Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


195066
STA0872-0039
Somm. e Sten. d'Aula n. 872 del 7 marzo 2001 (STA13-872)
(suddiviso in 800 Unità Documento)
Unità Documento n.39 (che inizia a pag.14 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.18)
SEGUITO DISCUSSIONE: C7570; C5240. ...(Esame dell'articolo 1 - A.C. 7570) LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: C7570; C5240. ...(Esame dell'articolo 1 - A.C. 7570)
DARIO GALLI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PIERLUIGI PETRINI
ZZSTA ZZRES ZZSTA070301 ZZSTA010307 ZZSTA000301 ZZSTA000001 ZZSTA872 ZZ13 ZZDI ZZLL
    DARIO GALLI.  Anch'io, come hanno fatto tutti i colleghi
  che mi hanno preceduto, intervengo per sottolineare la
  contrarietà della Lega nord Padania a questo provvedimento e
  per sostenere tutti gli emendamenti che la Casa delle libertà
  ha presentato.  Poiché è difficile che tali emendamenti siano
  accolti, non sarà possibile migliorare l'impianto del
  provvedimento.
     I colleghi che mi hanno preceduto hanno già avuto modo di
  chiarire i motivi della contrarietà su questo provvedimento.
  E' evidente che non è possibile - come più volte è stato detto
  in passato - fare i finti liberisti quando fa comodo
  mantenendo,
 
                              Pag. 15
 
  sotto sotto, la vecchia anima comunista sperando che nessuno
  se ne accorga.
      Il discorso del socio lavoratore nelle cooperative è
  estremamente serio ed importante perché una cosa è se il socio
  lavoratore mantiene questa sua peculiarità (e quindi per
  definizione è un lavoratore, come originariamente lo era nelle
  piccole cooperative, in cui fisicamente lavora ed è anche
  socio partecipando quindi a tutti gli effetti, al rischio
  imprenditoriale della cooperativa), ma se il socio lavoratore,
  in base a questo provvedimento, viene trasformato in un
  dipendente vero e proprio, non si capiscono le ragioni di
  questa modifica e soprattutto perché dovrebbero continuare ad
  esistere le cooperative sia nella configurazione attualmente
  prevista sia in quella originaria.
     In qualsiasi tipo di attività, lavoratori e soci sono due
  figure del tutto diverse; anche in una visione più moderna
  dell'attività lavorativa, che non pone più una divisione netta
  tra la classe lavoratrice in senso stretto, il proletariato di
  una volta, e l'imprenditore - che un tempo si poteva
  identificare solo con il grande capitale, mentre oggi ha una
  valenza molto più ampia -, per un corretto funzionamento
  aziendale le due posizioni devono essere assolutamente
  distinte.  Chi lavora ricevendo uno stipendio in cambio della
  prestazione che offre rappresenta una categoria; chi, invece,
  rischia il proprio denaro nella propria attività, ne
  rappresenta un'altra.  Le due figure non devono essere
  necessariamente in contrapposizione, nel senso che le aziende
  funzionano bene grazie alla collaborazione di tutte le parti
  sociali che le compongono, ma la distinzione dei ruoli deve
  essere assolutamente chiara.
     Al di là di questo criterio ovvio di funzionamento delle
  aziende, si devono sottolineare le ragioni politiche che
  sottendono a questa volontà politica della sinistra di
  condurre in porto avanti il provvedimento.  Bisogna ricordare
  l'inizio storico delle cooperative che si svilupparono
  soprattutto nei primi anni del dopoguerra rispondendo
  effettivamente a ragioni obiettive.  Esse nacquero in tutta
  Italia, ma soprattutto nel centro Italia e, in particolare, in
  Emilia Romagna e in Toscana, per rispondere ad un'obiettiva
  difficoltà di lavoro.
     Non tutte le regioni in quegli anni erano sviluppate come
  quelle del nord Italia e come alcune province in particolare;
  in molte province italiane la via per risolvere il problema
  del lavoro, della disoccupazione e della volontà di
  ricostruzione è passata anche attraverso il discorso delle
  cooperative.  E' un fenomeno che deve essere sicuramente
  considerato con rispetto e studiato con attenzione perché
  rappresenta un modello estremamente interessante che,
  all'inizio, aveva certamente una ragione di esistere ben
  giustificata.
     Negli anni le cose sono cambiate e le cooperative hanno
  subito via via una connotazione di tipo politico, tant'è che
  oggi parliamo di cooperative rosse, bianche o legate ad una
  serie di altri movimenti; alcune di esse si sono molto
  rafforzate nel corso degli anni ed hanno coinciso con il
  modello di sviluppo che alcune regioni italiane hanno
  seguito.
     Non è un caso che oggi, quando si parla di cooperative, ci
  si riferisca soprattutto a quelle dell'Emilia Romagna e, in
  subordine, della Toscana e di altre regioni dell'Italia
  centrale.
     Questo provvedimento ha un sapore strettamente politico
  nel senso che, a fine legislatura, a poche settimane dalle
  elezioni e con la volontà - come più volte è accaduto in
  questi mesi - di recuperare il più possibile voti tra
  l'elettorato considerato amico, vuole essere un regalo
  soprattutto ad alcune tipologie di cooperative, in particolare
  a quelle rosse.  Come molti di voi avranno notato, vi sono
  altre cooperative che si sono schierate in maniera decisamente
  contraria a questo disegno di legge.  Pertanto, oltre ad essere
  un intervento dal sapore puramente elettoralistico, non
  rispecchia neanche l'esatta composizione politica della
  maggioranza uscente, ma questo è un loro problema.
     Non ha senso approvare un provvedimento del genere perché
  la cooperativa è nata con le motivazioni che dicevo e per
 
                              Pag. 16
 
  la volontà di un gruppo di persone che singolarmente non
  avevano la forza di affrontare un'attività imprenditoriale e
  che, quindi, trovavano nella cooperazione e nella messa in
  comune dei mezzi indispensabili ad avviare un'attività
  imprenditoriale, la possibilità di crearsi un posto di lavoro
  che era anche un'opportunità di sviluppo per la propria zona.
  Come dicevo, è un modello che ha avuto successo in alcune
  regioni, tant'è che oggi parliamo impropriamente di
  cooperative.
     Oggi esistono cooperative che fatturano decine di migliaia
  di miliardi e che, pertanto, sono una realtà ben diversa da
  ciò che era, per esempio, la cooperativa degli scarriolanti
  impiegata nella realizzazione degli argini del Po negli anni
  cinquanta.  Sono realtà molto diverse che, di fatto, fanno
  concorrenza in molti settori ad aziende di tipo tradizionale
  dove, storicamente, l'imprenditore ha investito il proprio
  denaro e ha sviluppato la propria attività.
     Se oggi dovessimo fare una riforma effettiva del mondo
  cooperativo, forse sarebbero altri gli aspetti da considerare.
  Dovremmo verificare, ad esempio, se abbia ancora senso avere
  cooperative come quelle odierne, soprattutto quando superano
  certe dimensioni; dovremmo verificare se abbia ancora senso
  riconoscere vantaggi fiscali e di contribuzione per i
  dipendenti delle cooperative quando queste abbiano strutture
  esattamente uguali a quelle delle aziende industriali
  tradizionali, con gli equivalenti di consigli di
  amministrazione, amministratori delegati, direttori generali,
  che percepiscono stipendi assolutamente equivalenti a quelli
  delle pari posizioni in aziende tradizionali.
     Forse è questo che andrebbe rivisto piuttosto che
  procedere ad un intervento di stampo centralista e statalista
  per garantire non si capisce bene che cosa; bisognerebbe
  chiarire anche questo punto.  La maggioranza uscente,
  probabilmente non rientrante, in questi anni ha tentato,
  probabilmente non riuscendoci, di fare chiarezza sui principi
  del libero mercato; o si è liberisti o non lo si è, ma non si
  può pretendere di avere i vantaggi del liberismo e le garanzie
  dello statalismo, soprattutto alle spalle di altri.
     Chiarisco il mio discorso precisando che, in questi anni,
  molte cooperative hanno approfittato di ciò che la legge
  concedeva loro e, nella sostanza, hanno fatto una concorrenza
  sleale ad aziende operanti negli stessi settori che, invece,
  dovevano rispettare, relativamente ai contratti di lavoro e
  agli oneri contributivi, i costi tradizionali di un'azienda
  normale; vi sono moltissime aziende cooperative che si sono
  sviluppate tantissimo grazie a questa facilità di concorrenza
  dovuta al minor costo del lavoro.  Ricordo che quest'ultimo è
  dovuto solo in parte allo stipendio più basso (esso ormai è
  uguale agli altri) perché principalmente deriva dalla
  riduzione dei contributi, anche qui con un atto illegittimo
  perché la minore contribuzione pagata dai soci delle
  cooperative alla fine viene coperta dalla fiscalità generale
  e, in un certo senso, anche dalla contribuzione regolare
  pagata dai lavoratori e dai dipendenti delle imprese
  tradizionali.
     Anziché mettere mano a questi aspetti, riordinando il
  settore e verificando le cooperative vere e quelle false, si è
  seguita la strada di mantenere le cose come stanno,
  peggiorandole con un provvedimento di questo tipo.
     Dicevo prima che le cooperative sono soprattutto un
  fenomeno localmente ben individuato; infatti, ne esistono in
  tutte le province italiane, ma mentre nelle province lombarde
  il fenomeno cooperativo è marginale da un punto di vista
  percentuale, in alcune regioni del centro le cooperative sono
  assolutamente prevalenti dal punto di vista del movimento
  economico che realizzano.  Non ci si deve nascondere che esse
  rappresentano ormai una sorta di modo globale di impostare la
  società, tant'è che in alcune province italiane, se non si ha
  la tessera del partito o del sindacato giusto, se non si è
  iscritti alla cooperativa giusta, difficilmente si trovano il
  lavoro, la casa ed una serie di altre cose.  Basta fare scelte
  giuste e tutto va a posto.
 
                              Pag. 17
 
     Apro una parentesi significativa perché in questa sede,
  oltre ai grandi discorsi di principio, qualche volta si
  dovrebbe restare più aderenti alla realtà.  Per esperienza
  diretta conosco esempi di aziende che operavano, tra l'altro,
  in Emilia Romagna svolgendo un tipo di lavoro caratterizzato
  da una manodopera preponderante; la scelta aziendale è stata
  di appoggiarsi ad alcune cooperative ma, involontariamente, è
  stata compiuta la scelta sbagliata proprio nell'individuazione
  della cooperativa.  Da quel momento, ogni giorno tali aziende
  hanno subito la visita del sindacato, della ASL, dell'ufficio
  competente per la sicurezza del lavoro, eccetera.  Hanno
  chiesto le ragioni di tutto ciò: hanno mantenuto gli stessi
  lavoratori ma li hanno semplicemente fatti diventare soci di
  un'altra cooperativa e da quel momento, pur svolgendo lo
  stesso lavoro e nello stesso ambiente, immediatamente tutto si
  è messo a posto e non hanno avuto alcun problema con nessun
  organo di controllo statale.  Se il sistema è questo, vale a
  dire quello di sostituire con la cooperativa quella che
  dovrebbe essere la libera impresa e la libertà individuale del
  cittadino di fare impresa, è evidente che tutto ciò non potrà
  andare bene.  Non può andare bene per i cittadini che abitano
  in queste province che non possono fare scelte libere e devono
  iscriversi comunque in maniera obbligata ad una serie di
  associazioni, cooperative, sindacati eccetera.  Tutto ciò non è
  giusto soprattutto nei confronti delle aziende "normali"!
     Vorrei ora evidenziare il fatto che alla fine, come si può
  imparare in qualsiasi corso di economia, l'economia per
  definizione è un gioco a somma zero: vi è qualcuno che
  guadagna e qualcuno che perde!  Se si predispongono leggi o
  interventi in base ai quali in maniera coatta una serie di
  associazioni, di imprese e in questo caso di cooperative
  vengono artificiosamente mantenute in vita con privilegi di
  carattere fiscale, contributivo o altro, è evidente che c'è
  qualcun altro che pagherà, negli stessi settori della
  fiscalità e della contribuzione, anche la quota che non pagano
  quelle cooperative.
     Essendo un rappresentante del partito della Lega nord
  Padania, rappresento soprattutto gli interessi delle regioni
  che esprimono questo movimento.  In questo momento penso però
  di rappresentare anche tutti quei territori nei quali esistono
  realtà libere di impresa: rappresentando queste realtà, devo
  dire che quella che è contenuta nel provvedimento è una
  previsione non condivisibile!  Non si comprende infatti perché
  vi debbano essere, da una parte, regioni come quella da cui
  provengo dove chi investe soldi propri per fare impresa lo fa
  completamente a proprio rischio e pericolo (senza alcuna
  copertura di alcun tipo da parte dello Stato e dove, se le
  cose vanno male, l'investitore perde tutti i soldi che ha
  impiegato, dove si devono pagare le contribuzioni e la
  tassazione fino all'ultima lira e dove si pagano i contributi
  con tre giorni di ritardo per un problema di cassa mentre lo
  Stato raddoppia i contributi come mora); e, dall'altra parte,
  regioni dove ci sono persone che, essendo ufficialmente
  "giustificate" da leggi dello Stato, possono pagare meno
  contributi, avere garanzie, con la conseguenza che magari alla
  fine si farà una legge (in realtà non si farà più, perché
  questo Governo non vi sarà più) in base alla quale, se le
  cooperative avranno un buco di bilancio, lo Stato interverrà
  per coprirlo, come è stato fatto negli ultimi mesi rispetto ad
  altre realtà!
     Al di là del singolo provvedimento che va a coprire una
  questione particolare del mondo cooperativo, è evidente che
  sono queste le cose che dovrebbero essere rimeditate.  Devo
  dire con molta tranquillità intellettuale che sostengo tale
  punto di vista non per negare un fenomeno che è stato
  importantissimo in molte regioni dove trenta o quarant'anni fa
  vi era la povertà vera (vi era infatti della gente che faceva
  fatica a tirare fino alla fine del mese) e nelle quali questo
  fenomeno ha rappresentato sicuramente un modo importante per
  uscire da quella situazione; sostengo tale punto di vista non
  per rinnegare un modello che di per sé potrebbe anche essere
  studiato nei suoi
 
                              Pag. 18
 
  aspetti positivi, ma per negare assolutamente quelle che sono
  le aberrazioni del sistema e la volontà di portare alle
  estreme conseguenze un processo che probabilmente ha già
  trovato la motivazione storica della propria esistenza.
     Ritengo soprattutto che si dovrebbe fare un po' di
  chiarezza, finalmente, nel mondo imprenditoriale in senso
  generale e che si dovrebbe, finalmente, al di là delle parole,
  far diventare questo paese un paese libero e uguale per tutti,
  nel quale tutti i cittadini possano avere la certezza del
  diritto, di pagare il giusto e di ricevere il giusto per
  quello che pagano!  Intendo riferirmi quindi ad un paese nel
  quale finalmente non vi siano più delle persone che, grazie
  alle leggi dello Stato, possano vivere nel privilegio a danno
  di chi invece, con onestà e impegno, ogni giorno si guadagna
  il pane quotidiano creando valore aggiunto per tutta la
  collettività nazionale  (Applausi dei deputati dei gruppi
  della Lega nord Padania e di Forza Italia -
  Congratulazioni).
 
DATA=010307 FASCID=STA13-872 TIPOSTA=STA LEGISL=13 NCOMM= SEDE= NSTA=0872 TOTPAG=0307 TOTDOC=0800 NDOC=0039 TIPDOC=O DOCTIT=0018 COMM= DI PAGINIZ=0038 RIGINIZ=061 PAGFIN=0042 RIGFIN=019 UPAG=NO PAGEIN=14 PAGEFIN=18 SORTRES=0103073 SORTDDL= FASCIDC=13STA 00872 SORTNAV=5³103072 00872 200000 ZZSTA872 NDOC0039 TIPDOCO DOCTIT0018 NDOC0018



Ritorna al menu della banca dati