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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


2407
DDL0138-0002
Progetto di legge Camera n. 138 - testo presentato - (DDL13-138)
(suddiviso in 3 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C138. TESTIPDL
...C138.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC138 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - L'articolo 10 del decreto
  legislativo 30 dicembre 1992, n.  503, e successive
  modificazioni, ha stabilito il divieto di cumulo tra la
  pensione e l'attività di lavoro autonomo consentito dalla
  precedente legislazione.  E' stato introdotto un meccanismo per
  cui le quote di pensione eccedenti il trattamento minimo
  vengono ridotte del 50 per cento fino alla concorrenza del
  reddito da lavoro autonomo.
     Se ipotizziamo che l'importo del trattamento minimo sia
  per semplicità pari a lire 600.000 nette, colui che percepisce
  una pensione netta di lire 3.600.000 mensili ed un reddito da
  lavoro autonomo, anch'esso netto, di lire 1.500.000 lorde
  mensili si troverà nella seguente situazione:
       importo pensione lire 3.600.000 - minimo concesso lire
  600.000 = importo residuo lire 3.000.000;
       50 per cento importo residuo lire 1.500.000 + reddito da
  lavoro autonomo lire 1.500.000 + minimo concesso lire
  600.000 = totale percepito lire 3.600.000.
     Come dire che lavorerebbe per niente.
     Non si comprende quale motivazione abbia ispirato il
  legislatore perché quel che è certo è che in tal modo si
  incoraggerà la fuga verso l'economia sommersa e quindi verso
  il lavoro nero.
 
                               Pag. 2
 
     Il lavoratore che consegue la pensione di vecchiaia
  dispone in genere di un gruzzolo, pari al risparmio di una
  vita, che vorrebbe investire in qualche attività, una nuova da
  intraprendere o quella vecchia da potenziare, allo scopo non
  solo di arrotondare la pensione, che nel caso dell'ex
  lavoratore autonomo è veramente minima, ma soprattutto
  nell'ipotesi di attività inserita nel comparto secondario o
  terziario, per poterla trasmettere ai figli.  I punti di forza
  nel suo porsi sul mercato come produttore, amministratore,
  artigiano, rivenditore, consistono nel capitale accumulato e
  nel bagaglio di conoscenze e di esperienza acquisiti durante
  una vita di lavoro e di sacrifici, elementi tutti da mettere a
  frutto.
     I pesanti disincentivi posti in essere dal decreto
  legislativo sopra citato scoraggiano la creazione di nuove
  attività nonché il potenziamento di quelle esistenti,
  impoveriscono il mondo della produzione e del lavoro,
  annullano esperienze preziose, introducono elementi di
  statalismo nel senso più deteriore, stroncano la libera
  iniziativa proiettandoci in una economia dirigistica dove
  tutto, anche il lavoro del ciabattino, è deciso dall'alto.
     I disincentivi in questione, inoltre, privano il rapporto
  assicurativo-previdenziale del suo fondamentale postulato e
  trasformano l'assegno di pensione in un sussidio.
     Si potrebbe pensare che il decreto legislativo voglia
  evitare che gli anziani, continuando la loro attività, tolgano
  posti di lavoro ai giovani; ma se tale fosse stata la
  preoccupazione non si sarebbe generalizzato l'allungamento
  dell'età pensionabile a sessanta anni per le donne ed a
  sessantacinque per gli uomini.  E' chiaro che questa misura
  allontana di cinque anni nel tempo l'ingresso dei giovani nel
  mondo del lavoro.
     Esaminando gli effetti del decreto legislativo sotto il
  profilo fiscale e contributivo non è difficile comprendere
  come l'anziano che lavori rispettando tutte le regole finisca
  in fondo per pagarsi da solo una parte della pensione,
  alleggerendo l'onere a carico dell'ente previdenziale.  Invece
  l'anziano che lascia deperire il suo capitale, materiale ed
  intellettuale, si pone a totale carico della collettività,
  anche quando le sue energie fisiche e mentali sono intatte.  E
  tutto questo nel momento in cui la durata della vita media si
  è allungata e quando i giovani cominciano a considerare
  insopportabili gli oneri contributivi da sostenere per
  mantenere la popolazione anziana.
 
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