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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


2529
DDL0152-0002
Progetto di legge Camera n. 152 - testo presentato - (DDL13-152)
(suddiviso in 5 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C152. TESTIPDL
...C152.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC152 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - Negli ultimi decenni la Sicilia è
  stata trasformata da un pesante manto di cemento e di asfalto,
  da opere pubbliche inutili e dannose, da un ceto politico
  trasversale che ha utilizzato le prerogative dell'autonomia
  speciale per mantenere l'isola in uno stato di arretratezza
  civile o sociale fino a ridurla a fantasma di se stessa.
     Da profondo conoscitore della Sicilia, Leonardo Sciascia
  ha così ricordato, con brevi appunti, quello che era l'isola
  per quel che riguarda l'aspetto idrico: "Eppure da Abu
  Abdallab Edrisi o Idrisi (un richiamo idrografico si annida
  per noi nel nome), geografo arabo al servizio di Ruggero II, a
  Salvatore Quasimodo, l'immagine della Sicilia ricca di fiumi,
  ricca di sorgenti, specchiata e come circonfusa d'acque, ha la
  meglio su quella che l'uomo di scienza assevera; che il nostro
  sguardo percorre; su cui il contadino al doppio fatica, e
  imprecando".
     Anche il lago di Pergusa, a pochi chilometri da Enna, ha
  subìto queste profonde trasformazioni di cui qualsiasi
  ambiente naturale, in Sicilia, è statofatto oggetto,
  soprattutto, in questi ultimi anni.
     Non a caso il lago di Pergusa è conosciuto dalla maggior
  parte delle persone più per l'autodromo che l'attanaglia che
  non per gli interessanti e peculiari aspetti naturalistici.
     Insieme al Biviere di Gela, al lago Cuba di Serradifalco,
  ai Gorghi Tondi, al Biviere di Cesarò e agli stagni del
  pachinese è una delle residue zone umide siciliane.
     Ricordato dalle "Metamorfosi" di Ovidio (I sec. d.C.) e da
  Claudiano ne "Il ratto di Proserpina" (IV sec. d.C.) come un
  lago di "... chiare acque profonde" e "... cinto alle rive da
  ombrosa selva", si pensa che l'evento tettonico causa
  dell'origine della fossa colmata successivamente dalle acque
  ebbe a verificarsi in tempi da collegarsi alla mitica leggenda
 
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  del ratto di Proserpina inghiottita dalla terra
  sprofondata.
     E' assodato che l'attuale superficie del lago è minore di
  quella che poteva essere alle origini e che nel tempo si è
  andata progressivamente riducendo.
     Si trova negli scritti del secolo passato che le famiglie
  agiate e nobili dell'antica Castrogiovanni (l'attuale Enna)
  andavano a villeggiare al lago durante la stagione invernale
  per sottrarsi ai rigori delle nevi e dei geli assidui nella
  loro città.
     Alle selve e ai boschi descritti nel secolo IV e V (di cui
  sono ricordo le isolate macchie di varie specie vegetali che
  si trovano in alcuni punti del bacino del lago) si
  sostituiscono "verdeggianti colline e deliziosi vigneti, li
  quali conciliano l'amenità di quel luogo e lo rendono come uno
  dei più deliziosi di quel territorio", così come ricorda il Lo
  Menzo agli inizi del '700 nella sua "Descrizione
  storico-topografica della regia città di Castrogiovanni".
     La lunga vicenda degli "attentati" al lago, che continua
  ancora nei nostri giorni, inizia nel 1917 quando viene incluso
  nei piani delle bonifiche idrauliche.  Negli anni sessanta è
  riconosciuto soggetto a "endemia malarica" e nel 1975 il
  consorzio di bonifica inizia un progetto di "bonifica".
     Nel frattempo gli amministratori locali e regionali hanno
  la "lungimirante" idea  (sic!)  di programmare una pista
  di automobilismo proprio tutt'intorno al lago; nel giro di
  pochi anni ecco costruito l'anello di asfalto che "imbriglia"
  il lago ed i successivi interventi: tribune, ponti, torrette e
  box in gran parte sulle pertinenze del demanio idrico e quindi
  in violazione delle leggi che tutelano il demanio.  Anni prima,
  come ciliegia sulla torta, viene costruito sulle sponde del
  lago un tiro al piattello (oggi formalmente dismesso),
  permettendo il versamento nelle acque di pallini di piombo,
  più i relativi piattelli.  Nel 1982 l'assessorato regionale
  all'agricoltura e foreste impone il divieto di esercitare
  l'attività venatoria, divieto che arriva dopo due anni di
  gestione di "riserva di caccia" che aveva permesso il massacro
  di qualsiasi uccello in sosta al lago.  Nel 1985 l'assessorato
  regionale per i beni culturali e ambientali impone il vincolo
  ai sensi della legge n.  1497 del 1939 e nello stesso anno
  nella  Gazzetta Ufficiale  viene pubblicata la "legge
  Galasso" che tenta di proteggere, in tutta Italia, laghi e
  fiumi.  Nel 1991 il lago di Pergusa viene inserito nel piano
  regionale delle riserve naturali dell'assessorato regionale
  territorio e ambiente, come "riserva naturale integrale".
     Ma la "riserva naturale integrale" non piace ai "signori
  dell'autodromo", spalleggiati dalla provincia di Enna che fa
  parte dello stesso Ente autodromo.  E poiché l'ufficio legale
  della regione Sicilia ha sancito l'assoluta incompatibilità
  dell'attività dell'autodromo con i valori della riserva,
  nell'ottobre del 1995, la deputazione regionale della
  provincia di Enna, con espedienti parlamentari di dubbia
  legittimità, fa inserire un emendamento del governo regionale
  in una legge sui reflui (la n.  71), per cambiare  ope
  legis  lo  status  della riserva da "integrale" in
  "speciale" e affidarne la gestione alla provincia di Enna,
  corresponsabile dello scempio e del degrado, con lo scopo
  preciso di scavalcare così, disinvoltamente, i meccanismi
  delle leggi n.  88 del 1981 e n.  14 del 1988 sui parchi e le
  riserve, posti a garanzia della correttezza e della competenza
  scientifica nella delicata materia attraverso il Consiglio
  regionale per la protezione del patrimonio naturale
  (CRPPN).
     Un  escamotage  quindi, per far saltare tutti i
  controlli e dare completa mano libera ai gestori
  dell'autodromo.
     Nonostante il lago sia stato "torturato" e ridotto in
  agonia, questo risulta essere ancora uno degli ambienti
  lacustri più interessanti, dal punto di vista naturalistico,
  di tutta la Sicilia.
     Le acque si sono caratterizzate, nel corso degli anni, per
  un peculiare fenomeno che permette la loro colorazione, dovuto
  alla comparsa di milioni di batteri purpurei.  La colorazione
  totale o parziale delle acque del lago avviene in determinati
  periodi dell'anno e in condizioni ottimali.  Tale fenomeno fu
  studiato nel 1932 dal professor Forti che definì il lago di
  Pergusa "lago di sangue".  Di recente è stato approfondito dal
  professor Genovese dell'Istituto di idrobiologia
  dell'università di Messina.
 
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     Altre manifestazioni di arrossamento lacustre, in Sicilia,
  si evidenziano in taluni periodi dell'anno al lago Faro e al
  Biviere di Cesarò, ma per quest'ultimo il fenomeno è
  determinato dalla fioritura di un'alga rossa.
     Il lago di Pergusa, inoltre, riveste una particolare
  importanza come zona umida per le popolazioni di uccelli.  Tale
  importanza è ancora più avvalorata se si considera la funzione
  di quartiere invernale che l'area mediterranea assume per le
  specie migratrici.
     Sotto questo punto di vista il lago di Pergusa risulta la
  più importante area per lo svernamento di anatre e folaghe in
  Sicilia, capitando, in media, circa il 50 per cento del totale
  degli acquatici presenti in altri laghi naturali e nei bacini
  artificiali siciliani.  Negli ultimi anni però, a causa
  dell'abbassamento del livello delle acque, dovuto al
  dissennato prelievo dai serbatoi di accumulo, per uso
  potabile, operato dal comune di Enna, l'altezza massima del
  lago si è ridotta anche a pochi decimetri, e gli uccelli
  acquatici sono diminuiti sensibilmente.  E che la causa della
  notevole riduzione sia dovuta alla modifica dell'ecosistema
  acquatico è confermato dalla comparazione con gli uccelli
  acquatici presenti al lago Soprano di Serradifalco e al
  Biviere di Gela.  Infatti negli anni che vanno dal 1987 al 1990
  i conteggi effettuati per gli altri due laghi naturali restano
  pressoché costanti, mentre per il lago di Pergusa il numero
  diminuisce drasticamente.  Tant'è che quando nel 1992 si sono
  ristabilite parzialmente le condizioni originarie, il numero
  di uccelli acquatici è aumentato sensibilmente.
  A tal proposito è importante ricordare l'incremento degli
  uccelli acquatici del 1982 dovuto all'imposizione del divieto
  di caccia.
     Anche le specie nidificanti, negli ultimi anni, sono in
  regresso: il ritirarsi delle acque ha comportato
  l'allontanamento della riva rispetto al canneto che delimita
  il lago e l'impossibilità della nidificazione per specie come
  il moriglione, l'alzavola, la marzaiola, il tuffetto, la
  folaga, la gallinella d'acqua, nonché la drastica riduzione
  della popolazione nidificante di cannaiole.
     Tuttavia anche se attualmente il valore ornitologico è
  ridotto, il lago di Pergusa può pur sempre vantare una
  notevole ricchezza avifaunistica.
     La presenza delle specie e la loro abbondanza è legata a
  determinati periodi dell'anno.  La massima concentrazione si
  verifica nel mese di ottobre e ciò è chiaramente dovuto alla
  migrazione autunnale e al fatto che gli uccelli si spostano
  per portarsi ai luoghi dove passare il periodo invernale; in
  gennaio e febbraio vi è il massimo affollamento delle
  popolazioni di uccelli; in questi mesi si possono osservare al
  lago tuffetti, svassi piccoli, sgarze ciuffetto, aironi
  cenerini, fischioni, canapiglie, alzavole, germani reali,
  codoni, mestoloni, moriglioni, morette, gallinelle, folaghe,
  cavalieri d'Italia, corrieri piccoli e grossi, fratini,
  pavoncelle, gambecchi, piovanelli, frullini, chiurli, totani
  mori, pettegole, albastrelli, pantane, gabbiani e, se
  fortunati, anche aironi rossi e bianchi, cigni, fenicotteri e
  gru.
     Notevole concentrazione di ulteriori specie di uccelli
  acquatici si riscontra ad aprile, periodo massimo della
  migrazione primaverile (marzaiola, avocetta, beccaccino,
  pittima, sterna, mignattino, cannaiola, cannareccione, cuculo,
  upupa, cutrettola, usignolo, codirosso, usignolo di fiume,
  beccamoschino).
     Complessivamente al lago di Pergusa sono state osservate
  104 specie di cui 58 acquatiche, che rappresentano circa il 35
  per cento di tutte le specie acquatiche riscontrate in
  Sicilia.  Il patrimonio naturale del lago di Pergusa è dunque
  davvero notevole e gli uccelli costituiscono, senza dubbio,
  l'aspetto più qualificante e più appariscente di questo
  ambiente naturale, oltre al raro fenomeno delle acque
  rosse.
     Dati questi interessanti e pregevoli aspetti naturalistici
  e considerate le attuali condizioni del lago, si rendono
  quanto mai necessari e urgenti seri interventi in direzione
  della rinaturalizzazione e integra-zione degli ecosistemi e
  degli  habitat  originari.  Ma per fare ciò occorre
  sicuramente un progetto di alto spessore sotto il controllo
  degli organismi scientifici regionali ed universitari, un
  cambiamento nella "cultura" dell'ambiente e del territorio che
 
                               Pag. 4
 
  porti al passaggio dalla filosofia dello sfruttamento delle
  risorse ad una concezione che veda veramente l'ambiente come
  patrimonio da salvaguardare e valorizzare.
     Oggi il lago ha bisogno di un serio intervento di
  rinaturalizzazione e non già di una ennesima "opera pesante"
  che ne comprometterebbe per sempre la vita e la specificità.
  Quello che serve è favorire i processi naturali e non già
  posticce opere idrauliche.
 
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