| EUGENIO VIALE. Signor Presidente, ci troviamo di fronte
nuovamente ad un articolato assurdo.
L'articolo 3 prevede anzitutto che al socio lavoratore
debba essere garantito un minimo salariale, affermando un
principio dirigista con il quale noi non concordiamo; ma quel
che è peggio, come ha rilevato il collega Michielon, è che si
stabilisce anche un tetto massimo di retribuzione, con la
conseguenza che se la cooperativa è brava, fa bene il suo
lavoro, guadagna e si sviluppa, non può distribuire più del 30
per cento del minimo salariale. O tale cooperativa viene
considerata qualcosa di statale, di fisso, di rigido, di
burocratico, oppure, se è un'impresa, come viene qualificata,
perché non lasciare che, in quanto capace e brava, abbia utili
maggiori da distribuire poi ai soci? Credo che tale previsione
contrasti con i principi dell'ordinamento, anche dal punto di
vista costituzionale.
Noi chiediamo che quantomeno sia abolito questo tetto
massimo, che è un assurdo. Si vuole stabilire esattamente, a
livello statale, ciò che deve fare la gente; si vogliono cioè
far applicare surrettiziamente i principi del socialismo reale
anche in Italia, mentre la storia ha dimostrato che i principi
del socialismo reale, del comunismo, sono sbagliati.
Noi chiediamo almeno l'approvazione di questo emendamento
(Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
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