| Onorevoli Colleghi! - Negli ultimi decenni la Sicilia è
stata trasformata da un pesante manto di cemento e di asfalto,
da opere pubbliche inutili e dannose, da un ceto politico
trasversale che ha utilizzato le prerogative dell'autonomia
speciale per mantenere l'isola in uno stato di arretratezza
civile o sociale fino a ridurla a fantasma di se stessa.
Da profondo conoscitore della Sicilia, Leonardo Sciascia
ha così ricordato, con brevi appunti, quello che era l'isola
per quel che riguarda l'aspetto idrico: "Eppure da Abu
Abdallab Edrisi o Idrisi (un richiamo idrografico si annida
per noi nel nome), geografo arabo al servizio di Ruggero II, a
Salvatore Quasimodo, l'immagine della Sicilia ricca di fiumi,
ricca di sorgenti, specchiata e come circonfusa d'acque, ha la
meglio su quella che l'uomo di scienza assevera; che il nostro
sguardo percorre; su cui il contadino al doppio fatica, e
imprecando".
Anche il lago di Pergusa, a pochi chilometri da Enna, ha
subìto queste profonde trasformazioni di cui qualsiasi
ambiente naturale, in Sicilia, è statofatto oggetto,
soprattutto, in questi ultimi anni.
Non a caso il lago di Pergusa è conosciuto dalla maggior
parte delle persone più per l'autodromo che l'attanaglia che
non per gli interessanti e peculiari aspetti naturalistici.
Insieme al Biviere di Gela, al lago Cuba di Serradifalco,
ai Gorghi Tondi, al Biviere di Cesarò e agli stagni del
pachinese è una delle residue zone umide siciliane.
Ricordato dalle "Metamorfosi" di Ovidio (I sec. d.C.) e da
Claudiano ne "Il ratto di Proserpina" (IV sec. d.C.) come un
lago di "... chiare acque profonde" e "... cinto alle rive da
ombrosa selva", si pensa che l'evento tettonico causa
dell'origine della fossa colmata successivamente dalle acque
ebbe a verificarsi in tempi da collegarsi alla mitica leggenda
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del ratto di Proserpina inghiottita dalla terra
sprofondata.
E' assodato che l'attuale superficie del lago è minore di
quella che poteva essere alle origini e che nel tempo si è
andata progressivamente riducendo.
Si trova negli scritti del secolo passato che le famiglie
agiate e nobili dell'antica Castrogiovanni (l'attuale Enna)
andavano a villeggiare al lago durante la stagione invernale
per sottrarsi ai rigori delle nevi e dei geli assidui nella
loro città.
Alle selve e ai boschi descritti nel secolo IV e V (di cui
sono ricordo le isolate macchie di varie specie vegetali che
si trovano in alcuni punti del bacino del lago) si
sostituiscono "verdeggianti colline e deliziosi vigneti, li
quali conciliano l'amenità di quel luogo e lo rendono come uno
dei più deliziosi di quel territorio", così come ricorda il Lo
Menzo agli inizi del '700 nella sua "Descrizione
storico-topografica della regia città di Castrogiovanni".
La lunga vicenda degli "attentati" al lago, che continua
ancora nei nostri giorni, inizia nel 1917 quando viene incluso
nei piani delle bonifiche idrauliche. Negli anni sessanta è
riconosciuto soggetto a "endemia malarica" e nel 1975 il
consorzio di bonifica inizia un progetto di "bonifica".
Nel frattempo gli amministratori locali e regionali hanno
la "lungimirante" idea (sic!) di programmare una pista
di automobilismo proprio tutt'intorno al lago; nel giro di
pochi anni ecco costruito l'anello di asfalto che "imbriglia"
il lago ed i successivi interventi: tribune, ponti, torrette e
box in gran parte sulle pertinenze del demanio idrico e quindi
in violazione delle leggi che tutelano il demanio. Anni prima,
come ciliegia sulla torta, viene costruito sulle sponde del
lago un tiro al piattello (oggi formalmente dismesso),
permettendo il versamento nelle acque di pallini di piombo,
più i relativi piattelli. Nel 1982 l'assessorato regionale
all'agricoltura e foreste impone il divieto di esercitare
l'attività venatoria, divieto che arriva dopo due anni di
gestione di "riserva di caccia" che aveva permesso il massacro
di qualsiasi uccello in sosta al lago. Nel 1985 l'assessorato
regionale per i beni culturali e ambientali impone il vincolo
ai sensi della legge n. 1497 del 1939 e nello stesso anno
nella Gazzetta Ufficiale viene pubblicata la "legge
Galasso" che tenta di proteggere, in tutta Italia, laghi e
fiumi. Nel 1991 il lago di Pergusa viene inserito nel piano
regionale delle riserve naturali dell'assessorato regionale
territorio e ambiente, come "riserva naturale integrale".
Ma la "riserva naturale integrale" non piace ai "signori
dell'autodromo", spalleggiati dalla provincia di Enna che fa
parte dello stesso Ente autodromo. E poiché l'ufficio legale
della regione Sicilia ha sancito l'assoluta incompatibilità
dell'attività dell'autodromo con i valori della riserva,
nell'ottobre del 1995, la deputazione regionale della
provincia di Enna, con espedienti parlamentari di dubbia
legittimità, fa inserire un emendamento del governo regionale
in una legge sui reflui (la n. 71), per cambiare ope
legis lo status della riserva da "integrale" in
"speciale" e affidarne la gestione alla provincia di Enna,
corresponsabile dello scempio e del degrado, con lo scopo
preciso di scavalcare così, disinvoltamente, i meccanismi
delle leggi n. 88 del 1981 e n. 14 del 1988 sui parchi e le
riserve, posti a garanzia della correttezza e della competenza
scientifica nella delicata materia attraverso il Consiglio
regionale per la protezione del patrimonio naturale
(CRPPN).
Un escamotage quindi, per far saltare tutti i
controlli e dare completa mano libera ai gestori
dell'autodromo.
Nonostante il lago sia stato "torturato" e ridotto in
agonia, questo risulta essere ancora uno degli ambienti
lacustri più interessanti, dal punto di vista naturalistico,
di tutta la Sicilia.
Le acque si sono caratterizzate, nel corso degli anni, per
un peculiare fenomeno che permette la loro colorazione, dovuto
alla comparsa di milioni di batteri purpurei. La colorazione
totale o parziale delle acque del lago avviene in determinati
periodi dell'anno e in condizioni ottimali. Tale fenomeno fu
studiato nel 1932 dal professor Forti che definì il lago di
Pergusa "lago di sangue". Di recente è stato approfondito dal
professor Genovese dell'Istituto di idrobiologia
dell'università di Messina.
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Altre manifestazioni di arrossamento lacustre, in Sicilia,
si evidenziano in taluni periodi dell'anno al lago Faro e al
Biviere di Cesarò, ma per quest'ultimo il fenomeno è
determinato dalla fioritura di un'alga rossa.
Il lago di Pergusa, inoltre, riveste una particolare
importanza come zona umida per le popolazioni di uccelli. Tale
importanza è ancora più avvalorata se si considera la funzione
di quartiere invernale che l'area mediterranea assume per le
specie migratrici.
Sotto questo punto di vista il lago di Pergusa risulta la
più importante area per lo svernamento di anatre e folaghe in
Sicilia, capitando, in media, circa il 50 per cento del totale
degli acquatici presenti in altri laghi naturali e nei bacini
artificiali siciliani. Negli ultimi anni però, a causa
dell'abbassamento del livello delle acque, dovuto al
dissennato prelievo dai serbatoi di accumulo, per uso
potabile, operato dal comune di Enna, l'altezza massima del
lago si è ridotta anche a pochi decimetri, e gli uccelli
acquatici sono diminuiti sensibilmente. E che la causa della
notevole riduzione sia dovuta alla modifica dell'ecosistema
acquatico è confermato dalla comparazione con gli uccelli
acquatici presenti al lago Soprano di Serradifalco e al
Biviere di Gela. Infatti negli anni che vanno dal 1987 al 1990
i conteggi effettuati per gli altri due laghi naturali restano
pressoché costanti, mentre per il lago di Pergusa il numero
diminuisce drasticamente. Tant'è che quando nel 1992 si sono
ristabilite parzialmente le condizioni originarie, il numero
di uccelli acquatici è aumentato sensibilmente.
A tal proposito è importante ricordare l'incremento degli
uccelli acquatici del 1982 dovuto all'imposizione del divieto
di caccia.
Anche le specie nidificanti, negli ultimi anni, sono in
regresso: il ritirarsi delle acque ha comportato
l'allontanamento della riva rispetto al canneto che delimita
il lago e l'impossibilità della nidificazione per specie come
il moriglione, l'alzavola, la marzaiola, il tuffetto, la
folaga, la gallinella d'acqua, nonché la drastica riduzione
della popolazione nidificante di cannaiole.
Tuttavia anche se attualmente il valore ornitologico è
ridotto, il lago di Pergusa può pur sempre vantare una
notevole ricchezza avifaunistica.
La presenza delle specie e la loro abbondanza è legata a
determinati periodi dell'anno. La massima concentrazione si
verifica nel mese di ottobre e ciò è chiaramente dovuto alla
migrazione autunnale e al fatto che gli uccelli si spostano
per portarsi ai luoghi dove passare il periodo invernale; in
gennaio e febbraio vi è il massimo affollamento delle
popolazioni di uccelli; in questi mesi si possono osservare al
lago tuffetti, svassi piccoli, sgarze ciuffetto, aironi
cenerini, fischioni, canapiglie, alzavole, germani reali,
codoni, mestoloni, moriglioni, morette, gallinelle, folaghe,
cavalieri d'Italia, corrieri piccoli e grossi, fratini,
pavoncelle, gambecchi, piovanelli, frullini, chiurli, totani
mori, pettegole, albastrelli, pantane, gabbiani e, se
fortunati, anche aironi rossi e bianchi, cigni, fenicotteri e
gru.
Notevole concentrazione di ulteriori specie di uccelli
acquatici si riscontra ad aprile, periodo massimo della
migrazione primaverile (marzaiola, avocetta, beccaccino,
pittima, sterna, mignattino, cannaiola, cannareccione, cuculo,
upupa, cutrettola, usignolo, codirosso, usignolo di fiume,
beccamoschino).
Complessivamente al lago di Pergusa sono state osservate
104 specie di cui 58 acquatiche, che rappresentano circa il 35
per cento di tutte le specie acquatiche riscontrate in
Sicilia. Il patrimonio naturale del lago di Pergusa è dunque
davvero notevole e gli uccelli costituiscono, senza dubbio,
l'aspetto più qualificante e più appariscente di questo
ambiente naturale, oltre al raro fenomeno delle acque
rosse.
Dati questi interessanti e pregevoli aspetti naturalistici
e considerate le attuali condizioni del lago, si rendono
quanto mai necessari e urgenti seri interventi in direzione
della rinaturalizzazione e integra-zione degli ecosistemi e
degli habitat originari. Ma per fare ciò occorre
sicuramente un progetto di alto spessore sotto il controllo
degli organismi scientifici regionali ed universitari, un
cambiamento nella "cultura" dell'ambiente e del territorio che
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porti al passaggio dalla filosofia dello sfruttamento delle
risorse ad una concezione che veda veramente l'ambiente come
patrimonio da salvaguardare e valorizzare.
Oggi il lago ha bisogno di un serio intervento di
rinaturalizzazione e non già di una ennesima "opera pesante"
che ne comprometterebbe per sempre la vita e la specificità.
Quello che serve è favorire i processi naturali e non già
posticce opere idrauliche.
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