| ANTONINO LO PRESTI. Presidente, il provvedimento che oggi
dovremmo approvare con una certa rapidità - perché
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questa sembra essere la volontà della maggioranza - è
l'ennesima dimostrazione della volontà di questa maggioranza
di calpestare qualsiasi ipotesi di confronto democratico
corretto con l'opposizione. E' l'ennesima dimostrazione
dell'arroganza che purtroppo ha contraddistinto i
comportamenti di questa maggioranza e del Governo per tutta la
legislatura, e che si acuiscono vieppiù in questa fase finale.
La dimostrazione di quanto sto dicendo si rinviene nelle
dichiarazioni dettate da alcuni esponenti del Governo e della
maggioranza nei verbali della Commissione, a proposito
dell'impossibilità di introdurre qualsiasi miglioramento al
testo oggi in discussione, pur riconoscendo la necessità che
qualche modifica andava apportata.
Dunque, se qualche modifica deve essere apportata, come ha
riconosciuto lo stesso relatore in Commissione quando ha
sostenuto che molti emendamenti presentati sono condivisibili,
non capisco per quale motivo oggi si tronchi ogni possibilità
di confronto con l'opposizione. Lo stesso sottosegretario
Piloni ha dichiarato che "il provvedimento sarebbe da
perfezionare, tuttavia, se decidessimo di intervenire
ulteriormente sulle modifiche apportate dal Senato, ci
infileremmo in quella zona grigia richiamata poc'anzi, che
porterebbe alla chiusura della legislatura senza una legge che
regoli la materia". Domando: è giusto varare una legge che
regoli la materia in modo così impreciso o non è piuttosto
giusto varare una legge che contribuisca seriamente alla
risoluzione dei problemi esistenti, cioè i rapporti tra i soci
lavoratori e la cooperativa e la loro valenza nell'ambito
dello sviluppo della cooperazione in generale?
Il provvedimento, come hanno riconosciuto i colleghi che
mi hanno preceduto, solo formalmente regola il rapporto di
lavoro del socio lavoratore, perché in realtà è un'altra
greppia che limita la libertà di impresa e mortifica
l'autonomia imprenditoriale della società cooperativa.
L'articolo 1, per esempio, rappresenta un vero e proprio
attentato al principio associativo che caratterizza il
rapporto cooperativistico. Nella formulazione di questo
articolo, infatti, non si è tenuto conto assolutamente del
portato giurisprudenziale finora maturato.
Il tempo a mia disposizione non è molto e quindi dovrò
limitarmi a richiamare l'attenzione dei colleghi su alcuni
punti cruciali del provvedimento in esame che a mio avviso
devono essere modificati e sui quali, comunque, interverremo
nella prossima legislatura, nel momento in cui avremo la
possibilità di gestire, da maggioranza, il Governo del
paese.
Mi riferisco in particolare all'articolo 3, che è una
norma ingannatrice. Tale articolo regola il trattamento
economico del socio lavoratore. Il principio ispiratore
dovrebbe essere il rispetto del contratto collettivo nazionale
di lavoro da parte delle cooperative; in realtà, leggendo
attentamente il testo, ci si rende conto che non è così.
Quando si afferma infatti che le società cooperative sono
tenute a corrispondere al socio lavoratore un trattamento
economico complessivo (dietro questa parola si nasconde il
trucco!), non si risolve il problema del rispetto integrale
del contratto collettivo di lavoro, come invece avviene da
parte di quelle cooperative che partecipano con le carte in
regola a tutte le gare di appalto che si svolgono nel nostro
paese e che danno ai propri lavoratori il trattamento
economico legittimo, giustificato e congruo previsto dalla
normativa contrattuale.
Nel trattamento economico complessivo a cui fa riferimento
l'articolo 3 si nasconde la possibilità per certe cooperative
di comprendere nell'emolumento pagato al socio lavoratore
determinate voci, che non sono riconducibili allo stipendio
previsto dal minimo contrattuale o dal livello contrattuale ma
sono riferibili ad indennità diverse che, pur cumulandosi e
diventando trattamento economico complessivo, sfuggono a due
tipi di controlli. In primo luogo, queste voci sfuggono alla
contribuzione (vedremo che refluenze avrà questa norma sul
successivo articolo 4, recante disposizioni in materia
previdenziale). Inoltre, si consente alle piccole cooperative
di presentarsi formalmente in
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regola nelle gare di appalto per l'acquisizione dei lavori ai
quali esse sono deputate, ma in realtà risparmiando
congruamente rispetto a quelle cooperative che già applicano
il contratto collettivo di lavoro e che non danno soltanto ai
loro soci un trattamento economico complessivo che può
sfuggire al riferimento contrattuale.
Ecco perché saranno svantaggiate le cooperative che
pagheranno e pagano i loro lavoratori rispettando il contratto
collettivo di lavoro nonché i lavoratori di quelle
cooperative, che avranno un trattamento economico complessivo
diverso, forse superiore ma nella sostanza assolutamente
sganciato dal trattamento previsto dal contratto. Ciò avrà
gravi riflessi sull'applicabilità degli articoli 35 e 36 dello
statuto dei lavoratori, che prevedono l'obbligo per tutti i
soggetti che partecipano o acquisiscono lavori da parte delle
pubbliche amministrazioni (le cooperative lavorano in massima
parte con le pubbliche amministrazioni) di applicare
integralmente i contratti collettivi di lavoro. Questo è a mio
avviso un aspetto gravissimo, che non rende giustizia agli
interessi dei lavoratori e di quel sistema cooperativistico
che è già in regola da molti anni sotto questo profilo.
Ciò che ho detto a proposito del trattamento economico del
lavoratore di cui all'articolo 3 ha un riflesso immediato
sulla previsione dell'articolo 4 (abbiamo presentato numerosi
emendamenti al fine di modificare anche questa norma), che
reca disposizioni in materia previdenziale. Anzitutto, è
prevista una delega al Governo per l'emanazione di principi
direttivi in materia di equiparazione della contribuzione
previdenziale e assistenziale dei soci lavoratori a quella dei
lavoratori dipendenti da impresa. La necessità di questa
delega, in realtà, marca la differenziazione dei trattamenti
economici che in sede pensionistica verranno perequati,
nonostante le differenti retribuzioni che esisteranno nei
fatti e che si ripercuoteranno a danno del sistema
previdenziale. Alcune cooperative caricheranno sulle
retribuzioni dei loro lavoratori una determinata quota di
contributi ed altre caricheranno sulla fittizia retribuzione
dei soci lavoratori una quota sicuramente inferiore. Queste
quote, poi, verranno perequate (perché così prevede la norma)
e il danno sarà pagato dall'intero sistema previdenziale. Per
questo chiediamo che l'articolo in questione sia
modificato.
Voglio inoltre svolgere alcuni brevi considerazioni sulla
confusione che crea l'articolo 5 a proposito delle competenze
giurisdizionali assolutamente diverse e non coordinate in
materia di conflitto o di patologia del rapporto di lavoro.
Abbiamo tre competenze giurisdizionali diverse, con tre
differenti ipotesi di conciliazione e arbitrato. Non credo che
in futuro questo gioverà al sistema nel suo complesso.
Vi è, infine, l'articolo 7. Si riscontra un eccesso di
deleghe attribuite al Governo a proposito della vigilanza in
materia di cooperazione. Sono previste deleghe specifiche, che
di fatto spoglieranno il Parlamento del potere, che gli
spetta, di intervenire su questa materia. Queste deleghe hanno
il sapore di un "effetto annuncio" e in realtà stravolgeranno
tutto il sistema: consentire infatti al Governo di dare agli
amministratori e agli impiegati consigli per migliorare la
gestione della democrazia cooperativa e di intervenire financo
nel campo della verifica mutualistica delle società
cooperative significa, di fatto, snaturare il provvedimento
nel suo complesso.
Sono questi i motivi, signor Presidente, per i quali
abbiamo presentato emendamenti che a nostro avviso sono
essenziali per modificare in modo corretto e più aderente alla
realtà del sistema cooperativistico il provvedimento in esame.
Nel corso della discussione cercheremo di illustrare i nostri
emendamenti per spiegarne il contenuto e le finalità.
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