| TERESIO DELFINO. Signor Presidente, francamente, siamo
molto preoccupati e stupiti per la volontà della maggioranza
di approvare il provvedimento in esame, che è assolutamente
controverso nel mondo della cooperazione: rispetto ad esso,
ritengo necessario sollecitare dai parlamentari del gruppo dei
Popolari qualche chiarimento. Proprio nella Commissione
lavoro, avevamo peraltro richiesto la messa a punto di altri
provvedimenti, come quello sugli insegnanti di religione,
approvato dal Senato e giunto alla Camera. Ci troviamo,
invece, di fronte ad un'accelerazione su un provvedimento che,
francamente, non riveste quel carattere di urgenza che
l'accelerazione impressa dalla maggioranza sembra far
trasparire.
Vi è, allora, qualcosa che non funziona: riteniamo,
infatti, che, per la revisione della legislazione in materia
cooperativistica, ci si dovrebbe muovere con lo strumento
della legge-quadro, quindi con una riforma organica della
cooperazione, nell'ambito della quale anche il tema in
questione della posizione del socio lavoratore
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potrebbe e dovrebbe trovare un'adeguata soluzione. Così,
ahimè, non è: ci troviamo di fronte ad un provvedimento, come
hanno già sottolineato con forza gli esponenti della Casa
delle libertà, che limita fortemente la sfera d'azione della
cooperazione ed impone vincoli, lacci e lacciuoli,
mortificando la flessibilità e la capacità di risposta che la
vera cooperazione ha per tanti problemi sociali del nostro
paese. Francamente, in questo provvedimento viene mortificata
una cultura della cooperazione; non capiamo come gli amici del
Partito popolare, consentendone l'approvazione, possano
trovare la forza di opporsi ad un provvedimento che certamente
non valorizza le realtà cooperative vere. Occorre una
riflessione sulla materia cooperativa, che però non può essere
affrontata in un modo così surrettizio, perché non si darebbe
un contributo vero a tutela del principio cooperativo, che
costituisce una grande tradizione di impresa e di socialità
nel nostro paese.
Riteniamo quindi che la disciplina contenuta nel
provvedimento in esame sia assolutamente inadeguata e che il
socio lavoratore contribuisca alla formazione del capitale
sociale e partecipi alla gestione dell'impresa in tutte le sue
forme, incluso il rischio di impresa e i risultati economici.
Non può quindi trovare meccanicamente applicazione lo statuto
dei lavoratori, perché ciò determinerebbe sicuramente una
disparità tra i soci della cooperazione. Anche i vincoli
rispetto alla costituzione dei rapporti, che devono essere
liberamente pattuiti all'interno della cooperativa tra i soci
nella forma di lavoro subordinato o di lavoro autonomo (oppure
in qualsiasi altra forma, compresi i rapporti di
collaborazione coordinata non occasionali), non permettono
un'applicazione tout court dello statuto dei
lavoratori.
Su questi aspetti sarebbe stata necessaria una riflessione
più approfondita e, d'intesa con le centrali cooperative, si
sarebbe dovuti addivenire ad una proposta su cui vi fosse
l'assenso del mondo della cooperazione. Poiché ciò non è
avvenuto, mi domando perché si voglia accelerare
l'approvazione del provvedimento in esame, che non va nella
direzione di dare una risposta puntuale e precisa ai problemi
della cooperazione.
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