| EDRO COLOMBINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo sul complesso degli emendamenti di questo disegno
di legge per commentare in maniera profondamente critica, come
il numero di emendamenti del nostro gruppo dimostra, ciò che
ci apprestiamo a votare.
Il commento critico è sulla forma e sulla sostanza. Per
quanto riguarda la forma, dobbiamo rilevare, ancora una volta,
come allo scadere della legislatura questa maggioranza voglia
a tutti i costi, a colpi di maggioranza, far passare un
provvedimento che snatura letteralmente l'idea di cooperativa
all'interno del nostro paese, non tenendo assolutamente
presente la posizione espressa dall'opposizione in questi mesi
di lavoro in Commissione e sapendo che, oltre tutto, parecchi
deputati della sinistra hanno avuto forti dubbi
sull'opportunità di portare avanti in questo modo il
provvedimento in esame.
In merito alla sostanza, dobbiamo dire che non abbiamo
ostilità preconcette nei confronti del sistema
cooperativistico, che invece riteniamo possa essere un
pilastro importante per il rilancio economico del nostro paese
e far parte integrante della sua imprenditorialità.
Quello che non ci piace è l'approccio improprio alla
logica della cooperazione da parte del Governo e della sua
maggioranza. Le cooperative sono imprese come tutte le altre,
fino al momento in cui non hanno trattamenti privilegiati,
naturalmente a partire da quello fiscale, che è uno dei più
importanti. Se non sono imprese come tutte le altre, allora
dovrebbero avere un trattamento separato, diviso. All'interno
della cooperativa distinguiamo due forme di lavoro, quella del
socio lavoratore e quella del dipendente non socio. Dal nostro
punto di vista, il socio lavoratore dovrebbe costituire la
spina dorsale del sistema cooperativistico: i soci lavoratori
dovrebbero essere la regola, la stragrande maggioranza. Invece
ci stiamo portando in una situazione diametralmente opposta,
cioè quella in cui il non socio, il dipendente sta
prevaricando in numero e, molte volte, anche in compiti il
socio lavoratore. Il dipendente, a nostro avviso, dovrebbe
essere un momento della cooperativa, soprattutto in
particolari periodi dell'anno o sotto particolari richieste o
sollecitazioni del mercato. Contrariamente, la sua figura in
pratica non dovrebbe esistere, se non - ripetiamo - come fatto
eccezionale. Succede, invece, che in questa legge non solo si
definisca una serie di provvedimenti a
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favore e a tutela del dipendente ma si cerchi addirittura di
mascherare il socio lavoratore quale dipendente. Per noi il
socio lavoratore è un imprenditore e come tale non può essere
soggetto a vincoli, a rigidità.
Condividiamo la parte della sicurezza di questo
provvedimento, in quanto essa deve garantire tutti,
imprenditori e dipendenti. Su questo non c'è dubbio, ma tutti
i vincoli che vengono dati dalle condizioni retributive, dalle
posizioni pensionistica ed assicurativa non li condividiamo
affatto. Il socio lavoratore è un imprenditore e come tale
deve partecipare con flessibilità agli utili e, naturalmente,
in alcuni casi anche alle perdite di un'impresa. Questo fa
parte del rischio.
Toccherò invece alcuni punti che dimostrano il contrario
all'interno di questa legge. Intanto prevediamo, come prima
cosa, l'applicazione dello statuto dei lavoratori per i
lavoratori subordinati. Ciò proprio per sottolineare come
questa figura debba essere importante all'interno della
cooperazione. Diciamo che anche tutte le compatibilità dello
statuto dei lavoratori con le figure degli autonomi debbano
essere messe a fuoco. Diamo così il diritto di attività
sindacale che, all'interno di un'impresa fatta di
imprenditori, teoricamente non dovrebbe neppure esistere.
Per ciò che riguarda il trattamento economico, definiamo
che quello del lavoratore subordinato non può essere inferiore
a quello minimo previsto dal contratto collettivo nazionale di
lavoro. Stabiliamo che per il lavoratore autonomo i compensi
debbano essere quelli medi in uso per lo stesso tipo di
attività lavorativa. Togliamo, quindi, tutta quella
flessibilità che dovrebbe garantire un miglior funzionamento,
senza snaturare l'attività cooperativistica.
Per quanto riguarda invece la parte previdenziale e
assicurativa, si applica la disciplina prevista per il tipo di
lavoro subordinato instaurato, considerato il trattamento
economico come reddito da lavoro dipendente.
Esistono ancora due punti, a nostro avviso,
particolarmente critici: l'aver fissato la competenza del
giudice ordinario per le controversie inerenti il rapporto
associativo e la competenza funzionale del giudice del lavoro
per le controversie inerenti il rapporto di lavoro del socio;
per le controversie sul rapporto di lavoro si applicano invece
le procedure di conciliazione arbitrali rituali previste in
materia di pubblico impiego, dalla quale mi sembra che qui
siamo molto distanti.
In ultimo, si sancisce che le cooperative con soci
lavoratori devono definire un regolamento che, a pena di
nullità, non potrà prevedere clausole peggiorative rispetto al
contratto nazionale di lavoro. Quindi, se la cooperativa non
sarà in condizioni economiche di avere utili, avrà delle
perdite perché tutti i dipendenti, compreso il socio
lavoratore, hanno diritto ad uno stipendio che non è possibile
toccare.
Questa legge ci sembra inutile, perché non valorizza nel
modo assoluto la vera cooperazione, così come ci sembra che
gli emendamenti da noi presentati non daranno benefici perché
constatiamo una grande rigidità nelle file della maggioranza
nel recepire le nostre proposte. Di conseguenza fin da ora ci
poniamo in una posizione molto critica e faremo il possibile
perché il provvedimento non sia portato a compimento.
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