| Onorevoli Colleghi! - Con la presente proposta di legge
si propone di abolire il limite d'età di 40 anni, oltre il
quale - oggi - non è possibile partecipare ai concorsi
pubblici.
Nel nostro Paese, come è noto, vi è un'altissima
percentuale di disoccupati, di entrambi i sessi, ma il dramma
della perdita del lavoro riguarda in modo particolarmente
acuto i lavoratori meno giovani, spesso già sposati e con
famiglia a carico.
La normativa vigente impedisce l'accesso ai concorsi
pubblici ai cittadini italiani che abbiano superato il
quarantesimo anno d'età e, in questa situazione, rende ancor
più difficile la ricerca di un posto di lavoro per tali
soggetti, i quali vengono discriminati ingiustamente e, a
parere del proponente, contro la lettera e lo spirito della
Costituzione.
La ratio del principio che si vuole abolire poteva,
in passato, essere ricercata nel desiderio, da parte dello
Stato, di avere dipendenti "fedeli per una vita"; ciò che oggi
suona non soltanto anacronistico, ma perfino in contrasto con
l'aspirazione dei responsabili della Funzione pubblica ad
avere una sempre maggiore integrazione tra l'area del pubblico
e del privato, in modo da elevare e meglio qualificare le
competenze di chi opera al servizio della collettività.
D'altra parte, con la legge n. 29 del 1979, che permette la
ricongiunzione dei contributi versati a enti previdenziali
diversi, è stato da molti anni superato lo stesso problema del
minimo dei versamenti contributivi necessari all'ottenimento
della pensione.
Per tutte queste ragioni, è necessario intervenire
tempestivamente al fine di eliminare queste norme di dubbia
costituzionalità (nel momento in cui dividono i cittadini
sulla base dell'età) e soprattutto assurdamente penalizzanti
per quei lavoratori ultraquarantenni che - anche se in
possesso di competenze, esperienza e capacità professionali -
sono esclusi dalla possibilità di accedere ai concorsi
pubblici.
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