| ETTORE PERETTI. Signor Presidente, è singolare come la
sinistra porti, proprio in fine di legislatura, un
provvedimento che ha due cardini fondamentali, come quello di
interessarsi di cooperazione e quello di inserire misure
rigide di politica economica: si tratta di due elementi
portanti del manifesto politico della sinistra, anche se
magari il tentativo nella campagna elettorale è di dimostrare
il contrario.
Noi siamo molto critici, addirittura contrari a questo
provvedimento, confortati dall'autorevole opinione di settori
importanti della cooperazione. Siamo contrari, perché non ci
convince il tentativo di disciplinare la figura del socio
lavoratore di cooperativa di lavoro e non ci convince in
particolare la distinzione fra rapporto associativo e rapporto
di lavoro subordinato. Naturalmente, la nostra opposizione non
significa opposizione al sistema della cooperazione; anzi, noi
riteniamo che il mondo della cooperazione sia un'istituzione
fondamentale, un architrave fondamentale del nostro sistema
economico e la nostra opposizione a questo provvedimento va
proprio nel senso di cercare di tutelare la specificità del
rapporto di cooperazione. Invece notiamo che, per la sinistra,
la cooperativa è un'impresa come tutte le altre, dove il
lavoro dipendente può essere tranquillamente
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la norma, mentre noi riteniamo necessario - essendo la
cooperativa un'impresa particolare, che fonda la sua ragion
d'essere sulla mutualità - riconoscere, tutelare e promuovere
tale mutualità. Pertanto quest'indicazione di principio molto
importante ed irrinunciabile deve condurre a tutta una serie
di prese di posizione e di interventi che vadano nel senso di
salvaguardare questa specificità.
Il socio lavoratore, in un'impresa cooperativa, dovrebbe
essere la regola e non l'eccezione; il lavoratore dipendente
dovrebbe essere un'eccezione e dovrebbe servire a fronteggiare
le esigenze in momenti particolari della vita della
cooperativa. Abbiamo visto invece che con questo provvedimento
il socio lavoratore dipendente diventa una condizione
prevalente e questo serve per andare incontro alle esigenze di
un certo tipo di cooperazione. E' inutile nascondersi dietro
un dito: esiste un settore importante della cooperazione
legato alla sinistra, la lega delle cooperative, che ormai ha
una struttura tale per cui è difficile distinguerla da
un'impresa normale e che ha bisogno di provvedimenti del
genere per potenziare e tutelare la sua configurazione
definitiva, dimostrando così l'esistenza di un malcelato
conflitto di interessi che lega questo settore economico alla
sinistra.
Noi siamo contrari al disegno di legge in esame perché il
socio lavoratore diventa sostanzialmente un dipendente
mascherato, come è stato autorevolmente ricordato da tanti
colleghi che mi hanno preceduto, mentre per noi il socio di
una cooperativa è un imprenditore, magari anomalo, e in quanto
imprenditore non può essere soggetto a tutte quelle rigidità
concernenti il rapporto di lavoro subordinato. Se è un
imprenditore, deve poter contare su tutta una serie di
flessibilità ed accedere alla compartecipazione con il
connesso rischio di impresa; occorre pertanto stabilire un
collegamento tra la figura dell'imprenditore e il rischio
d'impresa.
A nostro giudizio sarebbe stata necessaria una legge che
andasse nella direzione opposta, mentre nel provvedimento al
nostro esame si cerca di dare un'impronta operaistica alla
cooperazione; noi crediamo che l'impronta imprenditoriale
della cooperazione debba essere mantenuta e rafforzata, ma in
questo la sinistra ha dimostrato ancora una volta di avere una
concezione dirigistica e burocratica della politica economica,
una concezione che ha introdotto in questa legislatura tutta
una serie di rigidità che poi si ripercuotono negativamente
sulla possibilità di creare sviluppo e nuova occupazione.
Per questo motivo voteremo a favore di tutti gli
emendamenti presentati dalla Casa delle libertà e dichiariamo
fin d'ora voto contrario sul complesso del provvedimento.
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