| MAURO MICHIELON. Signor Presidente, vorrei rilevare come
il provvedimento in esame neghi qualsiasi tipo di autonomia
alle cooperative. Siamo arrivati al paradosso che l'articolo
3, comma 2, lettera b), prevede che "in sede di
approvazione del bilancio di esercizio, a titolo di ristorno,
in misura non superiore al 30 per cento dei trattamenti
retributivi complessivi (...)", il che vuol dire che ai
lavoratori non si può riconoscere un ristorno superiore al 30
per cento della retribuzione.
Penso sia paradossale che ciò debba essere stabilito per
legge. Credo che siamo veramente alla follia: una normativa
che dovrebbe essere di indirizzo è invece impositiva e
stabilisce anche di quanto possa essere il ristorno a favore
dei lavoratori (lo ripeto, non più del 30 per cento della
retribuzione). Con il mio emendamento 3.17 proponiamo di
sopprimere il limite del 30 per cento: sarà l'assemblea della
cooperativa a stabilire l'entità del ristorno. Non è
ammissibile, non è accettabile che per legge si stabilisca
l'entità di detto ristorno; peraltro, non so quale fondamento
costituzionale abbia una previsione del genere.
Per tali ragioni, invito i colleghi a votare a favore del
mio emendamento 3.17, al fine di dare una vera autonomia ed
una dignità alle cooperative.
Al collega Delbono faccio presente, poi, che il
sottoscritto non presenta emendamenti
Pag. 48
strumentali; a tal fine, gli ricordo il titolo di questo
disegno di legge: "Revisione della legislazione in materia
cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione
del socio lavoratore". L'emendamento presentato dal
sottoscritto è calzante, in quanto stiamo discutendo di
cooperative e di soci lavoratori; probabilmente al Senato non
hanno capito questo ed hanno approvato un emendamento che si
riferisce alla contrattazione collettiva nazionale, non
sapendo ciò che lei ha cercato di spiegarmi.
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