| DARIO GALLI. Anch'io, come hanno fatto tutti i colleghi
che mi hanno preceduto, intervengo per sottolineare la
contrarietà della Lega nord Padania a questo provvedimento e
per sostenere tutti gli emendamenti che la Casa delle libertà
ha presentato. Poiché è difficile che tali emendamenti siano
accolti, non sarà possibile migliorare l'impianto del
provvedimento.
I colleghi che mi hanno preceduto hanno già avuto modo di
chiarire i motivi della contrarietà su questo provvedimento.
E' evidente che non è possibile - come più volte è stato detto
in passato - fare i finti liberisti quando fa comodo
mantenendo,
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sotto sotto, la vecchia anima comunista sperando che nessuno
se ne accorga.
Il discorso del socio lavoratore nelle cooperative è
estremamente serio ed importante perché una cosa è se il socio
lavoratore mantiene questa sua peculiarità (e quindi per
definizione è un lavoratore, come originariamente lo era nelle
piccole cooperative, in cui fisicamente lavora ed è anche
socio partecipando quindi a tutti gli effetti, al rischio
imprenditoriale della cooperativa), ma se il socio lavoratore,
in base a questo provvedimento, viene trasformato in un
dipendente vero e proprio, non si capiscono le ragioni di
questa modifica e soprattutto perché dovrebbero continuare ad
esistere le cooperative sia nella configurazione attualmente
prevista sia in quella originaria.
In qualsiasi tipo di attività, lavoratori e soci sono due
figure del tutto diverse; anche in una visione più moderna
dell'attività lavorativa, che non pone più una divisione netta
tra la classe lavoratrice in senso stretto, il proletariato di
una volta, e l'imprenditore - che un tempo si poteva
identificare solo con il grande capitale, mentre oggi ha una
valenza molto più ampia -, per un corretto funzionamento
aziendale le due posizioni devono essere assolutamente
distinte. Chi lavora ricevendo uno stipendio in cambio della
prestazione che offre rappresenta una categoria; chi, invece,
rischia il proprio denaro nella propria attività, ne
rappresenta un'altra. Le due figure non devono essere
necessariamente in contrapposizione, nel senso che le aziende
funzionano bene grazie alla collaborazione di tutte le parti
sociali che le compongono, ma la distinzione dei ruoli deve
essere assolutamente chiara.
Al di là di questo criterio ovvio di funzionamento delle
aziende, si devono sottolineare le ragioni politiche che
sottendono a questa volontà politica della sinistra di
condurre in porto avanti il provvedimento. Bisogna ricordare
l'inizio storico delle cooperative che si svilupparono
soprattutto nei primi anni del dopoguerra rispondendo
effettivamente a ragioni obiettive. Esse nacquero in tutta
Italia, ma soprattutto nel centro Italia e, in particolare, in
Emilia Romagna e in Toscana, per rispondere ad un'obiettiva
difficoltà di lavoro.
Non tutte le regioni in quegli anni erano sviluppate come
quelle del nord Italia e come alcune province in particolare;
in molte province italiane la via per risolvere il problema
del lavoro, della disoccupazione e della volontà di
ricostruzione è passata anche attraverso il discorso delle
cooperative. E' un fenomeno che deve essere sicuramente
considerato con rispetto e studiato con attenzione perché
rappresenta un modello estremamente interessante che,
all'inizio, aveva certamente una ragione di esistere ben
giustificata.
Negli anni le cose sono cambiate e le cooperative hanno
subito via via una connotazione di tipo politico, tant'è che
oggi parliamo di cooperative rosse, bianche o legate ad una
serie di altri movimenti; alcune di esse si sono molto
rafforzate nel corso degli anni ed hanno coinciso con il
modello di sviluppo che alcune regioni italiane hanno
seguito.
Non è un caso che oggi, quando si parla di cooperative, ci
si riferisca soprattutto a quelle dell'Emilia Romagna e, in
subordine, della Toscana e di altre regioni dell'Italia
centrale.
Questo provvedimento ha un sapore strettamente politico
nel senso che, a fine legislatura, a poche settimane dalle
elezioni e con la volontà - come più volte è accaduto in
questi mesi - di recuperare il più possibile voti tra
l'elettorato considerato amico, vuole essere un regalo
soprattutto ad alcune tipologie di cooperative, in particolare
a quelle rosse. Come molti di voi avranno notato, vi sono
altre cooperative che si sono schierate in maniera decisamente
contraria a questo disegno di legge. Pertanto, oltre ad essere
un intervento dal sapore puramente elettoralistico, non
rispecchia neanche l'esatta composizione politica della
maggioranza uscente, ma questo è un loro problema.
Non ha senso approvare un provvedimento del genere perché
la cooperativa è nata con le motivazioni che dicevo e per
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la volontà di un gruppo di persone che singolarmente non
avevano la forza di affrontare un'attività imprenditoriale e
che, quindi, trovavano nella cooperazione e nella messa in
comune dei mezzi indispensabili ad avviare un'attività
imprenditoriale, la possibilità di crearsi un posto di lavoro
che era anche un'opportunità di sviluppo per la propria zona.
Come dicevo, è un modello che ha avuto successo in alcune
regioni, tant'è che oggi parliamo impropriamente di
cooperative.
Oggi esistono cooperative che fatturano decine di migliaia
di miliardi e che, pertanto, sono una realtà ben diversa da
ciò che era, per esempio, la cooperativa degli scarriolanti
impiegata nella realizzazione degli argini del Po negli anni
cinquanta. Sono realtà molto diverse che, di fatto, fanno
concorrenza in molti settori ad aziende di tipo tradizionale
dove, storicamente, l'imprenditore ha investito il proprio
denaro e ha sviluppato la propria attività.
Se oggi dovessimo fare una riforma effettiva del mondo
cooperativo, forse sarebbero altri gli aspetti da considerare.
Dovremmo verificare, ad esempio, se abbia ancora senso avere
cooperative come quelle odierne, soprattutto quando superano
certe dimensioni; dovremmo verificare se abbia ancora senso
riconoscere vantaggi fiscali e di contribuzione per i
dipendenti delle cooperative quando queste abbiano strutture
esattamente uguali a quelle delle aziende industriali
tradizionali, con gli equivalenti di consigli di
amministrazione, amministratori delegati, direttori generali,
che percepiscono stipendi assolutamente equivalenti a quelli
delle pari posizioni in aziende tradizionali.
Forse è questo che andrebbe rivisto piuttosto che
procedere ad un intervento di stampo centralista e statalista
per garantire non si capisce bene che cosa; bisognerebbe
chiarire anche questo punto. La maggioranza uscente,
probabilmente non rientrante, in questi anni ha tentato,
probabilmente non riuscendoci, di fare chiarezza sui principi
del libero mercato; o si è liberisti o non lo si è, ma non si
può pretendere di avere i vantaggi del liberismo e le garanzie
dello statalismo, soprattutto alle spalle di altri.
Chiarisco il mio discorso precisando che, in questi anni,
molte cooperative hanno approfittato di ciò che la legge
concedeva loro e, nella sostanza, hanno fatto una concorrenza
sleale ad aziende operanti negli stessi settori che, invece,
dovevano rispettare, relativamente ai contratti di lavoro e
agli oneri contributivi, i costi tradizionali di un'azienda
normale; vi sono moltissime aziende cooperative che si sono
sviluppate tantissimo grazie a questa facilità di concorrenza
dovuta al minor costo del lavoro. Ricordo che quest'ultimo è
dovuto solo in parte allo stipendio più basso (esso ormai è
uguale agli altri) perché principalmente deriva dalla
riduzione dei contributi, anche qui con un atto illegittimo
perché la minore contribuzione pagata dai soci delle
cooperative alla fine viene coperta dalla fiscalità generale
e, in un certo senso, anche dalla contribuzione regolare
pagata dai lavoratori e dai dipendenti delle imprese
tradizionali.
Anziché mettere mano a questi aspetti, riordinando il
settore e verificando le cooperative vere e quelle false, si è
seguita la strada di mantenere le cose come stanno,
peggiorandole con un provvedimento di questo tipo.
Dicevo prima che le cooperative sono soprattutto un
fenomeno localmente ben individuato; infatti, ne esistono in
tutte le province italiane, ma mentre nelle province lombarde
il fenomeno cooperativo è marginale da un punto di vista
percentuale, in alcune regioni del centro le cooperative sono
assolutamente prevalenti dal punto di vista del movimento
economico che realizzano. Non ci si deve nascondere che esse
rappresentano ormai una sorta di modo globale di impostare la
società, tant'è che in alcune province italiane, se non si ha
la tessera del partito o del sindacato giusto, se non si è
iscritti alla cooperativa giusta, difficilmente si trovano il
lavoro, la casa ed una serie di altre cose. Basta fare scelte
giuste e tutto va a posto.
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Apro una parentesi significativa perché in questa sede,
oltre ai grandi discorsi di principio, qualche volta si
dovrebbe restare più aderenti alla realtà. Per esperienza
diretta conosco esempi di aziende che operavano, tra l'altro,
in Emilia Romagna svolgendo un tipo di lavoro caratterizzato
da una manodopera preponderante; la scelta aziendale è stata
di appoggiarsi ad alcune cooperative ma, involontariamente, è
stata compiuta la scelta sbagliata proprio nell'individuazione
della cooperativa. Da quel momento, ogni giorno tali aziende
hanno subito la visita del sindacato, della ASL, dell'ufficio
competente per la sicurezza del lavoro, eccetera. Hanno
chiesto le ragioni di tutto ciò: hanno mantenuto gli stessi
lavoratori ma li hanno semplicemente fatti diventare soci di
un'altra cooperativa e da quel momento, pur svolgendo lo
stesso lavoro e nello stesso ambiente, immediatamente tutto si
è messo a posto e non hanno avuto alcun problema con nessun
organo di controllo statale. Se il sistema è questo, vale a
dire quello di sostituire con la cooperativa quella che
dovrebbe essere la libera impresa e la libertà individuale del
cittadino di fare impresa, è evidente che tutto ciò non potrà
andare bene. Non può andare bene per i cittadini che abitano
in queste province che non possono fare scelte libere e devono
iscriversi comunque in maniera obbligata ad una serie di
associazioni, cooperative, sindacati eccetera. Tutto ciò non è
giusto soprattutto nei confronti delle aziende "normali"!
Vorrei ora evidenziare il fatto che alla fine, come si può
imparare in qualsiasi corso di economia, l'economia per
definizione è un gioco a somma zero: vi è qualcuno che
guadagna e qualcuno che perde! Se si predispongono leggi o
interventi in base ai quali in maniera coatta una serie di
associazioni, di imprese e in questo caso di cooperative
vengono artificiosamente mantenute in vita con privilegi di
carattere fiscale, contributivo o altro, è evidente che c'è
qualcun altro che pagherà, negli stessi settori della
fiscalità e della contribuzione, anche la quota che non pagano
quelle cooperative.
Essendo un rappresentante del partito della Lega nord
Padania, rappresento soprattutto gli interessi delle regioni
che esprimono questo movimento. In questo momento penso però
di rappresentare anche tutti quei territori nei quali esistono
realtà libere di impresa: rappresentando queste realtà, devo
dire che quella che è contenuta nel provvedimento è una
previsione non condivisibile! Non si comprende infatti perché
vi debbano essere, da una parte, regioni come quella da cui
provengo dove chi investe soldi propri per fare impresa lo fa
completamente a proprio rischio e pericolo (senza alcuna
copertura di alcun tipo da parte dello Stato e dove, se le
cose vanno male, l'investitore perde tutti i soldi che ha
impiegato, dove si devono pagare le contribuzioni e la
tassazione fino all'ultima lira e dove si pagano i contributi
con tre giorni di ritardo per un problema di cassa mentre lo
Stato raddoppia i contributi come mora); e, dall'altra parte,
regioni dove ci sono persone che, essendo ufficialmente
"giustificate" da leggi dello Stato, possono pagare meno
contributi, avere garanzie, con la conseguenza che magari alla
fine si farà una legge (in realtà non si farà più, perché
questo Governo non vi sarà più) in base alla quale, se le
cooperative avranno un buco di bilancio, lo Stato interverrà
per coprirlo, come è stato fatto negli ultimi mesi rispetto ad
altre realtà!
Al di là del singolo provvedimento che va a coprire una
questione particolare del mondo cooperativo, è evidente che
sono queste le cose che dovrebbero essere rimeditate. Devo
dire con molta tranquillità intellettuale che sostengo tale
punto di vista non per negare un fenomeno che è stato
importantissimo in molte regioni dove trenta o quarant'anni fa
vi era la povertà vera (vi era infatti della gente che faceva
fatica a tirare fino alla fine del mese) e nelle quali questo
fenomeno ha rappresentato sicuramente un modo importante per
uscire da quella situazione; sostengo tale punto di vista non
per rinnegare un modello che di per sé potrebbe anche essere
studiato nei suoi
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aspetti positivi, ma per negare assolutamente quelle che sono
le aberrazioni del sistema e la volontà di portare alle
estreme conseguenze un processo che probabilmente ha già
trovato la motivazione storica della propria esistenza.
Ritengo soprattutto che si dovrebbe fare un po' di
chiarezza, finalmente, nel mondo imprenditoriale in senso
generale e che si dovrebbe, finalmente, al di là delle parole,
far diventare questo paese un paese libero e uguale per tutti,
nel quale tutti i cittadini possano avere la certezza del
diritto, di pagare il giusto e di ricevere il giusto per
quello che pagano! Intendo riferirmi quindi ad un paese nel
quale finalmente non vi siano più delle persone che, grazie
alle leggi dello Stato, possano vivere nel privilegio a danno
di chi invece, con onestà e impegno, ogni giorno si guadagna
il pane quotidiano creando valore aggiunto per tutta la
collettività nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi
della Lega nord Padania e di Forza Italia -
Congratulazioni).
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