma con costi aggiuntivi notevoli nella
  filiera.
      Sul punto, non possono che condividersi le preoccupazioni
  espresse da esponenti istituzionali (29) relativamente al
  fatto che l'esistenza di numerosi intermediari rende ancora
  più difficoltosa l'attività di controllo sulla movimentazione
  delle carni bovine e dei prodotti derivati, riportando in
  evidenza il grave problema della tutela della salute
  pubblica.
  (29) Vedi, in particolare, l'audizione di Giovanni
  Damiani, direttore dell'Anpa, del 23 febbraio 2001.
      D'altra parte la filiera, così come strutturata ad oggi,
  dipende anche dalla convenienza del produttore ad inviare il
  materiale specifico a rischio agli operatori intermedi (vedi
  stoccaggi provvisori), al fine di ridurre i propri costi di
  smaltimento.
      Un'ulteriore notazione, però, va fatta: alla prevedibile
  propensione del mercato delle carni e dei derivati al
  pretrattamento prima dell'invio alla distruzione, dipendente
  dal numero ridotto di impianti abilitati e dalle esposte
  ragioni di convenienza economica, va aggiunto un altro
  elemento non trascurabile, e cioè che l'indennità prevista dal
  legislatore per coloro che assicurano la distruzione copre
  pressoché interamente l'attuale costo di smaltimento del
  materiale specifico a rischio trattato, ma non quello che
  occorrerebbe per forme di smaltimento mediante incenerimento
  diretto del materiale tal quale.  Quest'ultimo, infatti,
  richiederebbe prezzi più elevati, in considerazione della
  complessità delle tecnologie necessarie e non assicurerebbe
  quei profitti derivanti dalla trasformazione del materiale
  specifico a rischio e ad alto rischio in fonte di energia.
      In verità, le ragioni di prevenzione e tutela della
  salute pubblica che ispirano tutta la normativa d'emergenza
  BSE ed, in particolare, la necessità di eliminare in tempi
  brevi dal mercato il materiale a rischio evitando troppi
  passaggi dalla macellazione e produzione degli scarti
  all'incenerimento, si scontra con l'estrema difficoltà ad
  individuare impianti idonei alle operazioni d'incenerimento
  (attualmente solo Brescia e Cagliari), comunque insufficienti
  ad assicurare l'eliminazione dei quantitativi prodotti sul
  territorio nazionale.
 
                              Pag. 209
 
      Tale situazione, se non sarà modificata nel breve
  periodo, oltre ad agire sui prezzi di mercato - facilmente
  condizionabili da parte di coloro che assicurano la
  distruzione del materiale a rischio previo trattamento - è
  altresì foriera di facili violazioni da parte di operatori
  senza scrupoli.
      Va detto, peraltro, che la scarsa chiarezza della
  normativa d'emergenza circa i soggetti destinatari
  dell'indennità per la distruzione del materiale specifico a
  rischio, ingenera ulteriore confusione e possibilità di
  speculazione, anche se sembra ormai prevalere l'orientamento
  ad una ripartizione di tale indennità fra i vari operatori
  (dall'azienda di allevamento a quella di macellazione, allo
  stabilimento di trasformazione fino all'impianto di
  incenerimento) (30).  In particolare, un'equa ripartizione
  delle indennità vale ad evitare che sui produttori dei
  materiali a rischio finiscano col gravare costi esosi di
  smaltimento, spingendoli ad affidare i materiali ai centri di
  stoccaggio temporaneo al fine di ridurre i propri costi di
  smaltimento.
  (30) Vedi, da ultimo, il decreto-legge 18 febbraio 2001,
  n. 8.
      Sarebbe opportuno che sul punto intervenisse con
  chiarezza l'organo di governo, al fine di ovviare all'attuale
  situazione di stallo del mercato che spesso si deve
  registrare, oltre che per un riequilibrio tra le varie
  posizioni economiche che eviti speculazioni di mercato del
  tipo di quelle descritte.
      Da ultimo, la Commissione deve rilevare la necessità di
  chiarire al più presto alcune modalità di eliminazione dei
  rifiuti di origine animale, ponendo la distinzione su quanto
  va effettivamente distrutto mediante incenerimento o
  coincenerimento e quanto, invece, può essere riutilizzato in
  zootecnia, nell'industria farmaceutica e altro.
      L'orientamento, sia a livello comunitario che
  governativo, sembra quello di favorire la distruzione anche
  del materiale a basso rischio, prevedendone un utilizzo
  esclusivamente per la produzione di alimenti per animali
  familiari, prodotti tecnici e farmaceutici, come hanno
  riferito alla Commissione il ministro delle politiche agricole
  e forestali, il sottosegretario alla sanità ed il commissario
  straordinario per l'emergenza BSE (31).
  (31) Vedi audizione del 15 febbraio 2001.
      Anche il recentissimo decreto legge del 14 febbraio 2001
  n. 8 - che ha introdotto ulteriori interventi urgenti ed
  agevolazioni per operatori chiamati a fronteggiare l'emergenza
  BSE - pare muoversi in questa direzione, laddove ha previsto
  che l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura provveda
  all'incenerimento o coincenerimento delle proteine animali
  trasformate finora destinate all'ammasso pubblico (articolo8).
  La decisione interviene finalmente in una situazione di
  mercato in forte crisi, poiché da un lato il ciclo di
  produzione delle farine ottenute dal materiale a basso rischio
  sta continuando; dall'altra, le aziende del settore sono ormai
  colme di tali farine, in attesa dei conferimenti.  A ciò, va
  aggiunto che finora l'ammasso pubblico non era neppure
  iniziato ed il mercato delle farine proteiche ottenute dal
  basso rischio versava in una situazione
 
                              Pag. 210
 
  assolutamente precaria per il trasferimento di tali farine
  nei magazzini dell'Agea, come hanno riferito alla Commissione
  i rappresentanti delle associazioni di categoria interessate
  (Assograssi e Assalzoo) (32).
  (32) Vedi audizione di Gennaro Papa, presidente
  dell'Assograssi, e di Giordano Veronesi, presidente del gruppo
  mangimi semplici dell'Assalzoo, del 19 febbraio 2001.
      La prevista destinazione delle farine all'incenerimento o
  coincenerimento, pur se non risolutiva della crisi del
  mercato, interrompe almeno l'attuale situazione di stallo.  La
  decisione appare ispirata all'esigenza, del tutto
  condivisibile, di evitare ogni rischio di contaminazione fra
  tipi di farine diverse, nonché il pericolo di una
  distribuzione della farina ottenuta dal materiale a basso
  rischio, che rimane comunque vietata per l'alimentazione
  animale.
      Si auspica, comunque, che sul punto vengano al più presto
  assunte le determinazioni a livello comunitario sulle
  destinazioni del materiale a basso rischio, che sarebbero
  utili anche alla gestione della politica agricola comune oltre
  che della sicurezza sanitaria.
      3.5  I rapporti tra alcune imprese della filiera.
      Un dato che lascia perplessi riguarda i rapporti che la
  Commissione ha dovuto registrare tra alcune imprese del
  settore, che operano su distinte aree geografiche.
      L'allarme BSE ha portato in breve tempo alla nascita e/o
  trasformazione di poche società che effettuano le attività di
  pretrattamento.  Secondo i dati in possesso della Commissione
  sono, infatti, sette le società autorizzate alle operazioni di
  pretrattamento del materiale specifico a rischio e del
  materiale ad alto rischio.
      Il primo elemento riscontrato riguarda la dislocazione di
  tali società, localizzate prevalentemente nell'area
  settentrionale del paese; questa dislocazione non appare
  omogenea né funzionale alle reali esigenze produttive di
  quelle aree.
      Inoltre, tale situazione - come abbiamo illustrato al
  paragrafo che precede - concorre a determinare la lievitazione
  dei costi e dei servizi nell'ambito del mercato dei rifiuti di
  origine animale.
      La Commissione ha dovuto registrare l'esistenza di
  collegamenti diretti o indiretti tra alcune delle società di
  pretrattamento con altre aziende che operano nel settore e
  che, in molti casi, hanno rilevanza nazionale.
      Ad esempio, la "Imar" srl di Como - società di
  pretrattamento del materiale specifico a rischio - è
  controllata dalla "F.lli Alberio" spa di Cirimido (CO);
  quest'ultima è attiva nel trattamento del materiale a basso
  rischio ed è, a sua volta, compartecipe nella "Farm Service"
  di Reggio Emilia, altra società autorizzata al pretrattamento
  del materiale specifico a rischio.
      La "Farm Service" è altresì compartecipata dalla
  "Lipitalia 2000" spa della provincia di Torino i cui
  esponenti, attraverso
 
                              Pag. 211
 
  un'altra società, sono cointeressati nella "Eco Rendering"
  srl di Fenegrò (CO).  Ebbene, la "Eco Rendering" rientra fra le
  sette società autorizzate al pretrattamento dei materiali a
  rischio.
      In sostanza, su un campione di sette aziende - tutte
  quelle sino ad oggi autorizzate alle operazioni di
  trasformazione dei materiali a rischio - ben tre risultano tra
  loro collegate.
      Al riguardo, la Commissione non può che manifestare
  legittime perplessità in ordine alle concrete possibilità che
  si realizzi un equilibrio del mercato e la trasparenza dei
  servizi, tenuto anche conto di altri fattori di disturbo come
  la scarsità ed inadeguatezza degli impianti, il crollo delle
  vendite nel settore, le incertezze sulle possibilità di
  utilizzo di taluni materiali a rischio ed altro.
      Né possono sottovalutarsi le possibili conseguenze
  negative che potrebbero derivare dalla registrata
  proliferazione di attività intermedie nel ciclo produttivo
  delle carni bovine: il riferimento, nel caso di specie, è ai
  numerosi centri di stoccaggio temporaneo del materiale
  specifico a rischio e ad alto rischio, che si prestano ad
  operazioni di smistamento incontrollato ed illegale degli
  scarti stoccati.  Inoltre, le suddette attività intermedie non
  aiutano a ricostruire i vari passaggi della filiera e, quindi,
  a risalire ai quantitativi prodotti e smaltiti; occorre che,
  almeno, vengano intensificati i controlli su tali attività, al
  fine di ridurre il pericolo della commissione di violazioni
  pericolose per la salute pubblica.
      3.6  Alcune problematiche connesse ai controlli della
  filiera carni.
      L'attenzione della Commissione va soprattutto alla
  necessità di garantire la trasparenza della filiera carni:
  dalla macellazione allo smaltimento finale degli scarti e
  delle farine animali, passando attraverso le fasi intermedie
  del trasporto, stoccaggio e pretrattamento.
      Il problema richiama immediatamente la tematica dei
  controlli.
      La proliferazione delle fasi di stoccaggio e dei
  conseguenti trasporti favorisce la commissione di violazioni,
  poiché aumenta la possibilità di sottrarsi ai controlli
  previsti dalla normativa vigente, con conseguenze negative sia
  per il mercato che per la tutela della salute pubblica.
      La situazione è resa ancora più difficile dal fatto che
  al materiale a rischio, da smaltire secondo i criteri dettati
  dalla normativa d'emergenza, si aggiunge quello degli animali
  deceduti per cause naturali, in quantitativi che sono,
  purtroppo, difficilmente stimabili.  E' quanto rappresentato
  alla Commissione dal commissario straordinario per l'emergenza
  BSE(33).
      (33) Vedi audizione del 15 febbraio 2001.
      Se prima dell'insorgenza della malattia il quantitativo
  complessivo stimabile degli scarti di macellazione si
  collocava tra 2.200.000 e 2.400.000 tonnellate, equivalenti a
  circa 550 mila - 600 mila
 
                              Pag. 212
 
  tonnellate di farine proteiche, nelle attuali condizioni di
  mercato perturbato dall'allarme BSE risulta difficile operare
  una stima dei quantitativi di materiale a rischio prodotti (e
  del numero dei bovini coinvolti), tenuto anche conto
  dell'impossibilità attuale di ricollegare documentalmente gli
  scarti di macellazione del capo bovino all'avvenuto
  smaltimento delle farine ottenute dagli stessi.
      Da ciò consegue l'estrema difficoltà di verifica delle
  violazioni: il permanere di destinazioni finali diverse delle
  farine animali prodotte dal materiale a basso rischio ed a
  rischio specifico e la possibilità di ottenere indennità per
  lo smaltimento delle seconde (ai sensi del decreto legge 11
  gennaio 2001 n.  1) consentirebbe facili spostamenti di grosse
  quantità da una categoria all'altra, in funzione dei maggiori
  profitti, nonché un aumento dei quantitativi mediante false
  dichiarazioni attestanti operazioni mai effettuate o non
  rispondenti al vero e difficilmente riscontrabili.
      Gioverebbe al sistema che venissero al più presto
  chiarite alcune modalità di eliminazione dei rifiuti di
  origine animale e si operasse la distinzione tra quanto va
  effettivamente distrutto e quanto, invece, può essere
  riutilizzato in zootecnia, nell'industria farmaceutica ed
  altro.
      Tornando all'analisi della filiera, l'intero sistema
  rivela la necessità di potenziare i controlli sulla
  movimentazione dei bovini, in modo da assicurare la loro
  rintracciabilità e quella delle loro carni, degli scarti e
  delle farine, dotando anzitutto la banca dati per
  l'identificazione e la registrazione del bestiame, che non
  opera ancora a regime, dei mezzi e delle risorse necessarie.
  Occorre, poi, definire le modalità di controllo dell'intero
  sistema, compresa la predisposizione di un protocollo di
  monitoraggio specifico per le attività di trasformazione e gli
  impianti d'incenerimento con i loro prodotti finali (le
  ceneri).
      Indicativa della situazione è la circostanza, evidenziata
  dal sottosegretario alla sanità(34), che si continuino a
  scoprire mattatoi clandestini sul territorio nazionale,
  nonostante l'intensificazione dei controlli ad opera del NAS
  dei carabinieri.  Anche i servizi ispettivi della Commissione
  dell'Unione europea hanno lamentato, per l'Italia, carenze di
  personale per le attività di coordinamento e vigilanza sia a
  livello centrale che periferico.
      (34) Vedi audizione del 15 febbraio 2001.
      Bisogna in ogni caso garantire che le operazioni di
  pretrattamento avvengano con le più rigorose garanzie ed i più
  rigorosi controlli sanitari ed ambientali.  Ciò soprattutto in
  relazione al fatto che il "prione" può sopravvivere alle
  temperature che si raggiungono nei processi industriali di
  pretrattamento e pertanto potrebbe essere rilasciato nelle
  acque e, peggio, finire nei fanghi di depurazione che vengono
  poi usati come fertilizzanti e concimi.
      Assai debole è, poi, il coordinamento tra i vari organi
  deputati alla vigilanza ed al controllo del settore; come
  evidenziato dal direttore dell'Agenzia nazionale di protezione
  dell'ambiente (ANPA), sul territorio nazionale si registra
  un'assenza generalizzata di
 
                              Pag. 213
 
  informazioni sui problemi connessi allo smaltimento degli
  scarti e delle farine animali.  Gli operatori richiedono,
  inoltre, precise indicazioni sul tipo di strumenti ed azioni
  da intraprendere per fronteggiare l'emergenza.
      Vi è, quindi, l'esigenza di individuare le problematiche
  connesse alla gestione dell'intero ciclo di trattamento dei
  materiali a rischio, dalla ricezione e stoccaggio sino
  all'incenerimento.  Lo scambio di informazioni, che alle
  autorità di controllo pervengono da canali diversi (ad esempio
  attività di accertamento sanitario ed amministrativo delle
  imprese), consentirebbe una maggiore conoscenza dei problemi
  dell'intero ciclo, realizzando una più efficace azione di
  contrasto.
      Del resto, preoccupazioni sull'attuale funzionamento del
  sistema dei controlli sono state espresse dal ministro delle
  politiche agricole e forestali, dal sottosegretario alla
  Sanità e dal commissario straordinario per l'emergenza
  BSE(35), i quali hanno convenuto sulla necessità di rendere
  capillari e sistematici i controlli sul territorio, nonché
  sulla possibilità di promuovere l'attivazione del potere
  straordinario di ordinanza spettante alle prefetture, al fine
  di fronteggiare situazioni di eccezionale emergenza e di
  reprimere qualsiasi tentativo di speculazione nella filiera
  carni (articolo4 del decreto legge n. 1 dell'11 gennaio
  2001).
      (35) Vedi audizione del 15 febbraio 2001.
      3.7  Brevi cenni sulla natura degli scarti di
  macellazione e delle farine proteiche.
      La questione relativa alla natura degli scarti da
  macellazione e delle farine proteiche è oggetto di discussione
  sia da parte dello Stato italiano che degli Stati membri della
  Comunità europea.
      In Italia, a seguito dell'emanazione del "decreto Ronchi"
  che - in attuazione della normativa comunitaria - ha
  disciplinato la materia dei rifiuti, si è posto il problema
  della qualificazione dei predetti materiali; soprattutto
  l'Agenzia nazionale di protezione dell'ambiente (Anpa), anche
  attraverso le sue unità operative territoriali (Arpa e Appa),
  ha ritenuto che l'intera materia degli scarti e delle farine
  animali non rientri nel campo di applicazione della normativa
  speciale sanitaria (decreto legislativo n. 22/92), ma vada
  correttamente ricondotta alla disciplina dettata dal "decreto
  Ronchi", trattandosi di rifiuti di origine animale, secondo -
  del resto - la definizione adottata dalla stessa normativa
  comunitaria.  In tal senso, si sono registrati anche diversi
  interventi della magistratura ordinaria che ha irrogato
  sanzioni, ai sensi del decreto Ronchi, nei confronti dei
  titolari di stabilimenti di raccolta e trasformazione di tali
  rifiuti.
      La Commissione europea è di contrario avviso, poiché
  ritiene che le attività di raccolta, trasporto, trasformazione
  e commercializzazione dei rifiuti di origine animale ricadono
  nell'ambito della direttiva
 
                              Pag. 214
 
  90/667/Ce, recepita nel nostro ordinamento con il decreto
  legislativo n. 508 del 1992 (vedi sopra).  In sostanza, secondo
  il legislatore comunitario, gli scarti e le farine animali non
  destinati al consumo umano, pur venendo classificati come
  "rifiuti di origine animale" dalla direttiva 90/667/Ce, non
  possono considerarsi "rifiuti" ed essere assoggettati alla
  relativa disciplina, perché essi non vengono eliminati, ma
  soltanto trasformati per essere immessi nel ciclo
  produttivo.
      I recenti interventi per fronteggiare l'emergenza BSE
  (nazionali e comunitari), specie in relazione alla scoperta
  della probabile trasmissione della malattia attraverso le
  farine di carne presenti nei mangimi, sembrano, però, indurre
  la Commissione europea a porsi nuovamente il problema della
  natura e di una corretta ed omogenea classificazione degli
  scarti e delle farine animali, anche in relazione alle
  decisioni tutte finalizzate alla minimizzazione del rischio di
  trasmissione delle encefalopatie spongiformi bovine.
      In Italia, basta ricordare il susseguirsi di una serie di
  provvedimenti di tutela preventiva: l'ordinanza ministeriale
  15 giugno 1998, che ha eliminato dal consumo umano ed animale
  il materiale specifico a rischio ottenuto da animali della
  specie bovina, ovina e caprina provenienti da alcuni Stati
  della Comunità in cui veniva già adottato il sistema di
  sorveglianza contro la BSE; le più recenti ordinanze che hanno
  posto il divieto di somministrazione delle proteine animali a
  tutti gli erbivori, laddove precedentemente si faceva
  riferimento ai soli ruminanti, nonché l'obbligo di distruzione
  del materiale specifico a rischio e ad alto rischio, con il
  divieto assoluto di impiego; il decreto legge n. 8 del 14
  febbraio 2001, che ha previsto la destinazione
  all'incenerimento o coincenerimento anche delle proteine
  animali ottenute dal materiale a basso rischio e destinate
  all'ammasso pubblico.
      In questo contesto, è necessaria un'opera di
  razionalizzazione del sistema normativo comunitario ed
  interno, poiché la divergenza nelle regolazioni nazionali
  sugli scambi può determinare una diffusione della malattia
  anche all'esaurirsi della fase emergenziale.
      Si tratta del problema che maggiormente sta impegnando la
  Commissione europea, poiché è di tutta evidenza che la
  concreta possibilità di realizzare il raccordo tra le
  normative dei singoli Stati passa, anzitutto, attraverso la
  previsione di una classificazione omogenea dei rifiuti di
  origine animale; in quella sede, è positivo l'orientamento ad
  una codificazione cer, secondo quanto riferito dal
  sottosegretario alla sanità e dal commissario straordinario
  per l'emergenza BSE.
      A livello di normazione interna, occorre procedere ad
  un'armonizzazione delle leggi speciali del settore, specie in
  considerazione dei numerosi interventi d'urgenza, disordinati
  e non sempre coordinati tra loro e con la normativa generale
  in materia di carni e prodotti derivati; tutti fattori che
  rendono difficile la consultazione e la corretta applicazione
  delle leggi da parte degli operatori.
      4  Conclusioni.
      A conclusione di questa esposizione dell'indagine svolta
  dalla Commissione, fermo restando che la complessità della
  situazione
 
                              Pag. 215
 
  richiede un'analisi completa di tutte le fasi di filiera ed
  ulteriori approfondimenti, è possibile qui tracciare delle
  considerazioni su quanto è stato possibile osservare nel ciclo
  produttivo delle carni bovine e dei sottoprodotti, con
  particolare riferimento alle fasi delle attività di
  trasformazione e distruzione degli scarti di macellazione e
  delle farine proteiche.
      La Commissione - se pure valuta favorevolmente la
  risposta tempestiva da parte dei dicasteri preposti (sanità,
  ambiente e politiche agricole e forestali) a fronteggiare
  l'attuale situazione di emergenza - non può fare a meno di
  evidenziare, per un verso i problemi di pratica attuazione
  della normativa esistente, con ovvie conseguenze sul
  meccanismo di funzionamento della filiera; dall'altro, le
  numerose difficoltà che permangono a livello organizzativo e
  di coordinamento fra le strutture delegate ai controlli.
      Sotto il primo profilo, un elemento di incertezza da
  sciogliere riguarda le possibili destinazioni dei grassi
  ottenuti dalle lavorazioni degli scarti: nell'attuale
  situazione di emergenza, le aziende proseguono nelle attività
  di trasformazione e stoccaggio e, quindi, i grassi continuano
  ad accumularsi, rendendo facilmente prevedibile una prossima
  saturazione dei magazzini e la paralisi delle stesse
  lavorazioni.
      La Commissione sollecita, pertanto, un intervento del
  Governo che preveda, nel breve termine, l'ammasso pubblico
  anche per i grassi animali, al fine di consentire alle imprese
  di continuare il ciclo di lavorazione e di tutelare un
  corretto smaltimento.  Vanno altresì disciplinate le modalità
  di utilizzo dei grassi come combustibili presso le centrali
  termiche.
      Un altro elemento di difficoltà che, nell'attuale
  situazione di emergenza, era rappresentato dalla carenza di
  impianti dotati della tecnologia adeguata allo smaltimento del
  sangue (soltanto due nel territorio nazionale), pare, invece,
  in via di superamento, grazie alle previsioni della
  recentissima circolare del dicastero della sanità, secondo cui
  il sangue proveniente da animali abbattuti ai sensi del
  regolamento 2777/2000 Ce, va distrutto mediante incenerimento
  o coincenerimento; inoltre, le aziende possono trattarlo
  presso gli impianti autorizzati al basso e all'alto rischio,
  al fine di renderlo idoneo all'incenerimento.
      La scarsa chiarezza della normativa d'urgenza, circa i
  soggetti destinatari dell'indennità per la distruzione del
  materiale specifico a rischio, ingenera ulteriore confusione e
  possibilità di speculazioni.  In realtà, l'orientamento di
  tutti gli operatori del settore è per una ripartizione di tale
  indennità fra coloro che partecipano dell'intero processo
  produttivo (dall'azienda di allevamento a quella di
  macellazione, allo stabilimento di trasformazione fino
  all'impianto di incenerimento)(36); sarebbe, però, opportuna
  un'indicazione precisa sul punto da parte del Governo, al fine
  di ovviare alle attuali incertezze e ristabilire l'equilibrio
  tra le varie posizioni economiche.
      (36) Vedi, da ultimo, il decreto-legge 18 febbraio
  2001, n. 8.
 
                              Pag. 216
 
      Altro elemento di difficoltà che impedisce un corretto
  funzionamento del mercato dei rifiuti di origine animale - da
  risolvere con sollecitudine - è rappresentato dalla mancanza
  di una chiara distinzione tra rifiuti di origine animale che
  vanno distrutti mediante incenerimento o coincenerimento e
  quelli che, invece, possono essere riutilizzati in zootecnia,
  nell'industria farmaceutica e altro.  Si è visto che
  l'orientamento generale, espresso anche dalle disposizioni
  contenute nel decreto legge n. 8 del 14 febbraio 2001, sembra
  quello di favorire la distruzione anche del materiale a basso
  rischio, prevedendone un utilizzo esclusivamente per la
  produzione di alimenti per animali familiari, prodotti tecnici
  e farmaceutici
      La Commissione auspica, comunque, che vengano al più
  presto assunte chiare ed univoche determinazioni a livello
  comunitario sulle destinazioni del materiale a basso rischio,
  che sarebbero utili anche alla gestione della politica
  agricola comune oltre che della sicurezza sanitaria.
      Va, poi, rilevata la necessità di razionalizzazione del
  sistema normativo vigente all'esaurirsi della fase
  emergenziale, attraverso un riordino sistematico dei numerosi
  interventi normativi che si sono succeduti, in aggiunta o
  sostituzione a precedenti provvedimenti, rendendo talvolta
  complicata anche l'individuazione dei vari referenti
  istituzionali, si tratti dell'organo di controllo o di quello
  che deve rilasciare le autorizzazioni, ovvero dell'organo che
  ha compiti di sola vigilanza nel settore (si pensi alle
  regioni).
      Il problema di armonizzare la normativa vigente si pone
  anche nei rapporti tra Stati membri della Comunità europea, al
  fine di minimizzare il rischio BSE negli scambi.  Al riguardo,
  si ritiene importante che la Commissione europea continui nei
  lavori che in tale direzione sta svolgendo, anche attraverso
  l'istituzione di commissioni e tavoli tecnici di confronto su
  temi specifici, che vedono la partecipazione dei
  partners  europei.
      In quelle sedi, va valutato positivamente l'orientamento
  espresso per una codificazione  CER  dei rifiuti di
  origine animale.  Altrettanto positivamente la Commissione
  valuta i recenti obblighi introdotti dai regolamenti
  comunitari, che mirano a garantire la rintracciabilità del
  prodotto carne e dei suoi sottoprodotti.
      Dall'indagine della Commissione emerge, infine,
  l'importanza dei controlli nell'intera filiera delle carni
  bovine.
      Va ribadito che i controlli devono essere intensificati
  ed attuati con sistematicità da parte dei vari organi preposti
  (servizi veterinari centrali e regionali, ispettorato per la
  repressione delle frodi, forze di polizia, Asl, Arpa); da un
  lato, infatti, occorrono maggiori e più efficienti controlli
  sui movimenti degli animali e sugli aspetti sanitari;
  dall'altro, vanno effettuati maggiori e più efficienti
  controlli amministrativi sulle attività.
      Bisogna in ogni caso garantire che le operazioni di
  pretrattamento avvengano con le più rigorose garanzie ed i più
  rigorosi controlli sanitari ed ambientali.  Ciò soprattutto in
  relazione al fatto che il "prione" può sopravvivere alle
  temperature che si raggiungono nei processi industriali di
  pretrattamento e pertanto potrebbe essere rilasciato nelle
  acque e, peggio, finire nei fanghi di depurazione che vengono
  poi usati come fertilizzanti e concimi.
 
                              Pag. 217
 
      Una maggiore incisività nei controlli consentirebbe di
  arginare fenomeni di distorsione del mercato (vedi i
  raggruppamenti di imprese, i costi alti di smaltimento) e di
  accertare la reale attività svolta dai numerosi centri di
  stoccaggio provvisorio degli scarti di macellazione, che si
  prestano a violazioni da parte di eventuali operatori senza
  scrupoli, i quali agiscono in dispregio delle norme vigenti,
  con conseguente pericolo per la salute pubblica.
      Al contempo, va realizzata una maggiore collaborazione
  tra gli organi di controllo, in modo da rendere più incisive
  le verifiche delle attività in questione ed efficace il
  contrasto a possibili fenomeni illegali.
      Conclusivamente, in ragione delle circostanze e dei
  fenomeni che si registrano, può affermarsi che gli elementi
  acquisiti consentono di valutare positivamente l'azione del
  governo, ma che appare necessario uno sforzo comune per
  superare taluni punti critici del sistema, che preoccupano per
  i delicati profili di tutela della salute collettiva su cui
  vanno ad incidere.
      Va realizzata, a tal fine, una strategia di prevenzione
  generale e speciale, nonché un'adeguata cultura del controllo
  tra i vari soggetti istituzionali, che garantisca ai cittadini
  la qualità delle carni e dei prodotti di carne bovina
  consumati.
      Da ultimo, va mantenuto e rafforzato l'impegno a seguire
  con attenzione l'evolversi della situazione, investendo mezzi
  e risorse che favoriscano la progressione della ricerca
  medico-scientifica verso soluzioni contro la diffusività e gli
  esiti letali dell'encefalopatia spongiforme bovina (BSE o
  TSE).
 
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