| UMBERTO GIOVINE. L'inutilità e la pericolosità di questo
disegno di legge, approvato dal Senato, sono state già
sottolineate dai colleghi della Casa delle libertà intervenuti
prima di me. Mi soffermerò pertanto solo sul seguente punto:
la certezza che l'eventuale approvazione di questa normativa
creerà pericoli nella firma di contratti innovativi, come già
si è visto nel caso di alcuni recenti contratti avallati dalle
stesse forze sindacali. Voglio riferirmi a un contratto in
particolare che, a suo modo, è esemplare. Si tratta del
contratto firmato il 26 luglio 1999 e valido fino al 31
dicembre 2001, salvo rinnovo biennale, che riguarda la società
Inalca, il più grande macello d'Europa (Cremonini), a
Ospedaletto Lodigiano, nel mio collegio elettorale. Perché è
importante questo contratto? Perché l'esistenza di questo
contratto dimostra la inutilità e la pericolosità delle
proposte attualmente all'esame. Infatti, il contratto dimostra
che gli elementi di sicurezza del lavoro, gli elementi di
funzionamento e di miglioramento dell'efficienza possono
essere - e sono stati - rappresentati benissimo in un
contratto sottoscritto dalle cooperative (nel caso del
contratto Inalca del 27 luglio 1999, le cooperative
organizzate nel consorzio Euro 2000), con la sigla e
l'assistenza delle stesse organizzazioni sindacali, pur non
direttamente coinvolte, se non perché una buona parte dei
lavoratori delle cooperative sono dipendenti delle cooperative
stesse. Così, in questo contratto fortemente innovativo le
cooperative Iride, Universal e King service, raggruppate nel
consorzio Euro 2000, hanno stabilito, con l'appoggio dei
sindacati, le regole di funzionamento dei macelli Cremonini a
Ospedaletto Lodigiano. Nel contratto stesso è previsto che si
applicherà il contratto nazionale di lavoro più favorevole per
i lavoratori, per i soci lavoratori, ad attività prestativa
presso il sito. Quindi, è bastato un articolo del contratto
per risolvere il problema che non ha nessun bisogno di essere
risolto per legge, cioè il problema dell'eventuale ingiusta
disparità di trattamento tra lavoratori nello stesso sito per
le stesse funzioni di macellazione, di scuoiamento o di
altro.
Un contratto del genere, quindi, risolve il problema che,
a quanto pare, la maggioranza pensa che si debba risolvere in
modo rigido con una normativa nazionale, in barba alla
cosiddetta sussidiarietà del cosiddetto federalismo che con
colpi di maggioranza ci hanno imposto in quest'aula. Ebbene,
nell'articolo che ho appena citato del contratto fra le
cooperative e la società Inalca si precisa che i soci
lavoratori (quelli di cui stiamo parlando), cioè i soci che
per noi sono imprenditori, per i quali deve essere applicato
il contratto nazionale di lavoro, sono soltanto quelli ad
attività prestativa presso il sito, in modo tale che le
cooperative, che sanno questo, possono provvedere a mettere
sul sito dei lavoratori dipendenti anziché dei soci
lavoratori, che noi chiameremo imprenditori. In altre parole
c'è flessibilità, poiché si sa che, in base al contratto, si
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applicherà il contratto nazionale di lavoro per tutti coloro
che hanno le stesse funzioni sul sito di lavoro, le
cooperative possono scegliere se mettere dei soci lavoratori
in quel sito o mettere dei lavoratori dipendenti. Di questo
contratto gli stessi firmatari, quindi comprese le
organizzazioni sindacali, hanno riconosciuto il peculiare
carattere straordinario ed hanno istituito nel sistema
contrattuale un gruppo di miglioramento, cioè di contatto
continuo tra i soggetti firmatari, proprio per questa
caratteristica di straordinarietà. La flessibilità, però,
nelle riunioni che abbiamo svolto recentemente, quando è
emerso il grosso problema dell'infezione tra i bovini, è
risultata utile; così come abbiamo preso atto che la
flessibilità ha funzionato, perché, quando l'azienda ha dovuto
ridurre il personale a causa della crisi della macellazione
dovuta all'epidemia in corso, le cooperative hanno fatto
fronte al problema, naturalmente senza fare ricorso alla cassa
integrazione, e l'hanno assorbito anche con l'appoggio
dell'azienda e dei sindacati, attraverso il ricorso alla
concessione di ferie e ad altri strumenti. Il problema,
naturalmente, è grave ma le cooperative, in quanto imprese,
devono poterlo risolvere con i loro mezzi.
Ecco, quindi, colleghi, che è l'esistenza stessa sul
campo, in una grande azienda, di contratti come quello che ho
appena citato a dimostrare l'inutilità e la pericolosità della
normativa che si vorrebbe approvare: inutilità perché si
dimostra che questo contratto molto dettagliato è
perfettamente in grado di risolvere i problemi che la
normativa vorrebbe affrontare a livello nazionale una volta
per tutte; pericolosità perché i contratti, per loro stessa
natura, sono flessibili, privatistici, devono applicarsi alle
situazioni di tempo e di luogo in cui vengono pensati ed in
cui dovranno poi essere applicati. Viceversa, una normativa
nazionale rappresenta una corazza di rigidità, un'ingessatura
insopportabile, la quale porterebbe come conseguenza che le
cooperative manterrebbero tutti i vantaggi, sicuramente a
nostro avviso eccessivi, che gli vengono riconosciuti dalla
normativa in vigore, ma non sarebbero in grado di offrire
quella flessibilità che la nuova economia della
globalizzazione richiede, pena l'ulteriore arretramento del
paese rispetto ai già bassi livelli di concorrenzialità e
produttività a cui cinque anni di Governo della sinistra
l'hanno condannato.
Per tali ragioni, siamo radicalmente contrari alla
normativa in esame e sottolineiamo che gli stessi sindacati,
approvando contratti come quello che ho citato in quest'aula,
hanno dimostrato che la maggioranza, che vuole imporci questa
normativa, non fa un buon servizio né alle aziende né
all'economia né, alla lunga, agli stessi sindacati ai quali si
appoggia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza
Italia).
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