| MARIO ALBERTO TABORELLI. Signor Presidente, abbiamo
discusso molte volte in quest'aula del concetto di
organizzazioni sindacali più rappresentative e non siamo mai
giunti, in verità, ad una definizione soddisfacente né mai
potremo giungervi fino a quando non verrà data attuazione
all'articolo 39 della Costituzione (come da parte nostra si
invoca da tempo).
Tuttavia, nel caso in esame, il riferimento alla
definizione "organizzazioni più rappresentative" (che vuol
dire, in effetti, determinate sigle sindacali ben note e ben
definite politicamente) significa fare del settore (come nella
logica della sinistra) una sorta di riserva indiana della
sinistra stessa che sarebbe, in questo caso, controparte di se
stessa.
Poiché crediamo nel grande valore effettivo della
mutualità e della cooperazione, siamo anche convinti che vi
sia tutto da guadagnare dall'inserimento in tale realtà di
elementi di maggior pluralismo. Sappiamo bene che non tutte le
realtà cooperativistiche sono orientate politicamente a senso
unico; ma sappiamo anche che in quelle che lo sono, uno
stretto asse con i sindacati fiancheggiatori crea un circolo
vizioso inespugnabile basato sull'appartenenza. Tutto ciò non
credo sia nell'interesse dei lavoratori. Ritengo che il
pluralismo sindacale - importante in ogni settore - lo sia a
maggior ragione in quello cooperativistico: da qui, la
proposta degli emendamenti abrogativi in esame.
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