| FRANCO CHIUSOLI. Signor Presidente, come spesso accade
quando si parla di materia cooperativa, si sono sentite in
quest'aula considerazioni al di fuori di ogni merito e di ogni
realtà della cooperazione italiana. Non posso certamente
confutarle tutte in questa sede.
L'opposizione ritiene che il provvedimento in esame
dovrebbe essere bloccato; sono scesi in campo gli
integralisti, i pasdaran della cooperazione e
l'opposizione, legittimamente, ne cavalca la tigre. Gli
integralisti sono contrari a questo provvedimento in nome
dell'intangibilità di una visione utopistica di un sistema
cooperativo idealizzato che non c'è e che esiste solo nelle
loro visioni teoriche.
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Difendere la cooperazione che non c'è danneggia gravemente
quella esistente, che lavora e produce reddito, occupazione e
sviluppo.
Detto questo, che dire della legge? E' perfetta?
Certamente no. Si poteva fare di più e di meglio? Certamente
sì. D'altra parte un testo migliore c'era ed era frutto di un
lavoro apprezzabile di concertazione. Era il testo originario
del Governo Prodi, del ministro Treu, che il Senato dopo
molti, troppi anni di maturazione - non parliamo di
accelerazione, per favore, poiché sono cinque anni che questo
provvedimento è in discussione e cinquant'anni che la
cooperazione lo aspetta - ha largamente e imprevedibilmente
modificato quel testo.
Ma in politica, e soprattutto nell'azione di Governo, è
indispensabile cercare il consenso sul concreto possibile e
questo testo - ed è ciò che conta - è un primo passo utile sul
terreno del realismo, è il frutto della ostinata ricerca di un
punto di equilibrio fra l'esercizio dei diritti di tutela dei
lavoratori, alla quale non vogliamo né possiamo rinunciare e
non rinunceremo mai, e la filosofia dell'impresa cooperativa
fondata sulla mutualità, che è parte del nostro codice
genetico.
Vogliamo eliminare il far west legislativo. Il testo
potrà essere perfezionato dopo la prima fase di applicazione
sul campo. Chi si oppone al provvedimento in quest'aula, in
nome della tutela dell'impresa cooperativa, qualora
sciaguratamente - per me - dovesse andare al Governo e in
coerenza stretta con il comportamento seguito nella XII e
nella XIII legislatura, si appresta semplicemente a liquidare
la cooperazione come sistema di impresa, relegandola
nell'angolo della marginalità, nella riserva indiana
dell'assistenzialismo.
A chi si oppone al provvedimento fuori dalle aule
parlamentari, a chi lo fa in nome della ricerca di migliori
equilibri per la cooperazione, dico che ha ragione, ma si
chieda se domani avrà la possibilità reale di ottenere una
soluzione migliore e se oggi sia più conveniente il vuoto
normativo, il deserto legislativo, a meno che non si condivida
una visione residuale e subalterna della cooperazione, ma
questa è una storia che affronteremo in un'altra occasione.
Questo provvedimento può essere emblematicamente messo in
parallelo con quello sulla cosiddetta parità scolastica.
Entrambi sono certamente primi passi, forse insufficienti,
anzi sicuramente insufficienti, ma passi in avanti che il
primo mezzo secolo di Governi della Repubblica non ha potuto,
voluto o saputo affrontare. Noi lo abbiamo fatto e ci
assumiamo la responsabilità di governare anche quando questo
fardello è pesante (Applausi dei deputati del gruppo
Democratici di sinistra-l'Ulivo).
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