| EUGENIO VIALE. Signor Presidente, mi ricollego a quanto è
stato detto molto bene dai colleghi della minoranza che mi
hanno preceduto, però voglio svolgere una riflessione di tipo
più generale partendo da principi costituzionali e da principi
contenuti nel nostro codice civile.
La nostra Costituzione, all'articolo 41, afferma che
l'iniziativa economica privata è libera ed il nostro codice
civile definisce l'imprenditore come colui che esercita
un'attività economica organizzata al fine della produzione o
dello scambio di beni o di servizi. Nel nostro ordinamento vi
è, quindi, un principio generale di libertà di impresa, un
principio generale di libero mercato e dunque di libera
concorrenza. Vi è pertanto un'attività di impresa che affronta
autonomamente il mercato e la concorrenza e che si sviluppa,
cercando in tutti i modi di affinare e di migliorare la
propria attività produttiva o di scambio, e in quest'ottica si
raggiunge lo scopo ultimo del miglioramento della società e
del reddito prodotto per tutta la società.
In questa ottica di impresa, in Italia è tutelata
l'impresa cooperativa in quanto piccola impresa che rispecchia
questi principi di rischio e di libera concorrenza e in cui i
soci lavoratori sono nello stesso tempo imprenditori di se
stessi e lavoratori. I soci lavoratori dell'impresa
cooperativa, quindi, sono degli imprenditori, affrontano
anch'essi il mercato, partecipano ai rischi dell'impresa
cooperativa, hanno dal mercato, se sono capaci, un giusto
riconoscimento, migliorano la loro attività affrontando la
concorrenza e perfezionando le loro prestazioni, migliorano le
loro retribuzioni se producono bene, se lavorano bene, se
hanno abilità e coraggio. Attraverso questo modo
cooperativistico di affrontare il mercato, si sviluppa
l'economia in un paese.
Con il progetto di legge in esame, invece, si vuole
abolire questo meccanismo di impresa cooperativistica, si
vuole abolire la spinta ideale che hanno i soci lavoratori di
una cooperativa, perché si vuole garantire qualcosa che, in un
libero mercato, non può essere garantito. Si vuole far sì che
i soci lavoratori diventino in realtà dei lavoratori
dipendenti. Ma allora, lo si dica chiaramente. Si dica
chiaramente che la cooperativa non è più un'impresa fatta da
soci lavoratori e nello stesso tempo imprenditori ma che
diventa anch'essa un'impresa che ha semplicemente dei
dipendenti. Ma in quell'impresa chi sarà allora
l'imprenditore? Sarà forse lo Stato? Perché questa, colleghi,
è la vera filosofia di fondo dell'articolato al nostro esame.
Quello che si vuole applicare è un principio garantista, un
principio dirigista, un principio statalista e, io dico, anche
un principio comunista. In questo articolato vi è chiaramente
un principio comunista teso a garantire, in qualche modo, una
retribuzione che non si sa a chi spetti garantire. Se,
infatti, siamo di fronte ad imprese che lavorano nel mercato e
che devono, quindi, operare bene per poter
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guadagnare e per poter distribuire tra i soci i propri
guadagni, non si sa chi debba poi garantire quel salario che
si vuole sia comunque garantito.
In questo disegno di legge, quindi, cari colleghi, vengono
espressi veramente principi di sinistra, comunisti che vanno
contro il sistema liberale che noi invece vogliamo propugnare
in Italia.
Per tutti i motivi esposti, noi siamo fondamentalmente
contrari a questo progetto di legge, perché va contro
l'interesse della collettività e contro lo sviluppo e la
modernizzazione della nostra società. Cercheremo, pertanto, in
tutti i modi, attraverso i nostri emendamenti, di attenuare
quanto meno l'effetto negativo che esso avrà su tutta
l'economia, soprattutto cooperativistica. Aggiungo un'altra
considerazione: se verrà approvato questo disegno di legge, la
gran parte delle cooperative, cioè quelle piccole, scomparirà
e non avrà più possibilità di esistere; si avrà quindi un
ulteriore effetto negativo nell'economia (Applausi dei
deputati del gruppo di Forza Italia).
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