| GIANPAOLO DOZZO. Ciò non era voluto, anche perché lei
aspirerà a qualcosa di più alto.
Noi vogliamo introdurre (ed è possibile, visto che
esistono delle sperimentazioni in atto in Valle d'Aosta e nel
Lazio) il sistema dell'anagrafe bovina attraverso dei
microchip, che vengono introdotti a livello del rumine
dell'animale e contengono tutti i dati necessari, relativi sia
alla nascita sia al periodo della stalla in cui viene
svezzato, che possono servire eventualmente per
l'etichettatura finale del prodotto, quindi per far conoscere
al consumatore i dati veritieri dell'animale.
Per questo abbiamo chiesto l'introduzione di una nuova
tecnica, non solo già sperimentata in Italia ma anche già
utilizzata in altri Stati; essa consente di eliminare la
documentazione cartacea, quei cartellini che ogni tanto si
perdono, a volte volutamente e a volte no. Tale nuova tecnica
consentirebbe inoltre la definizione della nostra anagrafe
bovina.
Dico questo perché qui si parla di pochissimi aiuti per
gli allevatori, per gli operatori degli impianti di
incenerimento e via dicendo. Se il dato dell'animale non è
inserito nell'anagrafe bovina, presso l'istituto centrale di
Teramo, la AGEA,
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l'ente erogatore dei contributi, ha già fatto sapere che non
farà alcun pagamento. La colpa non è dell'allevatore che ha i
registri di carico e scarico della stalla per
l'identificazione dell'animale, ma il problema è quello
burocratico che purtroppo condiziona gli aiuti per gli
allevatori.
Con questo emendamento si vuole introdurre l'utilizzo di
nuove tecnologie, come ho già detto, per aiutare gli
allevatori ed eventualmente i consumatori.
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